La casa in collina
Letteratura italiana
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Opinioni inserite: 2
Ultimo aggiornamento: 10 Agosto, 2011
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La finta pace in collina..
"La guerra non doveva finire se non dopo aver distrutto ogni ricordo e ogni speranza."
Una frase che mi ha colpito molto. Una storia molto particolare, singolare, oserei dire.
L'interpretazione che do, dopo la lettura del libro, è che Cesare Pavese ha voluto mostrare, in una singola persona, due tipologie, due comportamenti nei confronti della guerra, come se ci fossero due Corrado (il protagonista).
Una tipologia era quella dell'uomo misantropo, che vuole allontanarsi dalla società e dal rumore della guerra, rifugiandosi in un luogo idilliaco, quale la collina, in cui poter osservare il mondo dall'esterno, la città che brucia e che urla poichè la guerra la sta massacrando.
L'altra figura è quella di un uomo che spera nella guerra, con un senso abbastanza cinico e freddo nei confronti di quello che sta accadendo.
Un uomo che sebbene cerchi di allontanarsi dalla battaglia, ne sente comunque l'eco, qualsiasi parte lui vada.
Un misantropo, che però, in solitudine, comincia a riflettere, a ricordare la sua giovinezza, a riassaporare gli errori e le giuste decisioni prese in un tempo ormai trascorso. Riaffiora alla sua mente la sua libertà, la sua famiglia, l'amore. Un amore, piuttosto sottovalutato, verso una donna, Cate, che ha lasciato in giovane età e l'ha ritrovata dopo anni: cambiata, maturata, madre.
Vengono mostrati i dolori di un uomo che si vede tagliato in due parti: da un lato l'uomo solitario, che ama passeggiare tra i boschi con il suo unico vero amico: il cane Belbo; mentre dall'altro lato abbiamo l'uomo che vuol godere della compagnia di un gruppo di persone che si ritrova quotidianamente all'osteria sulle colline, all'insegna di danze, canzonette e discorsi sulla guerra.
Un uomo che è costretto a rinchiudersi in un monastero poichè ricercato dai tedeschi, lo stesso uomo che abbandonerà Torino (Chiari) per ritornare nella sua vecchia casa, affrontando partigiani e difficoltà varie. Un viaggio da non sottovalutare poichè gli mostrerà i veri dolori e conseguenza della guerra.
Indicazioni utili
Piccola sinfonia delle idee.
Pavese è un'avventura.
Incominciare con la "Casa in collina" è preferibile al solito "La luna e i falò" con cui, solitamente, tanti insegnanti "iniziano" lo studente allo stile pavesiano.
Che, a parer mio, è un tipo particolare...di stile.
Non riassumibile né catalogabile facilmente.
Pavese è il dualista per eccellenza, esito inquieto di un animo di Langa mescolato all'urbe.
Ma Torino, la città che solo nel "Compagno" tradirà per Roma, gli propone inquietanti e terribili quesiti. Cesare non sa mai come rispondere a questi interrogativi che, se per gli sciocchi sono e restano semplici, per il suo animus rimarranno inarrivabili fino alla fine.
La collina di quest'opera non è, non ci si illuda, unità di Langa.
E' più simile all'eremo dove per caso un errante si ritrova per un secondo a ragionare.
La Langa è anche ... collina.
In questo senso io trovo questo libro propedeutico ad uno dei capolavori pavesiani: "I dialoghi con Leucò".
Là sì che si parla del mare di colline che ha nome Langa.
Ho un collega cardiologo che viene da un posto chiamato Costigliole, presso Asti.
Spesso abbiamo chiacchierato insieme di Cesare Pavese ed una sua affermazione, in realtà, mi ha colpito.
"Se non sei piemontese", mi ha detto una volta il collega,"con Pavese puoi arrivare fino a un certo punto...poi devi mollare la presa".
Temo che il collega abbia ragione.
Eppure, per quanto abià vedù e girà (questo è istriano), mai ho incontrato e "conosciuto" un poeta come questo.
Un uomo sicuramente schivo.
Come la sua magnifica terra.










Opinione inserita da Jan 31 Dicembre, 2010