Uno, nessuno e centomila Uno, nessuno e centomila

Uno, nessuno e centomila

Letteratura italiana

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La presentazione e le recensioni di "Uno, nessuno e centomila", opera di Luigi Pirandello. Vitangelo Moscarda, un tranquillo e ricco signorotto provinciale, acquista improvvisamente la consapevolezza che l'uomo non è ma appare, e che quindi l'individuo non è "uno" ma "centomila", vale a dire possiede tante diverse personalità quante gli altri glie ne attribuiscono. Solamente chi vede così frantumarsi il proprio "io" diventa "nessuno", almeno per se stesso, in quanto gli rimane l'unica possibilità di osservare come lui appare agli altri, vale a dire le sue diverse "centomila" personalità.
Il romanzo fu pubblicato a puntate sul settimanale "La fiera letteraria" nel 1926.

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Uno, nessuno e centomila 2013-03-06 12:50:25 martino81
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martino81 Opinione inserita da martino81    06 Marzo, 2013
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OPERA IMMENSA.

Un monologo interiore spettacolare,ironico,riflessivo,attuale.E si, rimane l'attualità dell'argomento la migliore arma dell'opera tutta.Aggiungiamoci un linguaggio semplice che rende la lettura piacevole e scorrevole.
Ci fa riflettere su quello che davvero siamo..sulle etichette che ci mettono addosso..uno dei passaggi che mi ha colpito e' quello riguardante il nome per esempio,che non scegliamo.Il nome che non è altro che epigrafe letteraria,conviene ai morti.A chi conclude.La vita non conclude.Non e' fatta di nomi la vita.
Non siamo nomi, ma l'albero che respiriamo o il vento che beviamo...fantastico!
Spesso leggiamo romanzi inutili di autori stranieri snobbando le opere dei nostri autori italiani considerati utili solo per i vari percorsi scolastici...e invece no!opera immensa ...meditate gente, meditate!

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Uno, nessuno e centomila 2011-08-08 11:06:23 Zahi
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Opinione inserita da Zahi    08 Agosto, 2011

Non conclude

E' il primo romanzo di Pirandello che ho letto e penso che leggerò altre sue opere. Oltre all'opera, per comprenderla e analizzarla sia a fini di studio che per propria cultura, è necessario leggerne anche i principali approfondimenti critici sia contemporanei che moderni. La vicenda si svolge a Richieri (Agrigento) nei primi anni del '900. La vita del ventottenne protagonista, Vitangelo Moscarda,di professione banchiere, viene all'improvviso sconvolta da una banale osservazione della moglie Dida usa a chiamarlo affettuosamente "Gengè", la quale gli fa notare che egli ha il naso non simmetrico. Di ciò Vitangelo non si era mai accorto e constatato che l'osservazione sul suo naso è vera, come quella su altri piccoli difetti alle orecchie, alle dita delle mani e alle gambe,inzia un percorso introspettivo complesso e tormentato per cercare di capire come gli altri lo vedono e chi realmente è per essi e soprattutto per se stesso. Dalle sue elucubrazioni deduce che non è affatto una persona singola per tutti, caratterizzata da una ben specifica forma e da una personalità fissa e definita, ma che la sua realtà è relativa mutevole. E' il caro Gengè per la moglie, in pratica una sua macchietta, dalla personalità mite e accondiscendente, è il caro Vitangelo per il direttore della banca di cui è coproprietario e di cui in pratica si disinteressa venendo utilizzato solo per la firma dei documenti, è un usuraio per la cittadinanza. Questa constatazione lo destabilizza. Non vuole più essere la marionetta di nessuno. Con un colpo di teatro di fronte un assembramento di curiosi fa sapere di aver donato una casa e diecimila lire a un poveraccio che poco prima aveva fatto sfrattare dalla forza pubblica buttandolo in mezzo alla strada. Non vuole più essere considerato un usuraio. Viene ai ferri corti con il direttore della banca perché ha ormai deciso di liquidarla e nella discussione tratta malamente la moglie, per la prima volta, afferrandola per i polsi e ributtandola sulla poltrona. Lei se ne va di casa. Ormai è solo, ma in realtà lo era già prima, l'aggancio con la realtà gli sfugge si è liberato delle maschere che indossava vivendo una vita non sua. Ha capito il gioco cinico e surreale della vita. Gli altri ormai lo considerano pazzo e cercano di farlo interdire per evitare la liquidazione della banca.
Si rivolge allora al vescovo di Richieri monsignor Partanna affinché lo aiuti ad impedire la contromossa giudiziaria dei suoi nemici e renderlo libero da ogni legame col passato.
Il romanzo assume un ritmo accelerato e si avvia alla conclusione o non conclusione, come dice il titolo dell'ultimo capitolo.
Il denaro di Moscarda verrà impiegato dalla diocesi per la costruzione di un ospizio di mendicità. E' in questo ospizio, realizzato in una amena località di campagna vicino a Richieri, che ritroviamo Vitangelo ormai in pace con se stesso, avulso da ogni problema reale probabilmente, Pirandello non lo dice, dimenticato da tutti, immerso nei suoi pensieri che lo portano a volare oltre il piano della vita terrena.
Il romanzo ci fa comprendere come le problematiche esistenziali esistessero già nella quieta realtà sociale della provincia italiana di un secolo orsono, ben diversa ovviamente da quella odierna multimediale e stressante.
I problemi interiori dell'uomo e le sue domande fondamentali sono alla fin dei conti sempre gli stessi nel corso dei millenni e nonostante gli sforzi speculativi di filosofi e teologi che riempiono migliaia e migliaia di pagine ognuno di noi si trova solo con se stesso di fronte al senso misterioso dell'essere.

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Verga, Freud
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Uno, nessuno e centomila 2011-07-27 14:57:34 Lida
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Lida Opinione inserita da Lida    27 Luglio, 2011
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Capolavoro

A mio parere, ma penso anche a parere di molti altri, questo libro è un assoluto capolavoro. Cattura l' attenzione del lettore dalla prima all' ultima pagina. Benchè si tratti di un romanzo io lo definirei più come un intricato monologo interiore compiuto dal personaggio principale il quale, accortosi del fatto che tutti coloro i quali lo circondano, dalla moglie, agli amici intimi, fino ad arrivare ai completi estranei, non avranno mai la stessa immagine, sia fisica che intellettuale, che egli stesso ha di sè, subisce un cambiamento profondo. Una vita tranquilla, quasi banale, che viene sconvolta quando il protagonista inizia a possedere la consapevolezza di vivere in un mondo dove, non solo non abbiamo il potere di far vedere agli altri noi stessi per come noi ci vediamo ma addirittura possediamo diverse maschere che indossiamo a seconda delle persone e delle circostanze con cui abbiamo a che fare. Un libro che, per chi come me ha l' abitudine di sottolineare le frasi o le riflessioni più belle, quelle che suscitano emozioni o che ci portano a volte a scoprire le risposte ad interrogativi già formulati da noi ed altre a scoprirne di nuovi, è come un tesoro. Non dimenticando che Pirandello è un premio Nobel non mancano nemmeno quelle riflessioni che tutti almeno una volta nella vita abbiamo fatto senza mai averle tradotte in parole, riflessioni intrise, e non potrebbe essere altrimenti, di uno spirito poetico che penetra l' anima e la arricchisce come pochi autori sanno fare. Insomma, un libro da non perdere, da leggere e rileggere, soprattutto perchè molto attuale e vero.

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Uno, nessuno e centomila 2011-04-27 14:54:09 Paolo94
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Paolo94 Opinione inserita da Paolo94    27 Aprile, 2011
Ultimo aggiornamento: 28 Aprile, 2011
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Non siamo nessuno

Uno, nessuno e centomila è stato scritto da Pirandello, quasi un secolo fa. Ma la riflessione che fa il protagonista è sempre moderna, Uno, nessuno e centomila. Agli occhi nostri noi crediamo di essere qualcuno, quindi Uno. Ma centomila (termine usato come gente) hanno la stessa opinione su di noi quindi siamo nessuno.
Questo libro è per chi vuole assorbire una lettura pesante in cui i temi che vengono trattati sono filosofici e complessi, assai complessi.

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romanzi filosofici
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Uno, nessuno e centomila 2011-03-02 16:20:11 darkala92
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darkala92 Opinione inserita da darkala92    02 Marzo, 2011
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Darkala: "Uno, nessuno e centomila"

Recensire un Pirandello è un qualcosa da non sottovalutare!
Il più grande, il più speciale, genio della letteratura novecentesca (almeno secondo il mio punto di vista).
Con Pirandello è stato amore a prima vista, altro che semplice colpo di fulmine. Non ci si stanca MAI di Pirandello: innovativo, geniale, ma soprattutto, maledettamente attuale.
Come negare il concetto di 'maschera' e/o di Relativismo conoscitivo?
Impossibile!
La realtà è soggettiva; ne sono pienamente d'accordo; ma soprattutto la società che diventa una parte di questa realtà, è spinta dal caso, dalle convenzioni sociali e dalla maschera che ognuno ha caricato sul proprio viso, e che porta ad intraprendere un preciso gioco di ruolo.
'Strappare il velo di carta del teatrino', ovvero andare oltre le convenzioni sociali, oltre l'apparenza, oltre la "trappola" pirandelliana, è quello che Moscarda, protagonista di questo lungo e straordinario percorso, ha fatto.

Moscarda: uno, nessuno e centomila.
Tante facce, tante realtà, quante sono le persone che soffermano l'attenzione su di noi; per l'appunto Centomila.
Pensare di conoscere se stesso è l'errore più grande e più comune della nostra società: noi non possiamo conoscere pienamente la nostra personalità e non possiamo immaginare tutte quelle che ci vengono date.
Resta tutto un mistero, un'illusione.

Darkala: "Uno, nessuno e centomila".

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Uno, nessuno e centomila 2011-02-13 11:46:05 Fermìn90
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Fermìn90 Opinione inserita da Fermìn90    13 Febbraio, 2011
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le tante facce dell'io

Vitagelo Moscarda scopre che gli altri si fanno di lui una immagine diversa da quella che egli si è creato. In poche parole capisce di non essere "uno", ma "centomila" nelle prospettive degli altri, e quindi... "nessuno". Per vincere questa situazione ricorre ad una serie di gesti folli, che saranno la sua salvezza in quanto lo porteranno a rinunciare ad ogni identità per abbandonarsi al puro scorrere della vita. Pirandello riprende il tema che nel fu Mattia Pascal era stato solo accennato e posto come problema, proponendoci ora un’accurata analisi risolutiva, e indicandoci l’unica via di salvezza: la follia.
Sicuramente un’opera non particolarmente scorrevole , priva di importanti eventi narrativi ma finalizzata all’esposizione di concezioni e convinzioni dottrinali, direi quasi filosofiche; e di questo ne risente anche il linguaggio, articolato, complesso , a volte astratto. Tutto il racconto è in definitiva un appassionante e intrigante soliloquio del protagonista , che con maestria , partendo da situazioni concrete e particolari ( per esempio il suo naso storto), allarga il discorso alla situazione generale dell’essere umano, che non deve più pensare alla morte o pregare : ” Io non l'ho più questo bisogno, perché muojo ogni attimo io, e rinasco nuovo e senza ricordi: vivo e intero, non più in me, ma in ogni cosa fuori.”

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Il fu Mattia Pascal o altre opere di Pirandello. A chi ha voglia di intraprendere una lettura quanto mai attuale, un viaggio nella condizione dell'individuo, di ieri e di oggi...
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Uno, nessuno e centomila 2010-12-06 19:46:57 Quelli della letteratura
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Quelli della letteratura Opinione inserita da Quelli della letteratura    06 Dicembre, 2010
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Uno, nessuno e centominla

Leggere questo libro mi ha dato come l'impressione di andare a fare una seduta dallo psicologo; l'autore dimostra di avere in mano il pensiero di chi legge.

Ovviamente il libro è impegnativo, ma tanto più lo è, più lascia il segno.

P.S. adoro assolutamente la fine, precisamente il capitolo "La coperta di lana verde"

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per chi ama i libri molto introspettivi
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Uno, nessuno e centomila 2010-11-07 11:23:44 NomeUtente
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NomeUtente Opinione inserita da NomeUtente    07 Novembre, 2010
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Capolavoro "scolastico"

Vitangelo Moscarda, un nobile abitante di Richieri, partendo da una banale considerazione sul suo aspetto fisico, si rende conto di come la percezione che egli ha di se sia differente da quella che sua moglie ha di lui.
Questa considerazione è l'inizio di una strada che lo porterà ad interrogarsi su chi sia Vitangelo Moscarda per gli altri e per se, una strada che lo porterà a sperimentare le proprie teorie rendendolo pazzo agli occhi degli altri. Ma si tratta di una lucida follia, che nasce da una presa di conoscenza (o dalla perdita di coscenza) del proprio io.
La voce narrante è quella dello stesso Morscarda, il quale instaura con il lettore una sorta di colloquio, si rivolge come se stesse motivando le proprie azioni spiegando le ragioni che lo muovono.
Il risultato è un libro straordinario, estremamente incisivo, dove il lettore non può restare indifferente ma è portato a sua volta a porsi gli stessi interrogativi del Moscarda e a seguire il suo percorso.
Dopo aver letto i primi capitoli, è impossibile non andare a guardarsi allo specchio e non rimanre turbati da questo romanzo.

E' un peccato pensare che quando me lo proponevano (o imponevano) come testo "scolastico" lo ripudiavo e lo riscopro solo ora.
A questo punto è inevitabile, una domanda: a 18 anni non si è abbastanza maturi per apprezzarlo o non viene proposto nel modo giusto?

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