I milanesi ammazzano al sabato I milanesi ammazzano al sabato

I milanesi ammazzano al sabato

Letteratura italiana

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La presentazione e le recensioni di I milanesi ammazzano al sabato, opera di Giorigio Scerbanenco edita da Garzanti. Donatella è scomparsa. È bellissima, sembra una svedese, con quei lunghi capelli biondi e quel profilo antico. Ma è debole di mente: per la strada guarda gli uomini, sorride a tutti e, qualunque cosa le dicano, risponde di sì. Perciò suo padre, il vecchio Amanzio Berzaghi, un ex camionista, la tiene nascosta in casa, tra bambole e dischi di canzonette. Ma una mattina l'ex camionista non la trova più... Il caso viene affidato a Duca Lamberti, il medico-investigatore. Alla disperata ricerca della ragazza, Lamberti si spinge nei bassifondi di Milano, tra feroci magnaccia e case d'appuntamento.

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I milanesi ammazzano al sabato 2012-02-09 14:10:17 isabella82
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isabella82 Opinione inserita da isabella82    09 Febbraio, 2012
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L'ultimo Duca, purtroppo

Donatella è una ragazza dalla bellezza particolare, un donnone che incarna,nonostante le dimensioni, una grazia e una delicatezza uniche nel loro genere. Ma Donatella purtroppo è rimasta piccina, una bimba che gioca con le bambole, una bambola anch'essa che guarda insistentemente gli uomini, che li desidera. Donatella è ninfomane e il padre lo sa. Per questo motivo la custodisce gelosamente dopo la morte della moglie e fa in modo che nessuno, proprio nessuno, venga in contatto con la sua povera figlia. Finchè un giorno, tornando dal lavoro, Amanzio Berzaghi non trova la casa vuota e la figlia scomparsa.

Inizia così l'ultimo capitolo del ciclo Duca Lamberti. Con la stessa capacità di sempre di stimolare il lettore all'immaginazione, Scerbanenco ci regala un nuovo quadro della sua Milano, non meno inquietante e sordido. In una città appena tratteggiata, dove non ci sono chiari riferimenti, ma dimora incessante il grigiore e la squallida natura umana sopraffà anche il più umile pietismo, l'autore ci parla della piccola criminalità, delle bassezze quotidiane, dei vizi dei ricchi e dei sacrifici umani a cui i più deboli sono votati. Non è uno scenario confortante, ma non lo vuole essere.

Ci tiene incollati questo libro, ci divora e ci proietta dove non vorremmo essere, sempre con la speranza di un lieto fine, del trionfo della giustizia, in un modo o nell'altro. Ci conforta Duca perchè prima di essere medico o poliziotto egli è un uomo di principio, che non tollera le bassezze a cui gli individui che speculano sono disposti. Verrebbe da chiedersi cos'avrebbe fatto oggi il Duca, ingabbiato da una burocrazia stringente e dall'impossibilità di agire... fortunatamente Scerbanenco non è vissuto così a lungo.

“C’è qualcuno che non ha ancora capito che Milano è una grande città...Non hanno ancora capito il cambio di dimensioni, qualcuno continua a parlare di Milano come se finisse a Porta Venezia, o come se la gente non facesse altro che mangiare panettoni o pan meino. Se uno dice Marsiglia, Chicago, Parigi, quelle sì che sono metropoli, con tanti delinquenti dentro, ma Milano no, a qualcuno non dà la sensazione della grande città, cercano ancora quello che chiamano il colore locale, la brasera, la pesa, e magari il gamba de legn.”

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