Narrativa italiana Romanzi storici Una questione privata
 

Una questione privata Una questione privata

Una questione privata

Letteratura italiana

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Pubblicato postumo nel 1963, Una questione privata è ormai considerato il capolavoro di Fenoglio, nonché uno dei più bei romanzi italiani del Novecento. Nelle Langhe, durante la guerra partigiana, Milton (quasi una controfigura di Fenoglio stesso), è un giovane studente universitario, ex ufficiale che milita nelle formazioni autonome. Eroe solitario, durante un'azione militare rivede la villa dove aveva abitato Fulvia, una ragazza che egli aveva amato e che ancora ama. Mentre visita i luoghi del suo amore, rievocandone le vicende, viene a sapere che Fulvia si è innamorata di un suo amico, Giorgio: tormentato dalla gelosia, Milton tenta di rintracciare il rivale, scoprendo che è stato catturato dai fascisti.

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Una questione privata 2017-06-16 17:47:36 mariaangela
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mariaangela Opinione inserita da mariaangela    16 Giugno, 2017
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Gli uomini presi di spalle son tutti uguali.

“Fulvia, Fulvia, amore mio. Sono sempre lo stesso, Fulvia. Ho fatto tanto, ho camminato tanto… Sono scappato e ho inseguito. Mi sono sentito vivo come mai e mi son visto morto. Ho riso e ho pianto. Ho ucciso un uomo, a caldo. Ne ho visti uccidere, a freddo, moltissimi. Ma io sono sempre lo stesso.”

Nel 1944 Milton ha vent'anni, partigiano militante nelle formazioni badogliane.
Sono gli anni finali della Seconda guerra mondiale.
E' in ricognizione con il compagno di brigata Ivan quando, nella cittadina di Alba, si ritrova davanti la villa di Fulvia. Il suo grande, segreto amore, una bella e giovane ragazza torinese di buona famiglia, sfollata per qualche tempo ad Alba da Torino.
.
"Ecco i quattro ciliegi che fiancheggiavano il vialetto oltre il cancello appena accostato, ecco i due faggi che svettavano di molto oltre il tetto scuro e lucido. I muri erano sempre candidi, senza macchie né fumosità, non stinti dalle violente piogge degli ultimi giorni. Tutte le finestre erano chiuse, a catenella, visibilmente da lungo tempo."

La dolorosa scoperta. Mentre nell'estate del 1943 lui partiva come partigiano, segretamente Fulvia e Giorgio si sono frequentati a lungo.

Milton, Giorgio, Fulvia.
Loro ricchi e belli.
Milton “i pugni serrati nelle tasche per tendere il calzone e mascherare la piattezza delle cosce, senza i soldi per pagarsi una bibita e darsi un contegno sorseggiandola…”
Milton e Giorgio, “quante volte, dormendo nelle stalle, si erano stesi l’uno accanto all’altro, stretti l’uno contro l’altro, in una intimità la cui iniziativa partiva sempre da Giorgio. Siccome Milton dormiva d’abitudine ricurvo a mezzaluna, Giorgio aspettava che si fosse sistemato e poi gli si stringeva e adattava, come in un’amaca orizzontale. E quante volte, svegliatosi prima, Milton aveva avuto tutto l’agio di considerare il corpo di Giorgio, la sua pelle, il suo pelo…”

Le vicende di uno diventano le vicissitudini di tutti. Attraverso il lungo e faticoso cammino di Milton, che, ossessionato dalla ricerca della verità, ritornerà alla villa, conosciamo la fame, il freddo, la nebbia. La pioggia che infradicia le divise e le teste. Il fango che attanaglia le caviglie.
Ce lo immaginiamo fatto di fango dentro e fuori. Un corpo completamente nascosto dal fango che avanza, che si nasconde, che scappa, che si piega e si rialza.
Che uccide.
Mi fa tenerezza Milton, ma anche un po’ rabbia la sua assurda ostinazione, il suo non abbandonarsi se non alla contemplazione, quando avrebbe potuto invece assaporare l’istante che intanto svaniva.

Un romanzo “breve” ma stancante. Avrei potuto terminarlo in un giorno, ma l’ho sentito faticoso nei contenuti e nelle ambientazioni. Quasi scarno, privo di minuziosi dettagli, l’autore non si sofferma mai lungamente in una descrizione di un luogo o di un sentimento, non nel modo in cui io mi sarei aspettata. Ho sofferto a procedere nella lettura.

Una vicenda personale, di amore e di verità, mentre tutto intorno è guerra e istinto di sopravvivenza.
E Milton?
Il finale non è importante, è sempre solo l’inizio della fine.

“Tu non devi saper niente, solo che io ti amo. Io invece debbo sapere, solo se io ho la tua anima. Ti sto pensando, anche ora, anche in queste condizioni sto pensando a te. Lo sai che se cesso di pensarti, tu muori, istantaneamente? Ma non temere, io non cesserò mai di pensarti.”

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Una questione privata 2016-10-20 09:41:50 Vita93
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Vita93 Opinione inserita da Vita93    20 Ottobre, 2016
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Solo se io ho la tua anima

Langhe. Piemonte. Novembre 1944. Il poco più che ventenne partigiano Milton, uscito in pattuglia con un compagno, si trova davanti alla villa di Fulvia, una coetanea di cui è follemente innamorato e con cui era solito trascorrere intere giornate ad ascoltare canzoni e a tradurle.
Fulvia non c’ è, si è trasferita per sfuggire alla pericolosità della guerra. La guardiana della villa, rimasta a presidiare la residenza, riconosce Milton e gli permette di entrare nella tenuta per affievolire la nostalgia del luogo che attanaglia il giovane. Dalla conversazione con la donna, il protagonista intuisce che negli ultimi tempi prima della partenza Fulvia ha intrecciato una relazione segreta con Giorgio Clerici, partigiano nonché migliore amico di Milton. Milton deve sapere, deve trovare Giorgio e scoprire fino a che punto gli appartiene il cuore dell’ amata Fulvia. “Non poteva più vivere senza sapere, e soprattutto, non poteva morire senza sapere “.

“ Una questione privata “ è tante cose.

Un romanzo sulla Resistenza, perché se per larghi tratti la vicenda tratta appunto di una questione privata, in ogni pagina si respira il clima del periodo, i rapporti con i fascisti, con la popolazione e tra i partigiani stessi divisi in più schieramenti. Sentiamo addosso la pressione di una natura personificata descritta magnificamente che tra nebbia, pioggia e fango pare accompagnare lo smarrimento, la difficoltà e la solitudine della ricerca. Proviamo compassione per questi giovani uomini fragili considerati vecchi a venticinque anni e cui resta con ogni probabilità poco da vivere.
E per non correre il rischio che la questione personale oscuri la Storia generale, Fenoglio ricorda al lettore che nessuno è innocente e cosa è la guerra nel capitolo crudo e opprimente dedicato alle due giovanissime staffette partigiane giustiziate.

Un romanzo ariostesco, come lo definì Calvino, per la cieca ossessione amorosa che lo pervade, per la ricerca irrazionale e pericolosa per se stesso e per gli altri che intraprende Milton, e per la chimera di una verità illusoria, irraggiungibile.

Un romanzo sulla solitudine, non soltanto perché Milton agisce da solo, ma soprattutto perché è un protagonista atipico per una storia sulla Resistenza. Curvo, magro, dotato di un’ ottima formazione scolastica e culturale, quasi a voler assecondare la tendenza della letteratura otto-novecentesca a trattare della figura dell’ intellettuale isolato.

Un romanzo di formazione, perché racconta di un amore infantile a idealizzato, in contrasto con la maturità che esige la vita partigiana tra fatiche, dolori, ventenni normali trovatisi in circostanze eccezionali e defraudati della spensierata giovinezza.

Nel sentimento amoroso Milton trova una via di fuga. Se antepone lo scopo privato alla causa generale non è un inetto o un vigliacco, è un giovane uomo imperfetto che cerca rassicurazioni e felicità laddove sembra impossibile trovarne. Niente ha senso, neppure la Resistenza, se alla fine della guerra non ci sarà Fulvia ad aspettarlo tra le sue braccia. Come se la Resistenza fosse una tappa transitoria, un contorno sfumato eppure inevitabile e necessario.

Il tutto impreziosito da uno stile asciutto, essenziale eppure capace di raffinate descrizioni e squisiti lirismi.
Una perla assoluta della letteratura italiana.

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Una questione privata 2016-09-17 08:07:42 Cristina72
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Cristina72 Opinione inserita da Cristina72    17 Settembre, 2016
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Fango e amore

Le vicende del romanzo ruotano intorno a Milton, giovane partigiano che mette a servizio del suo sentimento per Fulvia, la ragazza di cui è innamorato, tutti i suoi ideali.
Lo stile essenziale, a tratti brusco, non concede niente al sentimentalismo, ma la tenerezza e il dolore per un amore probabilmente non ricambiato affiorano con potenza da ogni pagina.
Cercando “la verità”, la conferma del tradimento dell'amata, Milton vaga tra la pioggia e il fango della campagna piemontese, aggirando i pattugliamenti fascisti.
Ufficialmente ha una missione da compiere, ma la sua ricerca somiglia più ad un fuga dalla realtà, al girovagare a vuoto di un cuore straziato.
Difficile accettare che i ricordi custoditi gelosamente non abbiano più consistenza della melma che lo circonda giorno e notte e che sembra volerlo inghiottire, insopportabile il freddo che si impadronisce di lui al pensiero della sua solitudine.
Si empatizza subito con il protagonista, ne avvertiamo ogni moto dell'animo, lo perdiamo di vista solo per un capitolo che costituisce quasi un racconto a sé e che mette in luce tutto il livore sleale, spietato e inutile generato dalla guerra, in un circolo vizioso fatale.
Le pagine finali, cariche di adrenalina, lente e veloci, vagamente oniriche, sicuramente catartiche, celebrano magistralmente la pulsione di vita sulla morte – e sulla voglia di morire:
“Era perfettamente conscio della solitudine, del silenzio, della pace, ma ancora correva, facilmente, irresistibilmente”.

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Libri sulla Resistenza.
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Una questione privata 2015-12-13 12:21:33 Jo_March
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Jo_March Opinione inserita da Jo_March    13 Dicembre, 2015
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La Resistenza

Di quanto l'amore possa farci diventare folli e ciechi. Così Milton, moderno Orlando, si mette alla ricerca della verità che riguarda Fulvia, la ragazza della quale è segretamente innamorato e che ha saputo essere legata sentimentalmente al suo amico Giorgio, partigiano come lui, ma molto più bello ed affascinante di lui. Giorgio, però, è stato rapito dai fascisti e Milton non si ferma neppure di fronte a ciò: la sua diventa una folle corsa alla ricerca di una verità che è evidente, ma che lui non vuole vedere, valutare. In queste Langhe, che fanno da scenario angosciante, Milton non raggiungerà alcun esito.
Romanzo incompiuto? A detta di molti critici, no: era questo il finale che Fenoglio voleva dare al romanzo.

"Davvero sono splendida?"
"No, non sei splendida".
"Ah, non lo sono?"
"Sei tutto lo splendore".
"Tu, tu tu, - fece lei, - tu hai una maniera di metter fuori le parole... Ad esempio, è stato come se sentissi pronunziare splendore per la prima volta".
"Non è strano. Non c'era splendore prima di te".

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Ovviamente a chi ha letto il romanzo d'esordio di Calvino, "Il sentiero dei nidi di ragno"
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Una questione privata 2015-07-15 17:35:00 AndCor
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AndCor Opinione inserita da AndCor    15 Luglio, 2015
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I toni lirici di una Resistenza aspra e difficile

Siamo nella cittadina piemontese di Alba, l'anno 1943 volge al termine.
Milton, un partigiano badogliano, rivede in lontananza la villa della famiglia di Fulvia, una giovane conterranea della quale si era innamorato anni addietro. Nel rivisitare il palazzo, rievoca tanti felici ricordi passati, ma rimane sconvolto quando scambia quattro chiacchiere con la custode della villa e scopre che la sua amata aveva intrecciato una relazione segreta con il loro amico in comune Giorgio Clerici. Milton è destabilizzato, non si dà pace, e anche i compagni di brigata notano il suo malumore: si vede dunque 'costretto' a cercare Giorgio per sapere la verità e ritrovare così la tranquillità perduta, quando un contadino gli rivela che è stato catturato dai fascisti. Inizia così il suo lungo peregrinare tra la nebbia e la pioggia delle colline intorno ad Alba, Mango e Santo Stefano Belbo alla ricerca di un soldato fascista da offrire come merce di scambio. Riesce a far suo un sergente 'nero', ma gli imprevisti sono già pronti dietro l'angolo per scombinare i piani del protagonista. Sino a giungere al finale agrodolce e solo apparentemente incompiuto, capace di lasciare adito, da un lato, a una pace mesta e raccolta e, dall'altro, a una morte lenta e amarissima.

Sin dal titolo, traspare chiaramente quale sia l'immagine che Fenoglio vuole offrire della Resistenza partigiana, fatta di ombre e contraddizioni, ma altresì di un senso lirico autentico e, soprattutto, personale e soggettivo. Proprio come se la guerra intestina che deturpa il suolo italico venisse presentata sotto una luce antieroica e ambivalente, così da descrivere appieno sia le problematiche di fondo sia i valori etici dei 'rossi', universalmente rappresentati da quella 'verità esclusiva' che Milton ricerca con rabbia e fervore. Nonostante 'Qui più nessuno è normale. Solamente la pioggia è ancora normale.'.

Non può che scaturirne un registro linguistico secco, tagliato, tagliente, privo di raffinatezze retoriche, affiancato dallo stile del romanzo breve tipicamente 'fenogliano' che si destreggia abilmente fra le metafore e il simbolismo allegorico con l'obiettivo di rimarcare la dicotomia fra la Verità dei personaggi e la Verità fredda e oggettiva.

Sullo sfondo, ma non per questo meno tangibile, una domanda che rimbomba senza ritegno - A quando la fine? - e una risposta ancora del tutto ignota. Perché, e lo sanno tutti, anche se tutti fanno finta di niente, '...non siamo noi che comandiamo a lei, ma è lei che comanda a noi.'

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Una questione privata 2015-03-26 06:55:49 enricocaramuscio
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enricocaramuscio Opinione inserita da enricocaramuscio    26 Marzo, 2015
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Quell’amore che smuove gli animi

Con una scrittura semplice, lineare, asciutta, quasi a volersi affidare più alle immagini che alle parole, Fenoglio ci trascina nel bel mezzo della guerra tra partigiani e fascisti, una lotta fratricida che ha lasciato strascichi così lunghi da arrivare fino ai nostri giorni. Tra imboscate, spedizioni punitive, rappresaglie, prigionieri, esecuzioni, punizioni, ci troviamo fianco a fianco a ragazzi che hanno consacrato la vita a ideali di libertà e democrazia. Ma non c'è retorica nel racconto dell'autore, non ci sono eroi senza macchia ma solo giovani uomini con il loro coraggio e le loro paure, i difetti, i vizi e le manie, le lacrime e le risate, le speranze ambiziose e le spietate disillusioni. Fattori umani inevitabili, perché a combattere ci sono persone, non macchine, e anche in mezzo ai più terribili orrori bellici è impossibile mettere da parte i sentimenti. Lo sa bene Milton, protagonista del romanzo, che nel bel mezzo di un’azione si imbatte per caso nella villa dove abitava la sua amata Fulvia. Qui viene a sapere dalla custode di una tresca amorosa tra la ragazza dei suoi sogni e Giorgio, miglior amico e commilitone di Milton nelle file dei partigiani badogliani. Per il protagonista è un colpo troppo forte, in un lampo la guerra, la libertà, i compagni, i nemici perdono qualsiasi importanza. L’unica cosa che conta ormai è scoprire la verità. Si mette quindi subito alla ricerca dell’amico, ma ben presto viene a sapere che Giorgio è stato catturato dai fascisti. Le cose, a questo punto, si complicano e la tragedia appare inevitabile. Quattro lunghi giorni di ricerche, di continui flashback, di rabbia e di speranze, tra le Langhe avvolte da fitte nebbie, spazzate da venti gelidi, battute da piogge impietose, in cui le questioni personali si intrecciano con le ragioni della guerra, amicizia e rivalità si confondono, si ribaltano i progetti, le priorità, i sentimenti e ne viene fuori un’inconfutabile verità: che sia quello per un ideale, per la patria o più semplicemente quello per una donna, non c’è niente capace di smuovere gli animi degli uomini più dell’amore. “Fulvia, non dovevi farmi questo. Specie pensando a ciò che mi stava davanti. Ma tu non potevi sapere che cosa stava davanti a me, ed anche a lui e a tutti i ragazzi. Tu non devi saper niente, solo che io ti amo. Io invece debbo sapere, solo se io ho la tua anima. Ti sto pensando, anche ora, anche in queste condizioni sto pensando a te. Lo sai che se cesso di pensarti, tu muori, istantaneamente? Ma non temere, io non cesserò mai di pensarti”.

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