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Amaranto

Letteratura italiana

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La trama e le recensioni di Amaranto, romanzo di Marianna Grillo pubblicato da Demian Edizioni. Questa storia racconta un amore polverizzato in miliardi di particelle che si disperdono in ogni luogo. Verrebbe voglia di inseguirle una ad una per scoprire dove si nascondono. Marianna Grillo provoca l’esplosione e ti conduce per mano verso i nascondigli solo di alcune di quelle particelle d’amore. Ti racconta dell’amore cieco, egoista, possessivo dove l’innamorato è dilaniato dalla violenza della passione e lega l’amata con una gomena. L’innamorato - o presunto tale - è la bitta d’ormeggio; l’amata è la nave: vorrebbe salpare, partire, semplicemente vivere. Ma l’innamorato stringe a sé, gelosamente, la gomena, la stringe sempre più forte e chiama, tutto questo, Amore. (Dalla Prefazione di Salvatore D’Antona)

Marianna Grillo è nata a Napoli nel 1983 e vive in provincia di Caserta. Diplomata al liceo linguistico ha frequentato per alcuni anni la facoltà di Lettere Moderne. Le sue passioni, oltre alla scrittura, sono la pittura e il cinema.

Recensione della Redazione QLibri

 
Amaranto 2011-08-11 17:36:45 Dilo
Voto medio 
 
3.3
Stile 
 
3.0
Contenuto 
 
4.0
Piacevolezza 
 
3.0
Dilo Opinione inserita da Dilo    11 Agosto, 2011
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Amaranto

Tutto sommato è un bel libro, con una bella trama, un intreccio di personaggi ben costruito e ben caratterizzati.
Potrebbe essere un classico e banale intreccio amoroso del tipo: Lui, lei e l'altra e invece non lo è.
La scrittrice riesce bene ad evitare i cliché e costruisce una storia ben articolata, con molti colpi di scena. C'è un trauma psicologico che tormenta uno dei personaggi principali e fortunatamente non è la, seppur tragica, violenza sessuale subita nell'infanzia che va tanto di moda adesso. L'ossesione più che l'amore fa da padrona in questo libro, c'è più sesso che voglia di fare l'amore. Il romanzo è piacevole e continui a sfogliare, pagina dopo pagina il libro, osservando i personaggi evolversi e viaggiare in mondi lontani, senza sentire pesantezza o noia, pur non avendo la smania di sapere "come va a finire". Le parti dialogiche spesso sono confusionarie e si è costretti a tornare indietro per capire a quale personaggio appartiene la frase, la scrittrice usa troppo i pronomi personali e poco i nomi dei personaggi e anche questo crea confusione nel lettore. Il finale è decisamente precipitoso, lascia troppe questioni in sospeso e tanti perché, oserei dire che questo romanzo non finisce, se l'autrice avesse speso due parole in più sarebbe stato davvero un ottimo libro.

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