Il sangue di una tartaruga feroce
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Letteratura italiana
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La presentazione e le recensioni di Il sangue di una tartaruga feroce, racconti di Daniela Ambrosio editi da Cicorivolta. Segue un brano tratto dall'opera. Napoli si svegliava la mattina come una donna sfatta e pingue, con il trucco sbavato e un’aria cattiva, come in una stanza dove si è stati tutto il giorno a fumare Merit di contrabbando. Paola si sveglia assonnata come tutte le mattine, l’eyeliner sul cuscino, il rossetto ancora appiccicato sulla bottiglia di birra poggiata di fianco al letto. Non mette mai il pigiama, Paola, e spesso si sveglia con qualcuno, oppure con l’odore di chi ha dormito nel suo letto la sera precedente. Un odore che molto spesso non è buono, è odore di ascelle, oppure di alcol, di rancido e fumo messi assieme. Paola non fa mai troppo caso alle persone che passano la notte con lei, perché lei pensa sempre ad altro. Solitamente, si concentra sul soffitto, oppure sul pavimento, o sulla parete di fianco, perché Paola non guarda mai negli occhi. Nessuno. Appena sveglia comincia a fumare, a digiuno, lo stomaco ancora in disordine e gli occhi spenti. La ragazza spagnola che divideva con lei l’appartamento si è trasferita a Bologna, e a Paola tocca cercarsi una nuova inquilina. Non ne ha voglia, così come non ha voglia di cercarsi un lavoro, né di terminare gli ultimi tre esami all’università, facoltà di lettere. Si era iscritta a lettere perché le piaceva leggere, amava soprattutto Moravia e Pasolini, ma anche Dante. Preferiva il Purgatorio, ma non sapeva neanche il perché. Il suo scrittore straniero preferito invece era Yukio Mishima, il giapponese che si suicidò facendo karakiri. Paola vorrebbe andar via, lontano, in una città grande, perché Napoli è solo un grande paese, troppo complicato, troppo difficile viverci. Napoli è sporca e cattiva. Londra o New York andrebbero meglio. Barcellona o San Francisco pure. Che importa?
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