Meglio non sapere Meglio non sapere

Meglio non sapere

Letteratura italiana

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La presentazione e le recensioni di Meglio non sapere, opera di Titti Marrone edita da Laterza. In forma di reportage narrativo, una storia vera, venuta pienamente alla luce solo da poco tempo, di tre bambini deportati con le loro madri ad Auschwitz, le sorelle Tatiana e Andrea Bucci che nel 1943 hanno 4 e 6 anni e il loro cugino Sergio De Simone di 6. Tatiana e Andra saranno le più giovani italiane sopravvissute al lager, cui scamperanno dopo un periodo trascorso in Cecoslovacchia e un altro vissuto in Inghilterra, dimenticando del tutto l'italiano. Sergio sarà invece selezionato per esperimenti medici e infine sterminato dai suoi carnefici quando le truppe dei liberatori sono ormai alle porte.

Titti Marrone è giornalista del "Mattino" e tieni corsi universitari di sociologia dei media. Si è occupata a lungo di storia del Mezzogiorno pubblicando negli anni '80 vari libri tra cui, con Pasquale Villani, "Riforma agraria e questione meridionale" (De Donato). Ha scritto: nel 1990 "Il mestiere del regista teatrale (Marcon); nel 1993, con lo scrittore polacco Gustaw Herling , "Controluce" (Pironti); nel 1996 "Il sindaco" (Rizzoli), un libro su Antonio Bassolino ai tempi del primo mandato municipale; nel 2008 "Omaggio a Napoli" (Alinari).

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Meglio non sapere 2011-10-10 13:21:20 DanySanny
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DanySanny Opinione inserita da DanySanny    10 Ottobre, 2011
Ultimo aggiornamento: 12 Marzo, 2012
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Meglio (non) sapere

"Quando le due bambine scesero dal treno e si trovarono di fronte la madre, fu come se la vedessero per la prima volta. Per qualche attimo la madre e le figlie rimasero a guardarsi in silenzio. E si scoprirono estranee e lontane.Lei le aveva aspettate consumando il marciapiede del binario con rapidi passi nervosi, rabbrividendo nel mattino di dicembre che inondava la stazione Termini con il chiarore tagliente del vetro.[...] Allungò la mano per una carezza, ma restò come bloccata a mezz’aria quando vide le bambine stringersi ancora di più a miss Lauer. Allora provò una fitta di dolore nel petto, ma si sforzò lo stesso di sorridere.... "

Definire Meglio non sapere come un libro, è diminutivo, se non coercizzativo. Infatti questo reportage narrativo è una testimonianza cruda, forte e a tratti terribile di un evento che , se pur orribile, assume qui i tratti dell'abominaevole. Meglio non sapere è la stroia VERA di due bambine e della loro famiglia, rinchiusi in uno dei tanti campi di concentramentoe costretti a subire sopprusi e ad essere utilizzati come cavie. Ho avuto la fortuna di incontrare di persona le protagoniste di questo libro e mi hanno colpito. Perchè nonostante quello che hanno subito sono state in grado di costruirsi una vita propria, perchè hanno trovato il coraggio di raccontare e di trovare un pizzico di compassione anche nei loro deportatori, perchè nonostante fossero piccole non hanno mai perso la propria dignità. Infatti i campi di sterminio avevano lo scopo di snaturare la stessa natura umana, convincere i deportati di non essere più uomini. Ma nel libro non c'è soltanto la loro lotta per la sopravvivenza, bensì appare il percorso che hanno fatto dopo essere sopravvissute per ritornare alla normalità. Ed ecco che ci appaiono scene dalla macabra aberranza: bambini che si contendono un semplice cucchiaino (considerato da loro come un mezzo per la sopravvivenza), Andra e Tatiana Bucci che rinnegano la propria famiglia e ragazzi uccisi per non lasciare traccia. Rabbia. Questo è il sentimento che si prova nel leggere il libro: profonda rabbia. Ci si trova a dover leggere di uomini abominevoli che negano le loro atrocità, che giustificano i loro esperimenti in nome di una perversa teratologia. Andra e Tatiana Bucci hanno dovuto subire tutto ciò, ma il loro rimpianto più grande è quello di non aver riconosciuto la propria madre, di non averla abbracciata e ringraziata per non aver permesso loro di dimenticare i propri nomi. Meglio non sapere non si limita al racconto dei campi di sterminio, ma indaga il difficile processo di trasformazione dei sopravvissuti. E in quetso magma storico di eventi e peccati atroci, Sergio resta il simbolo più indelebile di avvenimenti che hanno scosso tutte le coscienze umane e che hanno rivelato la stolta mentalità dell'uomo. Ma ciò che mi rimarrà sempre impresso delle due sorelle, è Andra che piange quando racconta della nascita di suo figlio perchè mai come in quella occasione la vita aveva vinto la morte dei campi di sterminio. Un libro da leggere, che fa riflettere e suscitare emozioni. Un libro che racconta qualcosa che è MEGLIO SAPERE o meglio, non dimenticare. Non è un testo piacevole da leggere (per ovvi motivi), ma imprescindibile.

Assolutamente da leggere (anche se di non facile reperibilità, almeno nella mia città)

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