Narrativa italiana Letteratura rosa Eppure cadiamo felici
 

Eppure cadiamo felici Eppure cadiamo felici

Eppure cadiamo felici

Letteratura italiana

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Il suo nome esprime allegria, invece agli occhi degli altri Gioia non potrebbe essere più diversa. A diciassette anni, a scuola si sente come un’estranea per i suoi compagni. Perché lei non è come loro. Non le interessano le mode, l’appartenere a un gruppo, le feste. Ma ha una passione speciale che la rende felice: collezionare parole intraducibili di tutte le lingue del mondo, come cwtch, che in gallese indica non un semplice abbraccio, ma un abbraccio affettuoso che diventa un luogo sicuro. Gioia non ne hai mai parlato con nessuno. Nessuno potrebbe capire. Fino a quando una notte, in fuga dall’ennesima lite dei genitori, incontra un ragazzo che dice di chiamarsi Lo. Nascosto dal cappuccio della felpa, gioca da solo a freccette in un bar chiuso. A mano a mano che i due chiacchierano, Gioia, per la prima volta, sente che qualcuno è in grado di comprendere il suo mondo. Per la prima volta non è sola. E quando i loro incontri diventano più attesi e intensi, l’amore scoppia senza preavviso. Senza che Gioia abbia il tempo di dare un nome a quella strana sensazione che prova. Ma la felicità a volte può durare un solo attimo. Lo scompare, e Gioia non sa dove cercarlo. Perché Lo nasconde un segreto. Un segreto che solamente lei può scoprire. Solamente Gioia può capire gli indizi che lui ha lasciato. E per seguirli deve imparare che il verbo amare è una parola che racchiude mille e mille significati diversi.

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Eppure cadiamo felici 2017-08-05 14:12:21 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    05 Agosto, 2017
Ultimo aggiornamento: 05 Agosto, 2017
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Maiunagioia, eccola qua.

Gioia Spada, detta “Maiunagioia”, di anni diciassette, ama i Pink Floyd nonché memorizzare le parole più inusuali, diverse e peculiari che ha modo apprendere. Una serie in particolare, “Wenn ein Gluckliches fallt” (“Quando la felicità è qualcosa che cade”), dal momento della scoperta, non l’ha più abbandonata tanto che non c’è giorno in cui manchi dal trascriversi la frase sul braccio.
Sono ormai tre mesi che la ragazza si è trasferita nel nuovo istituto scolastico, e sin dal primo momento è stata additata quale “Quella-non-del-tutto-a-posto” perché incapace di omologarsi ad uno stereotipo, perché è assolutamente impensabile per lei ridursi ad essere un individuo che preferisce l’apparenza alla sostanza, un soggetto che apre bocca tanto per parlare e non anche per capire, condividere, addivenire ad un arricchimento personale. Perché lei lo sa che quella che i coetanei mandano in giro non è altro che la brutta copia di sé mentre quelli veri ed originali sono chiusi in casa, nascosti in una stanza, per paura che qualcuno li veda. E così ha fatto buon viso a cattivo gioco, se ne è fregata di essere chiamata “O cosa”, ha smesso, ancor prima di iniziare, di dare spiegazioni, e per quanto ne soffra, perché è pur sempre un’adolescente, ha abbracciato il silenzio, si è fusa con la sua musica ed il suo essere, e ha deciso di avanti per la sua strada. Perché «Il fatto è che certe cose le puoi dire solo a chi sai che le può capire. Che è anche il motivo per cui parliamo così poco, di quello che ci importa davvero».
Ugualmente dal punto di vista familiare, la situazione non è delle più idilliache. La nonna verte in una condizione stato vegetativo, la madre, che non dovrebbe avere più rapporti con quel padre problematico, squattrinato, violento e bevitore, persiste a cadere nella rete del “sono cambiato”, e a farne le spese è lei. Mascotte della maison è il gatto che hanno trovato quando si sono trasferite nel complesso di case popolari; figura silente ma onnipresente a cui si affiancano Tonia, l’amica immaginaria, e il Professor Bove, docente di filosofia, nonché unico individuo davvero in grado di capirla con un solo sguardo e dunque capace di consigliarla attraverso metafore, parabole, racconti, volumi e tutto quello che la nostra meravigliosa letteratura può mettere a disposizione.
Una notte come tante, eccolo arrivare. Il suo nome è Lo, è sfuggente, è misterioso ma anche molto attraente. Con lui sente di avere un’affinità; sa prenderla ma al contempo i loro universi non sono poi così distanti, così differenti. Il sentimento nasce senza troppe difficoltà eppure qualcosa non torna e Gioia lo percepisce altrettanto bene. Perché tutto avviene al buio, al riparo da ogni riflettore. Non solo. Non basta questo isolamento, questo continuare a frequentarsi soltanto al crepuscolo o al venir meno delle ore di luce, il giovane è criptico. Non rivela alcunché di se stesso; il segreto che nasconde è troppo grande per poter essere svelato, persino alla sua fidanzata.
E’ qui che la giovane donna sarà messa alla prova, è da qui che inizierà il suo personalissimo percorso di crescita, è dalle scelte che prenderà che ne andrà del proprio amore e del proprio divenire, perché pur di salvarlo da sé stesso dovrà decidere tra il fare quello che è giusto e il proprio egoistico sentimento.
Attraverso uno stile fluido, accattivante e capace di risultare concreto e tangibile, Enrico Galiano dà vita ad un romanzo al contempo leggero e riflessivo. L’autore, docente di lettere, ci trasporta, con semplicità, in un universo di studenti, che ci consente di riassaporare quelli che sono stati gli scogli della crescita e tanto più di meditare su quello che significa oggi vertere in età puerile.
E vi riesce mediante il ricorso ad un linguaggio che sa conformarsi all’età dei personaggi descritti, che di conseguenza risultando tangibili e concreti, ma anche usufruendo di una trama solida che non eccede e di pillole filosofiche che sono inserite tra un dialogo e l’altro.
Un romanzo di formazione che rievoca il sentimento dell’amore; una favola moderna che nella sua genuinità sa conquistare tanto i più adulti quanto i più giovani.

«Si, signorina Spada, tutto qua. Una notte, mentre Amore dormiva beato nel letto, lei prese un lume e lo accese: per vederlo, per controllare che non fosse un mostro o un assassino, come le avevano detto le sorelle. Ma fu un “tutto qua” che non era un “tutto qua”. Fu questo l’errore di Psiche, capite? Pensare di portare la luce dove c’era il buio. Pensare di poter guardare Amore con gli occhi della ragione. Perché sono due mondi paralleli, non si devono incrociare, mai. Non puoi pensare di poter capire, di poter leggere e interpretare, dare spiegazioni logiche. Non lì. Da ogni altra parte, ma non lì.» p. 319

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Eppure cadiamo felici 2017-06-03 21:57:37 Elena72
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Elena72 Opinione inserita da Elena72    03 Giugno, 2017
Ultimo aggiornamento: 04 Giugno, 2017
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Le parole della felicità

Gioia è una diciassettenne fuori dagli schemi, ama fare fotografie prendendo le persone di spalle, ascolta i Pink Floyd al massimo volume per isolarsi dal mondo e ha una singolare passione per tutte quelle parole straniere che esprimono ciò che in italiano non è traducibile. Insomma, Gioia è una ragazza davvero particolare, ma i suoi compagni di classe la considerano troppo strana e la sfottono chiamandola "Maiunagioia". Eppure Gioia non sembra curarsene troppo, perché lei ha Tonia, la sua amica immaginaria (una specie di Grillo Parlante) un po' rozza nei modi, ma sempre molto sincera; e poi c'è il Prof. Bove, il suo insegnante di filosofia, sempre disponibile ad ascoltarla e paterno dispensatore di saggi consigli. La famiglia di Gioia è un disastro: i suoi genitori sono spesso ubriachi, litigano e poi fanno pace e Gioia ne soffre molto perché non sopporta di vedere sua madre picchiata ed umiliata da un marito violento.
Una sera, in un bar chiuso e deserto, Gioia incontra un ragazzo che gioca a freccette, un tipo misterioso e sfuggente, ma molto attraente. Tra i due è subito amore, ma Lo, così dice di chiamarsi, nasconde un terribile segreto che gli impedisce di poter vivere la loro storia alla luce del sole. Gioia capisce subito che Lo ha bisogno del suo aiuto, ma per poter salvare il ragazzo dovrà scegliere di fare ciò che è giusto, anche se sa che quella decisione la farà soffrire. La scelta di Gioia la farà uscire dalla sua condizione di adolescente insicura e la porterà ad agire da persona responsabile in un mondo di adulti spesso più fragili dei propri figli.

Enrico Galiano è docente di Lettere in una scuola media ed è un personaggio molto amato nel mondo dei social network (la sua pagina Facebook è seguita da migliaia di fans); l'autore ben conosce dunque il mondo dei giovani e sa sicuramente catturarne l'attenzione. Questo suo primo romanzo ha personaggi ben caratterizzati (anche se alcuni risultano, a mio avviso, un po' stereotipati), la trama è avvincente, la prosa scorrevole, ricca di dialoghi e il linguaggio, tra una citazione colta e un aneddoto filosofico, intercala termini del gergo giovanile. L'opera ha dunque tutti gli ingredienti per essere letta con piacere dal pubblico young adult per cui è stata prodotta.

"Eppure cadiamo felici" è un romanzo di formazione, una storia d'amore, ma forse è soprattutto una bella favola moderna in cui molti adolescenti di oggi sapranno rispecchiarsi. Consigliato dunque a chi ha l'età dei protagonisti o a chi quell'età l'ha già superata ma vuole capire chi, come Gioia, pur considerando il nostro mondo un "pianeta di merda" ha come scopo della vita "fare felice qualcuno".

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