Il cimitero di Praga
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Umberto Eco è nato ad Alessandria nel 1932; filosofo, medievista, semiologo, massmediologo, ha esordito nella narrativa nel 1980 con Il nome della rosa (Premio Strega 1981), seguito da Il pendolo di Foucault (1988), L’isola del giorno prima (1994), Baudolino (2000) e La misteriosa fiamma della regina Loana (2004). Tra le sue numerose opere di saggistica (accademica e non) si ricordano: Trattato di semiotica generale (1975), I limiti dell’interpretazione (1990), Kant e l’ornitorinco (1997), Dall’albero al labirinto (2007) e, insieme a Jean-Claude Carrière, il recente Non sperate di dimenticarvi dei libri (2009). Nel 2004 ha curato il volume illustrato Storia della Bellezza, seguito nel 2007 da Storia della Bruttezza.
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Opinioni inserite: 20
MA!!!!
Ragazzi io ho iniziato a leggerlo ma proprio non ce l'ho fatta, dopo che ho trovato la prima "ricetta" mi sono bloccata, per quelle ho comprato "cotto e mangiato"...... mi è stato detto che se superi le prime 100 pagine poi ti appassiona, ma l'inizio è un calvario.
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Il cimitero di Praga.
"Abbiamo un'ambizione senza limiti, un'ingordigia divoratrice, un desiderio di vendetta spietato e un odio intenso."
La frase qui sopra rispecchia in pieno l'essenza del personaggio Simonini il protagonista del libro di Eco.
Un libro nel quale troppo forte è per i miei gusti l'odio verso gli ebrei, ogni pagina che leggiamo ne è completamente satura.
La storia è molto arzigogolata e costellata da molti personaggi tutti esistiti realmente, il protagonista è un agente segreto e falsario viscido, odioso, amante delle cucina, che non si ferma davanti a niente ed uccide quando ne ha bisogno, perché nessuno deve ostacolare la creazione del suo documento più importante quello del "cimitero di Praga" che inneggia il suo integerrimo odio per la popolazione ebraica e dal quale ne deve derivare la sua totale estinzione.
Il libro ci insegna che avendo un forte odio, aspirando alla ricchezza, leggendo grandi autori, avendo molta fantasia si possono costruire false notizie e grandi inganni, a quel tempo tramite libri ed articoli di giornali, oggi con l'avvento di internet c'è pieno di bufale e fandonie dalle quali bisogna stare attenti, si specula sulle grandi tragedie, intorno ad esse vengono costruite false notizie pur di assicurarsi momenti di popolarità e dalle quali ne rimangono vittime anche gli stessi apparati di informazione!
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Ultimo aggiornamento: 21 Febbraio, 2012
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Oserei dire: "IRRITANTE"
Veramente irritante. Confidavo nelle doti e nelle capacità dello scrittore di cui avevo letto solamente “Il nome della rosa”, opera che mi aveva veramente stregato per lo spessore dell’ambientazione storica e per il fascino della trama. Dopo aver visitato il cimitero ebraico di Praga e la vicina sinagoga, luoghi altamente misteriosi ed affascinanti, pensavo che un’opera ambientata in “cotanto” contesto potesse essere solamente un capolavoro; anzi credevo e credo tuttora che sia più difficile fallire che centrare nel segno avendo a disposizione uno sfondo così suggestivo. Beh mi sono immediatamente ricreduto sin dalle prime pagine del libro che descrive in modo , a mio parere, molto poco convincente, le avventure e gli intrighi orditi da un cinico falsario che si aggira per l’Europa dell’ottocento. Sempre lasciandosi ingannare dal titolo si potrebbe pensare ad atmosfere enigmatiche ed ignote ma il cimitero di Praga, con la sua atmosfera così tetra , fa la sua fugace ed artificiosa apparizione solo una volta, forse due e per poche pagine, fornendo la cornice per un complotto antiebraico che dovrebbe essere alla base della storia. Direi che se si togliessero le inverosimili e a tratti patetiche avventure del protagonista “il capitano Simonini / abate Dalla Piccola”, personaggio affetto da sdoppiamento della personalità, il testo potrebbe benissimo fungere da libro di storia in quanto l’autore non fa altro che sfoggiare le sue indiscutibili conoscenze del Risorgimento italiano e dell’ottocento europeo. Ma non è questo che si cerca in un romanzo, seppur storico. Manca l’incalzare degli eventi ed il susseguirsi delle emozioni, in quanto, avvengono sì decine di omicidi ed eventi di ogni tipo, ma molto spesso sono elementi un po’ fini a se stessi; insomma manca un po’ di pathos, qualcosa che ti faccia sentire protagonista o tifare per questo o quel personaggio. Quante persone che lo hanno iniziato e lasciato tristemente sul comodino del letto! Quanto vorrei aver letto qualche recensione prima di comprarlo evitando così di perdere tanto tempo in un’ostinata e faticosa lettura!! Assolutamente no ….. non lo fate.
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A tratti difficile da decifrare
Un libro difficile da valutare, a tratti coinvolgente a tratti tedioso... Diciamo che è un misto tra un romanzo e un testo didattico.
Sicuramente da consigliare agli studenti. Un po meno a chi vuole trascorrere con leggerezza qualche ora nella lettura
Punto di forza:
Entrambe in personaggi per quanto infidi e meschini affascinano.
L'idea del bipolarismo della personalità molto intrigante.
Punto Debole:
La trama e il diario sono contorte al punto tale da non riuscire a capire chi sta vivendo le vicende, Dalla Piccola o Simonini ?
"Consiglio di leggerlo ma con riserva, dato che potreste vedervi costretti a mollarlo sul comodino per lunghi periodi"
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Ultimo aggiornamento: 22 Settembre, 2011
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Il cimitero di Praga: ironica perfidia
Eco ci regala ancora un'opera di magistrale bravura in cui vediamo in successione i principali complotti della storia ottocentesca. Lo scrittore ci trascina nel "dietro le quinte" delle vicende storiche rivelandoci gli aspetti caratteriali più oscuri di personaggi che conosciamo (o meglio, crediamo di conoscere) bene. Ne "Il Cimitero di Praga" Eco crea un personaggio memorabile, che ispira un certo disprezzo nel lettore, il quale tra intrighi occulti, cadaveri, ecclesiastici peccatori e falsificazione viene attirato inesorabilmente in un mondo di menzogne e opportunismo che svela la storia non raccontata. Simone Simonini, l'apparente incarnazione del male, perfido, antisemita, ma nello stesso tempo astuto ed intelligente, perché quando come nel suo caso si passa da un servizio segreto all'altro, non si può far altro che ammirare l'adattabilità del personaggio. La storia avvinghia il lettore e lo trascina alla fine, senza permettergli di alzare lo sguardo e di analizzare in maniera critica l'opera. Nonostante il Lettore veda Simonini come l'incarnazione del male, non può fare a meno di ammirarlo e stupirsi di come siano stati pianificate molte delle cospirazioni moderne. Ma Eco non si limita a raccontare una storia, bensì spinge il lettore a riflettere e a svelargli una semplice verità: le cospirazioni sono tutte uguali. E dopo aver appreso più di 500 pagine di aneddoti, curiosità, e pensieri intrisi di odio, al lettore resta il ricordo di ciò che si è appena letto e si prova l'impulso irrefrenabili di ricominciare da capo e immergersi di nuovo nella VERA storia. Indubbiamente il libro è abbastanza pesante, soprattutto nelle prime 100 pagine, a causa della sua erudizione che a tratti blocca la narrazione. Ma ciò viene compensato dall'ironia dello scrittore che anche in un personaggio come quello di Simonini riesce a far emergere un lato grottesco. Certamente questa recensione è riduttiva fatto per cui consiglio vivamente la lettura dell'ultimo romanzo di Eco sempre che il lettore sia disposto a dubitare del ritratto spesso idilliaco che si era fatto di personaggi, che invece, non si conoscono, se non superficialmente. E attenti, Simonini potrebbe esistere veramente. Consigliatissimo.
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Folle corsa antigiudaica?
Recensione di Fred Baggen
traduzione dall’olandese di Angela Federica Ruspini)
Immaginatevi come lettori di volare a tutta velocità nella biblioteca labirintica di Umberto Eco, che a quanto si dice è composta da circa 30.000 volumi. A un certo punto andate a sbattere contro una parete piena di libri e provocate il ‘crollo della libreria’: una valanga di volumi oscuri dell’Ottocento relativi a svariati argomenti (tuttavia legati l’uno all’altro alla maniera di Eco), come il militarismo garibaldino, i templari e la massoneria, gli affari insabbiati, la truffa e l’inganno, l’occultismo luciferino, la letteratura cabalistica e giudaica dell’Ottocento e i feuilleton apparsi sulle riviste, l’imperialismo, lo (il contro)spionaggio, i gesuiti, la gastronomia, la psicoanalisi freudiana, il Risorgimento, Parigi al tempo dei ‘lavori di Haussmann’ e ancora molte altre questioni fin de siècle. Il maestro vi dà il benvenuto ne Il cimitero di Praga!
Parigi, primavera 1897. Simone Simonini, 67 anni, antigiudaico convinto, ha condotto per molto tempo una doppia vita: era una spia a servizio di Francia, Prussia e Russia, e gestiva un negozio di anticaglie che gli era sempre servito da copertura per le sue attività di falsario. Un giorno trova nella sua camera una tonaca, il vestito di un abate che non è suo. Quando scopre nella stanza adiacente uno scarabocchio frettoloso di un certo abate Dalla Piccola, in Simonini nasce il sospetto che lui e l’abate siano la stessa persona. Seguono gli appunti del diario del falsario e dell’abate, che attraverso la lettura dei reciproci appunti e l’annotazione dei pensieri e dei ricordi provano a scoprire chi sono: l’uno o l’altro scrittore di diari?
In modo speculare
Per questo motivo il racconto ha due voci narranti protagoniste che sembrano essere l’una il sosia dell’altra, ed è presente anche un narratore semi-onnisciente, che, come Puck di Shakespeare, correda di commenti le storie di Simonini e Dalla Piccola e si rivolge direttamente al pubblico dei lettori.
Dalle annotazioni il lettore apprende molteplici eventi del passato di Simonini ed emerge il motivo per cui in seguito vive come spia veterana piemontese dedita al doppio gioco. Dalla Piccola a sua volta legge le annotazioni di Simonini e le confronta con i propri ricordi. In modo particolarmente brillante Umberto Eco lascia riflettere i due, ciascuno per conto proprio, su macchinose costruzioni mentali e inciampare nei loro stessi pensieri, tutto soltanto per rendere credibile che sono quello che pensano di essere.
Nel complesso l’ ‘altro’ è in parte un riflesso estraneo del proprio io, che è affetto dalla personalità dissociata. Sotto l’influsso della psicoanalisi freudiana questa è stata una tematica importante nell’Ottocento, anche in letteratura. Il filone della letteratura fantastica del Romanticismo è pervasa dal tema del sosia, si pensi per esempio a Frankenstein, o a Jekyll e Hyde.
‘Una mistica è un’isterica che ha incontrato il suo confessore prima del suo medico.’ (Dottor Du Maurier ne Il cimitero di Praga)
La confusione delle persone di Simonini e Dalla Piccola si riflette in diversi altri personaggi: una paziente che soffre di isteria e che si trova alternativamente in una condizione ‘buona’ e in una ‘cattiva’, un uomo che pubblica con uno pseudonimo femminile, un abate che si fa dichiarare morto per poter condurre una nuova vita, due colleghi medici che si vestono in modo quasi identico e hanno nomi omofoni, e si può individuare perfino una situazione doppia negli eventi che si verificano negli strati in superficie e nelle fogne sotterranee di Parigi. Il doppio scritto che Simonini e Dalla Piccola producono, e che il lettore legge a turno, fa pensare ai racconti nei feuilleton nei giornali dell’Ottocento, che venivano pubblicati tutti i giorni o tutte le settimane in singole puntate e finivano ogni volta con un episodio mozzafiato.
Eco ha già applicato la tematica del ‘doppio’ nel suo romanzo L’isola del giorno prima (1994), e la perdita della memoria ha un ruolo importante ne La misteriosa fiamma della regina Loana (2004). La massoneria e la cabalistica sono gli elementi portanti de Il pendolo di Foucault (1988) e quindi l’autore raccoglie nel suo ultimo romanzo i temi più importanti della propria opera (narrativa).
Riferimenti e fonti
Come sempre nei romanzi di Eco, anche Il cimitero di Praga è ricco di riferimenti (letterari), di giornali, libri e autori effettivamente esistenti e di giochi di parole e linguistici. Così il cognome dell’abate Dalla Piccola sembra fare direttamente riferimento a Pico della Mirandola, che nel Quattrocento ha fatto conoscere la mistica ebraica in Italia.
Per il lettore che vuole dedicarsi alla letteratura ‘cabalistica’, anche nel cognome Simonini si trova un regalino da scoprire. Si tratta di una parola con le consonanti che si possono invertire:
SiMoNiNi diventa così aNoNyMuS. Non sappiamo se Umberto Eco abbia voluto inserire questo significato nascosto nel cognome; sappiamo invece che il nonno di Simonini ha voluto chiamare il proprio nipote come san Simone di Trento, un martire trucidato dagli ebrei.
‘Mio nonno era un trovatello. A quel tempo si davano spesso cognomi standard, come “Esposito” (escluso, o semplicemente di questo posto) o “Dieudonné” (dono di Dio) a bambini del genere. Tuttavia nessuno si è mai chiesto che cosa significasse quello strano “Eco” di mio nonno.
Dunque, in un elenco di espressioni gesuitiche del Seicento, che aveva lo scopo di dare un cognome ai trovatelli, compariva “Ex Coelis Oblatus”: donato dal cielo. Il mio cognome, quindi, è un acronimo latino e un ricordo di quell’antica tradizione.’ (Umberto Eco)
Come unico personaggio immaginario, Simonini vaga nel passato, e influenza gli eventi che si sono effettivamente svolti. Così nel romanzo, Simonini spara allo scrittore satirico francese Maurice Joly, mentre quest’ultimo in realtà si è suicidato. Un particolare saliente a questo proposito è che Umberto Eco rende effettivamente il suo protagonista l’assassino di Joly, l’autore dello scritto Dialogue aux enfers entre Machiavel et Montesquieu (Dialogo agli inferi tra Machiavelli e Montesquieu), i cui frammenti servirono, secondo la tradizione, come fonte per i ‘Protocolli dei savi di Sion’. E con questo scritto siamo arrivati al centro del romanzo e a Simonini come falsario. ‘I Protocolli’ erano la descrizione inventata di un incontro nel 1897 fra dirigenti ebrei, che volevano sovvertire la società cristiana, e che miravano al dominio ebraico sul mondo. Eco gioca in modo sublime con questo dato e regola i conti senza pietà non con l’immorale Simonini, ma con Joly, la cui opera è stata la fonte ispiratrice per successive generazioni di antisemiti nella loro lotta contro il ‘pericolo ebreo’.
‘Per servire con competenza la legge bisogna averla violata.’ (Pyotr Rachkovskij ne Il cimitero di Praga)
Sentimento contrario o favorevole agli ebrei?
Con i Protocolli, la massoneria e gli ebrei, la triade su cui si fonda il romanzo di Eco è completa, e si crea una messinscena per gli eventi rabbinici nell’antico cimitero ebraico di Praga. Fin dall’inizio del romanzo, Simonini associa al popolo ebraico un marchio d’infamia di ‘pericolo per la società’:
‘Degli ebrei so solo ciò che mi ha insegnato il nonno: Sono il popolo ateo per eccellenza, mi istruiva. Partono dal concetto che il bene deve realizzarsi qui, e non oltre la tomba. Quindi operano solo per la conquista di questo mondo.’
In maniera sottilmente caricaturale gli ebrei poi assumono la colpa di tutti i mali del mondo: si sono avvicinati alle città per arricchirsi, gli ebrei li riconosci dalla puzza, gli ebrei sono traditori, un popolo bigotto e losco, gli ebrei uccidono i giovani cristiani per spalmare di sangue il pane azzimo, per portare alla perdizione i cristiani gli ebrei hanno evocato i massoni, gli ebrei sono capitalisti, la percentuale di donne dissolute fra gli ebrei era più elevata che fra i cristiani, per questo Gesù ovunque vada incontra solo peccatrici, i crimini che vengono commessi dagli ebrei sono i più gravi, quali truffa, falsificazione di documenti, usura, fallimento fraudolento, contrabbando, falsificazione di denaro, corruzione, frode commerciale, per non parlare del resto (eccetera). È così folle che non si riesce a immaginare quali cose, per effetto della sventura, si possono casualmente attribuire con un dito accusatore agli ebrei.
‘Mi dicono che la professione medica è tra quelle più praticate dai giudei, tanto quanto il prestito a usura. Certo è meglio non aver mai bisogno di denaro e non cadere mai ammalati.’ (Simone Simonini ne Il cimitero di Praga)
Oltre alle numerose recensioni letterarie positive in Italia, soprattutto i media favorevoli al Vaticano hanno reagito al romanzo con reticenza o avversione. Il romanzo sarebbe immorale e inciterebbe al rafforzamento delle posizioni antisemite. Da un punto di vista clericale non suscita alcuno stupore essere contrari a un libro in cui, oltre all’odio nei confronti degli ebrei, anche il satanismo svolge un ruolo considerevole. Ma il libro incita veramente a una campagna diffamatoria contro gli ebrei?
Fidandosi del buon senso del pubblico dei lettori di Eco, si sarebbe propensi a credere che la generazione attuale, senza che ci sia neanche bisogno di pensarci sopra, considera subito un’assurdità grossolana e falsa la calunnia disonorevole sugli ebrei; anzi le rozzezze suscitano veri sentimenti di simpatia e mostrano al lettore uno specchio: si impongono le immagini della seconda guerra mondiale e ci fanno vedere ancora una volta che gli orrori accaduti a milioni di ebrei sono stati assolutamente inaccettabili e ingiusti.
Questo capovolgimento cognitivo è un abile artificio letterario dello stile: una connotazione negativa si trasforma in una connotazione favorevole, ovvero si dice il contrario di quello che si intende, per cui si usano lo scherno e il cinismo necessari. La scena in cui l’ufficiale ebreo Alfred Dreyfus viene degradato per alto tradimento (ingiustamente, come in effetti è risultato in seguito) e condotto in carcere sull’Isola del Diavolo, è una metafora memorabile dell’olocausto:
‘Che cosa racchiude l’anima di quell’uomo? A quali motivi obbedisce, protestando a questo modo la sua innocenza, con una energia disperata? Spera forse di confondere l’opinione pubblica, di ispirarci dei dubbi, di proiettare sospetti sulla lealtà dei giudici che l’hanno condannato? Un’idea ci viene, vivida come un lampo: se non fosse colpevole, che spaventevole tortura!’
Occultismo
Strettamente legato alla massoneria è l’occulto, che nell’ultima parte del romanzo ha certamente un posto di rilievo. Eco non sarebbe Eco se non collegasse questo argomento in modo quasi diabolico a una valanga irrefrenabile di letteratura ottocentesca sul satanismo, molto popolare in quell’epoca in determinati ambienti; quasi un eccesso di informazioni che fanno onore soprattutto alla conoscenza pressoché infinita dell’autore (leggi: alla portata della sua biblioteca).
Elementi autobiografici
Sebbene il romanzo sia scritto in prima persona, soprattutto per bocca di Simonini, non si avverte da nessuna parte la sensazione fasulla che l’autore si rivolge direttamente al lettore. In effetti ciò avviene in alcuni passaggi alla fine del romanzo, in cui sembra che Eco voglia mostrare al lettore qualcosa della realtà quotidiana di uno scrittore di una certa età. La seguente confessione di Simonini è commovente, perché al lettore viene in mente che Eco sembra voler dire con questo che Il cimitero di Praga è il suo ultimo romanzo, un testamento letterario:
‘È strano, ma è come se avessi nostalgia degli ebrei. Mi mancano. Dalla mia giovinezza ho costruito, vorrei dire lapide per lapide, il mio cimitero di Praga, e ora è come se Golovinskij me lo avesse rubato.’
Alla fine del libro, in un epilogo intitolato ‘Inutili precisazioni erudite’, il Narratore (che naturalmente altri non è che Umberto Eco stesso) si giustifica a proposito dell’uso di personaggi quasi esclusivamente tratti dalla vita reale, e offre una spiegazione sommaria degli artifici narrativi di cui si è servito lo scrittore, come la differenza fra fabula e intreccio.
Raramente l’erudizione di Eco è inutile, un fatto di cui lui stesso è convinto fin troppo bene. Speriamo che storia e intreccio di uno scrittore di una certa età siano indulgenti con noi nel mondo reale, e che fra qualche anno potremo dare ancora il benvenuto a un romanzo che proviene dalla penna del maestro. E poi ancora uno, e …
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Un romanzo per erudiri
Un feuilleton ottocentesco, che intriga e spaventa, ricco di colpi di scena, con riferimenti storici e personaggi realmente esistiti : ecco il nuovo romanzo di Umberto Eco, che non tutti i lettori porteranno a termine, spaventati ( o annoiati) da una trama sconnessa e saltellante tra fogli di diario, interventi del Narratore e numerosi flash back che disorientano non poco e mettono a durissima prova i consueti divoratori di romanzoni e romanzacci. L’epoca è quella tra Ottocento e Novecento, la storia tira in ballo Garibaldi e la sua impresa, le mene politiche della Francia e di Cavour, i massoni e i loro riti esoterici, i servizi segreti piemontesi e russi nonché ( e ci mancavano) riti satanici di sette segrete e feroci filippiche contro i giudei, colpevoli di ogni nefandezza vera o presunta. Il protagonista (unica figura di fantasia) è il capitano Simonini, spregiudicato falsario al servizio di tutti, pronto ad ogni nequizia e privo di ogni scrupolo, avido di denaro e protagonista di delitti efferati, assertore machiavellico che il fine giustifica sempre qualsiasi mezzo. Il lettore erudito e paziente non si deve scoraggiare : alla fine troverà il romanzo affascinante e scoprirà che il personaggio in questione (accidenti, ci sarà pure una giustizia…) finirà le sue malvagie (e maldestre) imprese in modo imprevisto. Da ricordare (e ritagliare conservando il brano nel quaderno delle cose da non dimenticare) le seguenti osservazioni dell’Autore : “qualcuno ha detto che il patriottismo é l’ultimo rifugio delle canaglie, chi non ha principi morali si avvolge di solito in una bandiera e i bastardi si richiamano sempre alla purezza della loro razza. L’identità nazionale è l’ultima risorsa dei diseredati, il senso dell’identità si fonda sull’odio per chi non è identico. Ci vuole sempre qualcuno da odiare per sentirsi giustificati nella propria miseria…”. Meditate, gente !
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grazie
Che soddisfazione leggere certa letteratura, mai banale, ironico, sorprendente.
E poi la scrittura di Eco, bè che dire? o lo odi o lo ami e io propendo per la seconda ipotesi. Certo non è una lettura facile, però quante riflessioni sollecita...
Eco intreccia la Storia ( con la S maiuscola) al suo racconto in modo unico, da vero maestro.
Il solo personaggio inventato è il protagonista, Simone Simonini e tutto ciò che gli ruota intorno è realmente accaduto e tutti i " comprimari" sono realmente esistiti.
Questo romanzo, a mio avviso vuole dimostrare:
- come l'antisemitismo sia costruito su dei clichè;
- come i Servizi Segreti da sempre credano solo a ciò che " hanno sentito dire altrove e respingerebbero come inattendibile ogni notizia del tutto inedita" ( Simone Simonini);
- come nei giochi di potere il furbo vinca sempre a scapito dell'onesto;
- come probabilmente si sono svolti gli avvenimenti durante lo sbarco dei Mille in Sicilia;
- come funziona e cosa è una loggia massonica;
- come si sono svolti i fatti all'epoca della Comune di Parigi;
- come sono i rituali delle messe sataniche;
e probabilmente tanto altro che ora mi sfugge...
E tutto questo grazie ad un romanzo. A me non resta che dire una cosa: GRAZIE ECO.
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La morte di Nievo
Non bisogna prendere il libro di Eco per un saggio di storia. La storia è un'altra cosa. Monete d'oro dalla Massoneria inglese a Garibaldi non arrivarono. Non avrebbe potuto trasportarle da Talamone a Palermo, soprattutto quando i carretti presi a nolo servirono per la "beffa" di Orsini verso Corleone e i garibaldini rimasero a piedi. Arrivato a Palermo non avrebbe potuto cambiarle in banca, perché le monete d'oro non avevano corso legale nel Regno delle Due Sicilie, non potevano essere cambiate in uno sportello bancario, ma solo privatamente da orafi e da cambiavalute. Il Banco a Palermo rimase chiuso per i privati dal 26 maggio al 25 giugno 1860 e nessun privato potette accedere al suo conto corrente. Dove abrebbero preso, i cambiavalute, tanti ducati per cambiare 10mila monete d'oro? (Valore 3 milioni di lire). Il permesso d'imbarco a Nievo e ai funzionari della vice Intendenza garibaldina era stato firmato da Cibo Ottone, che era Comandante delle Forze piemontesi in Sicilia: quindi il viaggio era noto a tutti. Nievo portava le carte e i resoconti della gestione dell'esercito garibaldino in Sicilia, così come gli era stato ordinato da Giovanni Acerbi, Intendente Generale dei Garibaldini, con sede a Napoli.
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Il "trait d'union" che non conoscevamo...
Tra il 1860 e il 1900 importanti avvenimenti condizionano i destini dell'Italia nascente e di tutta Europa.
Chi se non Eco poteva riuscire a trovare un personaggio (o forse due...no no in realta' forse uno solo!!) che potesse in modo credibile collegare gli avvenimenti e i complotti che dallo sbarco dei Mille a Marsala si avvicenderanno nei decenni coinvolgendo illustri nomi come Ippolito Nievo e il generale Dreyfuss, sette sataniche e correnti antisemitiche che generereanno i piu' grandi orrori del secolo successivo?
Nessuno, appunto tranne l'autore.
La vicenda inizia con la brillante ascesa nell'attivita' di falsario di atti notarili da parte del protagonista capitan Simonini, losco individuo che odia allo stesso modo ebrei e donne, e ama le pietanze raffinate e le trame piu' sordide per accrescere il proprio patrimonio, suscitando un comprensibile crescente disgusto nel lettore.
Il losco personaggio, affetto da una improvvisa amnesia, e' costretto a trascrivere gli episodi salienti della sua avventurosa esistenza di codardo per cercare di venire a capo dell'intrigo in cui si e' imbattuto, e comprendere anche se e' davvero minacciato dal misterioso abate Dalla Piccola, altro bell'elemento quanto a virtuosismo e moralita'.
I misteri si infittiscono, le morti violente pure, e la storia scrive le pagine piu' importanti che segneranno i destini italiani ed europei.
Progetto ambiziosissimo quasi impossibile da realizzare dicevamo, ma riuscito grazie alla cultura immensa appannaggio dell'autore. Certo non e' tutto digeribile come una mentina di zucchero e qua e la' la pesantezza del tomo porta a scoraggiare anche il lettore animato dalle migliori intenzioni e dotato altresi' di un tempo libero ormai merce sempre piu' preziosa.
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Ultimo aggiornamento: 11 Febbraio, 2011
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Una personalità camaleontica...
Un grande scrittore, Umberto Eco, non c'è dubbio, che ci regala un romanzo indimenticabile e dalle molteplici sfaccettature.
Oddio, il personaggio principale Simonini, non è certo un modello di integrità, ha una personalità camaleontica e si nutre di odio e di pregiudizi razziali multiformi...all'inizio del libro infatti vi sono dei monologhi che sono un capolavoro di risentimento, misto a luoghi comuni intrisi di odio palpitante...io li ho trovati esilaranti perfino, poichè ho il gusto di vedere il lato ridicolo anche nelle vicende più tragiche.
Simonini si muove in realtà storiche in cui rivivono personaggi che noi conosciamo bene, Freud, Garibaldi, Nino Bixio ed altri, ne svela la vera natura, i particolari più intimi della loro vita...
Ci toglie dalla visione rassicurante che avevamo della storia, ne scandaglia tutti gli avvenimenti, colorando di nero una visione storica che noi avevamo appreso dai libri di scuola, e che ci donava una pacifica sicurezza.
Dapprima carbonaio, poi spia dei servizi segreti, massone, finto prete, scrittore al soldo di coloro che pagano bene, satanista, dinamitardo, uccisore di nemici che nasconde nella cloaca di casa sua, Simonini è l'epressione del male che sa trionfare e guadagnare su ogni cosa, spavaldo, perfido, opportunista, feroce antisemita, che rappresenta la vera essenza del male.
Personaggio attuale, che non può morire, perchè sicuramente vive o può rivivere in ogni tempo..e che muove silenziosamente le sue trame oscure a insaputa dell'individuo comune.
Consiglio questo libro a tutti...anche se in alcuni punti per la particolarità delle vicende storiche mi è risultato un po' pesante.
Saluti.
Ginseng666
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Il vero e il falso che vogliamo
Come al solito, un grande romanzo sulla verità. A centocinquant’anni dall’unità d’Italia, Eco distrugge capitolo per capitolo tutte le nostre certezze sugli episodi più rilevanti del Risorgimento, svelando trame, intrighi, complotti (veri e inventati) che hanno condizionato la spedizione dei Mille. E di fronte alla scelta degli episodi, alla doppiezza dei personaggi, ai documenti esibiti e tenuti nascosti, la storia, così come crediamo di conoscerla –immutabile e fissa nel tempo – crolla in tutti i suoi punti cardine, rivelandosi un’invenzione anch’essa, così come le falsificazioni di Simonini. O se non un’invenzione, un romanzo. Eco infatti non perde un’occasione per rammentarci che narrazioni e racconti – ciò che noi, istintivamente inseriamo nella categoria del “falso” - hanno influito sul corso degli eventi quanto le azioni e i fatti, tanto da diventare fatti a loro volta, e i fatti, tramandatici per secoli tramite documenti e narrazioni, sono diventati racconti. Cos’è vero quindi? Quello che è accaduto o come ce lo hanno raccontato? Sin dal Nome della Rosa, Eco propende per la seconda ipotesi. Una risposta che non viene incontro a chi ha bisogno di certezze, questo è sicuro. Ma benedice il gusto per la ricerca, l’amore per il confronto, il dibattito sulla costruzione del senso, il bisogno eterno di raccontare, non per evadere, ma anzi, il contrario, per capire. La democrazia, quindi. Ma qui si apre un altro capitolo.
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Opinione inserita da barch76 09 Gennaio, 2011
Ultimo aggiornamento: 10 Gennaio, 2011
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L'anima della storia
E’ vero,non siamo sui livelli de “Il Nome della Rosa”,è vero anche che la lettura di Eco può risultare a tratti tediosa,complessa,non per tutti,è vero anche però che con questo suo “Il cimitero di Praga”,il nostro eminente Umberto,alla soglia delle ottanta primavere,ha saputo mettersi in gioco,e con uno stile dissacrante,ironico,critico narra l’ottocento,il secolo dell’unità d’Italia,della massoneria,della Nascita del comunismo,della nobiltà decadente,del clero agonizzante,delle nuove scoperte,dell’antisemitismo e delle guerre. Un bel viaggio quindi in tutto il IXX sec,in cui nella vicenda compaiono,in modo più o meno significativo tutti i suoi protagonisti,da Garibaldi,Nievo,Dumas,Freud,Hugo, Cavour,Proust,Leone XIII,ecc. di alcuni dei quali l’autore svela particolari meno noti e intimi. Ma è il protagonista Simonini il vero capolavoro dell’autore,personaggio geniale,perfido,opportunista,che da corpo e forma a quelle forze oscure e celate,unico personaggio di fantasia (ma non troppo),che non compaiono sui libri di storia,ma probabilmente l’hanno anche inconsapevolmente forgiata come i personaggi poc’anzi menzionati,e non con spirito eroico o altruista alla ricerca del bene comune,ma con l’unico scopo di arricchirsi e saziare la propria ingordigia. Fa riflettere l’attualità della situazione come dice Eco,il protagonista è ancora vivo,magari non si chiama Simonini ,magari ha il nome di una compagnia petrolifera,magari è un produttore di armamenti,però ancora determina la sorte di milioni di persone in nome del proprio tornaconto e cupidigia. Da leggere con pazienza.
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Il vecchio piemontese.
La forza di questo bellissimo romanzo di Eco ha un nome : ironia.
L'ironia diventa stile autorevole quando viene diretta contro se stessi.
E' questo, in poche parole, il grande rapporto di Umerto Eco con il suo lavoro.
In un "utile idiota" come Simone Simonini rivivono, in una ridda di fantastiche e picaresche azioni, le fonti di tutti i mali del secolo a venire.
Mali reali e mali immaginari.
Geniale la figura del notaio, o capitano, falsario: l'autore alessandrino ha prediletto il vecchio pregiudizio sulla falsità piemontese per costruirvi l'ara pagana di tutte le bassezze.
La passione sfrenata per il cibo, la cupidigia, il tradimento, la giudeofobia (che è diversa dall'antisemitismo), il complottismo e, buon ultimo, il cospirazionismo.
Amici, questo libro è molto bello.
In un'era così dolorosa e critica, finalmente una voce squillante contro tutti coloro che si riempiono la bocca di : Illuminati, Massoneria, Martinismo e Lotta per la conquista del Mondo.
Talvolta, e qui Eco lascia il segno, il miraggio di una falsità lascia il segno.
L'ultimo uomo del mondo, in cambio di pochi denari, costruisce a tavolino la favola più sfruttata dalla polizia zarista.
"I Protocolli dei Savi di Sion".
Un falso che purtroppo mieterà molti milioni di vittime.
Ma Simone Simonini è ancora vivo...ve lo assicuro.
E forse a muovere i fili della nostra società è proprio lui.
O meglio, un suo sinonimo: l'Ignoranza.
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il cimitero di praga
ho letto molti libri di umberto eco e come romanzo "il nome della rosa" rimane sempre il migliore. forse mi aspettavo un qualche cosa di simile quando ho acquistato "il cimitero di praga" e un po sono rimasto deluso.Percarita', il solito stile pregiato nella scrittura, la solita ricercatezza nei riferimenti storici, ma come "trama" e coinvolgimento lo trova un po monotono e lento. non e' un libro particolarmente facile e non è adatto a tutti.
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Il cimitero di Praga
Una ricostruzione storica ricchissima, quasi maniacale, una moltitudine di personaggi più o meno importanti, tutti reali ad eccezione del protagonista, un falsario senza scupoli che presta le proprie abilità a chi gli offra maggiore denaro, architettando intrighi, trappole e documenti falsi... L'intreccio è sicuramente avvincente (un po'intricato, il meccanismo del racconto tramite l'alternanza di due diari non facilita la lettura ma è necessario), e il protagonista è forse uno dei personaggi più negativi e privi di lato umano che si siano mai incontrati nelle pagine di un libro.... Essendo io una lettrice di medio livello però, devo dire che ho trovato questa lettura un po' impegnativa... soddisfatta d'averlo letto, ma... un po' di fatica!!
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Poteva essere meglio
consiglio la lettura perchè un libro di eco va letto almeno per la forma dell'italiano usata.
il contenuto è a corrente alternata. si apssa da momenti storici ritratti alal perfezione ad altri noiosi e stucchevoli.
l'idea di legare una tragedia dell'umanità ad un processo di falsificazione di documenti è affascinante, ma il risultato non è all'altezza delle aspettative
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Il cimitero di Praga
Le vicende di cui qui si narra si collocano tra il 1860 circa e la fine del XIX secolo, tra Italia e Francia.
Il protagonista sulla scena è frutto di fantasia, ma gli eventi che lo coinvolgono rispecchiano appieno la realtà storica dell'epoca. Ecco che scorrono davanti agli occhi del lettore, Garibaldi con i suoi “Mille”, massoni, carbonari, gesuiti, satanisti, personaggi loschi e scellerati appartenenti ai servizi segreti piemontesi, francesi e prussiani.
Sicuramente Eco è un maestro della ricostruzione storica; questo è un libro che nasce da un ottimo lavoro di ricerca a livello storiografico e bibliografico, grazie al quale si possono apprendere tanti retroscena del passato, difficili da reperire sui testi storici ufficiali.
Ciò che è difficile apprezzare di questo romanzo, è l'intreccio narrativo creato dall'autore, perché è alquanto caotico e dispersivo, tanto da rallentare la lettura e divenire noioso. Risulta veramente difficile seguire l'excursus del protagonista, agente segreto autore di intrighi e falsificazioni; peccato perché il tema dominante, ossia la nascita del sentimento antisemita in Europa, è un argomento di estremo interesse e poco conosciuto, che meritava di essere trattato con maggiore chiarezza per essere compreso al meglio dal lettore.
In conclusione, è un testo molto complesso che non si legge agevolmente, quindi non è adatto a tutti.
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Ultimo aggiornamento: 17 Novembre, 2010
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Deludente
Non si possono scrivere sempre capolavori, ma questo libro è un paio di gradini sotto al "Nome della Rosa" o al "Pendolo di Focault" (ma facciamo anche 3 o 4...).
Come al solito Eco è straordinario nella accuratezza della ricostruzione storica (a tutto tondo vedi le illustrazioni che accompagnano la storia come nei vecchi feuilleton), ma stavolta lì si perde, sono ridotti al minimo quei commenti intelligenti, sagaci e di sottile ironia che popolavano i precedenti libri. La storia poi non decolla mai, si muove su un piattume totale che arriva anche alla noia , anzi, per usare un termine più appropriato NON APPASSIONA, NON EMOZIONA, con il protagonista impegnato in un monotono susseguirsi di falsificazioni allo scopo di screditare gli ebrei . Si va dalla spedizione dei Mille alla creazione dei Protocolli dei savi di Sion che ispireranno il famigerato Mein Kampf, tra accadimenti che non hanno mai una scintilla di pathos . La trovata dello sdoppiamento della personalità del protagonista è ormai cosa persino abusata in letteratura , ci sono moltissimi personaggi e nessuno analizzato con un minimo di profondità.
Poi sicuramente ci vuole una cultura notevole per capire tutti i riferimenti storici di Eco, cosa che magari mi manca, ma signori, stiamo parlando di un'opera di narrativa non del libro di testo per un esame universitario. No, non mi è piaciuto.
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il cimitero di Praga
è sicuramente un libro scritto con intelligenza, attento ai particolari. Ho letto diversi libri di Eco ma il nome della rosa è ancora di gran lunga il migliore









