I promessi sposi
Letteratura italiana
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Opinioni inserite: 5
Il romanzo fondamentale della letteratura italiana
Devo premettere che non sono affatto d'accordo con le altre opinioni, pur rispettandole. Io mi domando se non merita il voto massimo Manzoni, allora a chi darlo?
Il problema di questo romanzo, a mio avviso, è quello di essere adottato nelle scuole, causa della grande avversione degli studenti italiani. Io stesso ho dovuto rileggerlo all'università per capirne la bellezza e la maestosità.
A parte la storia di Renzo e Lucia, appassionante, Manzoni è capace di creare tutto un mondo letterario in grado di farci percepire le varie sfaccettature della personalità umana, sempre in bilico tra il bene e il male; si da vita a personaggi memorabili come l'innominato, don Abbondio, padre Cristoforo, la monaca di Monza.
Da un punto di vista stilistico il linguaggio Manzoniano segna una tappa epocale per la prosa italiana, ma allo stesso tempo mantiene la musicalità tipica del secolo precedente.
Manzoni inserisce in modo esemplare i personaggi in una realtà storica ben identificabile, la peste del 1629-1630, e lascia un documento fondamentale per comprenderne gli sviluppi e le sofferenze. In tal senso possiamo parlare non solo di romanzo storico, ma anche di romanzo sociale.
Nel viaggio di Renzo e Lucia c'è tutto: l'amore, l'odio, la gelosia, il sopruso, il perdono, il cambiamento, la fede (una fede sincera che raggiunge il culmine con la conversione dell'innominato).
Un romanzo fondamentale per la nostra letteratura che bisogna leggere, bene, almeno una volta nella vita.
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Ultimo aggiornamento: 16 Agosto, 2011
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Parere che naviga nell'indecisione....
Non saprei esattamente esprimere un mio parere riguardo questo libro: da una parte mi è piaciuto, ma dall'altra proprio no. Proverò a spiegarmi: sul fatto che sia un capolavoro non ci sono dubbi, Manzoni era uno scrittore bravissimo che ammiro molto e la storia narrata in questa sua opera prima per antonomasia è davvero bella. Avevo letto questo libro l'anno scorso, durante il primo anno di liceo: me l'avevano assegnato come compito, ma uno dei miei desideri era appunto quello di provare a leggere "I promessi sposi", così leggere questo libro, più che una costrizione, per me era un piacere. Infatti, quando iniziai a leggerlo, non riuscivo a staccare gli occhi dal libro: la storia (a tratti divertente, a volte drammatica) mi aveva veramente coinvolta e non vedevo l'ora di sapere come continuasse. Lo giudicavo un libro bellissimo. Purtroppo, però, con l'arrivo della seconda superiore, arriva anche il solito professore rompiscatole che fa studiare, analizzare, rispondere alle domande, fare verifiche e interrogazioni sul librone di turno (in questo caso "I promessi sposi"). In parole povere: dopo tutte queste interrogazioni e verifiche sul romanzo, il mio piacere si è trasformato in avversione. "I promessi sposi" non mi piacevano più. La scuola me lo aveva reso odioso, pesante, antipatico e noioso. E adesso che è trascorso un bel po' di tempo ancora non so se il libro mi piaccia o no: mi è rimasto sia il piacere della lettura nato in me la prima volta, ma mi è rimasto anche l'odio trasmessomi dalla scuola. A mio parere le scuole non dovrebbero obbligare gli alunni a studiare questo romanzo: la lettura di un libro dev'essere una scelta personale e libera. L'obbligo, si sa, a volte crea piccoli o grandi rancori. Manzoni non pensava di certo che il suo romanzo sarebbe diventato oggetto di insegnamento in tutte le scuole d'Italia. (Chissà poi che la scuola non s'inventi degli pseudo-significati fatti per torturare gli studenti a cui l'ignaro Manzoni non pensava nemmeno... Questo me lo sono sempre domandata....)
A parte ciò, devo assolutamente dire una cosa: non mi è mai piaciuto il personaggio di Lucia: si spaventa con nulla, è una santerellina che fa venir voglia di andare al bagno (non dico a far cosa), è un'irritante e intollerabile moralista e fifona incapace di far la benchè minima azione con le sue manine di pastafrolla.... Per me è il personaggio più odioso del libro. Renzo e Lucia, poi, sono personaggi totalmente passivi che non lasciano di certo il segno... Giovanni Verga li definirebbe "i vinti". Meravigliosi personaggi, invece, per me sono l'Innominato, la monaca di Monza e anche fra Cristoforo: le storie della loro vita, dei loro cambiamenti a livello interiore e delle loro gesta sono fra le parti più belle del libro. Loro sì che hanno una personalità forte, degna di essere ricordata e celebrata. Ognuno di loro, in fondo, come un bruco che diventa crisalide e poi farfalla, subisce una metamorfosi. Chi in bene chi in male, ma questi personaggi sono assolutamente indimenticabili. Mi piace molto anche don Abbondio: la sua vigliaccheria e il suo modo di fare me lo rendono simpatico.
In sostanza: se qualcuno mi chiedesse "Ti sono piaciuti "I promessi sposi"?" io risponderei "Sì e no".
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Il pozzo di San Patrizio
Un grande classico che fa riflettere, sorridere e appassiona. La vicenda tormentata di Renzo e Lucia, il codardo Don Abbondio, lo spaccone Don Rodrigo con i Bravi, i suoi scagnozzi, lo sfuggente Innominato, l'ammaliante Monaca di Monza e tutti i personaggi che li circondano sono diventati ormai dei "tipi", dei personaggi entrati nell'immaginario comune e nella cultura di tutti noi. Sono stereotipati e a loro si fa riferimento anche nel parlare quotidiano.
Al di là degli intenti politici, al di là della denuncia sociale, al di là della pioggia purificatrice e al di là della Provvidenza divina, quel che lo rende un romanzo non solo storico, ma adattabile alla nostra epoca e alla nostra cultura è proprio questo: il suo saper essere una sorta di pozzo di San Patrizio, inesauribile in quanto a citazioni, proverbi, personaggi. E quando un romanzo storico fornisce, oltre ad un quadro dell'epoca di riferimento, anche una chiave di lettura della società al lettore contemporanea, per interpretarla e per viverla, allora, secondo me, ha raggiunto il suo scopo.
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Ultimo aggiornamento: 04 Gennaio, 2011
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I misteriosi disegni della Provvidenza...
Nonostante i preconcetti e i pregiudizi di alcuni lettori, questo libro mi ha sempre affascinato...
Mi sono accostata a questa lettura quando facevo ancora le Medie, e la forzatura non ha comunque influenzato il mio giudizio...
A quel tempo ne fecero anche una vivace trasposizione televisiva che apprezzai notevolmente, poichè era attinente e fedele al libro...
Chissà a cosa pensava il Manzoni quando ha creato il personaggio di Don Abbondio, caricatura triste di un prete non certo con il cuor di leone, disposto a tutto pur di conservare la sua fittizia esistenza in questo mondo...e Renzo il mancato sposo, reso folle dal rifiuto del suo parroco che dice di non poterlo sposare e poi si chiude vigliaccamente in casa, e Lucia la quasi mistica sposina la cui genuina fede viene messa a dura prova...
Tra fughe e inganni, la storia si snoda durante la peste di Milano, e l'autore inserisce il lato grottesco dell'umana natura, il terrore...che rende i milanesi visionari, in quanto attrubuiscono il morbo pestifero alle figure fantasiose e immaginarie degli "Untori"...
Ma, nonostante tutte queste tribolazioni, e i rovesci di fortuna, le avversità numerose come le piaghe dell'Egitto, tutto poi si sistema...è la Provvidenza la vera protagonista di questa storia, la Provvidenza che con una mano dà e con l'altra toglie...la Provvidenza che sa cavare il bene dal male e che ricolma alla fine i due poverelli di abbondanza di benedizioni e di un focolare allietato da molti figli...
Da leggere o da rileggere per coloro che l'avessero già visionato..
Lo stupore della vita presentata dal Manzoni ha sempre il suo fascino..
Saluti.
Ginseng666
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Ultimo aggiornamento: 10 Agosto, 2011
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Vecchio e contemporaneo
Leggere il romanzo de "I Promessi Sposi" di Manzoni è, da un lato, dare uno sguardo molto preciso della società seicentesca, ma è dall'altro lato rendersi conto di come la situazione sia maledettamente contemporanea. I bravi, il re spagnolo, il curato Don Abbondio sono TUTTI personaggi che hanno corrispettivi nel nostro mondo, nel XXI sec.
Interessante è stato il discorso riguardo la peste: la mentalità acquisita dai personaggi e dalla gente di Milano, i metodi utilizzati per liberarsi dei cadaveri e dell'atmosfera perfettamente percepibile della situazione mostrata. Da semplici pagine si poteva sentire il lezzo dei corpi abbandonati, le urla dei sopravvissuti. Tanta tenerezza e compassione, ma tanto odio per la mentalità contadina che si stava diffondendo, impossibile però non comprenderne i motivi.
Un classico da leggere sia per cultura personale ovviamente, ma sia per dare uno sguardo al mondo di ieri (affatto fittizio) per poterlo confrontare con quello odierno.









