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L'amore e altri disastri

L'amore e altri disastri

Letteratura italiana

Autore Massimo Tirinelli

Editore

Casa editrice Progetto Cultura


La trama e le recensioni di L'amore e altri disastri, racconti di Massimo Tirinelli edito da Progetto Cultura. Un modo originale di trattare il tema dell'amore con ironia, tenerezza e disincanto, affrontando gli effetti collaterali, spesso rischiosi come recita il titolo " L'amore e altri disastri ", di questa avventura esaltante e complessa. Tre racconti sull'amore assoluto, su quello relativo e sulla loro sintesi, come bilanciamento tra sogno e realtà.

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una complessa semplicità

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“L’amore vissuto come una serie di accadimenti casuali e complementari”;

Nella trilogia “L’amore e altri disastri”, non c’è una figura che non resti vittima della fatalità ineluttabile del bisogno di amare, che è poi il solo nostro vivere.

Arcangelo , nel primo racconto “l’amore assoluto” è lo splendente carnefice del suo cuore ; Arcangelo riscatta il suo fallimento amoroso con la sua surreale attenzione nei confronti della sua compagna in coma, Daniela ; un godibile senso di colpa lo anima nel vegliarla e custodirla con una costanza quasi maniacale che cresce sino al finale prestabilito, che lo consegna irreversibilmente all’illusione di un amore assoluto.

Nel secondo racconto “l’amore relativo” , Marisa procede a tentoni nel suo vivere; se ci si pensa oggettivamente il suo atteggiamento è tutt’altro che particolare; è insicura nel suo cercare , non sa scegliere, si nutre di tutto indistintamente mistificando i cattivi sapori con la sua ironia. Non ha alternative , o forse si,….una. Può fermarsi.

Il terzo racconto “l’amore,forse” coglie la puntualità di un sentimento. Bello ed autentico perché è in un solo istante senza tempo; percorribile anche in un giorno di pioggia distante, è un istante perfetto .

Al di là delle storie , delle loro diverse impostazioni letterarie formali, la ciclicità del romanzo si rincorre come un nodo gaussiano. I personaggi delle tre storie si affacciano rapidi tra un racconto e l’altro con i loro sentimenti ,con i loro diversi modi di amare. La loro vicinanza ai nostri stati del cuore rende tutto facilmente assimilabile , tutto apparentemente semplice.

Ma è proprio in questa complessa semplicità la ricompensa più grande per il nostro autore ed il suo dono a chiunque si accinga a leggere “L’amore e altri disastri”.



Paolo Bigelli

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Opinione inserita da Federica Bramucci
03 Marzo, 2009
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Leggendo questo secondo romanzo di Massimo Tirinelli ci si immerge in un mondo affettivo dalle molte sfaccettature in cui ognuno può scorgere richiami alle proprie paure e ai propri eccessi.

La tre situazioni della narrazione, anche se in qualche maniera “estreme”, raccontano di come l’amore, o la sua mancanza, possa segnare l’esistenza di ognuno nel bene o nel male in un percorso di vita a cui comunque nessuno può rinunciare.

Il tutto con ambientazioni magiche, sicuramente parte dell’esperienza emozionale dell’autore e con una percepibile maturazione del linguaggio.

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Opinione inserita da gianfranco pendenza
24 Febbraio, 2009
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Una leggerezza profonda. Un'allegria malinconica. Un agrodolce che resta perchè penetrante. Un libro che fa riflettere ma non stanca la mente del lettore. Si ride e si piange, proprio come la vita.

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L'amore e altri disatri

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Opinione inserita da Giuseppe Perroni
16 Febbraio, 2009
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A mio sommesso avviso la difficoltà maggiore per chi si accinge a scrivere un libro sull’amore, in generale, credo che sia quella di dover dire quanto necessario nei rigorosi limiti di un libro.

Beh… il Tirinelli vi è riuscito in modo fluido e delicato, com’è nel suo stile (che nell’ultimo libro è in accelerata maturazione) attingendo credo pure al suo magma reminiscenziale del proprio “vissuto”, quale scrigno segreto di ricordi, emozioni, sensazioni ed esperienze che – come al segnale di un razzo fosforescente, al passaggio della sua penna, – s’accende, svelandosi in parole. Parte di ciò che stava sepolto, nelle pieghe della memoria dell’autore – pure sensazioni ed iscrizioni psicologiche infinitesimali – giunge alla luce. Tanto per stabilire un parallelismo, tutto mio personale, pressoché alla maniera di un Thomas De Quincey in “ Le confessioni di un mangiatore d’oppio”.

Non so se sia stato avvertito il cortese lettore – sarebbe tuttavia il caso di avvertirlo, sommessamente beninteso, per non sottrarre troppo alla fruibile “sensistica” linguistico-mentale di una godibile bella lettura – quanto l’autore, credo un po’ in tutti i suoi libri , almeno quelli che ho avuto il piacere di leggere, impegni anche il “proprio” autobiografico esistenziale (in termini massimamente “ideali”) in maniera mai invasiva ma, mi sia consentito, “a sprazzi”, plasmandone e riplasmandone i contenuti, narrando – con delicato tocco di una “grazia” tutta sua personale – tematiche psicologiche che, di fondo, appartengono a noi tutti: accedono all’umano essere in quanto esistente vivente.

In “Amore e altri disastri”, la costruzione di stile è delicatamente intrattenuta dai rapporti semantici, sintassi fluida, qualche cambio ritmato di velocità spiazzante che approda a una sonorità che può sembrare sbarazzina, in realtà circolante in una girandola emozionale che si sposta dai ritmi del “non sense” a quelli incalzanti dell’analisi viscerale e spietata di personaggi e situazioni: le tematiche e i ritratti psicologici, pure dell’inconscio, dei personaggi sembrano a volte, nella narrazione, come distendersi dalla filastrocca alla sciabolata gnomica, o si è condotti, in qualità di lettori, ad assistere al miraggio dello stupore attento.

Nel capitolo/parte dell’amore relativo, vi sono pagine in cui la prosa si fa poesia, sciogliendosi dapprima dai vincoli razionali, scalandole dappoi, le vette della lirica: prosa non prosastica ma canto intimistico-interiore, psicologico… come, tanto per recare un esempio, nella mirabile descrizione dei paesaggi della Bretagna, realmente immortalati, credo, dalla fotografia e, poi, in questo libro, tracciati dalla penna dell’autore. Forse è proprio questo il propellente più nutrito e valido di quest’ultimo libro del Tirinelli: la “fotografia” mentale non asettica, di pensieri ed emozioni, sentimenti; gli scenari inquieti dell’improbabile, o della catastrofe dei sentimenti (e dei personaggi sottesi portatori di quelli), in un viluppo sempre un po’ lievemente forsennato e, tuttavia, piuttosto magico. I rimandi e richiami che rimbalzano, a volte nella profondità dell’angoscia del vivere, come nella figura di Marisa nel secondo capitolo, altre volte nello smarrimento patetico di Arcangelo, fagocitato, alla fine dal suo mondo “delirante”, nel primo capitolo.

Ma nel disagio di Marisa (da ella stessa ingigantito vittimisticamente oltremisura, come perspicuamente rilevato dalla Listeni, sua psicoterapeuta) non può non scorgersi una “luce”, impalpabilmente aereale, adialettica, che è più di una semplice speranza: fare chiarezza dentro di sé e dare un senso alla propria gran voglia di vivere e, soprattutto, …. amare ed essere amati.

Tirinelli lascia alle parole, che da sole sembrano talora duplicarsi e sovraesporsi (in trasposizione di senso), il compito di creare un disegno apparentemente scomposto ma che, invece, si riduce e compone ad unità (una “reductio ad unum” delle speranze, aspettative, ideali dell’essere umano).

Nel libro ravviso una scommessa dell’autore giocata con l’inerzia e l’ineluttabilità degli eventi e/o col destino, che dir si voglia, con i sentimenti e con ciò che afferisce all’amore “lato sensu”, che si risolve in avventura feriale, quotidiana, in collane di stimolazioni psicologiche annodate ma subito sciolte, quasi anelanti a un diverso equilibrio e a un superiore ordine di significato ideale e spirituale.

G. Perroni

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