Il piacere
| 1.8 (3) |
Letteratura italiana
| Autore | Gabriele D'Annunzio |
Editore
| Casa editrice | Einaudi |
Recensione Utenti
Opinioni inserite: 3
Datato
Andrea Sperelli: un uomo che vuole fare della propria vita un'opera d'arte (sì, ma QUALE opera d'arte?); con l'arroganza di poter codificare qualsiasi cosa secondo i propri criteri (il "Bello": cos'è il "Bello"?). In una Roma depauperata delle sue innumerevoli sfaccettature perché piegata a far da cornice sontuosa e barocca della narrazione, si svolge la vita di un personaggio che, animato dalla costante tensione ad elevarsi dall'ordinarietà dell'uomo comune, alla fin fine, non fa nulla di straordinario. Più che di un'opera d'arte, la sua esistenza è la banale rappresentazione di un rapporto conflittuale con la società borghese. Sperelli ne disprezza i valori in nome di una propria presunta eccezionalità, per poi catalizzare, esasperare quegli stessi valori, come si evince dalla sua brama di possedere dei beni, dagli oggetti d'arte alle donne (ovviamente degradate ad oggetti da collezionare): cosa c'è di originale in questo? Cosa c'è di straordinario? Cosa c'è di antiborghese? Insomma, interessante nel romanzo è solo l'effetto paradossale di riaffermazione radicale dei dis-valori borghesi attraverso il tentativo di mostrarne (in senso etimologico) la "volgarità". Per comprendere appieno come il romanzo sia più banale e datato di quanto si strombazzato all'epoca, è sufficiente: 1) documentarsi sui romanzi a cui D'Annunzio ha attinto a piene mani sfiorando il plagio; 2) notare come l'autore non reinterpreti in modo personale e originale il dualismo che contrappone la donna pura, angelica, a quella sensuale, fatale; 3) leggere il ben più complesso, problematico e originale "Dorian Gray" di Wilde. In poche parole, Andrea Sperelli, pur racchiudendo la quintessenza della distorta idea di personalità eccezionale, straordinaria, che serpeggia tuttora nella quotidianità italiana, fa ormai quasi sorridere, perché non ha la "malattia" tipica dell'uomo moderno, di cui, tanto per fare un esempio, parlava nei suoi saggi Pirandello (autore che, invece, aveva compreso l'improponibile arroganza di chi, alle soglie del Novecento, era cieco di fronte all'agghiacciante ben più realistico avvento del relativismo culturale). Non per niente, D'Annunzio e Pirandello si contrapposero più volte. Datato e ormai muto lo Sperelli; Mattia Pascal (o Vitangelo Moscarda) e Dorian Gray continuano, invece, ad interrogarci e a farsi interrogare.
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| Lettura consigliata | no |
Dispiacere
Ottimo e perspicace al suo tempo. "Il Piacere" è un romanzo scarno e sfavillante, un godimento esaudiente per il poeta, che nella celebrazione della superficie riusciva a scavarsi in pronfondo. Ma oggi ne abbiamo abbastanza di estetismo, e il romanzo non cattura la benevolenza, è una palla al piede. Un trionfo all'epoca, ma la decandenza è netta oggi. Un fallimento per un poeta di così grande calibro. Ma dopotutto fallì anche Petrarca, coi suoi Trionfi, quindi chiuderò un occhio; torno da Ermione.
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| Lettura consigliata | no |
La decadenza della mia voglia di vivere
Ci vuole coraggio.. molto coraggio nel leggere questo libro.
Sono presenti le tipiche caratteristiche sia della poetica d'annunziana che del movimento decadente del '900, ovvero l'estetsmo (che porta con sé l'erotismo), l'epifania e, perciò, l'amore ed un coinvolgimento con la natura.
Viene analizzata la decadenza di un esteta che, stanco di vivere la sua vita tra il lusso e la mondanità, ha voglia di cambiare, di assaporare meglio la vita e tutto ciò che porta con sé: sentimenti nei confronti di amici, di AMORE, ecc.. Una voglia che, però, è contrastata da quell'abitudine che lo aveva portato a rincorrere un piacere dopo l'altro, un'abitudine di cui non se ne libererà mai.
Conoscendo il personaggio di Andrea Sperelli e la sua voglia di 'cambiamento' si riscontrano molte somiglianze con la poetica di Baudelaire, che presenta il dualismo 'femminile', ovvero: la donna luciferina contro quella angelica. Ciò significa che si ama follemente la prima tipologia (quella 'diabolica' ovvero spinta dalle passioni, eccitante...) anche se si tende a quella angelica (pura, sia da un punto di vista fisico che intellettuale - la donna che riuscirebbe a modificare il comportamento e gli atteggiamenti dell'esteta). Sebbene si provi a combattere, il risultato non sarà mai quello desiderato.
Esattamente quello che avviene con lo Sperelli: innamorato di Maria Ferres (la donna angelica), ma fortemente proteso verso Elena Muti, l'incarnazione della bellezza, della seduzione, di quella consapevolezza del proprio potere sugli uomini, che affascina molto il personaggio.
Lo stile rispecchia fortemente l'autore: uomo di grande cultura, che utilizza un livello medio-alto e che fa riferimenti alla letteratura di altri tempi - tipico di una persona che conosce e che ostenta il suo sapere.
Il mio parere personale è abbastanza negativo, non dal punto di vista della trama (molto entusiasmante), ma da un punto di vista stilistico: sembra una raccolta di descrizioni, in cui tra una e l'altra viene riportata un pò la storia. Ovviamente questo lo sapevo già, poichè avendolo studiato me l'aspettavo, ma ho fatto davvero fatica a proseguire la lettura, tant'è che alla fine ho deciso di abbandonarlo. Là dove la lettura non è più un piacere, ma una noia è meglio voltare pagina.
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| Lettura consigliata | sì • no |
| Consigliato a chi ha letto... |
Consigliato a chi conosce la psicologia e la poetica d'annunziana, fortemente rispecchiate in questo libro. Lo consiglio anche a chi ha letto, o almeno a chi conoscere anche Baudelaire, da cui si possono comprendere determinate assonanze. |

























