La moneta di Akragas
Letteratura italiana
Editore
Andrea Camilleri (Porto Empedocle, 1925) ha pubblicato per Sellerio diciassette romanzi della serie del commissario Montalbano e diversi romanzi storici tra cui Il birraio di Preston, Il re di Girgenti, La scomparsa di Patò, Il nipote del Negus. Ha pubblicato con Mondadori alcune raccolte di racconti del commissario Montalbano e diversi romanzi tra cui Il tailleur grigio, Un sabato con gli amici, L’Intermittenza. Per Skira ha pubblicato La Vucciria, con un saggio di Fabio Carapezza Guttuso (2008) e, in questa collana, Il cielo rubato. Dossier Renoir (2009).
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Camilleri numismatico
Non solo uno scritto di Camilleri, ma anche belle riproduzioni di monete e dipinti tipici di questa casa editrice.
Il racconto è minimo. Si esaurisce in poche pagine. E' un Camilleri classico, dei primi tempi, ante-Montalbano.
Insomma, complimenti a Camilleri che riesce a rinnovarsi o a ritrovarsi nonostante l'età!
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Pecunia non olet
Vi confesso che ho imparato a conoscere ed apprezzare Camilleri, tanti anni fa leggendo
“Il Birraio di Preston” e “La Concessione del Telefono”, romanzi che in quell’occasione , ma anche oggi quando li rileggo,mi divertirono per l’attenta ricostruzione storica che s’intrecciava con trame gialle originali. Con “La moneta di Akragas” lo scrittore siciliano ripropone un thriller storico che ha per protagonista una moneta, la piccola akragantina dal valore inestimabile, gioiello capace di far impazzire qualsiasi numismatico. Questa moneta viene, per caso, rinvenuta durante la vangatura da un contadino, Cosimo, in località Sperone a Girgenti (l’antica Akragas distrutta dei Cartaginesi nel 406 a.C) . Il contadino, che ignora il grande valore della piccola moneta, la vuole donare , per riconoscenza al medico che gli ha evitato l’amputazione della gamba , il dottor Gibilisco noto collezionista di monete antiche.
Accade , però, che quando Cosimo incontra il dottore in aperta campagna e coglie l’occasione per offrirgli la moneta, il medico ,per l’emozione, riconosciuta la moneta, cade da cavallo e si frattura una gamba. Alla scena assistono altri due contadini che con la loro mula accompagnano il medico in ospedale. Quando il dottor Gibilisco si riprende dalla frattura e torna a casa di Cosimo per ricevere finalmente l’agognato regalo lo trova morto, assassinato e
nudo, spogliato di tutti i suoi averi. Comincia così un’indagine ricca di suspance che vi condurrà attraverso avvenimenti drammatici della Storia d’Italia come il terremoto di Messina, l’eroico soccorso ai sopravissuti da parte degli uomini della Regia Marina Militare russa e il misterioso incontro finale con un Re, della numismatica e non solo. Il testo è impreziosito da belle riproduzioni di pitture e reperti archeologici agrigentini di epoca greca.
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Ultimo aggiornamento: 06 Febbraio, 2011
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La moneta di Akragas di Andrea Camilleri
La moneta di Akragas di Andrea Camilleri
Ed. Skira
Quarta di copertina
“Lei è un uomo di scienza, mi saprebbe dire se un uomo intelligente è intelligente sempre?”
“Se uno è intelligente, lo è sempre. Ma si può dare il caso che un uomo intelligente si comporti da cretino. Avviene spesso, quando si è innamorati.”
Il delegato socchiude gli occhi, sorride, perduto dietro un personale ricordo lontano.
“Vero è”.
Il percorso di una moneta che attraverso il tempo coinvolge e determina la vita di più persone: è lo strano caso o il deus ex machina che manovra la vicenda manipolandola?
Come è aduso Camilleri, nella nota finale del libro, illustra al lettore l’origine dell’idea ispiratrice. La storia prende spunto o da un fatto di cronaca o da una leggenda famigliare. Un antenato della famiglia Camilleri, medico e numismatico, incontrò un giorno un contadino che gli mostrò una moneta d’oro antica, per regalargliela. Il medico la riconobbe come la favolosa piccola Akragas. Nell’atto di prenderla, cadde da cavallo spezzandosi una gamba. Pare che poi il medico regalò la moneta al re Vittorio Emanuele III e in cambio ricevette l’onorificenza di Grande Ufficiale. Il resto è inventiva e fantasia dello scrittore.
Quest’ultimo romanzo di Camilleri è storico, prende le mosse dal 406 A.C.: durante l’assedio di Akragas (l’antico nome greco di Agrigento) e la sua distruzione ad opera dei Cartaginesi. Un superstite akragantino Kalebas, giovane mercenario, dopo tre giorni dalla battaglia è morso da una vipera. Il sacchetto con le monete d’oro, la paga di un lungo periodo di lavoro, fa in tempo a lanciarlo lontano prima di morire e precipitare nello sperone.
Nel 1908, con un salto temporale lungo secoli, a Messina, tra le macerie del terremoto, un’altra moneta risalente all’epoca cartaginese viene rinvenuta e destinata allo zar di Russia. Nel 1909 a Vigata, Cosimo, un contadino, trova casualmente una preziosissima e rara moneta d’oro, ma non fa in tempo a regalarla al medico condotto Stefano Giubilaro, grande esperto di numismatica e collezionista d’eccezione, per uno scarto della sorte. Tra Messina distrutta dal terremoto e Vigata, la storia si sviluppa, si tinge di rosso, attinge al consueto sconcerto e concerto di personaggi metastorici che agiscono mossi dalla penna esperta di Camilleri. Questa opera gioca tutta sui dualismi, in primis sulla lingua-dialetto che si attaglia ai personaggi e ne rispecchia vizi e pregi: Camilleri usa gli stilemi linguistici come abiti confezionati per modellarli ai loro caratteri e alle loro peculiarità. Sulla Storia antica-moderna, su accenti ironici-tragici che connotano le vicende narrate. La sorte chiamata in causa come l’artefice degli eventi viene a cozzare con la logica e la razionalità scientifiche, il ruolo del destino è fautore della vita umana? La storia contemporanea non è altri che la proiezione del passato e si ripete in senso vichiano? E la Storia passata metafora del presente?
Quello che sorprende in Camilleri è la struttura narrativa, in superficie, semplice, corrispondente ad uno schema logico collaudato, in cui la complessità del pensiero è governata da uno regolato piano semiologico; é questa la stimmate dell’artista che si ri-vela e non fa trasparire quanto la materia sia stata resa duttile e consenziente?
Camilleri gattopardeggia, interscambia ciclicamente i generi, dal noir, allo storico, al saggio, rimescolando gli ingredienti tipici della sua arte in una sorta di gioco delle carte che alla fine dà il risultato voluto. Ogni volta cambia tutto per non cambiare niente, ma forse in questo sta il fascino e la devozione dei suoi lettori: addentrarsi in una materia familiare, conosciuta, è come ritrovarsi con un amico a cui si è tanto affezionati.
Il romanzo al centro è corredato da dipinti raffiguranti Agrigento antica e fotografie di scene del terremoto di Messina.
Andrea Camilleri (1925), è autore di oltre 60 romanzi tra storici, civili e polizieschi, e di diverse raccolte di racconti, tradotti in più di 30 lingue. Vincitore di numerosi premi in Italia e all’estero, è noto al grande pubblico anche per i romanzi dedicati alle inchieste del commissario Montalbano, della casa editrice Sellerio, da cui è stata tratta la fortunata serie televisiva. Tra i tanti titoli ricordiamo: “La forma dell’acqua”, “Il cane di terracotta”, “Il ladro di merendine”, “La voce del violino”, “La stagione della caccia”, “Il birraio di Preston”, “La concessione del telefono”, “La gita a Tindari”, “Maruzza Musumeci”, “Il casellante”, “Il campo del vasaio”, “L’età del dubbio”, “Un sabato, con gli amici” “Il sonaglio” “ La caccia al tesoro”…
Ha pubblicato per Skira La Vucciria, con un saggio di Fabio Carapezza Guttuso(2008), e in questa collana, Il cielo rubato. Dossier Renoir (2009).









