Insegnami a volare
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Letteratura italiana
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La presentazione e le recensioni di Insegnami a volare, opera di Nicola Giovanni Grillo pubblicata da Geva Edizioni. Come un naufrago che, pur disperando di poter raggiungere qualcuno, consegna le sue speranze a quel pezzo di carta infilato in una bottiglia affidata alle onde, così Nicola G. Grillo autore di “Insegnami a volare”, lancia dalle pagine del suo ultimo libro, un ulteriore appello alla sua gente, alla sua Calabria, affinché si svegli da quel torpore che la cristallizza in una realtà che seppur fertile, è incline a impoverirsi e depauperarsi. Come in “Perché fuggire dalla Calabria” (2007), anche in quest’ultima opera si parla di Calabria, di una società malata, devastata e spesso sconfitta, di un cancro mai estirpato nonostante gli innumerevoli tentativi di cambiamento ed innovazione di alcuni dei suoi figli migliori. Partendo da una vicenda di dolore personale, quale la morte del padre, l'autore, tornando a distanza di tempo, in quel paese che lo ha visto nascere, crescere e allontanarsi per un “esilio forzato”, non può tacere di quel dolore parallelo, seppure di natura differente, che vive da sempre e ancor di più ogni volta si riavvicina fisicamente a quella realtà. Una realtà attanagliata dal passato, un passato vivo, tangibile non solo nelle strutture ma anche nella cultura di quella gente che quelle stesse strutture occupa! Un passato che va via via però impoverendosi di quanto di buono poteva offrire alla sua gente. Un altalenante alternarsi di immagini e sensazioni ora prettamente personali, ora comuni a tutti i calabresi, emigrati e non solo, riempiono le pagine di questo libro. Pennellate di vivo colore nella descrizione dei luoghi, dei campi, diventano mano mano cupi quando si tratta di ritrarre la mentalità e il costume della società che oggi li abita. E poi il ciclo della vita, il susseguirsi delle generazioni, arrese ad un’ amara realtà e derubate purtroppo dalla stessa terra che li ha partoriti, della cultura che “si è ancora in tempo per rialzare fiero lo sguardo”. Se un naufrago, seppure nella precarietà della circostanza, decide di lanciare il suo sos, è perché in fondo nutre la speranza che qualcuno prima o poi possa raccoglierlo!
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