Il fu Mattia Pascal
Letteratura italiana
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Ultimo aggiornamento: 30 Marzo, 2013
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l'arte del vivere
Un presunto suicidio in un canale di un uomo che di nome fa MATTIA PASCAL.
Il cadavere estratto viene riconosciuto dalla moglie,il corpo viene seppelito.Peccato che il corpo non e' il suo,quello di Mattia e allora che si fa?Lui legge la notizia sul giornale,capisce che può rifarsi una nuova vita,liberarsi della moglie e
della suocera,rinascere, lasciando credere che veramente quel cadavere fosse il suo.Proprio lui che mai aveva pensato di simulare un suicidio per liberarsi di loro.E allora si comincia dal nome,lo cambia.Diventa Adriano Meis.Si costruisce un passato,una sua storia,una provenienza credibile nella sua mente e decide di partire per Roma.Qui comincia la nuova avventura conoscerà Adriana della quale si innamorerà ma ci vorrà poco per capire che l'amore che nutre per lei non lo porterà lontano visto che la sua identità e' fittizia, non puo sposarsi.D'altronde se ne accorge anche quando non può denunciare
un ladro.Anche in questo contesto lui non e' nessuno per la legge,non esiste.Inizia a capire che non e' libertà la sua,ma quella di sua moglie.Lui era vivo per la morte e morto per la vita.E allora che si fa?
Decide di ritornare a casa riprendersi la sua vita e sua moglie, ritornare Mattia Pascal.Ma quando torna tutto e' diverso.Sua moglie non ha tardato a rifarsi una nuova vita,a sposarsi e a mettere su famiglia.Lui è di troppo.Tornerà comunque a vivere da sua zia e a dormire nello stesso letto dove morì sua madre andando ogni tanto ad omaggiare la sua tomba dove lo avevano "sepolto".E quando qualcuno gli chiede chi e' lui risponde
IL FU MATTIA PASCAL.
E' il secondo libro che leggo di Pirandello dopo Uno Nessuno Centomila e devo dire che questo mi risulta almeno alla pari come valore umano.Un libro fantastico,che consiglio di leggere a tutti perchè ci immedesimiamo nel protagonista facilmente,respiriamo il suo stupore,le paure,la sua libertà,le sue delusioni e ci fa capire che il nostro stare al mondo,incerto o certo che sia,e' gia un arte di per se'.
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La possibilità (concreta?) di una seconda vita
Tanti sanno che questo è il romanzo che ha reso celebre Pirandello, ma pochi sono a conoscenza del fatto che Pirandello ha costruito la figura di Mattia Pascal in un periodo davvero difficile della sua vita.
Ciononostante, è da sottolineare la novità pirandelliana nel porre un 'anti-eroe' come protagonista: si tratta del cosiddetto 'inetto', ossia un individuo incapace ed apatico che tenta invano di fuggire dalla propria vita grama con la speranza di una nuova esistenza che sia migliore della 'vecchia via'.
Una vera e propria fuga dalla realtà che vuole segnare metaforicamente la crisi del Verismo e del Positivismo, con lo scrittore siciliano che non fa nulla per nascondere il suo 'cattivo occhio' verso la città, considerata come il prodotto finale del progresso scientifico.
I temi principali sono: il concetto di 'famiglia' come 'nido' e 'prigione', l'importanza del caso, l'inettitudine e la crisi d'identità legata al progresso industriale; c'è da considerare anche come il protagonista sia coinvolto in una struttura narratologica circolare, in quanto non è coinvolto in alcun processo formativo di innalzamento e, di conseguenza, rimane 'piatto' dall'inizio alla fine.
Si tratta di un vero e proprio 'romanzo di anti-formazione', in cui Mattia comprende gradualmente come il concetto di identità non esista e, di conseguenza, decida di porsi 'al di fuori' della vita con risultati alquanto nefasti.
Da notare infine la figura di Anselmo Paleari, 'alter ego' di Pirandello, mediante il quale l'autore stesso fornirà il proprio punto di vista alternando capoversi di filosofia moderna e spunti ironici riguardo l'aldilà e la religione.
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Sei personaggi in cerca d'autore;
Enrico IV;
Così è, se vi pare;
Uno, nessuno e centomila.
La maschera come crisi interiore dell'io
Nella letteratura italiana il poeta che più di tutti ha trattato in modo approfondito e critico il tema della maschera è stato è stato in assoluto Pirandello. Questo tema, che avevo deciso di portare come tesi alla maturità di questo anno assieme ad altri autori del Novecento, si trova proprio all'interno di questo libro. La visione pirandelliana del mondo è strettamente legata ad una concezione vitalistica della realtà, la quale è un flusso continuo, un divenire di stati in perenne trasformazione. Tuttavia l'uomo è soltanto una parte di questo flusso e tende a cristallizzarsi in una forma ben distinta, convinto di essere "uno". In realtà la personalità a cui il soggetto dà vita è soltanto un'illusione che scaturisce dal sentimento oggettivo che l'individuo ha del mondo, tanto che perfino gli altri gli assegnano "centomila" forme, al di sotto delle quali non vi è "nessuno". Mattia Pascal, come accade anche al protagonista di "Uno, nessuno, centomila", risente di questa influenza, di questa visione che porta Pirandello a creare una storia degna di essere definita capolavoro. Grazie alla fortuna del caso, Pascal ha la possibilità di lasciarsi alle spalle una vita che non gli apparteneva e non lo appagava, e sempre il caso gli permette di crearsene una nuova. Chi non ha mai ammesso di aver sognato di togliersi di dosso la propria vecchia vita come se fosse un vecchio abito malridotto? Ognuno di noi, compreso lo stesso Mattia, il quale diventa Adriano Meis, l'uomo che aveva voluto sempre essere, felice e lontano da guai della famiglia, che lo scrittore definisce come una "trappola". Essa obbliga l'uomo a indossare delle maschere, le quali non gli concedono di esprimere il proprio essere, provocando, di conseguenza, un senso di smarrimento nei personaggi pirandelliani. Pertanto il pessimismo dell’autore diventa totale, in cui l'unica via di salvezza consiste nella fuga dalla realtà attraverso l'immaginazione e la follia. È ciò che cerca di fare il protagonista, di scappare dalla propria vita immaginandosi in una nuova personalità. Adriano, allegro nella sua nuova identità, presto si accorge però di quanto quella nuova maschera gli stia molto stretta: egli non è in grado di staccarsi totalmente dalla vita sociale, risente dell'impossibilità di comunicare in modo intimo con altre persone, perfino di non potersi innamorare nuovamente di una donna, in quanto la nuova condizione in cui si trova lo conduce a vivere estraniato dal resto del mondo, come un "forestiero della vita". Perciò, al povero Meis, non resta nient'altro che rinunciare al suo sogno di essere libero dai legami e dalle forme imposte dalla società e di ritornare alla sua vecchia vita. Adriano, anzi Mattia, si sente perso e spaventato difronte a qualcosa di instabile, necessita di tranquillità e capisce che l'unico modo per sopravvivere e non venire sopraffatto dalle incertezze consiste nell'indossare, per l'appunto, una maschera dietro alla quale si può nascondere. Nel complesso è sicuramente un libro che deve essere letto, nonostante il linguaggio un po' complesso, in quanto porta il lettore a riflettere, a mettere in moto la sua coscienza interrogandosi sulla sua vita, porta l'io ad una vera e propria crisi interiore.
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Si può mai essere veramente liberi?
Succede a volte che, insoddisfatti della propria vita, si senta il bisogno di cambiarla radicalmente, di andarsene lontano, assumere un' altro nome e magari un aspetto diverso. Mattia Pascal non pensava a questo quando si è allontanato da casa per qualche giorno, voleva solo godersi un po’ di tempo lontano dall' assillo dei creditori e dalle angherie di moglie e suocera. Invece ecco che gli si presenta l' occasione di ricominciare da capo: durante il viaggio di ritorno da Nizza, dove ha vinto una cospicua somma al gioco, il protagonista apprende da un giornale che per errore è stato dato per morto. Decide di approfittare dell' occasione per lasciarsi alle spalle una vita insoddisfacente ed essere finalmente libero, con un' altra identità, lontano dal suo paese e con un bel gruzzoletto in tasca. Così assume il nome di Adriano Meis e si trasferisce a Roma. Ma si può veramente parlare di libertà quando non si ha nemmeno un documento che provi la nostra esistenza, che ci permetta di avere una casa, una famiglia o semplicemente un cane? Si può passare il resto della vita a mentire sul proprio passato, a dover rinunciare al vero amore o anche alla soddisfazione per un torto subito? I temi trattati in questo libro sono quelli cari a Pirandello: la precarietà dell' uomo, le tante maschere che le convenzioni sociali ci costringono a portare, l' ineluttabilità del destino. Ma in particolare lo scrittore siciliano mette in evidenza l' impossibilità di avere una vita veramente libera se si rimane fuori dalla società, dalle sue leggi e dai suoi schemi. Nonostante il linguaggio un po’ datato il libro si legge con grande piacere e interesse, grazie al buon ritmo, alla grande ironia e agli argomenti che sono tuttora di grande attualità. Molto bella nel finale la parte dedicata alla visita di Mattia alla sua tomba. In sostanza un bel libro, che, con grande umorismo, apre gli occhi sulla condizione dell' uomo che, oggi come allora, appare tutt’ altro che felice.
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Verità e verosimiglianza
Non mi piace Pirandello. Troppo lontano lo stile, antico il percorso di vita.E non è questione di epoca:ci sono scrittori del suo periodo che trovo davvero attuali sia nei contenuti che nella forma. Sentite però che genio questo vecchietto: -"La vita, per tutte le sfacciate assurdità, piccole e grandi, di cui beatamente è piena, ha l'inestimabile privilegio di poter fare a meno di quella stupidissima verosimiglianza a cui l'arte crede suo dovere obbedire. Le assurdità della vita non hanno bisogno di parer verosimili, perchè sono vere. All'opposto di quelle dell'arte che, per parer vere, hanno bisogno di esser verosimili." Beh, meglio di così non lo si poteva dire.
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Ultimo aggiornamento: 21 Novembre, 2011
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Grande Pirandello
È la storia di Mattia Pascal, un uomo che si sente imprigionato in difficili rapporti familiari ed afflitto dai dissidi coniugali e dai debiti, un giorno come un altro, si vede offrire la possibilità di fingersi morto, infatti, nelle acque di un vecchio mulino viene ritrovato il cadavere di un suicida, al quale viene attribuita la sua identità.
All'inizio egli, prende l'identità falsa di Adriano Meis, sembra essere eccitato dall’idea della nuova libertà, riuscendo a mantenersi con una cospicua vincita al casinò di Montecarlo, ma quando si ritrova solo ed annoiato dai viaggi, prende l'iniziativa e si innamora di Adriana e patisce alcuni torti, inoltre capisce l'impossibilità di vivere fuori dalle leggi.
Scopre, infatti, che "fare il morto non è una bella professione".
Decide di farla finita anche con la nuova identità, simulando il suicidio di Adriano Meis nelle acque del Tevere.
Non gli rimane che tornare nei paesi d'origine, Oneglia e Miragno, scoprendo che nessuno lo riconosce più; persino il fratello Berto reagisce inizialmente con la paura non appena se lo trova davanti.
Malgrado siano passati soltanto due anni, la moglie si è risposata con Pomino, un amico d'infanzia di Mattia; hanno avuto già una bambina, conducono una vita normale e tutto sommato serena.
Arrivato con propositi di vendetta, Mattia Pascal ben presto li abbandona, lascia che la moglie e l'amico vivano in pace la loro nuova vita coniugale e si riprende il vecchio posto alla biblioteca. Ogni tanto va persino al cimitero a visitare la propria tomba, deponendovi pure dei fiori.
Il romanzo è molto coinvolgente, ma l’unica cosa che alla fine riusciamo a vedere, è che non ci sono certezze nella vita, che la vita è un’assurdità ed una grande pazzia.
Consiglio questo libro a persone di qualsiasi età, non solo a chi frequenta ancora la scuola, ma anche a chi ha un po’ di tempo libero e vuole sfruttarlo al meglio.
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Un caso strano
Mi sembra di rilevare che Pirandello nel romanzo abbia voluto mettere in evidenza l'enigma dell'uomo. E' dentro di noi che si gioca la partita e il gioco è duro e implacabile.
L'avversario sfugge alla nostra conoscenza ma opera sopra le nostre teste sia che lo chiamiamo caso, fato, destino o demiurgo.
La realtà e la verità ci sfuggono, sono inconoscibili.
La struttura del romanzo è formata da quattro parti narrative ben distinguibili: a)vita di Mattia Pascal fino ai due/tre anni di matrimonio, b)andata a Montecarlo, grossa vincita alla roulette e decisione di farsi credere la persona trovata annegata al suo paese per liberarsi della moglie, della suocera e dei creditori, c)vita errante in Italia e in Germania come Adriano Meis, alloggiamento a Roma e fatti fino alla messa in scena del suicidio, d) ritorno a casa e finale.
Il cast dei personaggi secondari è affollato e caleidoscopico, con diverso rilievo e approfondimento psicologico in funzione della loro permanenza in scena attorno al protagonista. E' rappresentata tranne pochi casi (la madre, Adriana, il principe napoletano) un'umanità meschina, carica di vizi e priva di virtù.
Il livello umoristico è costantemente presente nell'intreccio narrativo, ma raramente è portato in primo piano.
I dialoghi sono veri, efficaci, taglienti, si inseriscono magistralmente nel flusso narrativo, condensando e facendo esplodere gli eventi.
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Interessante
Decisamente una bella lettura. Il protagonista, Mattia Pascal, ritrovatosi a vivere un matrimonio obbligato e molto triste, decide di evadere dalla propria quotidianità ma quando deciderà di tornare la sorte cambierà i suoi piani. Realizzando che, nonostante la breve assenza di sole due settimane, un cadavere ritrovato nel suo Paese venne identifacto come suo e che egli stesso risulta ormai morto agli occhi dei più, decide che quella è la sua occasione per ripartire da zero. Nessun debito, nessun conosente, nessuna moglie da sopportare. Presto però realizzerà che essere morti per il mondo può essere un modo per non avere responsabilità ma può anche essere il più triste dei destini. Mattia non può più avere legami con nessuno, non può neanche possedere materialmente degli oggetti che vadano al di là degli abiti e poco più perchè, per avere qualsiasi cosa, che sia un divano, una casa, un conto in banca o un nuovo amore, bisogna disporre di una identità. Identità che lui non potrà mai possedere realmente senza venire allo scoperto e rivelare il suo segreto. Ma nessuno può vivere in completa solitudine e questo porterà Mattia ad agire. La storia è ben elaborata, mai noiosa o banale ed il finale a mio parere inimmaginabile. Lo consiglio.
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Ultimo aggiornamento: 10 Febbraio, 2011
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capolavoro
La recensione di un lettore comune come me non è certo utile a nessuno, è solo un pensiero che volevo esternare. Pirandello è uno dei pochi italiani ad aver vinto il Nobel per la letteratura ed in questo libro mostra, quasi senza sforzo, tutto il suo talento.
Volendo fare un analogia con il canto è come Giorgia, la famosa cantante: quando si esibisce raggiunge certe tonalità a dir poco sovrumane, ed in viso non mostra alcuno sforzo, quasi che fosse come bere un bicchier d'acqua. Pirandello fa lo stesso: racconta una storia di un uomo comune, invisibile, normale, ma le implicazioni riflessive del lettore sono infinite e le emozioni che ne conseguono sono particolarissime. Il linguaggio è quello dei primi del novecento, per cui un po' di sforzo ci vuole, ma il bello è anche questo. Non stiamo leggendo un romanzo (senza nulla togliere) d'avventura di un Follet o di un Jeffrey Deaver, o di Smith, gente che, per quanto sia talentuosa, sforna romanzi a go-go; stiamo leggendo un premio Nobel.
Bello.
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la perdita dell'identità
Il fu Mattia Pascal è il romanzo di Pirandello che preferisco; in esso l’autore opera una completa distruzione delle certezze umane , tanto che il protagonista imprigionato nella "trappola" di una famiglia insopportabile e di una misera condizione sociale, cerca di costruirsi una nuova identità. Ma questo suo tentativo non va a buon fin e dunque è costretto ad adattarsi alla condizione di "forestiero della vita" che contempla il mondo dall'esterno, con la consapevolezza di non essere più nessuno. Di essere appunto il fu Mattia Pascal. Frammentazione dell’io , perdita delle certezze assolute dell’uomo … temi cari al decadentismo di cui Pirandello è uno dei nostri più genuini rappresentanti.
Interessante è lo stile usato dall’autore , che mescola sapientemente tragicità e ironia consentendoci di abbozzare un sorriso di comprensione sulla (difficile) situazione umana: il cosiddetto umorismo pirandelliano.
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La propria identità non ha prezzo!
Un classico italiano! Sul filone del gioco delle maschere tutto pirandelliano. l'Idea è molto carina e curiosa allo stesso tempo! Perdere la propria identità per fatti accidentali e sapere sfruttare questi eventi per cambiare vita! Cogliere l'attimo insomma! Da qui iniziano le avventure di Mattia. Ma presto si accorgerà che vivere senza identità è drammatico!
Certo, il linguaggio è quello dell'ottocento e talvolta la storia fatica a scorrere soprattutto quando lui si trova nella casa a Roma. Comunque veramente molto bello. Grande Pirandello: ci regala sempre situazioni talmente strane che sono al limite del paradosso.
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Un classico sempre attuale
In un netto contrasto tra realtà ed illusione,Pirandello scrive un classico della letteratura italiana,di non facile lettura "è stato scritto più di un secolo fa", ma di contenuti attuali che vedono protagonista un uomo che cerca di crearsi una nuova identità, ma che alla fine soccombe al proprio destino e viene privato anche della propria identità più intima.
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Un uomo in fuga da se stesso
E'uno di quei classici che ho letto ai tempi del liceo e l'ho trovato piacevolissimo, per nulla ostico.
Da un punto di vista critico-letterario, la storia si inserisce in un filone individuabile in opere come "La coscienza di Zeno" di Svevo o "L'étranger" di Camus, che ci pongono dinanzi a un protagonista maschile privo di particolari qualità,piuttosto mediocre e lontano dalla dicitura di "eroe".
E' un uomo come tanti, non particolarmente bello, non particolarmente brillante, che si ritrova in un matrimonio poco felice, con una moglie e una suocera decisamente pesanti.
Quando gli si para davanti l'occasione di evadere dal deludente ménage familiare, il protagonista si dà per morto e modifica radicalmente il proprio aspetto fisico per poter passare inosservato.
La sua fuga lo porterà a vivere esperienze rocambolesche, spesso divertenti, e a venire a contatto con gente di ogni tipo, anche bizzarra, come il proprietario della pensione dove alloggerà per un po', il vecchio Paleari.
Nell'evolversi della storia, ci si rende conto di come la ricerca della libertà da parte del protagonista si riveli effimera e illusoria, e di come, per quanto ci si possa lasciare alle spalle persone e luoghi, non si riesce mai a fuggire da se stessi.
Consiglio caldamente la lettura a chi conosce già Pirandello e anche a chi vuole avere un primo approccio con l'autore.
Penso che la modernità della storia sia evidente, perché da sempre l'uomo ha desiderato di poter vivere tante esistenze, di poter uscire almeno per un po' dal personaggio che recita da tempo e da un costume che inizia a diventare logoro e stretto.
L'anelito alla libertà, all'emancipazione dai ruoli che la società impone è un tema sempreverde, che trascende i limiti di epoca e costume.
E' un romanzo che risente anche dell'amore di Pirandello per il teatro, e l'accostamento teatro-vita è più che mai presente in una delle scene più belle, il discorso del vecchio Paleari al protagonista.
Da leggere.
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Ultimo aggiornamento: 27 Ottobre, 2010
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il fu mattia pascal
Quest'opera, tra le più note scritte da Pirandello, viene pubblicata per la prima volta nel 1904, per i canoni letterari del tempo fu di una modernità sconvolgente. Trovo che ancora oggi, a più di un secolo di distanza,sia dal punto di vista della forma sia per quanto riguarda il contenuto, si possa definire questo classico della letteratura italiana ancora attuale, non per niente si intende per classico un libro che anche a distanza di anni,mantiene inalterata la sua carica innovativa e la sua seduttività. Ma veniamo al contenuto: Mattia Pascal si trova per caso al casino di Montecarlo, dove vince una notevole somma di denaro. Durante il tragitto per tornare a casa legge sul giornale la notizia del proprio suicidio e allora immediatamente, senza riflettere troppo sulle conseguenze,adottando il nome di Adriano Meis, decide di assecondare lo scambio di persona, ed inizia a girovagare per l'Europa e per l'Italia, in seguito si stabilisce a Roma . Ma al destino non si comanda e tantomeno lo si può costruire su misura, così la libertà tanto agoniata si trasforma per Adriano in un boomerang, egli infatti si accorge che la mancanza di riconoscimento sociale lo priva anche della propria identità più profonda. Pirandello in questo romanzo concepisce la realtà come una formalità, non è importante che una cosa sia vera, basta che possa esserlo, come Mattia che non è morto realmente ma tornando a casa scopre che è stato velocemente dimenticato e si trova nella triste situazione di aver comunque perso tutto.
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Il fu Mattia Pascal
Un libro scritto un secolo fa ma la trama l'ho trovata decisamente moderna. E' la storia di qust'uomo che dopo aver vinto una grossa cifra al casino scappa per fuggire da una vita che non gli piace più in cui si sente intrappolato, e cercherà, con poco successo, di crearsi una nuova identità. Per chi come me non legge i classici è faticoso perchè se la trama l'ho trovata moderna lo stesso non posso dire dello stile di scrittura i tempi verbali al passato e un modo di scrivere a cui non sono abituata hanno reso la lettura un pò pesante ma è sicuramente un libro che consiglio.
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il fu mattia pascal
L’opera pirandelliana è caratterizzata da molti personaggi tutti differenti.
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Il fu Mattia Pascal
Il tema centrale del romanzo è quello della perdita di identità. Mattia ,uomo inetto e sconfitto dalla vita, si finge morto per scappare da una realtà familiare e sociale che lo opprime.
Per questo,Mattia Pascal diventa il testimone dell'assurda condizione di uomo prigioniero delle maschere sociali di marito,padre,figlio che coprono la sua vera identità.
Con quest'opera Pirandello rappresenta la crisi esistenziale e storica dell'uomo moderno, mostrandoci il contrasto tra illusione e realtà e l'incapacità di quest'ultimo di poter essere in toto artefice del proprio destino;tutto ciò alternando umorismo e amarezza,comicità e tragedia.
La lettura di questo cardine letterario non è semplice poichè la lingua risulta abbastanza distante dalla nostra(ricordiamo che è stato scritto nel 1903), tuttavia lo consiglio perchè è carico di significati profondi che donano un notevole arricchimento culturale.









