Gran Circo Taddei e altre storie di Vigàta Gran Circo Taddei e altre storie di Vigàta

Gran Circo Taddei e altre storie di Vigàta

Letteratura italiana

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La presentazione e le recensioni di Gran Circo Taddei e altre storie di Vigàta, opera di Andrea Camilleri edita da Sellerio. Fanno diversa via, in quel di Vigàta, la voglia e il piede. Uno scherzo del caso, repentino e inaspettato, si intromette sempre. Disorienta i nodi d’intrigo e li rende stridenti. Interrompe la banale prevedibilità dei fatti, un poco infimi spesso, o un poco ignobili, e magnanimi di rado; e li investe di diritto e di traverso, per celia o per scorno. Ne devia gli esiti e li rovescia. E trascorre dalla malasorte, al dispetto, alla vendetta fatale; dallo sgambetto, allo sberleffo, alla beffa. Il tutto declinando, ora andando indietro e ora avanti nel tempo, dalle superfetazioni eroiche e dal bellicismo virile di un falloide beccamorto, con la ganascia alla folla e la lucida cuticagna, il Duce il Duce; da una dichiarazione di guerra, insomma, che invocava braccia per i fucili e gioventù feconda da contrapporre alla sterilità dei popoli «volgenti al tramonto». L’«ora segnata dal destino» sviò, in quel brano d’Italia che è Vigàta, la favolaccia imperiale dello spaccamondo. Una provvidenza eroicomica, che agiva a contrappasso, investì i «combattenti» di una nuova missione. Caricò erezioni di fucili. Bonificò i letti sterili, che negavano il dovuto tributo alla patria fascista e disonoravano gerarchi e gerarchetti. Seminò corna, che non era possibile potare. Capitò pure, in quella festa grossa, tra malignazze che avevano il coraggio delle sciocchezze, che una «vasta congiura comunista» si rivelasse, al contrario, un’ardimentosa «congiura fascista». Un leone, che non ruggiva e perdeva il pelo, non riuscì, mentre attorno a lui i camerati andavano armando quisquilie campanilistiche, a far morire di spavento la vittima designata; eppure, per ironia della sorte, seppe entrare e impiantarsi negli incubi e nelle ossessioni di più persone. Era pur sempre il re della foresta. Tempo dopo, a liberazione avvenuta, il più «arraggiato» dei comunisti si lasciò ammansire e convertire dalla secchiata d’acqua di un ateo mattacchione travestito da Gesù Cristo benedicente. Il comunista si strinse al rosario. A Vigàta i comunisti perdettero le elezioni, e quasi scomparvero dalla vita politica. L’ateo liberale morì strozzato dalle risate. Sono otto i racconti che qui fanno libro e non semplice raccolta. Sono cronache e quasi apologhi, non si sa fino a che punto sempre e veramente d’altri tempi. Gli orologi di Camilleri sono molli. E i racconti sanno alzare e abbassare il tono. Non disdegnano neppure le scene pazze, cinematograficamente costruite, alla Quentin Tarantino. Sono racconti, questi, che non eludono il grande romanzo di Vigàta. Vi contribuiscono anzi, secondo una precisa progettazione (Salvatore Silvano Nigro).


Andrea Camilleri (Porto Empedocle, 1925), regista di teatro, televisione, radio e sceneggiatore. Ha insegnato regia presso l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica. Ha pubblicato numerosi saggi sullo spettacolo e il volume, I teatri stabili in Italia (1898-1918). Il suo primo romanzo, Il corso delle cose, del 1978, è stato trasmesso in tre puntate dalla TV col titolo La mano sugli occhi. Con questa casa editrice ha pubblicato: La strage dimenticata (1984), La stagione della caccia (1992), La bolla di componenda (1993), Il birraio di Preston (1995), Un filo di fumo (1997), Il gioco della mosca (1997), La concessione del telefono (1998), Il corso delle cose (1998), Il re di Girgenti (2001), La presa di Macallè (2003), Privo di titolo (2005), Le pecore e il pastore (2007), Maruzza Musumeci (2007), Il casellante (2008), Il sonaglio (2009), La rizzagliata (2009), Il nipote del Negus (2010, anche in versione audiolibro); e inoltre i romanzi con protagonista il commissario Salvo Montalbano: La forma dell'acqua (1994), Il cane di terracotta (1996), Il ladro di merendine (1996), La voce del violino (1997), La gita a Tindari (2000), L'odore della notte (2001), Il giro di boa (2003), La pazienza del ragno (2004), La luna di carta (2005), La vampa d'agosto (2006), Le ali della sfinge (2006), La pista di sabbia (2007), Il campo del vasaio (2008), L'età del dubbio (2008), La danza del gabbiano (2009), La caccia al tesoro (2010), Il sorriso di Angelica (2010).

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Gran Circo Taddei e altre storie di Vigàta 2011-09-21 16:54:28 lella gritti
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lella gritti Opinione inserita da lella gritti    21 Settembre, 2011
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che spasso!

Camilleri ha la capacità rara di sorprendere e di divertire al contempo. Quando poi scrive di epoche fasciste lo spasso è assicurato grazie all'estrema ridicolizzazione di certi personaggi. Come in questi racconti

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libri tristi e si vuol tirar su il morale!!!
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Gran Circo Taddei e altre storie di Vigàta 2011-06-11 10:23:40 Tanu
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Tanu Opinione inserita da Tanu    11 Giugno, 2011
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Quando finirà di stupirci?

Camilleri è proprio come il buon vino che migliora giorno dopo giorno senza mai diventare aceto. Questi otto racconti, ambientati negli anni del fascismo, divertono il lettore con passaggi assolutamente esilaranti ma anche con passaggi che inducono alla riflessione. Storie di sesso e di amore, di corna e fedeltà, il comune denominatore è la beffa che i protagonisti si fanno del mondo e degli altri personaggi e - perchè no, anche del lettore.
Camilleri, continua così.

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Camilleri ma anche Vitali, Paasillina etc
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Gran Circo Taddei e altre storie di Vigàta 2011-06-08 18:59:37 Arcangela Cammalleri
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Arcangela Cammalleri Opinione inserita da Arcangela Cammalleri    08 Giugno, 2011
Ultimo aggiornamento: 08 Giugno, 2011
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Gran Circo Taddei e altre storie di Vigàta di Andr

Andrea Camilleri
Gran Circo Taddei
e altre storie di Vigàta
Sellerio editore Palermo
Otto microstorie vigàtesi nella cornice scenografica dell’italico ventennio fascista.
Come recensisce tutti i libri di Camilleri pubblicati dalla casa editrice Sellerio, Salvatore Silvano Nigro, sono otto i racconti che qui fanno libro e non semplice raccolta. Non considerare raccolta queste storie, schegge impazzite dalla tastiera del pc di Camilleri, vuol dire che si procede in un continuum crono-logico narrativo e stilistico: un rutilante susseguirsi di situazioni che suscita il riso immediato e, metaforicamente, amarezza profonda. Se la metafora domina e orchestra personaggi e fatti, l’immarcescibile lingua vigàtese sbeffeggia e satireggia come un buffone a corte. Questi racconti sono forse i più corrosivi ed invidiabilmente amabili scherzi letterari che il Maestro fa agli incauti lettori, ormai pronti a subire qualsiasi sua arditezza artistica. Cesellati insieme, incastrando con arguzia le trame, certo che il romanzo potrebbe prendere corpo e incorporare le microstorie vigàtesi in una macrostoria italica. La Storia, quella Storia, che mai così contemporanea non è stata, si presenta ai nostri occhi non come mera narrazione di ciò che fu, ma trasfigurata in ciò che ne conseguì; le ideologie rappresentate attraverso i comportamenti, le psicosi degli uomini, asserviti al potere dominante e svuotati di personalità propria. Un’umanità quasi fittizia si aggira tra le ombre dell’epoca fascista e tutto viene investito da retorica baluginante e triste presagio di velleità mortificate. É l’espressionismo della violenza che deforma volti in maschere e risate crasse in ghigni. Vigàta, teatro sublimato del fascismo, è una sorta di palcoscenico ideale ed idealizzante in cui si esaltano miti e fandonie non mai sopiti. La galleria umana intride ignobiltà e millantata virilità, tra fimmine ardimentose, devote alla causa, camerati e federali e gerarchi orwelliani e garanti della fede al Capo e paventati comunisti che da congiurati, con un colpo d’ala, sono trasformati in perseguitati: pantomima e derisione. Che dire di scene alla Quentin Tarantino o che fanno il verso a certe pillicule di covviboisi; gli anni della Liberazione amiricana rivissuti e reinterpretati tra scocci di revorbari, giochi d’azzardo in bische clandestine, denaro in discesa libera e una rapina a regola d’arte con lupara d’ordinanza che lascia scornati i soci di un circolo. Il rischio e il pericolo di portare a conoscenza intrallazzi e tresche amorose viene da un aceddro, Il merlo parlante, che ripete le frasi compromettenti che sente. Il culto dell’italianità, espresso nella mania di italianizzare i nomi stranieri e di trasformare quelli italiani con le consonanti finali, è uno dei puntelli del Gran Circo Taddei. Trame tutto sommato semplici si complicano per scarti della sorte e come riporta Camilleri, la voglia del complicare le cose è tutta siciliana: “ Cito una bellissima frase che Moravia un giorno disse a Sciascia: "La differenza tra i milanesi e i siciliani è che i milanesi tendono a semplificare un fatto complicato. I siciliani operano all’inverso: un fatto semplicissimo tendono a complicarlo". E le complicazioni portano a sotterfugi e tradimenti”. Ironia a tinchitè, erotismo sommerso che fa capolino da tutte le parti alla maniera di Brancati, tragicomicità e surrealismo alla Pirandello, sono alcuni degli ingredienti naturali che fanno da terreno di coltura per l’arte camilleriana. Un altro tassello fascista, con la sua politica demografica di incrementare le nascite, si trova ne La fine della missione; chi non può avere figli trova la soluzione a dir poco boccaccesca con pace santa della chiesa e dei mariti. Come dire il fine giustifica i mezzi. Un giro di giostra è forse il più solipsistico delle storie e una dolente riflessione esistenziale. La bruttezza fisica del protagonista è una condanna che relega alla solitudine più triste, quando una luce pare illuminare quella vita spesa vacuamente, la fine lapidaria lascia schiantati. La trovatura è veramente una trovata geniale, soprattutto nella conclusione, chi cercava non trova e viene trovato da chi non cercava. Tutto torna secondo un caso capriccioso o forse giusto? La rivelazione è una novella di beffa architettata, il comunista arraggiato, Prestìa, riceve la grazia della rivelazione nell’apparizione di Gesù, tutta racchiusa in quella frase” facitilo…sapiri a tutti…sgerzo fu”. Ogni racconto contiene uno spezzone di Storia, ogni finale è esemplare e dà a ciascuno quello che ha meritato. C’è come una sorta di giustizia a seconda delle colpe, Camilleri, al pari di un novello Caronte, assegna ai personaggi la loro etterna collocazione. Aveva perfettamente ragione l’editrice Elvira Sellerio alla quale il libro è dedicato, dopo la lettura, ebbe a dire all’autore di essere tornato il Camilleri dei vecchi tempi.
Andrea Camilleri (1925), è autore di oltre 60 romanzi tra storici, civili e polizieschi, e di diverse raccolte di racconti, tradotti in più di 30 lingue. Vincitore di numerosi premi in Italia e all’estero, è noto al grande pubblico anche per i romanzi dedicati alle inchieste del commissario Montalbano, della casa editrice Sellerio, da cui è stata tratta la fortunata serie televisiva. Tra i tanti titoli ricordiamo: “La forma dell’acqua”, “Il cane di terracotta”, “Il ladro di merendine”, “La voce del violino”, “La stagione della caccia”, “Il birraio di Preston”, “La concessione del telefono”, “La gita a Tindari”, “Maruzza Musumeci”, “Il casellante”, “Il campo del vasaio”, “L’età del dubbio”, “Un sabato, con gli amici” “Il sonaglio” “ La caccia al tesoro”, Il sorriso di Angelica…


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Gran Circo Taddei e altre storie di Vigàta 2011-05-25 09:13:02 Ginseng666
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Ginseng666 Opinione inserita da Ginseng666    25 Mag, 2011
Ultimo aggiornamento: 25 Mag, 2011
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Oltre al danno, anche la beffa..

Non ho particolrmente amato Camilleri, almeno fino a questo momento. Devo dire che lo trovavo noioso e anche prolisso. Ripetitivo con quel suo pretenzioso Commissario Montalbano, eroe indiscusso di una Sicilia bagnata di sangue e intristita dalla presenza della mafia. Tutto ciò molto prevedibile e neanche troppo attraente.Al contrario,questo libro mi ha affascinato e fatto ridere. Scritto in un dialetto che comunque è leggibile e facilmente interpretabile anche da coloro che non sono siciliani, è una vera chicca, una perla preziosa...una lettura divertente e imperdibile. Usando la satira impietosa e l'ironia, l'autore ci conduce sorridendo nella vita di una cittadina del sud al tempo del fascismo, negli intrighi del popolo, nelle difficoltà della vita vinte con sapienza e ironia, nelle buffonate del fascismo, nell'inganno e oltre l'inganno anche la beffa.
Perchè è facile in queste brevi storie trovare la capacità di beffare che l'auore ci svela lentamente nel suo sapido raccontare e strappandoci risa nello stupore rinnovato che ci fa esclamare: "però io non ci sarei mai arrivata a .."
E si va dalla congiura ordita dalle amiche per incastrare un'improbabile caporiona fascista, al merlo chiacchierone che svela tutti i segreti dell'alcova e delle corna, al nipote birbone e filibustiere che si fa imprestare un leone da una ragazza del circo per provocare l'infarto alla zia taccagna e diventare erede universale, al benefattore fascista che ingravida le donne dei suoi compaesani sterili allo scopo di aiutare le famiglie e incrementare le fila dei reggimenti del fascio... Sorridente, ironico, divertente..gioioso..piacevole..insolito prodotto di uno scrittore che ha saputo donare qualcosa di veramente diverso dal suo ordinario scritto ed è per questo che mi ha conquistato.
Consigliato.
Saluti.
Ginseng666

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Gli altri libri di Camilleri per farne un doveroso confronto..
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Gran Circo Taddei e altre storie di Vigàta 2011-05-23 15:07:07 Danisimo78
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Danisimo78 Opinione inserita da Danisimo78    23 Mag, 2011
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Piacevole e divertente

E' il terzo Camilleri che leggo, ma dopo aver iniziato credo che non mi fermerò... Otto storie diverse ma ugualmente divertenti ed appassionanti.

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Camilleri, ma anche a chi non lo ha mai letto
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Gran Circo Taddei e altre storie di Vigàta 2011-03-14 17:09:41 cesare giardini
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cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    14 Marzo, 2011
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Otto piacevoli storie di Camilleri

L’ultima fatica di Camilleri si incentra su otto stuzzicanti storie . Periodo : poco prima o poco dopo la fine della seconda guerra mondiale, Luoghi degli avvenimenti : Vigata e dintorni. Abbandonato per ora al suo lentissimo tramonto il commissario Montalbano, Camilleri ci narra da par suo e nel suo affascinante dialetto sìculo (ciascuna storia è suddivisa in quattro capitoli) via via i disastri di una congiura immaginaria, una rapina ben architettata in una sala da gioco clandestina, la storia di un merlo inopportunamente parlante che svela pericolosi segreti d’alcova, le vicende di un circo di paese e del suo spelacchiato e mansueto leone, lo svolgersi di una particolare missione a fini benefici, la tragica fine di un ingenuo professore innamorato, la storia di una finta maga e di un ingente tesoro sepolto e infine le vicende semiserie di un comunista “duro e puro” convinto a redimersi da una finta e ben orchestrata “apparizione” di Gesù. Le storie sono tutte godibili, si dipanano in scioltezza magistralmente guidate da un Camilleri in forma smagliante. Gli argomenti trattati sembrano essere, da una certa visuale, molto attuali : la furbizia e l’ingenuità paesana della gente comune, la stupidità del potere fin nelle sue diramazioni periferiche, gli inganni dei giochi d’alcova, che, di riffa o di raffa, caratterizzano gran parte delle storie vigatesi. Lo stile dello scrittore di Porto Empedocle è unico : sa tratteggiare personaggi con pochi lucidi tratti, tali da renderli indimenticabili, e mette in scena le vicende con mano sopraffina, quasi si trattasse di un set cinematografico. Camilleri, per la goduria semantica dei linguisti, scova ( o conia ex novo) nuove parole dialettali, quali ad esempio Rollisiroici ( Rollsroyce), covviboissi (cowboys) , colpo polettico ( colpo apoplettico, sempre che non sia un refuso!), purmunia (polmonite) e via discorrendo. Il suo dialetto sìculo è ormai una vera e propria lingua ed ai lettori più smaliziati ( e affezionati) non riserva quasi più sorprese. Una nota finale : se fossi la maga Arsenia (“chiaromante chiaroveggenti” ) della settima storia, mi giocherei tutto ora sul ritorno di Camilleri al suo inseparabile Montalbano : e sicuramente ci azzeccherei !

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