Enakapata
| 4.9 (10) |
Letteratura italiana
| Autore | Luca Moretti e Vincenzo Moretti |
Editore
| Casa editrice | Ediesse |
Recensione Utenti
Opinioni inserite: 10
Casualità - Genio - Eccellenza: un viaggio in Giap
Inizio a leggere le prime righe. Uno scienziato italiano quarantenne dirige in Giappone un consorzio di cervelloni che sta rivoluzionando le conoscenze sul DNA. Ho capito, si deve trattare di un romanzo di fantascienza, non ce dubbio. Le righe che seguono però smentiscono la mia ipotesi: è scienza; proprio quella vera con la esse maiuscola.
Il testo scorre agevolmente e subito si comprende che Vincenzo Moretti, l’autore, ha una fissa: quella della serendipity nella scienza. Il Moretti sociologo vuole sapere quanto conta il caso nella ricerca, se la casualità è tanto importante quanto il genio, e se conta più il talento o l’organizzazione per avere successo. Se ne va quindi in Giappone per un mese a studiare la cosa, portandosi il figlio Luca, bassista ed ex studente di fisica, che gli farà da tutor-assistente-traduttore-spalla-bandante-figlio, ma non solo. Il Moretti bassista, è infatti il contro-canto del Moretti sociologo in questo libro-blog di viaggio.
I due Moretti hanno un problema, per esplicita dichiarazione del sociologo: sono di Secondigliano. Essere di Secondigliano e voler combattere, con la dignità ed il rigore, l’ironia ed il luogo comune.
Essere di Secondigliano, però, e non perdere la speranza: uhm..dura. “La verità è che non ci credo. Almeno oggi non ce la faccio. Domani. Forse” dice Vincenzo prima di partire. Quello che scopre del Giappone non lo aiuterà a ricredersi, tutt’altro.
Ma torniamo alla ragione del viaggio. Capire se quel centro di ricerca nel Sol Levante può essere preso ad esempio come modello organizzativo innovativo e vincente. Studiare il modello Riken, ed il sociologo lo fa con il metodo scientifico; intervistando quelli che contano: gli scienziati italiani che lì eccellono, i ricercatori, i nobel e alcuni semi-dei dell’industria giapponese. Interviste incontri, visite,
appunti, articoli analisi e riflessioni alla fine permettono di scoprire la ricetta vincente.
Competere anzi collaborare è loro paradigma; lì fare rete è una cosa che si fa, che si applica, non come in Italia dove è solo una frase da consulenti, che si usa dire e ri-dire perchè è di moda. “Come dice Joda a Luke nel quinto episodio della saga di Star Wars, provare non esiste. Esiste fare o non fare”.
Serendipity e processo organizzativo basato sul merito, vera condivisione, forte collaborazione e sana competizione, non guerra; voglia di “cimentarsi con l’inedito” e comprendere che “fare ricerca in giro per il mondo fa bene alla ricerca”. “Senza soldi non si fa ricerca” ma il Giappone lo sa e provvede.
Mia nota tra parentesi (In Italia, non solo a Secondigliano, tutto questo non si può fare. Menti italiane eccellono all’estero perché in questa italia con la minuscola, l’eccellenza è abolita, così come il merito, il rispetto, la responsabilità e svariate cosette di questo genere).
Come ho detto, il bassista ed il sociologo sono napoletani. Non che questo sia ne un pregio ne un difetto, lo dico perché questa essenza partenopea si annusa in tutto il libro, come è giusto che sia. Tante righe sono dedicate ai ricordi di gioventù, a Secondigliano, agli affetti familiari ed alla napoletanità.
Le innumerevoli citazioni di Totò mi rendono la valutazione di Enakapata assolutamente parziale; a me, che sono una specie di zio Peppino, ne bastano tre per definire un libro automaticamente eccelso. Durante l’incontro dei Moretti con Tonomura (Mister Hitachi, nominato National Tresure dall’Imperatore) che aveva notato come i due avessero lo stesso cognome, Luca interpreta addirittura il mitico ritornello “Vincenzo mè padre a me”.
I due Moretti vanno alla scoperta del Giappone e attraverso Enakapata lo fanno scoprire anche a noi. E cosa si scopre? Un altro mondo!
- in Giappone il Karaoke è una vera mania; (Oh no eviterò di andarci);
- in giappone neanche i fidanzati si chiamano per nome;
- non si mangia per strada, tant’è che non ci sono i cestini;
- le stanze andrebbero bene per Cucciolo e Pisolo;
- le cose vengono costruite a regola;
- s’indossano le mascherine per proteggere gli altri dai propri virus;
- è sconveniente starnutire in pubblico;
- il lavoro è finito quando è finito non quando suona la campanella;
- si da valore alla responsabilità, al rispetto, al lavoro;
- il colore del grembiule degli scolari dipende dal profitto;
- per contare chiudono le dita invece di aprirle;
- se possono fare una volta “prima” allora possono fare sempre “prima”;
- la spazzatura te la ritirano a casa
- parlano poco la lingua inglese (ehi, come noi);
- tanta gente ma niente prepotenze, spinte o casini;
- i mezzi pubblici spaccano il secondo, sono confortevoli, puliti e silenziosi;
- si rimane colpiti quando si guasta la metro;
- la bellezza è un ossessione.
Come dicono i Moretti, sti giapponesi sono dei “tipi strani”. Dopo un mese, al ritorno, Luca conferma l’amarezza iniziale di Vincenzo; “La saggezza popolare recita che partire è un pò morire. Forse talvolta è vero il contrario”.
E’ l’amara conclusione rispetto a quello che potrebbe essere e che invece non è.
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Il Giappone di Enakapata
“Arrivando a ogni nuova città il viaggiatore ritrova un suo passato che non sapeva più d’avere: l’estraneità di ciò che non sei più o non possiedi più t’aspetta al varco nei luoghi estranei e non posseduti. Storie di città invisibili. Di luoghi ritrovati. Di luoghi da ritrovare. Forse da cercare…”
“Per genio e per caso”: questa è la linea guida di “Enakapata – Storie di strada e di scienza da Secondigliano a Tokyo”, agile reportage che si situa tra il memoriale di viaggio, la ricerca sociologica e il diario di bordo di due vite.
“Per genio e per caso”, si è detto: in una lettera a Voltaire il sovrano di Prussia Federico il Grande scrisse che al caso sono dovuti tre quarti buoni del nostro universo. Non so se è così tanto, ma è certo che nella vita umana e nelle sue scoperte esso gioca un ruolo determinante. Non ci credete? Provate a pensare come avete conosciuto l'amore della vostra vita e iniziate a giocare a ritroso con i se. Ecco, ora vi siete convinti. Il caso, dunque, quella che in termini scientifici è la “serendipity”. Così Moretti nel libro: “Il punto di partenza è dato dal concetto di «serendipity», sconosciuto ai più, buffo anzichenò, con un certo non so che di magico, una sorta di supercalifragilistichespiralidoso della ricerca sociologica che dobbiamo al genio di Robert K. Merton. Quello di arrivo, dalla possibilità che l’interazione di menti preparate in ambienti sociocognitivi «serendipitosi» moltiplichi ed acceleri le opportunità per tutti quei soggetti – città, università, imprese – che intendono puntare sull’innovazione, scrutare i segni del tempo, ridefinire il proprio ruolo nella società, conquistare nuovi spazi di mercato”.
Si cerca qualcosa e se ne trova un’altra: il Teflon, per esempio, è stato scoperto così. Anche il Prozac, la penicillina e la dinamite. A Vincenzo Moretti, che nel 2008 scrive sull’edizione online della “Stampa”, capita di intervistare lo scienziato triestino Piero Carninci, che coordina il Fantom International Consortium. Da cosa nasce cosa e in breve i due Moretti si trovano a intraprendere questa avventura, “scoprendo” una realtà molto diversa da quella italiana: il Giappone ipertecnologico e produttivo dove la ricerca si sviluppa, anche grazie all'unione del genio e del caso, in modo lineare e produttivo, dove il merito e il talento vanno di pari passo e le menti si affinano nel confronto e nella collaborazione – in particolare qui si tratta di studi sull’RNA e sul genoma al Riken di Tokyo, istituto diretto dal Premio Nobel Riojy Noyori.
“Enakapata” ospita anche lui, insieme ad altri validissimi ricercatori europei ma anche alle “ragazze” che gestiscono un caffè, ancora di salvezza per due italiani all’estero. Anche per questo il viaggio all’interno dell’universo del Riken è affascinante nonostante l’aridità scientifica del tema trattato: padre e figlio riescono a dipingere l’insieme con pennellate che attingono al gusto del ricordo e della nostalgia, unendo alla fierezza e alla voglia di conoscere l’umanità degli incontri e le uscite alla scoperta della città. Ci sono i treni superveloci a monorotaia, i templi, l’isola di Odaiba, i centri commerciali di Roppongi, i ciliegi in fiore. Ma anche i parenti e gli amici rimasti in Italia, contattati via Skype, personaggi come don Peppe detto «Testolina» e zio Peppino. Alla fine sogni una ricerca scientifica come quella nipponica anche in Italia e ti viene voglia di visitare il Giappone e di fare una capatina a Secondigliano…
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De enakapata
“Storie di città invisibili. Di luoghi ritrovati. Di luoghi da ritrovare. Forse da cercare. Magari con l’aiuto della serendipity”. Voglio partire da qui. Perché è anche la mia idea di viaggio, di percorso, di avventura.
Mi sono incamminata lungo le strade di Tokyo, nei centri di ricerca e persino nei grandi store nipponici. L’ho fatto con Vincenzo e Luca. Mi hanno tenuta per mano e portata con loro. Non è solo per la dovizia di particolari, direi piuttosto che è per l’empatia che hanno saputo creare.
Vincenzo avevo già avuto modo di apprezzarlo, per quello che scrive, per quello che pensa, per l’entusiasmo che mette in ogni cosa che fa. Lui ci crede e finisci per crederci anche tu, non puoi farne a meno, è più contagioso del morbillo. Luca è stato la vera sorpresa: ci sono intere pagine del suo diario che avrei potuto scrivere io, solo non così bene. La sua attenzione per ciò che lo circonda, la capacità di osservare e integrarsi anche con le cose più diverse e lontane, senza mai eccessivi giudizi o paure… questo farà di lui un grande narratore. Ha un punto di vista, ma non lo impone, te lo serve poco a poco, come un piatto prelibato e così ti sembra di non essere mai sazio: potresti continuare a mangiare per ore.
Enakapata non è solo un bel libro, sarebbe riduttivo: è una bella scoperta, una piacevole passeggiata al mare, un tuffo fra i ciliegi in fiore e un salto nel vuoto della modernità. E’ il piacere della sorpresa, di quello che potrebbe accadere.
Non mi dilungherò sul fatto, pur importante, che si legge in un soffio, preferisco sottolinearne la leggerezza, nel senso più bello del termine.
C’è un profondo equilibrio pur nelle più estreme delle diversità: tra Napoli e Tokyo, tra ricerca scientifica e viaggio di piacere, tra paure e sfrontatezze, tra le pagine dei due diari, tra padre e figlio… qualcosa mi dice che la frase più giusta sarebbe “c’è un perfetto punto di incontro tra lo Yin e lo Yang”.
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Stavolta il libro è venuto a cercarmi
Ho sempre creduto ai libri come mondi paralleli e possibili. Crescendo, ad appuntamenti col destino. Stavolta il libro è venuto a cercarmi e alla fine ho ceduto. Ho ritrovato i passi del gioco, i gusti di un amico virtuale, i suoi occhi su un mondo che funziona, delle idee, dei ricordi, delle riflessioni. Letto tutto in un fiato e sottolineato alcuni passi. E rileggerò ancora delle pagine, perchè servono idee emotive.
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Non solo diario
Il libro di Vincenzo Moretti e di suo figlio Luca è sicuramente un bel libro. Il titolo è azzeccato. Enakapata significa “è una testata”, cioè una cosa straordinaria che colpisce, in una forma linguistica che è certamente napoletana, ma per certi versi richiama anche il nipponico. Infatti è la narrazione del viaggio, dal 3 al 30 marzo, compiuto dai due autori a Tokio, per scoprire e studiare il centro di ricerca Riken. Ma hanno ragione a scrivere che “non è soltanto un diario. Ma anche un gioco. Un tradimento. Una prepotenza. Un augurio”.
Tutte queste cose si trovano nel libro. Specialmente se si va da Tokio a Napoli o più precisamente a Secondigliano; e viceversa. Perché l”a spazzatura non può essere organizzata da noi come a Tokio, città di 35 milioni di abitanti? Perché “In Giappone si possono regolare gli orologi con il passaggio dei treni”? E così via.
A me è piaciuto molto anche la forma del diario, scritto a due voci, in modo intrecciato, con alcune pagine di Vincenzo ed altre di Luca, ma senza stacchi che indichino subito le parole dell’uno o dell’altro. Soltanto dal contesto si comprende chi scrive. Ha ragione Luca quando dice che il padre è “come un cingolato” che macina cose e pensieri avanti e indietro, con encomiabile cocciutaggine. Del resto senza questa cocciutaggine non sarebbe stato possibile un viaggio di tale natura.
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Enakapata
Un ringraziamento agli autori del libro. Una vera bomba (direi una vera capata). Ricco di concetti che vanno ben oltre il racconto. Uno strumento. Ha la capacità della chiarezza e la grandezza della semplicità.
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Un bel libro leggero ed errante
Premesso il piccolo "conflitto d'interessi" che mi lega ai due autori, fosse anche "solo" il fatto che dalle mani di Luca Moretti ho comprato il primo basso della mia vita, c'è da dire che questo libro è davvero un bel libro.
La storia di un viaggio metropolitano, che personalmente ho letto durante i miei viaggi metropolitani. Da casa al conservatorio, dal conservatorio all'università, dall'università a casa. Una storia che viaggia alla stessa velocità degli uomini che passano da una metro all'altra, da un vagone all'altro. E mica è tanto facile trovare un libro che tratti di un viaggio che sia adatto alla lettura errante.
E questo è il primo motivo per cui dovreste leggerlo. Il secondo motivo è la qualità della scrittura. Di entrambi i Moretti, nessuno dei due escluso. Quella leggerezza tanto cara al Moretti Senior, che sembra essere il modo giusto, se non il modo, per trattare argomenti e temi pesanti del tempo che viviamo.
Come il passato di secondigliano, le amicizie, le vecchie storie. L'analisi personale, lo sfidare barriere che sembrano insormontabili. Il bilancio sul progresso e la ricerca nel nostro paese, sul modo di organizzare, pensare, gestire le forze ed il genio umano.
Raccontare Tokyo non è certo facile, ma raccontare la nostra realtà è decisamente più difficile. E questo è il terzo motivo. Una carrellata di personaggi decisamente incredibili. Ritratti spesso con qualche parola, un motto di spirito, una frase probabilmente mai detta ma vera quanto una fotografia.
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Grazie per questa Kapata
Grazie per questa Kapata, per per avermi dato la possibilità di vivere qualche giornata in Giappone. Presso il Riken Institute, nelle vie della città, in albergo, nel bar a colazione. Ho vissuto l’ansia di Vincenzo, lo stupore e il disincanto di Luca. Sono stato presente all’incontro con il premio Nobel, con gli scienziati Carninci e Nori e le tante altre persone che hanno accompagnato i nostri nel loro viaggio. Non ho sentito la necessità di immaginare niente! La dettagliata e magnifica descrizione di un viaggio di un’esperienza di ricerca, trasformata in una foto artistica che rappresenta i contrasti e le similitudini di realtà apparentemente così distanti sotto il profilo antropologico. Due culture a confronto. Un gioco di luce e ombre di colori e di bianco e nero, frammenti di vita quotidiana del presente e del passato, di una realtà vissuta ma ancor più “sentita”. Razionalità ed emozioni unite. Grazie per tutto questo.
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Il buon ramen preparato da Luca
Sognate di intraprendere un viaggio meraviglioso, straordinario, avvincente alla scoperta di nuove culture?
Non perdetevi Enakapata. È â€˜nà capata.
Enakapata è un modo di essere. Enakapata è un modo di vivere.
È il buon ramen preparato da Luca. È la capata data da Vincenzo all’uscita della metropolitana di Ikebukuro.
Avvertenze: Il viaggio di Enakapata può dare assuefazione. Una volta partiti non si riesce a smettere. Sono stati registrati casi di svenimento. Tenere rigorosamente fuori dalla portata dei lettori a bassa pressione.
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Da leggere tutto d'un fiato
E' un libro davvero molto bello. Con molte chiavi di lettura. Il viaggio. Il rapporto padre figlio. L'organizzazione della scienza. La serendipity.
Non perdetevelo.
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