L'ignoto e oltre L'ignoto e oltre

L'ignoto e oltre

Letteratura italiana

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Jo è stanca di lottare, di affrontare ogni giorno le avversità che le si prospettano davanti. Jo è una giovane donna, intrappolata nel suo stesso dramma interiore. Attraverso una lunga sequenza di ricordi, esperienze e poesie prende forma l’immagine di una personalità unica, alla disperata ricerca del suo spazio in questo mondo.

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L'ignoto e oltre 2008-03-14 13:53:38 dori
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Opinione inserita da dori    14 Marzo, 2008

ritratto d'artista giovane

"Ritratto d'artista da giovane", verrebbe da pensare inoltrandosi tra le pagine di questo libro.

Sin dalle prime battute, infatti, esso pare caratterizzarsi non tanto per la narrazione di un vissuto, quanto per per la volontà di raccontare "un'anima", i suoi moti, le sfumature e contraddizioni di un'esistenza in certo modo emblematica.

La "ragazza come tante altre"delle prime righe, in realtà, viene poco a poco smentita da un personaggio più complesso, a suo modo "speciale", in quella sua vocazione all'arte che le fa puntualmente rincorrere la vita, desiderarne la "normalità", senza tuttavia riuscire a tenerne il ritmo; vita che diviene così un susseguirsi di eventi che si ripetono sempre uguali a se stessi, dai quali soltanto quella sorta di predestinazione all'arte rappresenta un'ambigua, desiderata eppure inconsciamente rifiutata, via di fuga: diventa, cioè, la giustificazione di cui la protagonista si fa scudo per motivare in qualche modo la propria presunta "inettitudine a un'esistenza normale". In questo senso, tutta la storia prende la forma di una lunga analisi (o autoanalisi?) dell'anima e delle sue contraddizioni: nella protagonista le opposizioni forza/debolezza, bontà d'animo/cattiveria, rivendicazione di autonomia/desiderio di compiacere e perfino un certo sado-masochismo psicologico, convivono e partecipano alla delineazione di un "tipo" che è, in fin dei conti, metafora stessa dell'anima creativa.

La narrazione in prima persona, attraverso l'occhio dell'osservatore esterno (ma non poi tanto) non fa che accentuare l'impressione di un coinvolgimento emotivo dell'io narrante - e implicitamente della stessa autrice - ripetto alla vicenda di cui si racconta; impressione che si fa certezza nella seconda parte del libro, quando si palesa l'identità del narratore (a dire il vero già in qualche modo intuibile nella prima parte). In questo modo, attraverso il lungo monologo di un'anima a se stessa, la realtà oggettiva passa in secondo piano, perde importanza, sopraffatta dall'interpretazione soggettiva che l'autrice, attraverso l'espediente del narratore esterno, vuole darci di quegli eventi. Essi, dunque, non vengono mai spiegati o illustrati. Se ne parla, ma solo di riflesso. Non vi sono dialoghi, né nomi di personaggi, poiché questi non hanno alcuna importanza, se non alla luce del loro ruolo di "elementi di passaggio" all'interno dell'evoluzione interiore della protagonista. Evoluzione che poi, a sua volta, insinua nel lettore un forte dubbio circa la propria reale entità: come se la piccola Jo sia in qualche modo destinata alla sorte che si cerca, per cui la sua crescita interiore è soltanto apparente, prigioniera com'è di una consapevolezza che in realtà si porta indietro da sempre.

Questo aspetto, a dire il vero, potrebbe meglio chiarire i passaggi esistenziali che portano la giovane protagonista alla decisione finale, i quali risultano occultati, all'interno del tessuto narrativo, dalla scelta da parte dell'autrice di tacerne, o di accennarne soltanto, al punto che la loro reale portata risulta spesso solo intuibile. La volontà di oscurare in tal modo gli eventi, vestendoli spesso di metafora in modo da renderli volutamente irriconoscibili, caratterizza in modo netto questo libro e ne fa un'opera a suo modo originale; ma ne è forse, allo stesso tempo, un limite, nella misura in cui suscita nel lettore la volontà non soddisfatta di saperne di più, di guardare a fondo nella vita di Jo, di sentirla viva, umana, e non eterea come invece essa appare, quasi fosse null'altro che una lontana, poco concreta, proiezione psichica.

Stilisticamente l'opera appare ben scritta, in una suggestiva ed efficace mistione di prosa e versi che ne accentua il carattere già altamente lirico. Questo lirismo è d'altronde intuibile già nell'intento, da parte dell'autrice, di ritmare internamente la narrazione, anche attraverso l'uso personale della punteggiatura. A tal fine, forse, una minore adozione della "d" eufonica avrebbe ancora maggiormente giovato, essa tuttavia non pregiudica l'efficacia dello stile.

Si tratta dunque di un lavoro assai interessante, di una lettura impegnativa eppure scorrevole, che si fa alla fine portatrice di un messaggio dal valore decisamente catartico.

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L'ignoto e oltre 2008-02-21 06:48:25 Giorgio
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Opinione inserita da Giorgio    21 Febbraio, 2008

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Lo stile è scorrevole; nonostante l'inesistenza di dialoghi l'autrice è riuscita a non appesantire la storia e a renderla godibile. Le poesie che intercalano la narrazione sono molto belle e ben integrate col testo. In qualche punto è presente un leggero abbassamento di stile, tuttavia comprensibile in una prima opera.

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