Generazioni 1881 – 1907
Letteratura italiana
Editore
Si alzò e raggiunse il quartetto: “Signori permettete che mi presenti. Sono il capitano Antoine Lanzmann, ebreo. Quello non c’è scritto sul biglietto da visita.”
Lo fissavano muti. Mise in mano a ognuno un biglietto e fece cenno ad altri due ufficiali di avvici-narsi: “Penso di avere a che fare con uomini d’onore, ma è bene procurarci testimoni neutrali, giusto? Desidero soddisfazione da tutti quanti voi.”
Cinque famiglie e una straordinaria avventura che si apre mentre un’epoca si chiude. I pogrom zaristi, la fuga verso il Nuovo Mondo e una nuova vita, l’affaire Dreyfus, il sogno di una patria in Terra d’Israele e i tumulti italiani dei primi del ‘900: le storie si intrecciano con la Storia e i protagonisti ci prendono per mano, conducendoci in tempi e luoghi lontani, eppure così vicini...
Nato a Nuoro 43 anni fa Gabriele Rubini vive e lavora a Bologna. Appassionato studioso di storia del Medio Oriente, ha vissuto per qualche tempo in Israele prima di laurearsi e intraprendere la carriera di export manager. Questo è il suo primo romanzo.
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Il filo rosso che lega il Popolo Ebraico
Significativo debutto di un giovane scrittore. Con “Generazioni 1881-1907”, Gabriele Rubini, (nuorese di nascita, bolognese di adozione) si pone all’attenzione del pubblico grazie ad un’opera che mescola con sapienza storia e fiction, politica e cultura. Si tratta di un romanzo che abbraccia un arco di tempo tanto breve quanto denso di eventi. Ecco le due date estreme. Il 1881 -uccisione a S. Pietroburgo, il 13 marzo, dello Zar Alessandro II ad opera del movimento rivoluzionario terrorista “Narodnaja Volja”, cui seguirono tremendi pogroms antisemiti; costituzione (da parte di giovani ebrei che vivevano nei territori dell’Impero russo) di gruppi sionisti che dettero vita alla Prima “Aliyah”, cioè il ritorno (letteralmente: la Salita) alla Terra dei Padri, Israele; ma i prodromi del racconto ci donano pure uno sguardo breve, quanto significativo, all’epoca della Polonia di Re Casimiro il Grande (secolo XIV), protettore degli Ebrei- e il 1907 -il periodo immediatamente successivo alla guerra russo-giapponese del 1905 e alla prima rivoluzione russa, con la scintillante Belle Epoque ormai al tramonto, destinata ad infrangersi nelle trincee della Prima Guerra Mondiale-Il fulcro dell’opera è costituito dalle vicende di cinque famiglie ebraiche -russi, italiani, francesi, ma non solo- che si sviluppano in un vasto intreccio, con svolte talora imprevedibili, dove tuttavia l’Autore riesce a far sì che chi legge non si perda, per così dire, tra le righe; anzi sia incoraggiato a proseguire, per immaginare, conoscere, scoprire ciò che accadrà nelle pagine successive. Sullo sfondo delle drammatiche vicende di quegli anni, della Grande Storia, nasce, cresce e si sviluppa la Piccola Storia dei protagonisti, dando così vita ad una narrazione corale scritta con profonda partecipazione, in uno stile incisivo, privo di retorica, talora ironico, scevro da certe minuziose descrizioni che spesso rischiano di distogliere l’attenzione del lettore. Oggi non possiamo esprimerci come cinquanta o cento anni or sono, pena l’artificiosità; un romanzo d’impianto tradizionale qual’ è Generazioni si avvale, come notevole punto di forza, di un linguaggio che va diritto al cuore perché è spontaneo, immediato, in grado di farti passare, nel volgere di pochi istanti, dal pianto al riso. E, mi si passi la libertà -che non è una critica, al contrario- certi intercalari usati, che sono propri del linguaggio odierno (come, ad es., l’espressione “assolutamente sì”), non stonano affatto, bensì danno freschezza e vigore alla narrazione. Dunque una modalità espressiva agile ed immediata -scandita secondo brevi capitoli, intitolati-, che bene si coniuga con un impianto solido, in grado di giocare su diversi piani spazio/temporali. Si va dalla Russia, vasta e fangosa, alla Francia dell’Affaire Dreyfus e degl’Impressionisti, all’Italia, in particolare a Bologna dove incontriamo il grande poeta Giosue Carducci, agli Stati Uniti, con squarci di vita degni di un film di Martin Scorsese, alla Terra dei Padri, quell’Israele profondamente amato e vagheggiato, per il quale l’opzione sionista resta sì prevalente, ma non unica e non realizzata in modo definitivo dai personaggi che incontriamo.









