La carta più alta La carta più alta

La carta più alta

Letteratura italiana

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La trama e le recensioni di La carta più alta, romanzo di Marco Malvaldi edito da Sellerio. A Pineta siamo a metà di un’estate particolarmente lunga. Massimo, che ha completamente ristrutturato il bar, cerca una nuova banconista; Aldo, a cui hanno distrutto il ristorante dandogli fuoco, sta cercando un nuovo locale. Il posto adatto ci sarebbe: si tratta di Villa del Chiostro, una beauty farm che sta andando piuttosto bene, messa su vari anni prima da un personaggio losco, Riccardo Foresti, e dove vorrebbe aprire un ristorante in comproprietà. Aldo è reso dubbioso dalla cattiva reputazione di Foresti e prima di accettare vuole delle garanzie; la stessa storia della beauty farm, infatti, ha dei punti oscuri. Grazie alle conoscenze di Pilade in Comune, i vecchietti riescono a mettere le mani sui vari atti che hanno portato all’acquisizione del fabbricato; scoprono così che la proprietà è stata comprata ad un valore assai inferiore al prezzo di mercato. La spiegazione è ovvia: il bene è stato acquistato come nuda proprietà, e quindi destinato a rimanere in mano al venditore, Ranieri Carratori, fino alla morte di quest’ultimo. Meno ovvio è, invece, che il Carratori stesso sia morto in maniera improvvisa dopo un mese circa dalla stipula del contratto. Apparentemente, per una malattia che non perdona; ma per i vecchietti è una coincidenza troppo grossa per essere solo un caso. Un infortunio al tendine costringe Massimo a un ricovero proprio nello stesso ospedale in cui è morto Carratori. Aldo, Ampelio, Gino e Pilade, i quattro pensionati-detective di Pineta affondano in questa nuova avventura fra un pettegolezzo, una bevuta e quattro risate, rompendo la monotonia della placida vita di provincia con arguzia e ironia. E dimostrando alla fine che la scienza serve, anche tra i tavolini di un bar.

Marco Malvaldi (Pisa, 1974) ha pubblicato con questa casa editrice i tre romanzi della serie dei vecchietti del BarLume: La briscola in cinque (2007), Il gioco delle tre carte (2008) e Il re dei giochi (2010), e inoltre Odore di chiuso (2011).

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La carta più alta 2012-04-26 07:45:17 phoebe1976
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phoebe1976 Opinione inserita da phoebe1976    26 Aprile, 2012
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A volte per sapere è meglio non sapere

Malvaldi l’ho scoperto per caso e, devo dirlo, grazie al passaparola.
La sua serie sul Bar Lume è oramai così mitica che già si parla di trasposizione televisiva, con tanto di Valerio Mastrandrea nei panni del barrista Massimo. E perché non dovrebbe essere così? I soi libri sono una boccata d’ossigeno in un mondo tetro. Divertenti, leggeri, intelligenti e mai banali, accompagnano il lettore in un piacevole viaggio nel quotidiano che, a volte, può diventare straordinario.
Anche questo quarto appuntamento non fa differenza, dove la noia di una estate senza omicidi e la riapertura ad opera dei quattro vecchietti di un caso di venti anni prima sono solo il pretesto per narrare.
Certo, se una critica si può fare, a parte quella del formato dei libri Sellerio che io trovo da sempre antipaticissimo, è quella della poca evoluzione. In quattro libri, tranne il viavai di Tiziana, poco è cambiato al BarLume. Squadra che vince non si cambia, si diceva un tempo, ed è ancora vero. Ma Malvaldi qualcosa se lo dovrà pure inventare nel prossimo libro…

Per concludere, volevo ricordarvi i quattro vecchietti del bar, che sono così mitici che da causarmi risate così sonore, tali da svegliare il mio compagno mentre leggevo a letto.
Ditemi voi se è poco, deh!

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La trilogia del Bar Lume, ma anche Montalbano "de'na volta" e ha nostalgia di gialli all'italiana leggerie piacevoli
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La carta più alta 2012-03-09 17:51:10 datafabio
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datafabio Opinione inserita da datafabio    09 Marzo, 2012
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filone un pò esaurito

Scorrevole e piacevole come sempre, segnalo solo che ormai il filone è esaurito eil malvaldi è ora che lasci un pò in pace i cari vecchitti del bar lume.. chi ha letto gli altri libri non può evitare di chiedersi, durante la lettura pur piacevle di questo: è mai possibile che succedano tutte a Pineta, e che siano sempre i nostri fantastici 4 (+ il baRRista) a risolvere i casi?

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La carta più alta 2012-02-27 16:00:45 Henry
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Henry Opinione inserita da Henry    27 Febbraio, 2012
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Una briscola al bar

Non c’è nulla di meglio di una briscola al bar per passare qualche ora in compagnia. Ampelio, Pilade, Gino e Aldo sono quattro simpatici vecchietti che ogni giorno si ritrovano con le carte in mano all’ombra di un olmo nel BarLume. Ma i nostri amici pensano bene di aggiungere un po’ di pepe alla partita. Tra un pettegolezzo e l’altro si ritrovano a ipotizzare un omicidio che sarebbe sfuggito alla polizia vent’anni prima. Ad Aldo, infatti, è stato offerto di aprire un ristorante all’interno di una lussuosa villa di cui è stata ceduta la nuda proprietà a un prezzo troppo vantaggioso per l’acquirente. La cosa che desta nei vecchietti sospetti e maldicenze è la morte dell’ex proprietario, avvenuta una settimana dopo la vendita della casa. Massimo il barista farà di tutto per tenere a bada i terribili vecchietti e si ritroverà suo malgrado coinvolto nell’indagine. Una finta lettera di minacce scritta da lui stesso per calmare gli animi dei suoi clienti più affezionati finirà sul tavolo della polizia che riaprirà il caso. L’ironia dei personaggi, le capacità deduttive del barista e la filosofia sono le chiavi di questo romanzo sicuramente da non perdere.

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La serie del BarLume
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La carta più alta 2012-02-12 08:57:14 bucintoro
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bucintoro Opinione inserita da bucintoro    12 Febbraio, 2012
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la carta piu alta

complimenti. ancora una volta il malvaldi ci fa divertire con la combricola dei vecchietti indiavolati e con il "barrista" Massimo sempre arguto e da buon toscanaccio, con la battuta sempre pronta. anche in questo libretto ( nel senso che è piccolo di spessore, intendiamoci ) ci sara un indagine con risvolti inaspettati che ci prenderanno sino all'ultima pagina. da leggere con piacere.

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malvaldi
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La carta più alta 2012-02-08 12:57:59 andrea70
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andrea70 Opinione inserita da andrea70    08 Febbraio, 2012
Ultimo aggiornamento: 12 Marzo, 2012
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La finestra sul cortile

Da accanito telespettatore della "Signora in giallo" mi sono sempre stupito del considerevole numero di omicidi a Cabot Cove , Maine. Un paesello di quattro anime dove ogni anno ammazzano più gente che nel famigerato Bronx...paradossi della finzione!
Evidentemente Malvaldi ha fatto la stessa pensata per il suo paesino di Pineta e ha deciso di parlare di un presunto omicidio , archiviato come morte naturale, avvenuto venti anni prima.
Poco movimento e un'indagine alla "Finestra sul cortile" con tanto movimento di meningi del "barrista" Massimo e i vecchietti terribili in forma smagliante. Così come ho trovato ispirato l'autore che , nonostante sia al quarto romanzo con gli stessi protagonisti, riesce a non essere mai ripetitivo : dialoghi, battute, paragoni assolutamente divertenti che costituiscono il vero piacere della lettura al di la del giallo da risolvere.
L'unica pecca del romanzo è che ad un certo punto...è finito!.
Ovviamente consigliatissimo.

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La carta più alta 2012-01-31 17:00:35 LuigiDeRosa
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LuigiDeRosa Opinione inserita da LuigiDeRosa    31 Gennaio, 2012
Ultimo aggiornamento: 01 Febbraio, 2012
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Verità apparenti

Ancora una volta Marco Malvaldi,dopo il thriller con soluzione "servita" da Artusi,ci offre un nuovo divertente giallo colto e arguto.I fatti: Massimo Viviani è un quarantenne che gestisce un bar,il Barlume, a Pineta dove sta cercando di dimenticare la sua ex moglie e sostanzialmente si fa gli affari propri.
I suoi più affezionati clienti sono Ampelio,suo nonno, e i suoi tre compari Gino,Aldo e Pilade, simpatici vecchietti che per arguzia,genio e battuta pronta ricordano quelli di "Amici miei".
Dunque i quattro "nonni", c'hanno tanto tempo "pe farsi gli affari dell'altri"! Un giorno Aldo racconta agli amici del bar che vorrebbe riaprire un ristorante come ai vecchi tempi,la
proposta l'ha ricevuta da Remo Foresti che però è un imprenditore chiacchierato.Remo Foresti,racconta Aldo, nel 1990 riuscì a comprare "come nuda proprietà" la magnifica Villa del Chiostro dell'industriale Ranieri Carratori, che prima del contratto godeva
di ottima salute e di molti debiti, dopo qualche settimana dalla famosa firma,invece si era ammalato di cancro e nel giro di due settimane era morto, "ma non è tutto" aggiunge Aldo, il dottor Davide Calonaci, genero del Carratori, fu accusato dalla sua compagna nonchè figlia dell'estinto di aver sbagliato la chemio e si suicidò alcuni giorni dopo.
Naturalmente ai vecchietti i conti non tornano,secondo le loro fervide immaginazioni il Carratori è stato avvelenato! Decidono di indagare,pardon, di farsi gli affari degli altri, ed ecco il primo grosso errore di Massimo che, pe fa il bischero, scrisse di suo pugno una lettera anonima indirizzata al bar nella quale si minacciavano tremende vendette contro i quattro spicciafaccende! Il secondo grossolano errore del barista fu quello di permettere ai quattro di consegnare la lettera al Commissario Fusco che anzichè mandare al diavolo i quattro vegliardi, riaprì il caso.
A questo punto al contrario di quanto dovrebbe fare un buon recensore di gialli, vi dico che la soluzione all'intricata vicenda è nelle pagine del Deuteronomio e in quelle dell'Ecclesiaste con traduzione di Erri De Luca: a voi la scelta
potete leggervi questi due "capolavori" o continuare a leggere Malvaldi che vi divertirà fino all'ultimo rigo.

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La carta più alta 2012-01-25 13:39:04 isotopo
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isotopo Opinione inserita da isotopo    25 Gennaio, 2012
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vecchietti terribili

BELLO! i 4 vecchietti investigatori per finta, ma neanche troppo, sono irresistibili. Massimo, autodefinitosi, domatore di Jene Rincos, è il tipico toscano ruvido, cinico ma con battute esilaranti (e cattive al punto giusto).

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