Hanno ammazzato la Marinin
Letteratura italiana
Editore
Nadia Morbelli è nata a Genova, dove si è laureata in paleografia specializzandosi nello studio dei manoscritti umanistici. Collabora con diverse riviste, nazionali e internazionali, esperte nel settore. Attualmente lavora come redattrice in una piccola casa editrice e vive fra Genova e il Basso Piemonte, da cui parte della sua famiglia proviene. I momenti più belli della sua vita li trascorre in biblioteche polverose o viaggiando in giro per il mondo.
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Opinioni inserite: 3
Ultimo aggiornamento: 21 Febbraio, 2013
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Talvolta è meglio non sapere
Inizio simpatico e frizzante per questo romanzo dove la protagonista Nadia Morbelli, correttrice di bozze e paleografa, viene disturbata dalla Polizia dopo un bagno ristoratore e messa al corrente della morte della Marinin. Iniziano, così, i guai...anche per i lettori!
Chi è la Marinin? Perché lo si nasconde per due capitoli ? Dopo i quali si scopre che, non solo è la vicina di casa genovese, ma, principalmente, è la madre di una compaesana del luogo di origine di Nadia e famiglia, in cui lei torna tutti i fine settimana.
Visto che la protagonista e la Marinin si conoscono da una vita, si può dare il via alla danza del gossip. Al ritmo di “lui ha detto..”, “lei ha fatto…”, “ma erano altri tempi…” etc. si svia l’attenzione dall’omicidio e la si accentra su tutta una serie di aneddoti, più o meno storici, come la guerra della ex Jugoslavia e la vita contadina post-seconda guerra mondiale, che lambiscono svariati argomenti senza mai approfondirne nessuno. La storia rallenta all’inverosimile, farcita da fatti privi di interesse e da una miriade di personaggi inutili, tutti poco caratterizzati, che appiano e scompaiono, incasinando la vita del povero lettore alla ricerca dell’omicida.
Se si esclude qualche battuta comica e qualche personaggio ben delineato, la parte più interessante del romanzo è la copertina, spiritosa e inequivocabilmente gialla!
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- no
Un romanzo leggero leggero (quasi impalpabile)
Nadia Morbelli all'esordio con questo libro, presentato come un giallo tutto italiano ma che si tinge, inesorabilmente, di rosa.
Il romanzo a mio avviso risulta molto pasticciato pieno di appigli che purtroppo non portano da nessuna parte. L'omicidio della vicina di casa di Nadia la indurrà, non certo suo malgrado, a fare l'investigatrice in gonnella pur essendo una paleografa che lavora in una piccola casa editrice di Genova.
Le indagini portano a parlare e discorrere frettolosamente della guerra nell'ex Jugoslavia con relativi traffici di armi tra l' Italia e questa nazione, tanti pettegolezzi di ciarliere anziane/i di paese, amori non corrisposti e tanti tradimenti. Il tutto corredato da aperitivi, cene e pranzi con amici e parenti. Shopping sfrenato al femminile e tanta ironia nel linguaggio fresco, moderno e con molte simpatiche battute che fanno sorridere e ci allietano.
A mio avviso il vero nocciolo del libro non è l'omicidio, preso a pretesto, ma raccontare dei caratteri, dei vizi e delle virtù, pene e colpe dei vari personaggi che vanno e vengono nel romanzo.
Ben lungi dall'essere un vero giallo, se ne discosta ampiamente, e purtroppo risulta anche un po' ingarbugliato e confusionario, senza un vero fine.
Bisogna leggerlo solo se si necessita di qualcosa di leggero che ci faccia sorridere un po' in un periodo di stanca o se si ha voglia di relax senza troppo pensare.
Un acquisto sbagliato, pensavo che fosse meglio articolato nel suo insieme, almeno per quando mi induceva a pensare la quarta di copertina.
La riflessione che mi porta la conclusione di questa lettura è.....perché tutti indistintamente hanno la necessità di scrivere un libro? Lo si deve fare necessariamente anche quando non si ha nulla da dire? Non condivido assolutamente questa nuova moda che ci opprime, soprattutto, in questo ultimo decennio. Ma gli scrittori con la s maiuscola non dovevano essere quelli che avevano qualcosa da dire e il loro scritto tramandato hai posteri? Scrivere un libro non è lasciare qualcosa a qualcuno per condividerne i pensieri e le passioni, i dolori e le gioie? Non ci dovrebbe far riflettere? Forse esagero, forse sbaglio io che sono all'antica e con una forma mentis letteraria.
Lo volevo salvare fino alla fine questo romanzo ma purtroppo, al di là di simpatie verso la protagonista ed uno stile carino, non c'è proprio nulla, leggero leggero quasi impalpabile!
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Chi sarà mai la Marinin?
Mi ha attratto soprattutto per il titolo. A spingermi nell'acquisto è stata la curiosità di sapere chi fosse la "Marinin". Spesso mi capita di scegliere una lettura partendo dalla prima impressione: se il titolo è accattivante, anche il contenuto non è malvagio. Non sempre va bene, ma questa volta non ho sbagliato!
Belle le ambientazioni e interessante l'idea di raccontare la storia come se fosse un'esperienza vissuta in prima persona dall'autrice, contornata da personaggi singolari.
Da leggere!









