L'armata perduta
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nei territori del Gran Re
vmm è riuscito con spigliatezza e competenza ad incuriosirci ed anche emozionarci in questo, possiamo dire? cammino iniziatico, in cui il valido contraltare di senofonte diventa un immaginario femmineo che ci narra le vicende dal suo punto di vista of course, ma ampliandole di contenuti che, seppur non del tutto suffragati sul piano storico, fanno quasi assomigliare la narrazione, con una pista percorsa sin dall'inizio ed una sequela di colpi di scena coinvolgenti e plausibili, ad un'intricata spy story in cui l'archetipo di tutti i tradimenti, il cavallo di troia, diventa quasi cavallo a dondolo. e dunque quella che era l'asciutta e notarile narrativa senofontea, viene qui plasmata ed attualizzata dall'accativante stile del manfredi che, oltremodo competente sul piano storico e delle fonti - poliedrico e sfaccettato archeologo/narratore/traduttore/storico/documentarista ha oltretutto personalmente ripercorso a ritroso con una spedizione archeologica l'intero tragitto dei diecimila - ci fa rivivere dal di dentro quelle che furono anche le umane vicende psicologiche, sociali e di contorno della tragica spedizione greca nella profondità dell'impero persiano. certo l'originalità del tema trattato è solamente trasmutato e reso flessibile ma l'attenzione e la sicurezza con cui l'epopea viene disbrogliata rendono consigliabile la lettura di questo libro magari, potendo e volendo, in accoppiata con l'originale anabasi.
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Non il miglior Manfredi
Sinceramente l'ho trovato un po' troppo lungo e, a tratti, faticoso da leggere. Credo che Manfredi avrebbe dotuto snellire l'opera evitando di ripetere ossessivamente certe situazioni: Abira che prepara la cena, l'armata che saccheggia i villaggi e trova capre, foraggio, birra (cos'altro avrebbero dovuto trovare? il biglietto vincente della lotteria di Merano?), e altre scene che sicuramente si si sono ripetute giorno dopo giorno nella vera spedizione, ma che in un libro finiscono per appesantire la lettura. Lo stile è quello classico di Manfredi, ricorda più un commentario che un romanzo, anche se di tanto in tanto Manfredi si concede slanci poetici (non sempre felici, secondo me).
Per quanto riguarda la trama, che è la cosa che più mi interessa in un libro, l'idea di raccontare la storia dell'armata dal punto di vista di una ragazza al seguito dell'armata è sicuramente buona e in generale la vicenda romanzata si interseca bene con la storia narrata da Senofonte; ho delle perplessità sulle dinamiche dell'innamoramento tra i due che mi sembrano molto leggere, ma d'altra parte è un romanzo, quindi lo accetto; quello che non mi è piaciuto è il finale. Fino a poche pagine dalla fine la trama, bene o male, regge, ma nelle ultime pagine Manfredi è come il cavallo che rompe in dirittura d'arrivo.
- SPOILER non leggere se avete intenzione di leggere il libro -
Senofonte la ama alla follia, è pronto a morire per salvarla quando viene scoperta nella tenda di Sophos e poi, al momento clou, le propone di seguirlo ad Atene come serva perché deve sposarsi con una che neanche conosce? E' chiaro che Manfredi si è trovato nella condizione di dover far combaciare il percorso di vita del suo Xeno con quello del vero Senofonte, che non risulta essersi mai sposato con una paesana siriana, e quindi in qualche modo ha dovuto "far fuori" Abira, ma il modo che ha scelto non mi ha convinto. Il vero problema del finale, comunque, è la ricomparsa di Menon del quale perdiamo le tracce quando i persiani privano l'esercito greco dei suoi generali, lo rivediamo quando salva la vita ad Abira nella bufera di neve (ho capito subito che era lui, il mantello candido...) e poi alla fine quando va a prendere Abira. Bene. OK. Le motivazioni del suo amore per Abira sono ancora più traballanti di quelle di Xeno, ma lasciamo stare. Le domande che mi pongo sono: quando si è liberato, perché non è rientrato nei ranghi dell'esercito ma ha preferito seguirlo a distanza? non ha senso, ha lasciato i suoi uomini senza il loro leader. Perché? Manfredi allude al fatto che sia sempre stato innamorato di Abira, ma l'unica volta che i due si trovano insieme da soli durante il romanzo lui sta facendo il bagno e chiede alla ragazza di spogliarsi e unirsi a lui (doppio senso); non mi sembra proprio una gran dimostrazione di rispetto per la donna della quale sarebbe teoricamente innamorato. Ultima domanda: perché non si presenta ad Abira quando Xeno la "ripudia"? perché le fa fare un viaggio di quasi due mesi in compagnia di una banda di beduini fino al suo villaggio? a parte che secondo me una bella donna che viaggia sola sarebbe stata stuprata e/o fatta schiava dai carovanieri, altro che accompagnarla fino a casa, ma tant'è... Capite che il comportamento di Menon non ha senso, a meno che non si voglia pensare che il greco non abbia seguito la carovana ma sia arrivato al villaggio per i fatti suoi. E allora uno si chiede come facesse a sapere che Abira era diretta a casa (ammesso che Menon sapesse/si ricordasse il nome del villaggio di origine di Abira)
- FINE SPOILER -
In conclusione, è un buon libro che si può leggere anche se non è, secondo me, uno di quelli che leggeresti tutto d'un fiato e che non vedi l'ora di finire. Lo stile è quello solito di Manfredi quindi chi ha già letto altre sue opere non avrà problemi, la trama regge abbastanza bene fin quasi alla fine, ma purtroppo naufraga miseramente in un finale che sembra un tentativo malriuscito di sorprende il lettore.
C'erano le basi per qualcosa di meglio.
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l'armata perduta
Questo è uno di quei romanzi che quando arrivi alla fine ti dispiace terminare e iniziarne un altro ti sembra quasi un sacrilegio.
Io in questo caso di solito mi butto su un rassicurante Montalbano per " disintossicarmi" pian piano da quei personaggi che mi hanno stregata.
E mi ha proprio stregata questo romanzo di V.M. Manfredi, l'ho trovato avvincente dalla prima all'ultima pagina, scritto magistralmente e fedele quanto basta all'Anabasi di Senofonte di cui è la trasposizione romanzata.
V.M. Manfredi fa raccontare la grande avventura di quell'esercito che tornò dall'odierno Iraq attraverso l'Armenia fino al Mar Nero, ad una donna. Abira è una giovane barbara che decide di abbandonare il proprio villaggio per seguire il guerriero Xeno di cui si è innamorata. Non mancheranno battaglie, agguati, marce forzate per deserti e cime innevate a sfiancare i guerrieri nel corpo, ma le battaglie sono anche quelle intime dei sentimenti che legano semplici compagni, amici e innamorati e che a volte feriscono più della spada.
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PROMOSSO !
Ancora una volta manfredi ci stupisce , con un libro degno di lui. Scorrevole e i contenuti stupendi . L'unica pecca forse è il finale che lascia desiderare , per il resto può andare !
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bellissimo!
Avvincente sin dalla prima pagina, riesce a mescolare alla perfezione la storia, quella vera e tramandata da un classico della storiografia, con il romanzo puro, sentimentale, profondo, senza mai diventare stucchevole o rendere inverosimile la vicenda reale. Bellissimo!
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Più o meno OK
Il libro è abbastanza ben scritto e ricco di informazioni. L'unico punto "sbagliato" è la lunghezza eccessiva di alcuni pensieri e capitoli.
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Manfredi appannato
Di Manfredi (del quale ho letto tutti i libri) ho sempre apprezzato la capacità di caratterizzare molto bene i personaggi storici, facendoteli amare o odiare, quasi ce li avessi di fronte. Come alessandro magno, con tutte le sue controversie, così ben delineato, altro che l’Alexander che poi ho visto al cinema. La prosa, inoltre è sempre stata leggera e gradevole. Forse le scene di sesso le avevo trovate un po’ banali, ma questo non significa nulla, in un romanzo storico si limitano a tre quattro righe in tutto. In questo libro ho visto ben poco di queste caratteristiche. L’idea di una donna che scappa con Senofonte e lo accompagna lungo tutta la sua peregrinazione in Asia, mi è sembrata un po’ scialba. Inoltre i mercenari greci si ritrovano tutto d’un tratto sperduti e senza guida, così, in un battito di mani. Non l’ho finito, non mi ha preso eho preferito andare a leggere, tanto per curiosità, l’Anabasi di Senofonte, la reale cronaca di quell’avvenimento. Lo stile era molto più semplice e diretto, un resoconto di un’avventura incredibile, come dovrebbe essere. Questo romanzo, credo, è l’eccezione che conferma la regola: se ti prendono sin dall’inizio, i romanzi di Manfredi si fanno divorare, altrimenti meglio lasciar perdere.
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L'armata perduta
Bah ...sarà che a me devono piacere di primo impatto...
fu cosi .....ma iniziata la lettura mi sono dovuto ricredere....noioso ...pecca nello stile e piacevolezza nel leggerlo.
Contenuti saranno anche tra i migliori intenditori di storia,ma lascia a desiderare (p.s. penso che nelle librerie ne girano di migliori....probabile che FORSE un giorno lo finirò di leggere,ma è anche probabile che finirà col essere regolato a qualcuno ;)per disfarmene...)
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piacevole alla lettura
E' un bel libro di intrattenimento, scorrevole e avvincente. In alcuni punti il racconto prevede un certo "stomaco" per chi lo legge: in particolare quando vengono descritte modalità di tortura in voga nell'antichità, ma nel complesso è un buon libro
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L'armata perduta
L'Armata perduta tratta della storia dei mercenari greci che parteciparono alla spedizione di Ciro il giovane. La storia è vista con gli occhi di una donna che ha abbandonato il suo villaggio natale per seguire uno di questi mercenari. Il romanzo è facilmente leggibile e fa capire facilmente al lettore la situazione politica e storica in cui si svolge questo racconto. La storia prende e dimostra ancora una volta che Valerio Massimo Manfredi è uno dei migliori scrittori di romanzi storici,se non il migliore in assoluto. Consigliato soprattutto per gli appassionati di questo genere e per gli amanti della storia antica
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- sì
- no
Lo stereotipo del libro medio del Manfredi
Non penso si possa dire che V.M.M. non sia uno scrittore di successo: sa fare sicuramente il suo lavoro ed è una delle massime autorità in questo. Peccato che leggendo i suoi libri ci si renda subito conto che il suo lavoro non sia quello dello scrittore: la storia è avvincente, di questo bisogna dare merito, e ovviamente, essendo uno storico, le indicazioni sono precise ed i fatti verosimili. Ma lo stile è, purtroppo, quello che è: eccessivamente pesante, discontinuo, incapace di creare suspence o di emozionare con l'uso delle parole. Il risultato è sufficiente, per carità, però la sensazione è che se il caro Manfredi sapesse utilizzare le parole come uno scrittore di professione ci troveremmo di fronte ad un autore degno di essere ricordato negli anni.
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- sì
- no
soliti difetti
Il difetto è quello solito, grande conoscenza della materia, ma abilità narrativa vicina allo zero. Scritto con uno stile da tema di terza media. Essere grandi storici o studiosi non rende automatico l'essere bravi scrittori. Faticoso quasi quanto Alexandros.
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Lento
Un libro lento e poco romanzato, la storia è interessante, ma a volte la trama è noiosa e scontata, per non parlare del finale che lascia molto a desiderare.
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Un buon libro
Una trama non troppo complessa ma veritiera, si legge piacevolmente ma niente di più, comunque lo consiglio.
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L'ARMATA PERDUTA
Un libro che ti coinvolge e ti fa immaginare il racconto davvero accaduto.
Per essere un libro di storia ha una lettura molto scorrevole e facile da capire.
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l'armata
ancora una volta manfredi riesce a prenderci e a farci amare ancora di piu la storia antica. questo libro narra del tentativo di ritornare a casa di migliaia di mercenari greci ,dopo la battaglia di babilonia, affrontando mille peripezie e difficolta'.
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ottimo
Un libro che non smetteresti mai di leggere, veramente stupendo...un libro fatto di amore e guerra...una guerra vissuta veramente e non inventata ....Sono contenta di averlo letto, dico così perchè in genere non leggo mai quelli storici perchè mi annoiano, ma di questo libro non ci si può annoiare ,anzi lo vivi anche tu tutto il percorso della grande armata dei "Diecimila". Spero che Valerio Massimo Manfredi riesca ancora a stupirmi con i suoi grandi libri.
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OTTIMO
L'ho divorato. Appassionante e scorrevole mi é sembrato veramente un ottimo romanzo.
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Tanta cultura, poco romanzo...
Credevo meglio...è evidente che l'autore sia un dotto conoscitore degli usi e costumi storici però la parte romanzata è deboluccia. Non ho amato nemmeno le descrizioni delle battaglie...uno scrittore colto con poco fantasia.
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Delusione
Manfredi sa scrivere? Mica tanto. Un polpettone di 400 e rotte pagine che poteva essere lungo la metà. Voglio dire: non si può riproporre la metafora dell'esercito come quella di un serpente per quattro volte. Lo stile di Manfredi sembra quello delle soap opera: ogni cinque capitoli riassume la vicenda. Come divulgatore storico e archeologo, tanto di cappello. Ma come romanziere non mi sembra valga granché, almeno in questo libro. A Senofonte aggiunge una storia d'amore con un barbara mai uscita dal suo villaggio che, ad un certo punto, capisce gli intrighi geopolitici dell'antichità meglio dei condottieri. Deboluccio, non vi pare? Un ultima cosa: ma siamo nell'antica Grecia o nel Medioevo? Perché ad un certo punto, dalle descrizioni dei guerrieri, mi sembrava di leggere la storia di re Artù...
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Una lettura deludente
Un libro utile soltanto a far conoscere l'esistenza dell'Anabasi a tutti coloro che non sapevano che esistesse, piuttosto deludente per chi già la conosceva e sperava, vista la caratura storica ed archeologica dell'autore, di approfondirla ulteriormente. La storia d'amore inserita a renderla romanzo storico è piuttosto piatta, spesso noiosa, e troppo forzato, e quindi poco riuscito, appare il tentativo di "coup de theatre" finale. Sinceramente un pò poco per un Premio Bancarella.
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Buono
Manfredi sa scrivere, ragazze e ragazzi...altro che il premio befana di quest'anno!!!! Non sono un patito del genere ma lo stile e la cultura dell'autore fanno la differenza rispetto a scrittorucoli qualunque(P.s. ma come fa un esordiente a pubblicare con Monda? Ah è il talento, scusate...)Certo parliamo di generi diversissimi ma se Manfredi scrivesse due righe su quello che ha mangiato a cena sarebbe di livello superiore rispetto a certi romanzi...ad ogni modo non sono un amante delle ricostruzioni storiche (non di tutti i periodi almeno, io prediligo il medioevo-vedi Follett-I pilastri della terra) però questo è un bel romanzo che racconta una bella avventura. La chiusura poteva farla meglio, forse...
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L'armata persuta
Bello, bello, bello!!! L'ho letteralmente divorato! Però i suoi difetti li ha anche questo libro: un inizio forse troppo stentato e lento ed una fine troppo frettolosa che lascia un sapore amaro in bocca. Non dico si potesse concludere diversamente, ci mancherebbe altro, tuttavia la parte finale è troppo riassunta. Si poteva ampliare e di molto anche! Cmq complimenti a Manfre ancora una volta perchè è riuscito a portarmi via da questo mondo moderno ed a catapultarmi nel misterioso passato! Quando esce un nuovo libro?
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Stupendo, come tutti gli altri suoi libri
Stupendo, come tutti gli altri suoi libri. Sa scrivere. E bene! La storia è intrigante e riesce a prenderti ed a rivivere "la storia".
Complimenti all'autore
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L'ultima legione (manfredi)
Affascinante
La storia incomincia male, va avanti meglio e finisce insapettatamente. Tutto il libro è un susseguirsi di personaggi dal malcelato proposito d'impadronirsi del potere, approfittando della situazione e, anche se non sembra vero, lo scopo finale della spedizione non è quella che tutti immaginiamo.
Stile avvincente, con un ritmo incalzante e un savoir faire proprio d'un maestro.
Storia classica, ripetuta mille volte nei libri di storia, ma ripresa in modo magistrale da un vero Autore del classico.
Veramente, una must dei romanzi storici. Un cichili quattro della letteratura contemporanea.
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Come rovinarsi sul traguardo...
Stile e tecnica narrativa lodevoli. Una storia avventurosa e ben curata nelle ricostruzioni storiche. Un libro appassionante sino alla fine...poi? Non sapeva fare di meglio per chiudere?
Comunque scrive davvero bene.
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finale orrendo
Purtroppo, come anche in altri suoi romanzi, Manfredi dimostra di non saper finire le storie.
In questa si ha la netta sensazione che allunghi di proposito il tutto di 50-70 pagine arrampicandosi sugli specchi e andando a parare in un finale a dir poco irritante.
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Mozzafiato
Come ogni libro di VMM, anche questo ti trascina nel passato: ti fa sentire l'odore stantio del tempo e dell'antico. Non puoi opporre alcuna resistenza perchè Valerio Massimo Manfredi ha un potere: ti rende inerme. Non hai altra scelta. Anche nell'Armata Perduta ti troverai scaraventato nel passato. Bravo l'autore. Inimitabile.
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bello
Io ho letto tutti i libri di manfredi...e quest'ultimo è sicuramente all'altezza degli altri...amzi uno dei migliori...
credo ke sia una lettura molto piacevole perke riesce a combinare molto bene i sentimenti e i fatti storici...bellissima l'idea di far raccontare i fatti ad una ragazzi...
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buono ma non eccellente
io ho letto molti libri di Manfredi e questo non è assolutamente il migliore,ma è comunque un libro facile e piacevole
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immerso nela lettura
Premettendo il fatto che non sono un esperto di romanzi storici,posso afferam,re di aver letto appassionatamente questo libro.
Devo ammettere, il finale abbastanza forzato e improbabile, ma tutto fa brodo in un romanzo così avvincente e emozionante come questo.
Per chi dice che quersto romanzo fa pena come " Storico" gli chiedo di interpretarlo come un Romanzo in generale e non per la storia di base ma per le vicende e i costumi che manfredi a saputo riportare cotanto abilmente.
Un consiglio a tutti , leggete questo libro, e qunado lo finirete una parte di cuore resterà coN lui
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mah
mah...
forse essendo abituato alle letture di Cornwell e alla sua ottima cura nelle battaglie l'ho trovato un pò troppo scarso di precisazioni e focalizzazioni sugli scontri...naturalmente nei suoi libri nn manca il sesso...
ma per una lettura veloce e senza impegno è ottimo..
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Buono
avendo letto altri suoi libri quest'ultimo non mi ha delusa anche se nella parte iniziale l'ho trovato un po' dispersivo. Le descrizioni sono sempre dettagliate, in questo modo ci è più facile tornare indietro nel tempo ed immergerci completamente nel racconto. Peccato per il finale troppo forzato..
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delusione
Lo ho trovato deludente....un romanzo per chi non vuole pensare troppo. Non lo ricomprerei e non lo consiglierò a nessuno dei miei conoscenti.
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L'armata perduta
Un buon libro da leggere in momenti di totale disimpegno. Unica nota negativa il finale: un colpo di scena forzato, inserito a viva forza in una trama che proprio non lo poteva prevedre.
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che schifo
questo libro è un'insulto ai veri scrittori di romanzi storici! sono rimasta profondament e delusa da qesto autore...che mi meraviglia anche il fatto di come possa esser riuscito ad arrivare fino dov'è arrivato,con quella faccia!
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l'armata peduta
da manfredi mi aspettavo qualcosa di meglio, mi sembra di leggere la storia di annibale che varca le alpi,peccato.
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L'armata perduta
Un romanzo storico di grande spessore che consiglio agli amanti del genere. Vincente l'idea di far narrare la storia alla giovane Abira, personaggio affascinante che rievoca le vicende vissute. Il libro parla di uno degli episodi storici più avvincenti, quale è la marcia che diecimila greci compiono per tornare in patria. Lo stile del romanzo è buono, così come in generale il contenuto.









