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La caccia al tesoro

La caccia al tesoro

Letteratura italiana

Autore Andrea Camilleri

Editore

Casa editrice Sellerio


La trama e le recensioni di La caccia al tesoro, romanzo di Andrea Camilleri edito da Sellerio. I fratelli Gregorio e Caterina Palmisano, settantini, presi da manie sacre si sono asserragliati in casa e accolgono i poliziotti che si presentano alla loro porta a colpi di pistola. Ma non è la sola sorpresa: la casa fa spavento per lo stato d’abbandono e per la selva di crocifissi mentre sul letto di Gregorio viene trovata una bambola gonfiabile, lacera, quasi senza capelli e priva di un occhio. Dopo qualche giorno un’altra bambola di gomma viene rinvenuta in un cassonetto di Vigàta. Montalbano è un po’ perplesso, e mentre si porta le due pupe a casa per ragionarci sopra – con l’inevitabile commedia degli equivoci che la loro presenza genera in Adelina e Ingrid – comincia a ricevere delle strane lettere anonime. Si tratta delle istruzioni per una caccia al tesoro: indovinelli, prove da superare, luoghi da raggiungere. Il commissario è inquieto, qualcosa non gli quadra ma decide di stare al gioco: risolve gli enigmi, le sciarade e l’aneddoto cifrato che lo conduce in una campagna un po’ sperduta. A risolvere i rompicapi lo aiuta Aurelio Pennisi, un giovane che gli ha presentato Ingrid, interessato ai suoi metodi di indagine. La situazione però si fa tesa quando insieme a una delle lettere della caccia al tesoro viene recapitata a Montalbano una testa d’agnello sanguinante. Il commissario avverte una sensazione di disagio e capisce che dietro a quella burla si cela qualcosa di oscuro e che non è più ora di giocare. Nel frattempo a Vigàta scompare Ninetta Bommarito, una diciottenne che non ha mai dato problemi in famiglia, le sue tracce si perdono in periferia su una strada che conduce a un luogo un po’ misterioso, il Lago di Dio, mentre arriva l’ennesima lettera: Con te mi scuso caro Montalbano Ma il tuo aspettare vedrai non sarà invano... I versi questa volta hanno qualcosa di laido e non c’è più tempo da perdere. La caccia al tesoro è una storia inquietante, cruenta, con un commissario più incline alla riflessione e che questa volta rischia davvero grosso.

Andrea Camilleri (Porto Empedocle, 1925), regista di teatro, televisione, radio e sceneggiatore. Ha insegnato regia presso l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica. Ha pubblicato numerosi saggi sullo spettacolo e il volume, I teatri stabili in Italia (1898-1918). Il suo primo romanzo, Il corso delle cose, del 1978, è stato trasmesso in tre puntate dalla TV col titolo La mano sugli occhi. Con questa casa editrice ha pubblicato: La strage dimenticata (1984), La stagione della caccia (1992), La bolla di componenda (1993), Il birraio di Preston (1995), Un filo di fumo (1997), Il gioco della mosca (1997), La concessione del telefono (1998), Il corso delle cose (1998), Il re di Girgenti (2001), La presa di Macallè (2003), Privo di titolo (2005), Le pecore e il pastore (2007), Maruzza Musumeci (2007), Il casellante (2008), Il sonaglio (2009), La rizzagliata (2009), Il nipote del Negus (2010, anche in versione audiolibro); e inoltre i romanzi con protagonista il commissario Salvo Montalbano: La forma dell'acqua (1994), Il cane di terracotta (1996), Il ladro di merendine (1996), La voce del violino (1997), La gita a Tindari (2000), L'odore della notte (2001), Il giro di boa (2003), La pazienza del ragno (2004), La luna di carta (2005), La vampa d'agosto (2006), Le ali della sfinge (2006), La pista di sabbia (2007), Il campo del vasaio (2008), L'età del dubbio (2008), La danza del gabbiano (2009).

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Una caccia drammatica

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Piacevole, come al solito. Leggere un libro di Camilleri mi fa stare bene. Montalbano è quasi una persona che si pensa di conoscere veramente e con i suoi libri ci dà notizie di sè.
Anche i riferimenti che Camilleri inserisce nel libro alla nostra realtà di tutti i giorni (alle notizie vere e recenti, pubblicate dai quotidiani) mi permette di partecipare a una specie di rivalsa, quasi che Montalbano esistesse davvero e possa essere un vero nuovo angelo vendicatore contro le ingiustizie grandi e piccole che fronteggiamo ogni giorno.
I personaggi, e in primis, Montalbano sono sempre molto umani e veri.
Allo stesso modo la capacità inventiva di Camilleri, vista la sua età, non finisce di stupirmi e di suscitare la mia invidia. Ma a chi verrebbe mai in mente di scrivere un romanzo con protagoniste delle bambole gonfiabili? a un geniaccio!

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Consigliato a chi ha letto... ed è affezionato a Camilleri e Montalbano
 

Pochi deboli indizi

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Andrea Camilleri e Salvo Montalbano non si toccano, siamo tutti d'accordo. Però, forse, quando un personaggio è così amato, così conosciuto e universalmente apprezzato ad un certo punto si dovrebbe trovare il coraggio di ucciderlo (metaforicamente parlando) senza lascialo invecchiare, inacidire e indurire.
Sarò io, sarà la vecchiaia, sarà 'sto buco nell'azoto, ma Montalbano mi lascia sempre l'amaro in bocca ultimamente.

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Consigliato a chi ha letto... ...tutta la serie, perché Montalbano non si tocca!
 

voto: ottimo.

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Piacevolissimo.
Anche stavolta Camilleri non mi ha delusa.

Storia interessante, direi più "gialla" di altre dello stesso autore.
Ben congegnato; di quelle, per intenderci, che ti fanno proseguire la lettura, anche se non potresti ("ancora una pagina e poi mi fermo...").

Ma questa caccia al tesoro che dà il titolo al romanzo è veramente interessante: parte in sordina -quasi uno scherzo -in cui l'arguto Commissario si cimenta, per vincere la noia di un momento di "calma piatta" nel suo lavoro.
Però la calma è destinata -ahimè -a durare poco , ed il nostro Salvo si accorgerà di quanto la caccia al tesoro sia strettamente legata ad una drammatica scomparsa, e quanto il gioco non sia più un divertimento, ma una tragedia che lo sconvolge come poche prima.....

Nel romanzo non manca alcun ingrediente di mio gradimento.

Le esilaranti gags di Catarella sono come sempre uno spasso.
Fa capolino nella storia l'affascinante Ingrid, "Fimmina con i cabasisi", come la definisce Salvo, che riesce ancora una volta a farlo litigare con la perenne fidanzata Livia, intrigante come una patata lessa.
Salvo fa soltanto due o tre riferimenti alla vecchiaia che incalza, per fortuna! E' meno immalinconito del solito...la dose giusta, direi.
Ci sono, nel romanzo, alcune descrizioni di personaggi, che sono dei veri gioielli.
Da non perdere!!!!

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un libro bellissimo. ancora una volta il nostro camilleri riesce a stupirci con uno scritto di alto livello e piacevolissimo. per la prima volta montalbano si trova veramente a rischiare la vita e in modo truce. camilleri non si smentisce. bravo,bravo,bravo.

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Consigliato a chi ha letto... tutto camilleri
 

Non finisce di stupirci

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Camilleri si supera: impensabile data l'età e la mole di lavori prodotti!! Questa volta Montalbano è impegnato in una tragica caccia al tesoro; il ritmo non è mozzafiato ma sarà difficile mettere giù questo libro che vede Camilleri addentrarsi nel non facile territorio dell'horror vero e proprio: stavolta l'avversario non è un mafioso nè un criminale comune ma un vero e proprio pazzo furioso. Bello davvero.

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Consigliato a chi ha letto... Camilleri, in particolare Montalbano
 

La Caccia al Tesoro

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L'ho letto in due giorni, parola.
Camilleri è fantastico, irresistibile e ironico, ha una scrittura incalzante e soprattutto, non mancano i riferimenti satirici nei suoi romanzi. Eccezionale anche quest'ultimo capitolo: riesce a poiazzarci situazioni paradossali, a introdurne alcune che poi abilmente accantona per farle riemergere in un finale a sorpresa ineccepibile.

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Continua il (forse) infinito ciclo della commedia umana di Camilleri, iniziata nel 1978 con il suo primo romanzo, "Il corso delle cose". Il protagonista è nuovamente Salvo Montalbano, il meno poliziesco tra i poliziotti. Perchè Camilleri, testa umana, non parla del commissario Montalbano, bensì di Salvo Montalabano. Ed è questa (apparentemente) sottile differenza che rende ogni libro di Camilleri unico. Camilleri che si supera nuovamente: in questo romanzo si muove in un territorio molto complesso dell'animo umano, la parte di cui meno siamo coscienti ma che più ci influenza e distrugge, e riesce ad appassionare senza spiegare.

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un romanzo incalzante

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Opinione inserita da cesare giardini
07 Giugno, 2010
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Ecco un nuovo romanzo di Camilleri che si legge tutto d'un fiato, incalzante, ricco di sorprese e colpi di scena. E' una "caccia al tesoro" che un killer psicopatico mette in atto inducendo il commissario Montalbano a rincorrere indizi inviatigli per lettera sino ad arrivare,attraverso colpi di scena ben architettati dallo scrittore, ad un finale inatteso e truculento, quale forse mai si era letto nelle indagini di Montalbano. Montalbano sente il peso degli anni ( la "vecchiaglia" avanza!), mal sopporta la burocrazia e le ipocrisie del potere : ma, alla fine, risolve l'intricata matassa del giallo, anche se salvato in extremis dai suoi fidatissimi collaboratori Fazio, Gallo e Galluzzo. E va, finalmente, a ritemprarsi a Boccadasse, tra le braccia dell'eterna fidanzata Livia... Un Camilleri frizzante, che quasi si coccola il suo Montalbano, guidandolo con perizia e abilità verso una serena vecchiaia ed una meritata pensione. Da sottolineare il finale grandguignolesco, nuovo per Camilleri : non andate a leggervelo subito, per non rovinarvi il piacere della lettura !

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Il solito Montalbano, che bello ritrovarlo, quando ci si affeziona ad un personaggio, è come ritrovare un amico. Infatti anche in questo romanzo Montalbano è lì con le sue passioni di sempre, con le sue debolezze, con il suo amore lontano. Anche la scrittura di Camilleri ci avvinghia e seduce come sempre. Un po' più strong del solito, con un pizzico di sesso, il nostro Montalbano si trova alle prese con due bambole gonfiabili e con una caccia al tesoro alquanto inquietante.

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La caccia al tesoro di Andrea Camilleri

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La caccia al tesoro
di Andrea Camilleri
Sellerio edizioni Palermo
Il sedicesimo libro della serie con Montalbano ha un incipit diverso: il commissario non ha passato una nottata fitusa, non s’arroviglia tra le lenzuola, ma più avanti si legge: “e fu accussì che inveci d’essiri, come al solito, arrisbigliato dalla prima luci del jorno, fu lui a vidiri il jorno che s’arrisbigliava”. Sembra di entrare subito nell’atto criminoso, ma poi Camilleri ci svia, ci addentra in un commissariato sonnolento, intorpidito, senza fatti violenti o cruenti sia pure di scarsa entità, Montalbano che non sa come passare il tempo tra un libro di Simenon, una Domenica del Corriere del 1920 e l’osservazione entomologa del percorso di una mosca intorno alla scrivania.
Montalbano primo che interloquisce con Montalbano secondo sulla vecchiaglia, riflessioni sul suo modus operandi più cauteloso: si rimprovera e poi si assolve.
Catarella con le sue proverbiali storpiature lessicali, sciddricate della mano sulla porta e divagazioni con rebus e cruciverba allenta la tensione che tra le pagine s’insinua. La sempiterna e slapita Livia distante anni luce, solo telefonicamente rivendica ancora un minimo di attenzione da parte di Salvo. Fazio, Mimì Augello, Gallo, Galluzzo, la svedese Ingrid cristallizzati nei loro ruoli, ci accompagnano in questa nuova e più noir storia: due vecchi fanatici religiosi, due bambole gonfiabili, lettere anonime che in giochi enigmistici invitano il commissario ad una strana e poco credibile caccia al tesoro, la scomparsa di una giovane e bella ragazza e un giovane aspirante epistemologo, tutto questi elementi sparsi e apparentemente slegati tra loro trovano la giusta collocazione. Montalbano rimette a posto con la sottile arguzia che lo contraddistingue tutti i pezzi del puzzle, quando un lapsus e due omissioni gli illuminano la mente e la risoluzione del caso prende forma anche senza uno straccio di prova, ma “la mancanza di prove non è prova della mancanza”, (Rumsfield). Da “L’età del dubbio” e “La danza del gabbiano” il commissario di Vigàta, 57 enne, s’interroga, si analizza sempre più nel profondo: sì, ripete i suoi rituali legati alla cucina, la buona cucina di Adelina o di Enzo, la passiata al molo, fino sutta al faro, l’assittatina supra allo scoglio con relativa sicaretta, le parole che lo fanno arraggiari, il guasto della natura, della politica, dell’animo umano che lo feriscono, l’offendono, ma ad una certa età s’addiventa insofferenti su tutto. Conferme per lui che sta diventando vecchio. Una forma di spleen cova nel suo cuore e squieta la mente, la solitudine che prima era quasi uno status naturale ora l’avverte con più sofferta sensibilità. Camilleri attinge a piene mani alla sua fantasia, ma anche alle sue eccellenti letture, echi e riferimenti letterari, come il nome della via Brancati al Don Giovanni in Sicilia, bambole gonfiabili comprate all’estero, espressione di un erotismo stravagante e alla moda e altro. La caccia al tesoro è un’altra gemma letteraria di Camilleri che ci emoziona fino all’ultima riga. Come il personaggio Arturo Pennisi, il picciotto ventino, preciso intifico a un Harry Potter, è interessato al funzionamento del cervello di Montalbano quando conduce un’indagine, così noi lettori siamo incuriositi e affascinati della mirabolante struttura linguistica di Camilleri e degli architettonici ed ingegnosi intrecci narrativi delle sue opere. E come se Camilleri sfidando se stesso in un gioco di specchi lanciasse una sfida anche ai suoi lettori facendoli giostrare a più livelli mentali e ingannandoli- da ottimo giallista- per gran parte del testo.

L’autore. Andrea Camilleri è nato a Porto Empedocle nel 1925. Ha esordito come romanziere nel 1978 con “Il corso delle cose”. Della sua ricchissima produzione letteraria tutti i romanzi con protagonista il commissario Montalbano sono pubblicati dalla casa editrice Sellerio e altri, tra questi ricordiamo: “La forma dell’acqua”, “Il cane di terracotta”, “Il ladro di merendine”, “La voce del violino”, “La stagione della caccia”, “Il birraio di Preston”, “La concessione del telefono”, “La gita a Tindari”, “Maruzza Musumeci”, “Il casellante”, “Il campo del vasaio”, “L’età del dubbio”, “Un sabato, con gli amici” “Il sonaglio” “Il cielo rubato” “La danza del gabbiano”, “Il nipote del Negus”.
Arcangela Cammalleri

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Consigliato a chi ha letto... Montalbano e sempre e...non solo Montalbano
 
 
 

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