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Il piacere

Il piacere

Letteratura italiana

Autore Gabriele D'Annunzio

Editore

Casa editrice Einaudi


La trama e le recensioni di Il piacere, romanzo di Gabriele D'Annunzio. Andrea Sperelli non è il semplice protagonista di un romanzo, è qualcosa di più: il rappresentante di un modo di vivere "unico e inimitabile", l'esteta, colui che vuole vivere la vita come un'opera d'arte, che dice "sì alla vita". Andrea Sperelli ama il Bello, lo ricerca in ogni cosa e lo afferma in ogni gesto: negli arredi dell'appartamento di Palazzo Zuccari e nelle sfide a duello, nella poesia e nelle arti figurative, nel rapporto con gli amici e con le donne. Andrea Sperelli, come Dorian Gray, come Des Esseintes, vive l'attimo presente e disprezza le volgarità del mondo borghese, dal quale, pure, entra ed esce a piacimento. Andrea Sperelli è un irresistibile seduttore e un focoso amante. In una Roma corrotta e lussuriosa, dove ancora riecheggia l'antica grandezza, D'Annunzio traspone un alter ego sensuale e appassionato, un uomo volubile ed estremo, negli slanci come nelle bassezze. Un eroe decadente, destinato, sempre e comunque, alla solitudine dei "grandi".

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Recensione Utenti

Opinioni inserite: 3

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2.0   (3)
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Datato

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2 persone su 2 hanno trovato questa recensione utile

Andrea Sperelli: un uomo che vuole fare della propria vita un'opera d'arte (sì, ma QUALE opera d'arte?); con l'arroganza di poter codificare qualsiasi cosa secondo i propri criteri (il "Bello": cos'è il "Bello"?). In una Roma depauperata delle sue innumerevoli sfaccettature perché piegata a far da cornice sontuosa e barocca della narrazione, si svolge la vita di un personaggio che, animato dalla costante tensione ad elevarsi dall'ordinarietà dell'uomo comune, alla fin fine, non fa nulla di straordinario. Più che di un'opera d'arte, la sua esistenza è la banale rappresentazione di un rapporto conflittuale con la società borghese. Sperelli ne disprezza i valori in nome di una propria presunta eccezionalità, per poi catalizzare, esasperare quegli stessi valori, come si evince dalla sua brama di possedere dei beni, dagli oggetti d'arte alle donne (ovviamente degradate ad oggetti da collezionare): cosa c'è di originale in questo? Cosa c'è di straordinario? Cosa c'è di antiborghese? Insomma, interessante nel romanzo è solo l'effetto paradossale di riaffermazione radicale dei dis-valori borghesi attraverso il tentativo di mostrarne (in senso etimologico) la "volgarità". Per comprendere appieno come il romanzo sia più banale e datato di quanto si strombazzato all'epoca, è sufficiente: 1) documentarsi sui romanzi a cui D'Annunzio ha attinto a piene mani sfiorando il plagio; 2) notare come l'autore non reinterpreti in modo personale e originale il dualismo che contrappone la donna pura, angelica, a quella sensuale, fatale; 3) leggere il ben più complesso, problematico e originale "Dorian Gray" di Wilde. In poche parole, Andrea Sperelli, pur racchiudendo la quintessenza della distorta idea di personalità eccezionale, straordinaria, che serpeggia tuttora nella quotidianità italiana, fa ormai quasi sorridere, perché non ha la "malattia" tipica dell'uomo moderno, di cui, tanto per fare un esempio, parlava nei suoi saggi Pirandello (autore che, invece, aveva compreso l'improponibile arroganza di chi, alle soglie del Novecento, era cieco di fronte all'agghiacciante ben più realistico avvento del relativismo culturale). Non per niente, D'Annunzio e Pirandello si contrapposero più volte. Datato e ormai muto lo Sperelli; Mattia Pascal (o Vitangelo Moscarda) e Dorian Gray continuano, invece, ad interrogarci e a farsi interrogare.

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Dispiacere

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4 persone su 4 hanno trovato questa recensione utile

Ottimo e perspicace al suo tempo. "Il Piacere" è un romanzo scarno e sfavillante, un godimento esaudiente per il poeta, che nella celebrazione della superficie riusciva a scavarsi in pronfondo. Ma oggi ne abbiamo abbastanza di estetismo, e il romanzo non cattura la benevolenza, è una palla al piede. Un trionfo all'epoca, ma la decandenza è netta oggi. Un fallimento per un poeta di così grande calibro. Ma dopotutto fallì anche Petrarca, coi suoi Trionfi, quindi chiuderò un occhio; torno da Ermione.

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La decadenza della mia voglia di vivere

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1.8
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darkala92 Opinione inserita da darkala92
20 Gennaio, 2011
Top 50 Opinionisti
Commenti (3)
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Ultimo aggiornamento: 27 Mag, 2011
6 persone su 6 hanno trovato questa recensione utile

Ci vuole coraggio.. molto coraggio nel leggere questo libro.

Sono presenti le tipiche caratteristiche sia della poetica d'annunziana che del movimento decadente del '900, ovvero l'estetsmo (che porta con sé l'erotismo), l'epifania e, perciò, l'amore ed un coinvolgimento con la natura.

Viene analizzata la decadenza di un esteta che, stanco di vivere la sua vita tra il lusso e la mondanità, ha voglia di cambiare, di assaporare meglio la vita e tutto ciò che porta con sé: sentimenti nei confronti di amici, di AMORE, ecc.. Una voglia che, però, è contrastata da quell'abitudine che lo aveva portato a rincorrere un piacere dopo l'altro, un'abitudine di cui non se ne libererà mai.

Conoscendo il personaggio di Andrea Sperelli e la sua voglia di 'cambiamento' si riscontrano molte somiglianze con la poetica di Baudelaire, che presenta il dualismo 'femminile', ovvero: la donna luciferina contro quella angelica. Ciò significa che si ama follemente la prima tipologia (quella 'diabolica' ovvero spinta dalle passioni, eccitante...) anche se si tende a quella angelica (pura, sia da un punto di vista fisico che intellettuale - la donna che riuscirebbe a modificare il comportamento e gli atteggiamenti dell'esteta). Sebbene si provi a combattere, il risultato non sarà mai quello desiderato.
Esattamente quello che avviene con lo Sperelli: innamorato di Maria Ferres (la donna angelica), ma fortemente proteso verso Elena Muti, l'incarnazione della bellezza, della seduzione, di quella consapevolezza del proprio potere sugli uomini, che affascina molto il personaggio.

Lo stile rispecchia fortemente l'autore: uomo di grande cultura, che utilizza un livello medio-alto e che fa riferimenti alla letteratura di altri tempi - tipico di una persona che conosce e che ostenta il suo sapere.

Il mio parere personale è abbastanza negativo, non dal punto di vista della trama (molto entusiasmante), ma da un punto di vista stilistico: sembra una raccolta di descrizioni, in cui tra una e l'altra viene riportata un pò la storia. Ovviamente questo lo sapevo già, poichè avendolo studiato me l'aspettavo, ma ho fatto davvero fatica a proseguire la lettura, tant'è che alla fine ho deciso di abbandonarlo. Là dove la lettura non è più un piacere, ma una noia è meglio voltare pagina.

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Lettura consigliata sì • no
Consigliato a chi ha letto... Consigliato a chi conosce la psicologia e la poetica d'annunziana, fortemente rispecchiate in questo libro.
Lo consiglio anche a chi ha letto, o almeno a chi conoscere anche Baudelaire, da cui si possono comprendere determinate assonanze.
 
 
 

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