Tiro al bersaglio Tiro al bersaglio

Tiro al bersaglio

Letteratura italiana

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Una mattina, all'alba, lo squillo del telefono tira giù dal letto il commissario Lucchesi: c'è stata una rapina al quartiere milanese QT8 ai danni di un vecchio droghiere, rimasto ucciso da un colpo di fucile a canne mozze. Poche ore dopo, la Omicidi è di nuovo chiamata in gioco al gran completo: in un appartamento del centro un uomo è stato trovato morto, la testa spaccata da un colpo di martello. In entrambi i casi, le piste si moltiplicano: dietro l'apparente normalità delle due vittime, infatti, gli inquirenti scoprono verità torbide, una fitta rete di tradimenti e bugie, ricatti e sotterfugi, traffici illeciti e sporchi inganni... Per stilare una lista dei sospetti, c'è solo l'imbarazzo della scelta. Il commissario Lucchesi, pur amando muoversi da solo, questa volta sa che dovrà avvalersi della collaborazione di tutta la squadra. Nel frattempo, un dramma personale travolge la sua compagna, Lucia Anticoli, e tra loro nulla potrà più essere come prima...

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Tiro al bersaglio 2017-04-19 07:28:58 ornella donna
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ornella donna Opinione inserita da ornella donna    19 Aprile, 2017
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La Milano oscura e violenta di Gianni Simoni.

.Tiro al bersaglio è l’ultimo romanzo di Gianni Simoni, con protagonista il commissario Andrea Lucchesi, “l’abbronzato”, capo della Divisione Omicidi della Questura di via Fatenefratelli a Milano. Il commissario Lucchesi è una figura imponente nel panorama letterario giallo: un poliziotto quasi troppo strano per essere vero, ma allo stesso tempo molto reale e molto difficile da dimenticare. E’ un quarantenne dalla pelle nera, la cui madre è eritrea, anomalia che condiziona le sue relazioni con i cittadini e spesso fa emergere la rabbia nascosta. Le sue giornate sono faticose, con ritmi pesanti, pasti saltati, acrobazie diplomatiche con colleghi e superiori, difficoltà economiche e un contatto continuo con il male che gli rode il cervello. Ha un problema cardiaco, non può cedere agli stravizi. Non dorme molto, si consola bevendo e fumando, ha una vita sentimentale complicata con l’ispettrice Lucia Anticoli, con la quale si scontrano sempre serenamente. Ora sente bisogno di novità, e resta incantato da “la voce della ragazza, bassa, tranquilla, con un timbro che sembrava prevalere sulle parole e le mani (…) che lei muoveva con grazia. (…) Andrea Lucchesi ci si era perso.” In questo libro si trova alle prese con l’uccisione di un droghiere per mano di un giovane drogato, in cerca di soldi facili per comprarsi l’ennesima dose. Ma non basta: un uomo, disoccupato, viene trovato morto con la testa fracassata sul divano di casa propria. Inoltre: suicidi, altri omicidi, tutti all’apparenza di insospettabili. Ciò che di questo libro colpisce di più, oltre alla succosa trama “gialla”, è l’ambientazione. Siamo nel quartiere QT8, un quartiere dove: “ La drogheria era una dei pochi negozi che nel quartiere si ostinavano a non chiudere i battenti. Nel caseggiato a due piani era rimasta da un lato la farmacia, e dall’altro un bar.”
Dunque una Milano triste, grigia, amara e brutale profondamente noir; molto lontana dai fasti della “Milano da bere” degli anni ’80, sinonimo di egemonia e di forti poteri, caratterizzata da un benessere diffuso a maglie larghe tra vari ceti sociali, dal rampantismo arrivista ed opulento. In quest’ultimo sofferto romanzo dove, mentre in aria svolazzano i piccioni ammorbando i davanzali, tra le mura di case e condomini, si costruiscono terribili delitti, scatenati da un mix di povertà, delinquenza e pura follia.

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Consigliato a chi ha letto Alessandro Robecchi, Dove sei stanotte, oppure Torto marcio.
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