Operette morali
Letteratura italiana
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Perché abbiamo bisogno di Giacomo (e dei classici)
Uno dei più grandi poeti della letteratura mondiale, nato e vissuto in una Italia in pieno fermento rivoluzionario-primorisorgimentale, non è stato capito dai contemporanei ed è stato "usato" da parte dei posteri.
Leggere le "Operette morali" ci impegnerà forse un poco per la sintassi a volte obsoleta (ma per i tempi elegantissima) per i riferimenti colti e per la sottile ironia (che diverte!) ma questa lettura ci lascia il sentimento di un uomo che cerca di calcolare una realtà sempre più complessa.
Leopardi, nelle Operette cerca appunto quella "morale" di cui ritiene che il mondo sia privo. O meglio, la "morale" c'era ma era falsa e falsificata da alcuni potere forti (i vari signori, il Papato, chi deteneva le redini della letteratura a livello sovrastatale - l'Italia era ancora divisa in tanti Stati!).
Vi consiglio di leggerle, queste Operette davvero simpatiche. Scherniscono un certo perbenismo. Ne ha per tutti, Giacomo. Per tutti coloro che fingono!
Ne uscirà un ritratto senza tempo dell'ipocrita frastornata e del vero sapiente (colui che ha la morale) che riesce a capire l'incomprensibile mondo di allora e di oggi.
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Un classico
Non si tratta di una lettura facile o cursoria : ma ne vale la pena.
A scuola ne avevo letto qualche brano e senza entusiamarmi: la sorte di tante letture scolastiche.
Anni dopo il volume mi è ricapitato tra le mani e ... me lo sono letto dalla prima all'ultima pagina con vero piacere.
I dialoghi sono capolavori di ironia:dopo aver letto le "Operette morali" , che pure hanno un grande valore specifico e autonomo ,si torna a leggere le poesie di Leopardi con una nuova consapevolezza : l'incanto si accresce.
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Da rileggere e rileggere e rileggere...
E' tra i miei classici preferiti. L'ironia pungente, la satira sottile con cui analizza la vita e le sue ipocrisie è eccezionale. La mia operetta preferita è Dialogo di un venditore d'almanacchi e di un passeggere. Invece la mia frase preferita è questa(presa da: Dialogo di Torquato tasso e del suo genio familiare):" TASSO: Addio. Ma senti. La tua conversazione mi riconforta pure assai. Non che ella interrompa la mia tristezza: ma questa per la più parte del tempo è come una notte oscurissima, senza luna né stelle; mentre son teco, somiglia al bruno dei crepuscoli, piuttosto grato che molesto. Acciò da ora innanzi io ti possa chiamare o trovare quando mi bisogni, dimmi dove sei solito di abitare.
GENIO: ancora non l'hai conosciuto? In qualche liquore generoso".









