Alla corte del nonno masticando liquirizia Alla corte del nonno masticando liquirizia

Alla corte del nonno masticando liquirizia

Letteratura italiana

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La trama e le recensioni di Alla corte del nonno masticando liquirizia, romanzo di Mela Mondì Sanò con prefazione di Salvatore G. Vicario pubblicato da Edizioni Agemina. Isabella, protagonista del romanzo, ritornata, dopo un lungo periodo di assenza, nella terra d’origine, in una notte di tregenda - tra lampi, tuoni, sradicamenti di piante, allagamenti - rievoca gli anni dell’infanzia e dell’adolescenza, vissuti in seno ad un nucleo familiare, dove ogni singolo personaggio vive chiuso nel proprio egoismo, avulso dalla realtà degli altri congiunti. Intorno alla donna, anche in quella terribile notte di nubifragio, gravitano cugini e parenti pronti a vomitare veleni e cattiverie, per lei inattesi e inesplicabili. La bellezza del paesaggio nebroideo, contrapposto ai caratteri chiusi, ostili, sibillini, dei vari componenti parentali costituiscono l’enigma, il filo conduttore di tutta la narrazione, che solo alla fine vedrà chiariti i vuoti, i buchi neri di tutta un’esistenza vissuta lontana da una verità, alla luce della quale poi - , come in un immenso gioco di ricomposizione - tutti i misteri trovano la loro giusta collocazione. Il “Nonno”, coprotagonista di rilievo, figura patriarcale, uomo di cultura sfuggente e controverso, politico accondiscendente e ferreo nelle decisioni, massone, personaggio dai costumi comodi, convenienti, e tuttavia ben celati, costituisce la chiave di volta per la soluzione di ogni enigma.

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Alla corte del nonno masticando liquirizia 2009-02-05 18:03:12 mela mond' sanò
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Opinione inserita da mela mond' sanò    05 Febbraio, 2009

ALLA CORTE DEL NONNO MASTICANDO LIQUIRIZIA

Castroreale 23-01-08 Cara Carmela (detta Mela),

intanto ti prego di scusarmi se sto usando il computer per scriverti, ma temo di dimenticare tutto quello che ho da dirti.

Ho appena finito di leggere il tuo libro”ALLA CORTE DEL NONNO MASTICANDO LIQUIRIZIA”.

Per non lasciarmi influenzare, seguendo il tuo consiglio, ho letto soltanto alla fine la presentazione del dott. Vicario. Vorrei essere capace di utilizzare le mie parole per definire il romanzo,ma forse non mi è possibile.

Mi sento, sinceramente, inadeguata.

Allora inizio con la descrizione delle sensazioni che il libro ha suscitato in me e ti assicuro che solo di sensazioni si tratta,non oserei altro,condividendo proprio quanto scritto dal dott. Vicario:” Non è un’opera da leggere sotto l’ombrellone: è un romanzo certo, ma da gustare, direi da studiare; è un romanzo colto.”

Ciò non toglie che appresso troverai quello che ho sentito come Nunzietta.

Se non fosse così e se non mi avesse attratta da subito, non ci avrei messo tanto tempo a leggerlo, lo avrei liquidato in pochi giorni o non lo avrei letto affatto.

L’ho letto per questo e per mille altri motivi: perché te lo devo, perché volevo delle conferme ai miei pensieri su dite, perché intanto mi accorgevo di fare conoscenze interessanti e notizie sconosciute fino a quel momento, perché attendevo impaziente di leggere i bellissimi versi collocati all’inizio dei vari capitoli, perché mi commuovevo scoprendo tanto di me nell’animo di Isabella.

Nelle varie lettere facevo mie alcune riflessioni fra le quali per citarne una:”La disfunzione relazionale avviene quando si ama e ci si aspetta che l’altro ci ami come vogliamo noi, ovvero l’altro si faccia pasta molle nelle nostre mani.”

Aggiungo che,secondo me, alla fine non ci si aspetta più nulla e si smette di amare,

Per me il tuo è un romanzo che sembra scritto dalla mente di un uomo, una di quelle così difficile da reperire; lo attestano la chiarezza del periodare, la complessità storica, la fedeltà al contesto, la competenza politica, il coraggio di scoprirsi…anche la durezza a volte e l’intransigenza morale……mentre è evidente che è stato concepito e scritto da una donna che ha accolto la sua sensibilità scrutandosi e scrutando nel cuore degli esseri umani .

E’ un riuscito compromesso tra romanzo storico, sociale, politico, colto ….è romanzo dell’animo femminile.

Io non sono un critico e forse non ci azzecco ma non me ne importa nulla. Questo è quello che veramente penso e so che non ti aspetti altro da me.

Se potessi vedere ora il libro!

E’ sottolineato, pieno di piccoli appunti e riflessioni ai lati e col tempo lo sarà ancora di più, man mano che andrò a rileggerlo e a ricercare quello che credo contenga.

Non è un romanzo facile, infatti a volte ci si trova di fronte ad un’analisi così dettagliata, concreta e precisa, così ricca di informazioni da non sapere cosa fare per non dimenticare, perché tutto sembra indispensabile. E che dire delle descrizioni che spuntano all’improvviso,quasi al limite della poesia che sono lì a far capolino tra le righe e non ci si potrebbe aspettare altro?

A proposito di descrizioni mi riferisco, ora in particolare,a quelle dei viaggi che sembrano contenere il mondo intero!

La meraviglia mi cattura e mi viene voglia di chiederti: “Come hai fatto?”

perché, per quanto tu abbia potuto viaggiare, non mi pare possibile che sia andata in giro tanto quanto traspare dalle pagine del romanzo.

Non ti nascondo che se non conoscessi la tua fede in Gesù Cristo, a volte, mi sono sentita alla presenza di uno sciamano che simbolicamente compie viaggi nel tempo e distilla saggezza senza fare mai moralismo.

E’ anche un libro “giovane” nel senso che affronta le problematiche giovanili, analizzando magari i passaggi generazionali attraverso le vicende di un certo tipo di società, ma attenzionando quello che ogni giovane, indipendentemente dalla generazione di appartenenza, deve affrontare e cioè il travaglio interiore tra la realtà del momento e l’educazione ricevuta che diventa castrante per la costruzione della propria identità.

Così l’ambientazione, a volte , appare ”gattopardesca” solo che qui tutto quello che apparentemente sembra non cambiare subisce comunque una trasformazione.

D’altra parte tutte le contraddizione cessano, nel momento in cui i giovani si accorgono di non essere in grado di affrontare i rischi. Questo però non vuol significare che sono diventati vigliacchi, ma soltanto che hanno iniziato ad acquisire consapevolezza.

Per quanto riguarda la mia personale emozione: dall’inizio sino a quasi alla fine mi sono sentita immersa in una situazione sospesa per così dire , cioè fino a quando la storia non mi ha, a poco a poco, sapientemente introdotta in tutta l’azione, permettendo l’ingresso a situazioni e personaggi che tra lampi e tuoni, tra cattiverie e crudeltà, tra dissipazione ed inaspettata tenerezza,tra squarci di una storia complicata e dolorosa, alla fine fanno affiorare, come dalla nube del tempo, la verità che si trasforma in una sorta di liberazione dall’inquietudine che aveva perseguitato per tutta la vita la protagonista.

Da non dimenticare, infine, l’emergere di una fede che vorrei possedere e che le parole del romanzo, nel momento in cui le leggi,, sembrano farti dono, solo che, per quanto mi riguarda, quella sensazione dura poco, per lasciarmi in balia dell’incertezza e del vuoto.

Conosco già la risposta che mi daresti, ma ciò non toglie nulla alla mia eterna ricerca.

Per quanto riguarda la chiave di lettura del romanzo che mi avevi anticipato a due e che io non avevo voluto conoscere, credo di avere scoperto la mia, ed è quella che volevo. L’ho trovata nel piacere di leggere un vero romanzo, non catalogabile per un genere particolare,nel senso che il lettore è messo nella condizioni di scoprire tra le pagine quello che il suo modo di essere gli suggerisce, cogliendo il messaggio di cui ha bisogno.

Ecco perché al tuo romanzo, ritornando al dott. Vicario, bisogna dedicare “il tempo che occorre” per poterlo comprendere “ e la giusta curiosità intellettuale”.

Sono convinta che ci sarebbe così tanto altro da dire, ma non so più continuare se non esprimendo la soddisfazione di avere letto un libro che si è aggiunto a quelli,e non sono molti, che tengo a lungo a portata di mano.

Un abbraccio e un grazie per avercelo donato. Nunzietta Bartolone

Nunzietta Bartolone è nativa della provincia di Messina.

Ha pubblicato tra l’altro la raccolta di poesie:

”Il tempo e le parole” edizione Federico PA

Il romanzo “Contatti al femminile” ed Noialtri Pellegrino ME

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ALLA CORTE DEL NONNO MASTICANDO LIQUIRIZIA
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Alla corte del nonno masticando liquirizia 2008-12-15 09:47:19 Renzo Montagnoli
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Renzo Montagnoli Opinione inserita da Renzo Montagnoli    15 Dicembre, 2008
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La ricerca della verità

Varrebbe la pena di leggere questo romanzo almeno per la descrizione del paesaggio nebroideo, una serie di affreschi di pregevolissima fattura che ci introducono in un mondo di rara bellezza, con questa valle che degrada verso il mare, colorata dai frutti degli aranci, assopita nelle giornate torride d’estate, sconvolta ogni tanto da furiosi temporali. Viene voglia di andarci subito per vedere con i nostri occhi, per toccare con mano, per lasciarsi inebriare dal profumo intenso delle zagare.

Ma il vero tema dell’opera non è il paesaggio, pur se importante nella struttura, rappresentando di fatto la tela su cui l’autore ha trascritto la vicenda.

Questo libro, in effetti, vuole parlare dei profondi sconvolgimenti avvenuti in poco tempo in una società immobile da secoli, di stampo quasi feudale, in cui i nobili erano tutto, mentre gli altri, i cafoni, erano allineati sul gradino più basso di una scala che impediva loro di risalire.

Il tutto avviene, nel racconto della protagonista Isabella, in un arco di pochi anni, all’incirca fra il 1930 e il 1960, con in mezzo una guerra che non poco ha pesato in questo stravolgimento.

Per parlare degli altri occorre prima guardare dentro di sé ed è quello che avviene per il personaggio principale che rivede fatti, uomini, donne con il filtro della memoria, forse un po’ sbiadita, ma sempre volta a comprendere i perché di tante cose.

E’ quasi una saga familiare, con la figura carismatica del vecchio nonno, un patriarca di nobile lignaggio che tiene apparentemente i fili del tutto, ma nella consapevolezza che il mondo da cui viene inevitabilmente è destinato a finire. In questa famiglia i vari componenti sembrano un blocco compatto, ma presi uno a uno rivelano le piccolezze degli uomini, gli egoismi schermati da un formalismo di maniera.

Lei, Isabella, è l’ultima generazione ed ha come riferimento una madre contessa, mentre il padre, avvocato, ha come genitori dei cafoni. E’ estremamente simbolico questo, perché rivela una caratteristica che è propria di quel periodo di tempo, a cui la guerra e il primo dopoguerra hanno contribuito in modo determinante.

Con Isabella avviene un passaggio dal mondo feudale, già incrinato dal matrimonio fra un plebeo e una nobile, a una modernità che dà vita a un ceto medio, relegando a un mondo di ricordi la nobiltà.

Mela Mondì racconta e si racconta, riflette, ci offre una figura di nonno di grande rilievo, nella sua complessità, un uomo di grande cultura, tutto teso a mantenere unita la famiglia con i suoi privilegi, ma anche attento a cogliere il passaggio del tempo, a tendere la mano o a mostrare i pugni, a stare con un piede nel passato e con l’altro nel presente.

Pagina dopo pagina è anche una continua ricerca della verità, per sapere delle proprie origini, ma le verità, sulla scia del pensiero di Luigi Pirandello, sono tante e alla fine si riveleranno tutte false con la scoperta di un fatto di grande rilievo e di cui voglio tacere, per non togliere il piacere della lettura.

Ne risulta un romanzo di grande fascino, che, al di là della vicenda, è un’approfondita analisi sociologica, con elementi anche filosofici, una fusione di strumenti in grado di dare risposte alle inevitabili domande che l’autore e il lettore finiscono con l’imporsi.

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