Il posto di ognuno. L'estate del commissario Ricciardi
Letteratura italiana
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Opinioni inserite: 6
Ultimo aggiornamento: 03 Marzo, 2012
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Il posto di ognuno
Un'estate torrida, troppo torrida, una Napoli sempre più intrisa da un ambiente influenzato dall'era fascista, il Commissario Ricciardi ed il Brigadiere Maione ed una miriade di personaggi ognuno sapientemente collocato al suo posto, nella trama di questo giallo che ha un sapore antico che ti agguanta lasciandoti con un senso di malinconia ma tante speranze.
Dei libri di De Giovanni che narrano le avventure di Ricciardi sicuramente questo è il più introspettivo. Ogni personaggio è descritto soprattutto dal lato psicologico e sociale, forse in alcuni passaggi anche troppo ma non guasta.
I capitoli come al solito stile dell'autore sono brevi e lasciano sempre, alla fine, la voglia di iniziare la lettura del successivo, in quanto la trama non racconta solo le indagini per scoprire l'autore di un efferato omicidio ma anche vari intrecci amorosi e passionali che caratterizzano l'opera dall'inizio alla fine. Sembra quasi di leggere un giallo rosa, definizione un po' azzardata la mia ma ci sta tutta.
La piacevolezza non raggiunge il massimo dei voti perchè si denota una minore azione nella trama che indubbiamente rimane una ragnatela ben architettata il cui gioiello rimane sicuramente la risoluzione finale.
De Giovanni attraverso la sua opera ci regala uno spaccato di una Napoli del fascio caratterizzata da miseria e nobiltà che si intersecano abilmente regalandoci un trattato umanistico e sociologico di sicuro spessore.
Complimenti De Giovanni, un'altra perla nello scenario letterario italiano.
Buona lettura.
Syd
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"Penso che si nasce incudine o martello"
Che gran bel libro, la sua collocazione è da "classico della letteratura italiana". Classificarlo giallo o poliziesco d'altri tempi (Napoli 1931) sarebbe incompleto o riduttivo. C'è un delitto, muore una donna aristocratica e si cerca il colpevole, pagina dopo pagina si entra in un mondo meraviglioso fatto di tante storie, come dice lo stesso autore "gente che viveva le proprie storie fra mille ostacoli", con la grazia di una scrittura oserei dire perfetta e con tanto di finale a sorpresa.
"Penso che si nasce incudine o martello; e che l'incudine è felice di essere percossa, perchè la sua natura lo impone"
"Un uomo muore nel momento in cui non significa più niente per nessuno"
"Lo sai che la cosa più importante è l'amore. E' l'amore che ti dà il posto in cui stare. Me lo dicevi sempre che l'amore era la vera casa, la patria. Non mi hai spiegato però come fare, se l'amore è quello sbagliato"
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bellissimo
aspetto con ansia il quarto!!!
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Capolavoro?
Non so se sono capolavori; non sono attrezzato culturalmente per dare questi giudizi.
Posso solo dire che ho rinuciato a tante cose ( incontri, cene, teatri, film..) pur di leggere i tre libri che ho comprato in blocco nel caldo Ferragosto 2009.
La scelta è stata casuale ( mi faccio guidare dalla copertina, da una lettura di di qualche pagina pagina presa a caso..) . Non mi soffermo su una analisi dei vari personaggi, sarebbe lungo e comunque non sono in grado di farlo. Dico solo che sono libri di grande compagnia, una compagnia intelligente, istruttiva, che attivano i tuoi neuroni cerebrali deputati al pensiero; e tutti sappiamo che dove c'è pensiero c'è anche progresso.
A presto Sandro De Luca
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A Vichi Marco ( che pure si è cimentato in lavori intriganti ) per l'eleganza e la finezza dei protagonisti. <br />
E poi a tutti quelli che non hanno ancora conosciuto il commissario Ricciardi..e i luoghi di Napoli di una certa epoca e nelle varie stagioni.
il posto di ognuno
Davvero, dopo aver letto questo libro hai la sensazione che tutti, ma davvero tutti possono scrivere. Mi chiedo come può Fandango aver pubblicato questo libro!
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Semplicemente un capolavoro
Come ho aperto il libro ho avuto chiara la sensazione di aver ritrovato dei vecchi amici, di quelli con cui ci si vede magari solo una volta all’anno. C’è il brigadiere Maione un po’ ingrassato, tanto che si è messo a dieta e poi c’è l’Enrica, una presenza silenziosa, non appariscente, ma capace di dare luce a una notte e a un’intera vita. Il dottor Modo, nonostante il suo antifascismo, è ancora lì e sembra dirmi che la vita deve essere presa con ironia, sì con uno spirito leggero, e se detto da lui c’è da credergli, perché i suoi clienti non sono di certo ciarlieri, muti come possono solo esserlo i cadaveri.
E poi c’è lui, quegli occhi intensi, in cui sembra galleggiare il dolore del mondo, un uomo Ricciardi a cui tenderei subito la mano per prendere un po’ della sua sofferenza e per vederlo un po’ sereno, magari al braccio di Enrica, la cui madre s’è messa in testa di accasarla con un bellimbusto e nemmeno a farlo apposta la giovane deve anche confrontarsi con la bellissima Livia, che si è incapricciata del commissario, il tutto nel corso di una difficile indagine per la soluzione di un efferato delitto e in un’estate particolarmente torrida.
Cari amici, tutti, è sempre un piacere essere con voi, anno dopo anno, stagione dopo stagione, entrare in quelle pagine per presenziare, ospite invisibile, alle vostre storie, per essere partecipi della vostra esistenza che non ha nulla di titanico, di grandioso, ma che riflette i vostri caratteri fondamentalmente buoni, con quel senso di pietà che vi accompagna di fronte alle vittime dei delitti e davanti agli omicidi che assicurate alla giustizia.
Caro Maione, caro Ricciardi, cara Enrica, non sapete quanto mi siete mancati dal nostro ultimo incontro. Ora vi vedo nuovamente, fra le pagine del libro che sfoglio, fra le righe che divoro, coricato sul letto la sera in attesa di un sonno che, grazie a voi, non potrà che essere ristoratore, accompagnato dalla vostra presenza nei miei sogni.
Lo so che quanto ho scritto è un po’ strano per una recensione, per quelle righe che un lettore attento compone per giustificare il suo giudizio su un’opera.
Ma voi siete quest’opera, voi e tutti i personaggi che la animano, in un’atmosfera falsa tipica di un regime, dove non si deve parlare né di miseria, né di crimini.
A volte pure mi commuovo, e voi non ve ne accorgete, perché non mi vedete e forse è anche meglio, perché così non perdete quella naturalezza di gesti e di comportamenti che vi contraddistingue.
Stare con voi è meglio di vedere un film della televisione, essere insieme a voi è un confrontarsi continuamente, riscoprendo quei vizi e quelle virtù che, in maggiore o minor misura, sono dentro di noi.
Voi siete un’umanità reale, tangibile, che ora non si trova più in un mondo in cui ognuno è diverso da quel che appare; voi invece siete limpidi, con i vostri sentimenti, le vostre emozioni, i vostri amori, le gelosie, il desiderio di un mondo più giusto. In proposito, cari Ricciardi e Maione mi piacete tanto perché non siete dei giustizieri, ma cercatori di verità, incrollabili, tutti tesi allo scopo, ma anche misericordiosi, comprensivi senza indulgere al troppo facile perdono.
Siamo arrivati all’estate e poi ci sarà l’autunno, l’ultima delle quattro stagioni, a quanto pare.
Ma io vi voglio vedere, vi voglio ritrovare ogni anno e anche se non sono napoletano prego San Gennaro perché sia così e che illumini Maurizio de Giovanni, pure lui presente e invisibile a voi, ma che, a differenza di me, vi suggerisce ogni passo.
Anche a nome vostro chiedo perciò a San Gennaro di farci la grazia che de Giovanni continui a permettere questi nostri indimenticabili incontri.
Quanto a voi, in preda alla commozione, dico arrivederci, cari, grandi, splendidi amici, come splendido è il libro che vi racchiude.
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La condanna del sangue. La primavera del commissario Ricciardi, di Maurizio de Giovanni









