Cronache dal presente apparente
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Letteratura italiana
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La trama e le recensioni di Cronache dal presente apparente, romanzo di Luca Grazioli. Sin dal titolo quest’opera prima di Luca Grazioli ci suggerisce la sua natura di racconto filosofico, o di divertissement intellettuale a tinte sgargianti e immaginifiche, dove i personaggi sono oggettivati in una vetrina di sagome e specchi, entro cui la voce narrante – il personaggio d’un barista – guarda con stupore e meraviglia, sospeso a un succedersi di epoche, popolazioni, costumi e miti che sfilano man mano nelle storie riportate da qualche fortuito avventore. Personaggi disegnati con la matita d’una fantasia felice, che parlano all’autore fra i tavolini del suo bar, intraprendendo conversazioni improbabili – o solo non ancora immaginate – con lui, uomo del presente traballante. Di là del bancone possono capitare ometti grassocci usciti da un fumetto, signore retrò un po’ stordite, scienziati e cammellieri, ognuno col suo fardello da raccontare, da scaricare nel mezzo del presente apparente, fra stracci, Campari e bicchieri, la propria pretesa di esistenza e al contempo l’inevitabilità di essere assorbito dal dubbio, dalla necessità di essere impropri: all’ambiente, al tempo, alle parole. Il dubbio dunque è sovrano, e dopo qualche pagina l’autore-barista non può che rassegnarsi ad incontrare quell’impropria mascherata senza porsi più tante domande, raccogliendo i pezzi di un’enigmatica fantastoria, sgocciolata da chissà quale grondaia. Come lo definisce l’autore, un romanzo fantafilosofico, dove l’apparenza, il divenire del tempo, il dubbio si misurano con i sei problemi che costellano l’universo della filosofia: metafisica, morale, politica, scienza, religione, estetica. Le unità aristoteliche di luogo e di tempo sono rispettate. Il tour fantafilosofico non dura più di un giorno, e per quanto le narrazioni ci portino lontane, restiamo sempre in questo bar ai confini dell’inverosimile, questa scatola cinese piena d’ombre e incanti. Se ogni tanto per qualche riflesso di lettura ci ricorderemo di Orwell, di Borges, Huxley e Dick, non per questo abbandoneremo il filo di questa sapida e stimolante lettura, fino in fondo a una matassa che sembra sbrogliarsi nelle nostre mani, fra le pagine del presente, ma che è, per presupposto, solo apparente. Ma non solo è un’opera che solletica la facoltà del pensiero, è anche al contempo una celebrazione del narrare, un party di colori ed espressioni che l’autore ci versa nel bicchiere; un’opera di esordio che ci fa sperare in un brillante e copioso avvenire. Che poi sia un’ennesima cronaca apparente, questo lo sa Dio. (Paolo Veronese)
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