Del dirsi addio Del dirsi addio

Del dirsi addio

Letteratura italiana

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Quando s'imbatte nel caso del piccolo Michele, scomparso dall'auto dei genitori in un'area di sosta senza lasciare traccia, il commissario Striggio sta attraversando un periodo piuttosto complicato. A casa, Leo vorrebbe che lui la smettesse di nascondere il loro amore, soprattutto al padre. E il padre, dal canto suo, sta per arrivare da Bologna con una notizia sconcertante. La sparizione di Michele - un bambino «speciale», dotato di capacità di apprendimento straordinarie e con seri problemi di relazione - è un ordigno destinato a far deflagrare ogni cosa. A riattivare amori, odii, frammenti di passato che ritornano: perché in gioco è soprattutto l'umanità, in tutte le sue declinazioni. E forse la soluzione può venire piú facilmente proprio dalla dimensione interiore che dagli snodi di un'indagine tradizionale. Per questo, mentre indaga, il commissario vive, pensa, si distrae, si perde. Così gli altri intorno a lui. Perché il nuovo romanzo di Marcello Fois è un noir al calor bianco, tesissimo ma continuamente franto, interrotto dalla vita e dai pensieri di chi la sta vivendo, incentrato sui sentimenti e sulla capacità di riconoscerne la voce più autentica.

Recensione della Redazione QLibri

 
Del dirsi addio 2017-06-10 12:36:54 siti
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siti Opinione inserita da siti    10 Giugno, 2017
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Come la neve a Bolzano

Noir ambientato a Bolzano, protagonista un’indagine sulla misteriosa sparizione di un bambino alla quale si intrecciano i vissuti presenti e quelli passati, carichi di fantasmi e di tensioni latenti, dei principali personaggi. L’epicentro risiede nella complessità irrisolta del commissario Striggio, gay incapace di affermare la sua identità sessuale apertamente, bolognese trapiantato in una provincia statica, in relazione con un maestro di scuola primaria. Leo, il compagno è tratteggiato all’opposto come un maschio bello e sicuro. A questa diade si contrappone la coppia di genitori, Gea e Nicola, complessa perché maturata all’interno di una famiglia affidataria e per questo vissuta come incestuosa dai genitori di Nicola. Gea ha una terribile storia famigliare, un fratello gemello abusato e scomparso, una mamma già morta e un padre-orco suicida. Michele è l’ unico figlio di questa coppia e mentre il loro matrimonio è in crisi per la promiscuità di Nicola, lui sparisce. Scattano le indagini ma non assurgono mai al ruolo di protagonista, come ci si aspetterebbe. Gradualmente vengono ricostruite le storie personali di Sergio e Gea mentre arriva da Bologna l’anziano padre di Sergio del quale si ricostruisce la storia personale per intrecciarla a quella del suo complesso figliolo. Il ritratto restituito di Sergio bambino fa da contraltare a quello del piccolo scomparso, entrambi geniali per certi aspetti ma fallimentari in altri. Assente del tutto è la rappresentazione del dolore dei genitori, tutto è focalizzato verso questo noiosissimo surrogato di commissario che ha tradito se stesso fino in fondo scegliendo, fra le tante possibilità che si offrivano alla sua mente geniale , di fare lo stesso mestiere del padre. L’ultima vicinanza con il genitore malato terminale gli offre la possibilità di riscattare una relazione mal vissuta e di prepararsi al congedo da lui in modo sano e umano e soprattutto sereno perché nel dirsi addio l’importante è appunto come lo si dice. Il succo di tutta la storia è questa, il giallo risolto alla fine, l’insieme noioso e pesante non riesce neanche stavolta a farmi apprezzare le doti narrative di Fois così unanimemente riconosciute. Molto più gradevole il suo “L’importanza dei luoghi comuni” che riusciva meglio a sviscerare quel tema che tanto gli è caro dei rapporti parentali.

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Del dirsi addio 2017-06-23 03:32:34 Bruno Elpis
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Bruno Elpis Opinione inserita da Bruno Elpis    23 Giugno, 2017
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Un ragazzo in odore di Asperger

Del dirsi addio di Marcello Fois ha un protagonista – il commissario Sergio Striggio – che domina la scena con i suoi drammi personali: ha rinnegato un temperamento artistico di critico d’arte, ha mantenuto un rapporto conflittuale con il padre Pietro, ha subito la straziante morte dell’adorata madre, si è legato a Leo, affascinante maestro elementare, ma non ha ancora affrontato il momento di proclamare quell’amore “particolare” a colleghi e familiari…

Con tanta carne a un fuoco che la neve di Bolzano non sopisce, la scomparsa del piccolo Michele (“Michele Ludovisi è un ragazzo particolare, uno in odore di Asperger…”) rimane in secondo piano per gran parte del romanzo, salvo vellicare la curiosità del lettore che punta un occhio alle vicende sentimental-professionali di Sergio, ma mantiene l’altra metà dello sguardo indirizzata su una vicenda che potrebbe essere un incidente, un allontanamento volontario (“Certi adulti non si meritano il compito che gli è stato assegnato e… qualche volta i bambini si nascondono da se stessi proprio per adeguarsi alle aspettative di chi dovrebbe educarli a esprimersi in libertà.” È il pensiero anche del commissario…), un omicidio, un rapimento (“Separazione in corso: o uno o l’altra fanno rapire il bambino”) o forse altro (“Delirio a due. Figlio difficile, madre esaurita e padre sfinito”).
E ancora, cosa ci faceva uno strano prete nella piazzola ove Michele sparisce?

Giudizio finale: Ang-Lee-iano, empedocleo (il romanzo è in quattro parti intitolate: Terra, Fuoco, Acqua, Aria), bolzanino.

Bruno Elpis

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