Per mano mia. Il Natale del commissario Ricciardi
Letteratura italiana
Editore
Maurizio de Giovanni (Napoli 1958) ha pubblicato con crescente fortuna da Fandango Libri il primo ciclo del commissario Ricciardi, ambientato nella Napoli del fascismo e composto da Il senso del dolore. L'inverno del commissario Ricciardi (2007), La condanna del sangue. La primavera del commissario Ricciardi (2008), Il posto di ognuno. L'estate del commissario Ricciardi (2009), Il giorno dei morti. L'autunno del commissario Ricciardi (2010). La serie è tradotta con successo dalla Suhrkamp in Germania, da Payot & Rivages in Francia, da Lumen e La Campana in Spagna. Per Einaudi, nel 2011, ha pubblicato Per mano mia. Il Natale del commissario Ricciardi (Stile Libero Big), con cui inizia il ciclo delle festività, sempre ambientato a Napoli.
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Per mano mia
Questa è la quinta avventura raccontata da Maurizio De Giovanni con protagonisti il Commissario Ricciardi ed il Brigadiere Maione, della Squadra Mobile di Napoli e la prima cosa da segnalare è la seguente: la casa editrice non è più la Fandango, le cui copertine sono dei gioielli, sostituita dalla Einaudi.
Lo stile non cambia, l'autore è rimasto fedele a se stesso ed ai suoi protagonisti, capitoli brevi ma intensi rendono la lettura molto leggera e passare da una pagina all'altra è veloce come bere un bicchier d'acqua con la stessa sete che si può avere in una giornata torrida d'estate.
Questa volta l'autore ha voluto presentarci i personaggi in tutta la loro intimità, senza nascondere alcun segreto, e ormai potremmo considerare i Ricciardi, Maione, Rosa la tata, Livia, Enrica, il dottor Modo, Lucia e Garzo delle persone con cui ci ritroviamo nella quotidianità e di cui ci sentiremmo conoscenti da diverso tempo. Un'immagine sicuramente più svelata, meno occulta di ognuno di loro ma senza trascurare tutti gli altri personaggi che si affiancano ai nostri amici/protagonisti.
L'animo umano, forse perchè l'ambientazione è natalizia, è messo in risalto più di ogni altro particolare, i sentimenti sono tratteggiati in modo davvero considerevole ed appropriati alla storia.
Superbo il richiamo alla famiglia De Filippo con il suo celebre "Natale in casa Cupiello", un cameo ricamato ad effetto da De Giovanni, che avevo defnito, in una mia precedente recensione (vedi Il senso del dolore), come il De Filippo del giallo.
Forse ma quasi impercettibilmente, l'opera risulta un po' meno piacevole rispetto alle altre della stessa saga, causa probabilmente i ritmi un po' più bassi in alcuni passaggi.
Non voglio descrivere la trama perchè vi toglierei il gusto di inoltravi nella curiosa lettura di questa nuova avventura dei nostri Ricciardi e Maione, poi per questo c'è la quarta di copertina.
Buona lettura a tutti.
Syd
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"Per mano mia" di Maurizio De Giovanni - Commento
“Per mano mia” è l’espressione che riecheggia nelle pagine del romanzo di Maurizio De Giovanni, ambientato in epoca fascista, in bocca a diversi personaggi.
Questa frase, la pronuncia il pescatore Boccia Aristide, vittima dei soprusi dell’assassinato. E la recita Lomunno, graduato della milizia portuale, ingiustamente destituito. La ripete il brigadiere Raffaele Maione, collaboratore del commissario Ricciardi e padre di un ragazzo ucciso da un delinquente, contro il quale il brigadiere cova un sentimento di vendetta, nutrendo un insano desiderio di giustizia sommaria.
Ma procediamo con ordine.
Nella settimana che precede il Natale, nel loro bell’appartamento a Mergellina, vengono ritrovati – orribilmente assassinati - un funzionario della milizia portuaria, Emanuele Garofalo, ucciso con efferatezza da decine di coltellate, e sua moglie Costanza, sgozzata. I due coniugi lasciano una bambina, che viene temporaneamente affidata alla zia: Suor Veronica delle Riparatrici del Dolore della Beata Vergine.
L’omicidio sembra compiuto da due persone: l’esame autoptico delle vittime suggerisce che le ferite siano state inferte da un individuo più forte e da un secondo colpevole più debole, verosimilmente un uomo e una donna, una persona mancina e una destra.
Il delitto inizialmente ha tutta l’aria di essere “un atto contro la divisa, questa divisa, e contro lo stesso regime che essa rappresenta.”
Nel corso delle indagini emerge l’ambiguità della figura di Garofalo: “si occupava del controllo della pesca al minuto sul litorale cittadino, un’area che va dal porto all’isola di Nisida” ed era “un carrierista senza scrupoli che non aveva esitato a rovinare la vita di un superiore per prenderne il posto … in un’epoca di delazioni premiate …” Si fa dunque largo l’ipotesi del delitto consumato per vendetta da una delle vittime degli abusi e delle prepotenze del milite.
Il commissario Ricciardi, per risolvere il caso, si concentra sulla simbologia insita nella scena del delitto: da un lato l’omicidio evoca la morte di San Sebastiano, santo patrono della milizia volontaria nazionale. San Sebastiano era “il capo delle guardie di Diocleziano, un imperatore romano terribile persecutore dei cristiani. Si convertì, e quando l’imperatore lo scoprì, lo fece legare a un palo e trafiggere da un plotone di arcieri.” Su un altro versante, l’attenzione delle indagini si concentra sul particolare della statua del presepe ritrovata in frantumi in prossimità dei cadaveri: quel San Giuseppe che sembra rimandare a “tutto l’amore e tutta la sofferenza che si porta un padre addosso.”
Se questo è l’appassionante intreccio della vicenda, veniamo agli aspetti narrativi che hanno catturato il mio interesse.
In primo luogo le descrizioni del Natale, che pervadono l’intera storia. Napoli viene affrescata come un presepe reale e costituisce la dimensione vitale delle rappresentazioni che, nella città partenopea forse meglio che in ogni altra città italiana, sono parte integrante di una tradizione radicata. La scena è ricca di personaggi del popolo, innanzitutto i pescatori. O gli zampognari: “cappelli a punta, giacche di pecora, stivali con legacci incrociati lungo le gambe. Il ragazzo teneva in braccio la zampogna, un sacco di pelle dal quale spuntavano tre canne di diversa lunghezza, mentre l’uomo aveva riposto a terra la sua ciaramella, una specie di doppia tromba.” Oltre a tutti gli altri protagonisti che si affollano nell’atmosfera magica della festa: “mendicanti, riffaiuoli, rigattieri, acquaioli, lustrascarpe …”
“Così … era tutta la città … migliaia di piccole finestre illuminate, apparentemente uguali tra loro e invece ognuna con una sua storia, una sua famiglia, un suo dramma.”
Su questo sfondo si staglia la figura del commissario Ricciardi, della squadra mobile della questura di Napoli, “ingovernabile, indipendente, indisciplinato”, “non … interessato alla carriera”, “dagli occhi verdi, così disperati”. Il commissario “che porta male”. Perché possiede il dono soprannaturale della premonizione: “Il fatto, come Ricciardi chiamava la sua condanna a percepire l’ultimo dolore, non aiutava quasi mai a scoprire come era avvenuta la morte.” In questo caso, la premonizione si manifesta in due frasi: “Cappello e guanti?” ripete il fantasma di Costanza nella mente del fascinoso inquirente. “Io non devo niente, proprio niente”, ribadisce lo spettro di Emanuele Garofalo alla sensibilità visionaria del tormentato commissario. “Io vedo i morti. A ogni angolo di strada, a ogni finestra, io vedo i morti …” Davvero una condanna, ma – al tempo stesso – una caratteristica che eleva Ricciardi al di sopra del sentire comune.
E morti e presepi, sullo spettacolo di una Napoli viva e umana, è sembrato di vederli anche a …
… Bruno Elpis
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Cappello e guanti?
Il Commissario Ricciardi e il suo fedele brigadiere Maione sono chiamati ad indagare su di un efferato delitto, a Mergellina una coppia, Emanuele Garofalo,capitano della milizia portuale, e la consorte Costanza sono stati ritrovati dal portiere nella loro abitazione barbaramente assassinati. La donna sgozzata con un sol colpo mentre il marito sembra San Sebastiano per quante ferite ha sul povero corpo martoriato.Ricciardi e Maione ,dopo gli interrogatori di rito ai pochi testimone,il portiere e due zampognari di Baronissi che avrebbero dovuto suonare la novena per i signori Garofalo il venerdì prima della Vigilia,durante il sopralluogo,ascoltate le osservazioni del medico legale ,il dottor Modo, trovano ai piedi del bellissimo presepe di casa Garofalo, la statuetta di San Giuseppe fatta a pezzi: si tratta di una semplice coincidenza o l'assassino ha voluto lasciare un messaggio ben preciso e a chi?
Il nuovo romanzo di Maurizio de Giovanni non a caso è ambientato nel periodo natalizio perchè man mano che si procede nella lettura sembra di assistere alla costruzione di un presepe, niente è lasciato al caso, se nel presepe le rovine del tempio rappresentano la fine del paganesimo, nel romanzo ci sono le mecerie di amori traditi e vite spezzate,la taverna rappresenta il vizio e nel romanzo non mancano le figure meschine,lussuriose e colleriche.Il banchetto rappresenta l'egoismo che lascia fuori dalla porta degli ostelli Maria e Giuseppe e nel racconto saranno molti quelli che gireranno le spalle agli amici in disgrazia,nel presepe c'è il ponte che rappresenta l'unione tra i vivi e i morti,il commissario Ricciardi è il pastore fermo su quel ponte ,"condannato" ad ascoltare i morti.Infine Benito,il pastore addormentato, simbolo dell'ignoranza risvegliata dalla vera fede, nel romanzo Maione,Ricciardi,l'affascinante Livia,il disgraziato Antonio Lomunno,l'infame Biagio Candela,Rosa,Enrica tutti avranno modo di "risvegliarsi" toccati ognuno da un'emozione che rischiarerà le loro vite,lenirà i loro dolori,calmerà i loro tormenti.
Dimenticavo, nel presepe c'è anche il pozzo,rappresenta l'abisso dove si può cadere,la porta per gli inferi e lì in fondo che troverete l'assassino.
di Luigi De Rosa
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Ultimo aggiornamento: 12 Dicembre, 2011
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Ricciardi, la sorpresa del solito
Bisogna rallegrarsi della ripresa, enaudiana, delle inchieste del commissario Ricciardi, finita la serie delle quattro stagioni. Dopo "Il giorno dei morti", ora questo natalizio "Per mano mia". E ci risono tutti. La sorpresa del solito, nel grande insolito partenopeo. De Giovanni è scrittore accorto, generoso e puntuale.
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Un bellissimo Natale
“- Ma certo, commissario. Il presepe è una delle più antiche e consolidate tradizioni del nostro popolo. Attraverso esso, nei momenti vari della storia di questa città, sono state rappresentate situazioni e personaggi entrati a far parte della fantasia popolare. Vedete, ogni presepe, anche il più povero, è su tre livelli: in alto il castello di Erode, là, che rappresenta il potere e la prevaricazione; in mezzo la campagna, col gregge, i pastori e il resto; in basso, e davanti, la grotta con la Natività.”
Se le stagioni del commissario Ricciardi sono terminate (l’ultima, l’autunno, è del 2010) possono forse bastare a perpetuarne l’esistenza le festività, a cominciare appunto dal Natale, considerato che questo è ormai assai prossimo. Probabilmente de Giovanni non si attendeva il successo dei suoi libri, altrimenti non ne avrebbe limitato la serie a soli quattro, ma questo nuovo escamotage dovrebbe consentire ai lettori di deliziarsi con altre successive vicende.
Ora si può dare per scontato che l’interesse di una serie vada scemando nel tempo, ma nel caso dei romanzi con protagonista Ricciardi non è accaduto e anche questo Per mano mia, sebbene un po’ debole, come i precedenti del resto, sotto l’aspetto della trama puramente gialla, si può dire perfettamente riuscito, proprio perché l’aspetto investigativo finisce solo con l’essere il pretesto per fornire un ritratto, assai veritiero e puntuale, di un’epoca e soprattutto perché ciò che importa sono le vicende private dei protagonisti.
E’ un vero piacere ritrovare questo commissario tutto dedito al lavoro, ma immensamente solo e triste per quel segreto che si porta in cuore, il fatto, cioè vedere le vittime e udirne le parole o leggerne i pensieri nel loro ultimo istante di vita; poi ci sono i comprimari, da cui emerge prepotentemente il brigadiere Maione, che, con la sua bontà e il dolore che si porta dentro per la perdita di un figlio, è dotato di un’invidiabile carica umana che lo rende sempre più protagonista e infine le presenze puntuali della tata Rosa, del dottor Modo, di una Enrica che ritrova il suo essere donna, di una femmina fatale come Livia, perfino di Bambinella, un travestito dotato di una grande carica di simpatia.
I rapporti fra questi personaggi, che esulano dalla trama gialla vera e propria, sono i pilastri portanti di tutte le opere di de Giovanni, presenze che danno corpo e consistenza al romanzo con le loro debolezze e le loro virtù. Non sono eroi, almeno nel concetto comune del termine, ma esseri umani non dissimili da noi e proprio per questo ci attraggono, ci legano indissolubilmente all’autore, che credo che, fra tutti, si ritrovi maggiormente, se non altro per la prestanza fisica, in Maione.
Ho detto prima dell’epoca e in effetti il mondo del ventennio fascista è ben rappresentato, con la sua atmosfera cupa in cui le opportunità di delazione sono sempre in agguato, ma l’ambientazione è uno dei maggiori punti di forza di de Giovanni.
La città di Napoli sotto il Natale, con le vie centrali brulicanti di venditori e di luci, e appena più in là con i quartieri miseri che vivono nel buio, è il soggetto di un quadro di grande efficacia, di un impressionismo che ci fa rivivere un periodo storico, al pari delle ballerine di can can di Toulouse Lautrec.
I ricchi restano per lo più anonimi, mentre è fra i poveri che de Giovanni va a cogliere fiori di rara bellezza, personaggi per cui ci sono storie da raccontare, soffocati dall’indigenza, ma non privi di una scintilla di umanità che li rende avvincenti.
Del resto è inutile cercare sensibilità in chi ha già tutto e l’ostenta, una classe di anonimi che le luci del Natale non riescono a illuminare, mentre è in chi vive nel buio che de Giovanni porta la sua luce, aprendo squarci su autentici umili eroi, perché è eroismo anche tirare avanti nonostante tutto, mangiare poco e male e costruire un piccolo povero presepe, affinchè anche la stella del Natale possa brillare in una baracca, rinnovando una speranza di riscatto oltre ogni situazione contingente.
Ed è la notte, con il buio che scende sulla città, che fornisce di Napoli un quadro quasi fantastico, con le luci che risagono dal porto fin sulla montagna, un incantevole presepe naturale che palpita di vita, che dolcemente ci induce a sognare.
Per mano mia è un romanzo stupendo, da leggere sempre, ma soprattutto ora che il Natale si avvicina, per ritrovarne il suo autentico messaggio.
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Il Natale caldo o freddo mette i brividi...
Il Natale caldo o freddo mette i brividi...
Bentornato Ricciardi, immutato commissario triste e solitario; bentornato Raffaele Maione, il vero protagonista di questo Natale, il brigadiere dal cuore grande che deve fare i conti con una nuova visione del mondo; bentornata Lidia, innamorata e combattiva; bentornata Enrica, finalmente forse ti sei svegliata; bentornata Napoli degli anni 30, calderone di profumi, voci, grida e botti che non sta mai ferma.









