Il cortile dei girasoli parlanti Il cortile dei girasoli parlanti

Il cortile dei girasoli parlanti

Letteratura italiana

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La presentazione e le recensioni di Il cortile dei girasoli parlanti, opera di Antonia Arslan edita da Piemme. La bambina che giocava con il soldatino ussaro... Il prete che andava a dir messa in un eremo di monaci bizantini... Zia Anja e zia Nini, le migliori sferruzzatrici del paese... Gabriel Attarian, l'armeno che voleva imparare l'italiano... I personaggi di questo magico viaggio narrativo palpitano di vitalità e di splendore. Si rimane intrappolati nelle loro storie sospese tra due mondi: quello onirico, che vive di sogni e di fiabe, e quello concreto, che narra di vita contadina, di terre lontane, di affetti familiari, di fede. Ogni storia - quasi una spigolatura - contiene una folgorazione di saggezza, una scheggia di luce che viene a illuminare l'oscurità del quotidiano ridestandoci a un "senso" o, meglio, a un "frammento di senso": il valore delle nostre radici, la custodia della memoria, la consapevolezza del nostro stare e agire nel mondo. Sono racconti in cui la Arslan declina i temi che più le sono cari: la questione armena e l'insensatezza della guerra, ma anche la spontaneità dell'infanzia, la natura madre e matrigna, l'odio che contamina e deturpa, la forza invincibile dell'amore. Una galleria di voci e di volti, che parlano di una sapienza antica, che non c'è più.

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Il cortile dei girasoli parlanti 2012-01-13 09:16:45 Bruno Elpis
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Bruno Elpis Opinione inserita da Bruno Elpis    13 Gennaio, 2012
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”Il cortile dei girasoli parlanti” di Antonia Arsl

Capitoli brevi, quasi poesie in prosa, quelli che compongono quest’opera di Antonia Arslan, scrittrice padovana di origini armene, autrice de “La masseria delle allodole” dal quale è stato tratto il film firmato dai fratelli Taviani.

I capitoli de “Il cortile dei girasoli parlanti” sono unificati dalla potenza e dalla suggestione del ricordo, almeno nella prima parte, intitolata “Magie d’infanzia” e nella seconda, quella appunto dedicata a “Il colore dei ricordi”.

Difficile raccontare le sensazioni che evoca questa lettura, perché sono impressioni immediate, che l’autrice suscita con l’euritmia delle parole: attraverso i colori (quello dei girasoli parlanti), i sapori (“Burro di bagigio”, “I biscotti della zia Enrica”, “Il prosciutto di nonno Carlo”), gli odori (“Camilla e le rose gialle”) le musiche (“Ninnananna veneziana”, “Kriminal tango”) e le attività (“le sferruzzatrici”).

E allora ci si affida a qualche oggetto: come la scatola di latta dei biscotti Lazzaroni “con il veliero dipinto” o ai “sassi del Piave”. Nei ricordi c’è spazio anche per la “vegetallumina”: un vecchio farmaco graveolente, dal potere taumaturgico sulle contusioni che i bambini si procurano … Per scoprire “il segreto delle storie che si amano: che creano mondi in cui desideriamo entrare, e da dove non usciamo senza rimpianto”.

Poi, gradualmente, come richiamata alla coscienza attraverso l’esperienza personale e le memorie, emerge la tragedia armena: rievocata in episodi ben precisi, fatta anche di religione e di “sacro e profano” (terza parte), richiamata da oggetti (“Il pianoforte di Saddam”) o da canzoni (“Oh mia Cilicia”).

Sino ad arrivare ai “Tempi molderni” (quarta sezione dell’opera) e concludere che “il tempo non fa marcia indietro” o, alla latina, “Factum infectum fieri nequit”.

Un libro semplicemente da leggere. Vietato raccontarlo. Per lo meno, così la pensa …

Bruno Elpis

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