I Malavoglia
Letteratura italiana
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L’immutabilità del proprio status
“Un tempo i Malavoglia erano stati numerosi come i sassi della strada vecchia di Trezza; ce n’erano persino ad Ognina, e ad Aci Castello, tutti buona e brava gente di mare, proprio all’opposto di quel che sembrava dal nomignolo, come dev’essere.”
Dei romanzi di Giovanni Verga questo è indubbiamente il più conosciuto, anche perché oggetto di studio nella scuola italiana.
Si tratta di un’opera di notevole valore, una storia corale di una famiglia di pescatori di Aci Trezza, un paesino vicino a Catania. E’ una vita dura quella che conducono i Toscana, soprannominati Malavoglia per pura e semplice antifrasi, in quanto di voglia di lavorare ne hanno in abbondanza.
La loro è una famiglia patriarcale facente capo a Padron ‘Ntoni e che si avvale per l’attività di un’imbarcazione dall’emblematico nome di Provvidenza. Il capostipite, vedovo, dimora presso la casa del nespolo insieme con il figlio Bastiano, detto Bastianazzo, sposato con Maruzza, da cui ha avuto cinque figli. Vivono tutti alla giornata, ma dignitosamente, in una sorta di perenne immobilità fino a quando ‘Ntoni, il maggiore dei figli di Bastianazzo, viene chiamato nel 1863 alla leva militare del nuovo Regno d’Italia; è una bocca in meno da sfamare, ma sono anche braccia in meno per il lavoro, così che il vecchio, padre e padrone, decide di tentare un’avventura, al di fuori della consueta attività. Compra infatti una partita di lupini, che poi risulteranno avariati, da un suo compaesano chiamato Zio Crocifisso per via del suo incontenibile pessimismo. La merce è affidata al figlio Bastianazzo affinché vada a rivenderla a Ritorto, ma nel corso del viaggio per mare la barca naufraga, il carico va a fondo e il giovane muore. Di colpo, da un affare sperato si arriva a una disgrazia immane, perché non solo c’è la perdita di Bastianazzo, ma occorrono i soldi per pagare la partita di lupini e per riparare la Provvidenza.
Purtroppo la tragica vicenda non è che l’inizio di una serie di disgrazie che colpiscono i Malavoglia, che sembrano diventati di colpo predestinati alle sciagure.
La visione di Verga è decisamente pessimistica e sa cogliere quell’immobilità di tempo che caratterizza le sue genti, con quell’impossibilità di mutare il proprio status, in una lotta con il destino da cui si esce sempre soccombenti. Anzi, a voler tentare di modificare la propria sorte, non può che riuscirne una peggiore dell’originaria, secondo il concetto che nulla è concesso all’essere umano per una sua elevazione; pescatori a giornata erano i Malavoglia e pescatori a giornata rimarranno, così come altri personaggi delle sue celebri novelle ai quali si può e si deve guardare con compassione.
E’ certamente un ritratto crudo, e forse anche crudele, delle genti siciliane dell’epoca dell’autore, il quale ha la tendenza di accettare come immutabile l’ordine delle cose, anche se questo stringe la vita in una morsa senza speranza.
No, non è possibile cercare di migliorare le proprie condizioni economiche, perché inevitabilmente si finirà male e solo chi si adatta al ruolo predestinato si salverà. Ecco, appunto, la condizione immutabile di cui anche l’autore è partecipe, nella sua mediocre qualità di piccolo nobile di campagna, i cui frutti sono scarsi al punto da rendere costante la continua ricerca di denaro per mantenere il decoro del titolo, senza speranza di andare oltre le barriere invisibili, ma possenti, dello status sociale.
Al di là di questa tematica, ricorrente in Verga, I Malavoglia si fa apprezzare per lo stile del tutto particolare e in cui predominano i dialoghi e quella capacità di astrazione che tende a evidenziare l’oggettività del narrato, lasciando ampia e completa libertà di interpretazione al lettore, una caratteristica propria del verismo di cui Verga e De Roberto sono senz’altro i maggiori esponenti.
E corre l’obbligo anche di evidenziare come nonostante si tratti di opera scritta nella seconda metà dell’ottocento il linguaggio non appaia desueto e anzi presenti una propria forza dirompente che il lettore non potrà che apprezzare.
Quindi è per tutto questo che I Malavoglia è considerato un capolavoro, un grande classico meritevole di studio ed approfondimento, proprio per questo rientrante nei programmi scolastici.
Da leggere, senza dubbio.
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Il doppio volto del progresso
Ecco qui uno dei romanzi 'scolastici' più difficili da leggere e da analizzare; a parte la trama parecchio elaborata, a parte lo stile che non rende scorrevole la lettura, c'è da tenere conto come le vicende narrate siano intrecciate ai contesti storico-politico ed economico dell'epoca.
C'è da tenere conto anche la tecnica dell'impersonalità, con cui l'autore si esprime 'per bocca' dei suoi personaggi; personaggi uniti dalla stessa cultura e che compiono diverse scelte di vita personale, ma che sono sempre e comunque 'soggiogati' da un Fato che opera a proprio piacimento.
Punto cardine del romanzo è il Progresso, con i suoi 'pro' ed i suoi 'contro'; Verga rappresenta scene di vita quotidiana con un tono alquanto distaccato e pessimista, facendoci intuire la sua visione 'da sconfitto' nei confronti della fiumana del Progresso.
Ci troviamo ad Aci Trezza, ed i protagonisti appartengono alla famiglia Toscano, le cui sorti saranno tutt'altro che rosee e positive.
Coloro che tentano di 'sbancare il lunario' finiranno inevitabilmente per pagarne le conseguenze; solo Alessi e Mena, metafore della modernità dei tempi post-unitari, riusciranno a mantenere fede all'unità della 'casa-nido-rifugio' e salveranno il salvabile.
Tutte queste vicende tragico-pessimistiche sono supportate anche dal cosiddetto "ideale dell'ostrica" e contornate da altre tematiche di primo piano, come l'attaccamento alla politica, la psicologia 'feudale' degli abitanti di Aci Trezza, la coralità del parlato popolare e l'intreccio fra i motivi religiosi e politici del tempo.
Il più grande romanzo verista. Grande non tanto per il giudizio della critica, grande perchè ancora oggi è attuale e fornisce uno spaccato eccellente dell'Italia meridionale del diciannovesimo secolo.
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Ultimo aggiornamento: 14 Dicembre, 2012
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senza entusiasmo
La trama narra le disgrazie di una famiglia siciliana alla quale non ne va bene una! Le disgrazie hanno inizio con il naufragio delle imbarcazione "provvidenza" che trasportava un carico di lupini: da lì una concatenazione di eventi avversi porterà tutti allo sfacelo..
I personaggi sono ben delineati, zio crocefisso, la Zuppidda, Piedipapera, sono indimenticabili nei nomi come nelle loro singolari caratteristiche, ma lo stile di Verga è assai sgangherato, mescolando discorso diretto con discorso indiretto e si ha la sensazione di camminare in un campo arato, con difficoltà a procedere in un terreno così sconnesso.
Tutto sommato però, una volta prese le misure si riesce ad andare anvanti anche se di... Malavoglia!!
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- sì
- no
Ultimo aggiornamento: 06 Novembre, 2011
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I Malavoglia
Il romanzo narra che presso Aci Trezza vive la famiglia Toscano la quale viene soprannominata Malavoglia.
Il patriarca è Padron 'Ntoni, che vive presso la casa del nespolo insieme al figlio Bastiano detto Bastianazzo sposato con Maria detta Maruzza la Longa. Bastiano ha cinque figli: 'Ntoni, Luca, Filomena detta Mena, Alessi e Lia. Il principale mezzo di sostentamento è la Provvidenza una piccola imbarcazione utilizzata per andare a pesca. Nel 1863 'Ntoni, il maggiore dei nipoti, parte per la leva militare. Per far fronte alla mancanza, padron ‘Ntoni tenta un affare comprando una grossa partita di lupini da un suo compaesano. Il carico, affidato al figlio Bastianazzo perché li vada a vendere, sfortunatamente naufraga, assieme a Bastianazzo.
Tornato del servizio militare, 'Ntoni non rappresenterà alcun sostegno alla famiglia.
Luca, uno dei nipoti, muore nella battaglia di Lissa (1866) e questo determina l'annullamento delle nozze della figlia Mena con Brasi Cipolla. Il debito causerà alla famiglia la perdita dell'amata Casa del nespolo e via via la reputazione della famiglia andrà peggiorando. Un nuovo naufragio della "Provvidenza" porta Padron 'Ntoni ad un passo dalla morte, dalla quale, fortunatamente, riesce a scampare. In seguito Maruzza muore di colera. Il primogenito 'Ntoni deciderà di andare via dal paese per far ricchezze, ma una volta tornato ancora più impoverito, si dà al contrabbando e finisce in galera dopo aver accoltellato il Brigadiere don Michele.
Padron 'Ntoni, ormai vecchio, muore senza riuscire a rivedere la sua vecchia casa. Lia, la sorella minore, vittima delle malelingue, lascia il paese e si abbandona all'umiliante mestiere della prostituta. Mena sceglie di rinunciare a sposarsi con compare Alfio, di cui è innamorata, e rimarrà in casa ad accudire i figli di Nunziata e di Alessi, che continuando a fare il pescatore ricostruirà la famiglia e potrà ricomprare la "casa del nespolo". Quando 'Ntoni, uscito di prigione, torna al paese, si rende conto di non poter restare a causa del suo passato di detenuto.
Il modo di scrivere di Giovanni Verga mi piace molto perchè mescolando il discorso diretto con quello indiretto rende il tutto molto più espressivo e vicino al lettore. Inoltre per far capire meglio il carattere di ogni singolo protagonista usa spesso proverbi ed un linguaggio marinaresco.









