Bianca come il latte, rossa come il sangue
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Alessandro D'Avenia, trentaquattro anni, dottore di ricerca in Lettere classiche, insegna Lettere al liceo ed è sceneggiatore. Il suo romanzo d'esordio, Bianca come il latte, rossa come il sangue (Mondadori 2010) è stato accolto con grande entusiasmo e continua a essere scoperto da nuovi e appassionati lettori. Ne è stato tratto un film che uscirà al cinema nel 2012.
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DELUSIONE TOTALE
Ho letto questo libro perchè consigliato da un'amica.
Io solitamente i libri li ''divoro'' in 2, massimo 3 giorni, per questo libro ho impiegato ben 2 settimane, troppo noioso, sciato, non trasmette assolutamente emozioni se non la noia, non lo consiglio assolutamente.
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Libro profondo
Non bisogna farsi assolutamente ingannare dallo stile di scrittura e dalla storiella d'amore.
L'autore va ben oltre questo. Come dice Il sognatore bisogna, se vi riesce, leggere tra le righe per capire il vero significato del testo. La ricerca della felicità, le sofferenze, Il vero amore questi sono "la trama" di questo splendido libro. Che entra di diritto nella mia top 3 personale
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''(..)costringere la gente ad amare la vita"
La caratteristica principale di questo libro, a mio parere, è proprio questa: insegna l'amore, la vita e i sogni. Incita a non arrendersi mai, a rialzarsi dopo ogni caduta "i sogni veri si costruiscono con gli ostacoli". Apprezzare ciò che ci circonda, vivere ogni giorno come se fosse l'ultimo: carpe diem.
Interessante è il modo in cui l'autore parla di una malattia tanto complessa e grave, la descrive con semplicità e dolcezza, come si farebbe con un bambino.
L'importanza concettuale della storia è notevole e le riflessioni sono profonde; in contrasto, però, con lo stile troppo semplice e superficiale, ma che rende questo libro accessibile a un vasto numero di lettori, sopratutto adolescenti, per i quali è più naturale immedesimarsi nella vicenda.
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contraddittorio
Questo libro mi ha suscitato sensazioni contraddittorie.
Direi che siamo di fronte ad uno stile di scrittura abbastanza banale, già visto, peraltro a tratti palesemente artefatto (nel senso che appare evidente lo sforzo dell'autore di "rincorrere" lo slang giovanile con esiti a tratti deciamente patetici).
Anche la caratterizzazione dei personaggi è discutibile, molto stereotipata, a volte superficiale.
Siamo di fronte a ragazzine di 16 anni che si esprimono come poetesse, e ragazzini di 16 anni che si esprimono come lobotomizzati...una via di mezzo no??
Alcuni dei personaggi centrali come il Sognatore o il padre di Leo, sono francamente poco credibili, e ricordano lo stile personaggio da "serie televisiva americana", con frase sempre giusta, sorriso commovente, carezza strappalacrime tipo Papa buono! Mah...
Detto quindi della pochezza stilistica, rimane il fatto che è un libro che contiene, a spizzichi e bocconi, diversi spunti di riflessione interessanti e che riesce in più di un'occasione a centrare alcune "istantanee" in modo molto efficace e coinvolgente. Insomma...nonostante tutto un prodotto sopra la media, non per lo stile letterario, quanto per il contenuto a tratti capace di suscitare genuini sentimenti.
Di certo va apprezzato il tentativo dell'autore di coinvolgere gli adolescenti senza passare necessariamente da stereotipi ancora più ritriti di quelli pur presenti nel libro, evitando di inserire bulli, sballati, violenza, volgarità....
Una storia pulita, insomma, un invito a sognare che, a mio modesto parere, a tratti sa essere efficace.
La dimensione della sofferenza, suppur in modo molto semplice ed elementare è resa con una certa credibilità anche grazie al richiamo costante che viene fatto all'altro elemento del libro - l'amore - con il quale si fonde.
Inoltre ho apprezzato la modalità di raffigurare il rapporto affettivo, non solo puramente erotico -sentimentale, ma con una componente di scelta consapevole che ne svela la natura più profonda.
Per essere un libro di esordio, direi che tutto sommato la partenza non è male.
Consigliato.
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Capolavoro.
Uno dei più bei libri che abbia mai letto, veramente. Questo libro mi ha regalato tantissime emozioni e non credo si possa criticare negativamente. L'ho letto tutto d'un fiato, forse perché mi immedesimavo moltissimo nel protagonista, Leo. Sicuramente un romanzo di formazione bellissimo e che insegna ad amare, quindi di grandi contenuti. Lo stile con cui è stato scritto è molto semplice e scorrevole. Ne consiglio a tutti la lettura!
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Libro fantastico
"Bianca come il latte rossa come il sangue" è un libro che è stato molto piacevole e scorrevole da leggere, hai sempre in mente la domanda "e adesso cosa succederà?" che ti porta a leggere il libro velocemente e con curiosità. E' adatto a tutti perché il tema che tocca fa emozionare chiunque. Amore e dolore sono i sentimenti predominanti.
Facile da leggere e appassionante, una lettura che consiglio a tutti, grandi e più piccoli. Leggetelo e poi.. Andate a guardare il film.
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Ultimo aggiornamento: 23 Aprile, 2013
Stupendo
Da quando l'ho letto è diventato il mio libro preferito. Lo scrittore ha utilizzato frasi ad effetto che mi hanno colpita molto e che mi ricorderò sicuramente. Questo è un libro che parla del vero amore.. È forse anche qualcosa in più. È un libro sentimentale, profondo.
L'ho consigliato subito a tutti, e domani andrò a vedere il film.
Ps. Sono anche molto contenta di aver conosciuto Alessandro personalmente, quando è venuto a trovarci nel nostro istituto superiore, raccontandoci la sua storia.
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Una storia di sentimenti
Ho trovato questo libro bellissimo, lo stile e molto semplice ed è anche molto veloce da leggere, ma la storia e una storia dei giorni nostri, purtroppo capita spesso di sentire tra i giovani storie come quella di Beatrice.
Comunque è un libro d amore che insegna ad amare, il protagonista cresce con la sofferenza e matura un sentimento profondo e sincero.
È un libro che ti riporta indietro agli anni del liceo e certe emozioni e certi sentimenti riportano l animo del lettore proprio indietro nel tempo.
Leggetelo prima del film tanto e velocissimo!!! Ora aspetto il film
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PENSAVO MEGLIO
Leggendo le altre recensioni mi sento una mosca bianca, infatti personalmente non mi è piaciuto, l'ho trovato: pesante, banale, ripetitivo e scontato. il messaggio è molto bello e dovrebbe essere preso come insegnamento di vita, ma è la storia che vuole esprimere questo messaggio che ha rovinato il tutto. Bella l'idea di usare due colori: bianco e rosso, per esprimere emozioni, situazioni e stati d'animo, ma sono stati usati a dismisura fino a diventare pesanti e ripetitivi.....inoltre sono stae usate certe citazioni troppo "colte" e difficile per una ragazzino dell'età di Leo, però idonee allo scrittore che è prof. di lettere. Concudendo questo libro non mi è piaciuto, non mi ha emozionato e non lo ricomprerei, ma tengo a precisare che questo è solo il mio parere.
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- sì
- no
semplice ma intenso.
Ho finito di leggere ieri questo libro e l'ho trovato bellissimo!!! è sicuramente un libro molto semplice.. ma la trama regala tante emozioni. Secondo me è un libro che da speranza, che ci fa sentire molto fortunati,che ci parla dell'amore vero, del perdono e lo fa in un modo che alla fine del libro tu percepisci il percorso di crescita dei protagonisti. Il tutto è visto dall'ottica di un ragazzo giovane.. ma io credo che anche un adulto può imparare qualcosa da questo libro ed è per questo che lo consiglio a tutti.
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Nemmeno la morte può uccidere l'amore
Un romanzo di formazione che fa davvero storia a sè. Perchè è straordinariamente attuale, ma soprattutto riesce ad emozionare autenticamente come se fosse un grande classico letterario.
Il protagonista principale è Leonardo, detto Leo, all'apparenza un sedicenne 'normalmente ribelle' come gli altri, ma che ben presto si ritroverà coinvolto in un rapidissimo vortice che lo farà divenire un vero e proprio adulto maturo, con la testa sulle spalle.
Il monologo scritto da Leo, a tratti spassionato, a tratti cinico, è incentrato sul sentimento d'amore che l'adolescente nutre verso Beatrice, una ragazza di un anno più grande. Peccato che la vita non vada sempre come immaginiamo nei nostri sogni quotidiani.
Un plauso all'autore, il quale si dimostra tutt'altro che un esordiente in erba;
Azzeccata la scelta di costruire il romanzo su più livelli, a mo' di 'matrioska': la trama è scontata solo in apparenza, i profili psicologici dei personaggi principali sono stati tracciati con grande attenzione e puntigliosità, ed è da notare l'interessante correlazione fra i colori e lo sviluppo della vicenda, narrata con uno stile frizzantino ed un registro verbale tanto semplice quanto profondo.
Ho pensato di valutare la 'Piacevolezza' con una stella in meno, perchè il finale è agrodolce e ci sono rimasto un pò - troppo - male, viste le premesse della prima parte del romanzo, ma poi ho deciso di non farlo.
Semplicemente perchè Leo vive la sua favola, sogna ad occhi aperti, arriva metaforicamente a toccare il cielo con un dito, prima che arrivi il destino a spezzare il suo 'castello di carte' senza il benchè minimo scrupolo. Ma Leo ha sedici anni solo sulla carta d'identità, perchè trova la forza per rialzarsi, poi inciampa di nuovo, ma riesce a rimanere in piedi, ed infine scoprirà la possibilità che esiste qualcosa di ancora più grande.
Di quella caduta ne porterà le cicatrici per sempre, ma la lezione di vita di Leo non è passata inosservata agli occhi del mio cuore. E' per questo che, alla fine, la valutazione di Leo, personaggio-capolavoro, non merita di essere 'sporcata'.
Ciascuno di noi deve sempre avere un sogno per il quale vivere, combattere, soccombere e rinascere. Verranno le prove, verrà la tempesta, verrà la distruzione, ma i nostri sogni, le nostre ambizioni, i nostri colori non periranno. E dovremo ripartire proprio da essi per ricostruire la nostra nuova vita, ripartendo sì da zero, ma con una luce negli occhi diversa. Diversa, ma in una maniera che gli altri faticheranno a spiegarsi. Diversa, perchè saranno i nostri sogni di sempre a prenderci per mano ed a sorriderci, dicendoci che 'non è mai troppo tardi. Mai.'.
Ne consiglio vivamente la lettura, anche perchè l'ho letto tutto d'un fiato in un giorno, mi ha fatto piangere ed emozionare più di una volta, ed è stato straordinario immedesimarsi in Leo, che si può definire quasi come il 'Piccolo Principe dei giorni nostri'.
Leo, "con gli occhi che gli brillano, come uno che non può fare a meno di condividere la sua gioia col primo che passa per la strada".
Leo, che ci ricorda che "Proprio quando ci sentiamo più poveri la vita, come una madre, sta cucendo per noi il vestito più bello.".
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Commento difficile
Difficile...non si può certo dire che sia un brutto libro...se vogliamo commentare il tipo di scrittura, fluido, scorrevole, anche se troppe frasi brevi, troppi punti, poche virgole.
In quanto al contenuto...non so come commentare, forse mi sono fatta ingannare dalla categoria dove l'ho trovato su iBook "fiction e letteratura" io lo collocherei più su "drammatico", sono stata così presa per la sofferenza che ho faticato a cogliere la farfalle sullo stomaco dell'amore, cosa che ho visto nella altre recensioni. Ho pianto tantissimo.
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- sì
- no
Ritorno al liceo
Che meraviglia mi sembrava di rileggere il mio diario di quando ero al liceo ho rivissuto le emozioni del primo amore ,il primo bacio,le prime esperienze con l'altro sesso,le farfalle allo stomaco che ti procura l'innamoramento,ma anche la conoscenza del dolore e della malattia.Il bianco e il rosso che l'autore mette nel titolo indica proprio il contrasto tra la purezza dei sentimenti che nascono da adolescenti e il dolore che arriva all'improvviso quando ci si trova ad affrontare un male incurabile e Leo il protagonista sedicenne del racconto e' in costante movimento sull'altalena dei sentimenti contrapposti.
Un libro Scritto in maniera semplice e che si legge tutto d'un fiato lo coniglio a tutti gli inguaribili romantici.
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Ultimo aggiornamento: 09 Marzo, 2013
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Semplicemente profondo
Romanzo splendido, che inizia in sordina, raccontando la vita di un adolescente con le sue stesse parole, per poi crescere ed aprirsi sempre di più all'intimità dei suoi pensieri e dei suoi primi dolori. Leo vive ogni cosa come un colore, perchè ogni emozione è un colore e, anche se molto giovane, si muove in una realtà che è uno scorpione velenoso. La ragazzina dei suoi sogni si ammala di leucemia e proprio nelle pagina in cui vengono descritti i sentimenti di Leo, il suo modo di starle vicino, il suo modo di accarezzare la debolezza di questa fragile amica, si sprigiona tutta la profondità di un'anima, tutta la sua sensibilità. Nonchè la grande capacità di questo autore di toccarti dentro. Una frase, fra le tante, mi ha colpito, come insegnamento: i sogni veri si costruiscono con gli ostacoli, altrimenti non si trasformano in progetti. E ricorderò sempre la sensazione di dolcezza che queste pagine mi hanno lasciato.
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Imperdibile!
Questo libro mi ha chiamato dagli scaffali delle librerie per più di un anno. Attirata dalla splendida e delicata immagine di copertina e dal titolo misterioso, l'ho preso in mano una prima volta appena uscito, ma l'ho subito posato quando ho capito che un elemento della trama era la malattia.Ho perso un'alunna di 11 anni, malata di leucemia, al mio primo anno di insegnamento, non riesco a dimenticarla.
Ne ho avuto paura e l'ho posato, ma lui non mi ha dato tregua, ha continuato ad occhieggiare e sfilarmi davanti, ad ogni incursione tra i libri. Appena uscito "Cose che nessuno sa" l'ho acquistato e letto trovandolo meraviglioso. Non ho più potuto resistere e sono andata a cercare "Bianca come il latte...".
Perchè dire che è un romanzo da ragazzini, adatto solo ad adolescenti o altre amenità del genere? Io vi ho trovato certamente la freschezza dell'adolescenza ed è nata in me un'infinita nostalgia per quegli anni (ma perchè, cari lettori "adulti" dimenticare di averli avuti, come fossero una malattia, un insidioso morbillo?) , ma anche una riflessione coraggiosa e profonda sul senso della vita, sulla ricerca filosofica e spirituale dell'immanente, sui faticosi rapporti umani ad ogni età, in qualunque scenario. Con gli occhi di Leo si entra nella storia, ci si coinvolge e ci si immerge nella sua semplice quotidianità: viene quasi da prepararsi per l'interrogazione di storia o per il compito in classe di latino! Leo pensa come un sedicenne, vive le sue avventure da sedicenne e come un sedicenne che frequenta un liceo classico, come ben sa chi ha avuto l'opportunità di frequentare questo magnifico corso di studi, entra ogni giorno in contatto con bagliori di conoscenza e misteriose sirene che attirano nel gorgo della curiosità intellettuale. Ne è respinto e attirato insieme e il libro vuol essere anche un Pollicino che sbriciola le sue mollichine di curiosità per attirare in modo furbo e accattivante gli sprovveduti, teneri lettori più giovani, verso interessi più "alti". La semplicità del lessico è un valore aggiunto al testo, non un difetto.Complimenti all'autore per tutto ciò, grazie per avermi fatto trascorrere la nottata in bianco per arrivare alla fine, per avermi emozionato come non mi accadeva da tempo tra le pagine di un libro e infine per avermi fatto intravedere una possibilità di distogliere i miei figli dal calcio e da "Amici" per guidarli verso emozioni nuove e imprevedibili palpiti della mente, oltre che del cuore!
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L'ho acquistato e non me ne sono pentita!
E' un libro molto scorrevole, lo stile con cui D'Avenia scrive è semplice, anche fin troppo. Ha cercato di immedesimarsi in un sedicenne innamorato, ma non gli è riuscito molto bene. A parte questo è un libro molto bello. E' un pelo sopravvalutato perchè tutti ne parlavano dicendo che era un capolavoro. Ok, capolavoro non lo si può considerare però in complesso vale la pena di leggerlo. Per lettori più adulti può sembrare banale, infatti dal lessico usato si intuisce che è stato scritto perlopiù per adolescenti. Questo libro mi ha tenuta sospesa fino all'ultimo, l'idea di saltare pagine non mi ha nemmeno sfiorato. Molti dicono che il finale è scontato, invece penso che bisognerebbe aprire la mente e pensare in modo più fantasioso. In questi libro vediamo come Leo, ragazzo che frequenta il liceo, si innamora di Beatrice, una sua coetanea con dei bellissimi capelli rossi. Quando Beatrice scopre la sua malattia Leo si fa coraggio e cerca di starle il più vicino possibile. Dalle prime pagine e verso la fine si vede come Leo cresce interiormente. Come ha detto l'utente sotto di me, il nostro D'avenia si ritrova nel ruolo del supplente, che aiuta Leo a uscire dalla sua "depressione".
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Semplice e profondo
Bianca come il latte rossa come sangue...già dal titolo semplice e profondo attira. Leggendo la trama ti dà l'impressione di un banale libro drammatico. Invece è un libro che ti risveglia alla vita. Fa riflettere. Mi ha fatto uscire da una depressione avanzata. Dobbiamo sfruttare ogni minimo attimo della nostra vita, e donnarsi agli altri perchè è questo che ci rende veramente felici e ci fa sentire utili. Dobbiamo vivere a pieno la nostra vita...per Beatrice, per tutti quelli che non ca l'hanno fatta...è questo l'essenziale messaggio che mi ha trasmesso questo libro. Dobbiamo lottare per la nostra felicità e per i nostri sogni . E poi la lettera di Silvia e la storia delle due metà dell'uomo è spettacolare. Proprio un bel finale.
Quanto riguardo Alessandro secondo me si ritrova nella figura del docente, presente anche nel suo secondo libro ''Cose che nessuno sa'' e sicuramente è il docente che tutti vorrebbero avere.
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Ultimo aggiornamento: 07 Gennaio, 2013
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La crescita interiore di Leo
Testo scorrevole e profondo, adatto sicuramente ad un pubblico adolescenziale, cmq piacevole anche per lettori adulti
La trama brevemente: Leo sedicenne dei giorni nostri, con tutti i comportamenti e gli atteggiamenti tipici dei ragazzi degli anni 2010, s'imbatte in un supplente di storia al liceo subito etichettato come "sfigato" e quindi ,secondo i canoni del pensiero corrente, da trattare con distacco e disprezzo.
Leo però, pur proponendosi subito come bastian contrario del prof, si lascia pian piano conquistare dal pensiero e dal modo di fare dell'insegnante ed il libro e la storia in sè, a mio parere, diventano accattivanti.
A differenza di altri testi scritti x un target di teen ager, qui l'autore è bravo a sviluppare ed a rendere interessanti tematiche non proprio semplici per lettori giovani, tipo: l'affrontare la sofferenza, il valore della famiglia e soprattutto la ricerca interiore di Dio.
Da sottolineare anche la capacità dell'autore di abbinare situazioni e stati d'animo dei protagonisti del romanzo a colori e canzoni.
Gradevole
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COINVOLGENTE, PER ADOLESCENTI
Non è possibile che certa gente scriva che questo libro è "banale, ripetitivo, pesante, scontato, ect..."
Ma lasciatevi trasportare dalla magia delle parole! Io, leggendo certe frasi profonde e significative di Leo, non vado a pensare se i pensieri possano essere quelli di un 16enne, cerco semplicemente di interpretare e di riflettere su tali frasi.
Siete patetici, siete vecchi, siete ''chiusi": certa gente che non è (più) capace di sognare o di tornare giovane non dovrebbe leggere certi libri.
Obiettivamente, è un libro travolgente, con uno stile moderno (i capitali brevi) e giovanile (linguaggio semplice e adolescenziale), con una trama che non ho trovato scontata. Certe parti (esempio: la descrizione di Beatrice in ospedale - 'un ''marziano'' -) hanno saputo davvero emozionarmi; c'è addirittura un capitolo bianco, poichè quel giorno la giornata del protagonista era ''bianca'', vuota. Geniale.
E' un libro per tutti i giovani, ma non il solito libro per sfigati depressi. E' un libro anche per adulti (tant'è che è stato scritto da un professore), ma oserei dire che servono dei ''prerequisiti'': se si è abituati a leggere altro (non storie adolescenziali), evitare di leggere. Se non si è capaci di sognare, evitare di leggere. Perchè poi non si possono leggere certi commenti vuoti e insignificanti di gente vuota e insignificante.
Libro stupendo, da non perdere, da tempo non uscivano libri con questa tematica così belli.
PS. Questo libro l'ho letto in Luglio 2011, ancora ce l'ho in mente, un motivo ci sarà!
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BIANCA COME IL LATTE ROSSA COME IL SANGUE
Un bel libro, si legge facilmente: il linguaggio è semplice e scorrevole, mai prolisso.
La divisione in capitoli molto brevi ne permette la lettura negli intervalli di tempo della giornata, dalla pausa pranzo ai passaggi in tram o bus o nei periodi di tempo passati nelle sale d'attesa.
Al contrario di quello che sembrerebbe leggendo la trama, non è la solita storia d'amore adolescenziale, l'analisi dei sentimenti e delle emozioni è stata fatta con molta cura. Di fondo ovviamente c'è una visione dell'amore molto giovanile. Il protagonista si innamora di una ragazza che neanche conosce, ma frequenta semplicemente la stessa scuola ed è amica di una sua compagna di classe.
Ne consiglio vivamente la lettura anche perchè ha un bel finale, sebbene forse un po' prevedibile.
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Un Bildungsroman dei giorni nostri
Leo ha sedici anni ed è in piena crisi adolescenziale che lo porta a mettere in discussione tutto e tutti malgrado la buona cultura che lo contraddistingue. Usa frasi smozzicate, periodi tronchi quasi joyciani anche se alterna la redazione del suo diario con elementi caratterizzanti del gergo giovanile. Leo è innamorato o almeno crede di esserlo: lei è Beatrice dai rossi capelli come le donne preraffaellite dipinte da Rossetti e come fece Beatrice con Dante con l'aiuto indiretto del "Sognatore", un supplente quasi perfetto che sa far lezione e mantenere l'attenzione senza essere rigido o austero come le altre criticatissime docenti traghetterà Leo alla vita adulta e alla scoperta del vero amore verso chi gli sta accanto silenziosamente.
Il libro di D'Avenia scritto in prima persona sotto forma di una sorta di moderno diario non è l'ennesima storia d'amore per adolescenti a cui Moccia in Italia e suoi epigoni ci hanno abituato perché è in realtà un romanzo di formazione che accompagna Leo nel suo momento di tempesta dovuto alla sua età per poi farlo scoprire una persona migliore. Singolare il contributo postivo e negativo che il corpo docente da' alla crescita spirituale del ragazzo: le docenti sono distanti, fredde prese dai loro personali e angoscianti problemi o preoccupate a mostrarsi come non sono mentre il docente di religione, Gandalf e il supplente di filosofia contribuiscono a far capire la vita.
La presenza di Dio viceversa trascurata dai romanzi adolescenziali in voga negli ultimi anni emerge clamorosamente in questa storia. Beatrice scopre Dio nel baratro della sua malattia, Leo prima credente per forza poi ateo per moda riprende il suo cammino religioso grazie alla sua guida beatifica così chiamata in omaggio non troppo recondito al nostro padre Dante.
Approfondito nelle descrizioni e avvincente grazie anche ai capitoli serrati e spesso brevi secondo lo stile narrativo più recente è raccomandato ad adolescenti anche poco interessati alla lettura, ad adulti che vogliono ricordare i loro dolci (?) anni, a docenti che hanno perso lo smalto.
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Ultimo aggiornamento: 30 Ottobre, 2012
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Bello, ma forse incompleto...
Un libro scritto bene, rispecchia molto il lessico che usano gli adolescenti.
Secondo me manca qualcosa! Non so, io rileggendolo - è la seconda vota - l'ho trovato incompleto. La prima volta era bellissimo, stupendo, da togliere il fiato. Adesso è bello ed incompleto.
Beatrice doveva essere la protagonista ma si è vista ben poco, mentre Silvia è Leo erano i protagonisti a tutti gli effetti! Silvia mi stava un po' antipatica, la trovavo veramente una bambina! Leo un po' stupidotto. Il sognatore forse irreale? Comunque nel complesso da uno a dieci, si merita un bell'otto. Consiglio di leggerlo, anche perché ci sono temi molto profondi, Dio, la leucemia, l'amore, l'amicizia. Ed ha un lessico chiaro per tutti, lettura scorrevole! OTTO PIENO!
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Ultimo aggiornamento: 08 Ottobre, 2012
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Deprimente ma intenso!
Libro da pelle d'oca! l'ho letto grazie a una mia parente che ne stra parlava.. e devo dire che questo libro mi ha toccato! mi è piaciuto un sacco sia la storia che la scrittura di questo libro! devo ammettere che mette tristezza e un pò di depressione per la storia in se.. ma è l'unico libro che mi ha toccato il cuore.. forse perchè ho passato una storia simile con una mia amica!
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Ultimo aggiornamento: 08 Ottobre, 2012
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Il bianco e il rosso
In "Bianca come il latte, rossa come il sangue" leggerete della commovente metamorfosi del personaggio di Leo, per merito del suo amore per Beatrice, che gli insegnerà ad apprezzare il presente e ad affrontare le proprie paure, soprattutto quella per il bianco. É infatti la stessa Beatrice a convivere con un mostro bianco che minaccia di strapparla a Leo: la leucemia. É scritto con linguaggio adolescenziale, talvolta esagerato sino all'inverosimile. É possibile notare che il "Sognatore", professore dalle lezioni cosí affascinanti da convincere lo svogliato Leo a svolgere i compiti, sia in realtà lo stesso autore. Consiglierei questo libro, ma personalmente non lo rileggerei.
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Lettura sconsigliata ai maggiori di ...nta anni
E’ il libro ideale per far riflettere con leggerezza gli adolescenti su alcuni argomenti ostici, come ad
esempio la malattia e la morte.
D'Avenia ci parla, nel linguaggio dei ragazzi di oggi un tantino edulcorato, delle emozioni che il primo "vero" amore suscita in loro, dei forti legami d'amicizia e familiari che proprio in questo periodo della vita costituiscono il nucleo intorno a cui si va sviluppando la personalità in formazione.
Poi c'è la scuola, e un professore, "Il Sognatore", che li stimola ad avere un approccio diverso con la storia, ma soprattutto a seguire la strada che si sente di dover percorrere, a custodire il proprio sogno come un tesoro.
Mi è piaciuto tantissimo questo riferimento alla novella del tesoro tratta da "Le mille e una notte".
Peccato che Il Sognatore ricordi tantissimo il prof. Keating di "L'attimo fuggente" ...
Leo è il protagonista, innamorato della rossa e pallida Beatrice, "bianca come il latte", perché è affetta dalla leucemia; lo condurrà lungo gli impervi sentieri della consapevolezza, fino a fargli capire che il suo vero amore non è lei, bensì l'onnipresente e rassicurante Silvia, l'amica di una vita.
Beatrice non è un nome a caso: il professor D'Avenia probabilmente vuol ricordarci la Beatrice, guida di Dante nella Commedia che ben conosciamo: sarà un po’ scontato?.
Ho poi trovato abbastanza stucchevole il continuo riproporre la trovata dei colori, "bianco come .. rosso
come ... ecc.", forse troppo infantile anche per l'adolescente Teo.
Stupende le poesie citate, di cui D’Avenia avrebbe fatto bene a menzionare l'autore: sarò grata a chiunque lo conosca e voglia suggerirmelo, perché penso che valga la pena di approfondirlo.
La trama, pur non essendo una perla di originalità, tiene bene e fa venir voglia di proseguire la lettura.
Come ho già detto all’inizio, tutto sommato un libro è piacevole e piuttosto ben scritto, che è piaciuto e piacerà tanto ai giovani e a chi si sente ancora romanticamente giovane.
Peccato che io i sedici anni li abbia superati da un bel pezzo.
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16 anni di filosofia
il libro è molto profondo e anche se la trama è scontata la filosofia che regna il libro è intensa rendendolo diverso dai soliti romanzi adolescenziali, la lettura è scorrevole è probabile che il prof. scrittore abbia messo un po' di sè nella storia introducendo il Sognatore, è una storia in cui la vita viene vista da diverse parti a seconda del personaggio: coraggiosa Beatrice che non teme la morte, il triste e innamorato Leo, il Sognatore prof. ...
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Patetico
Ho trovato questo libro ridicolo, vuoto, privo di emozioni. Mi è stato consigliato da un'amica con cui solitamente condivido gli stessi gusti. Non appena ho iniziato a leggerlo ho subito capito cosa sarebbe successo. Prevedibile, scritto male e noioso.
I personaggi non presentano una particolare psicologia, la storia è piatta. Tipico autore che si aggancia alla mattia per portare avanti un romanzetto degno di Moccia.. Uno schifo totale!
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Ultimo aggiornamento: 09 Settembre, 2012
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bianca come il latte rossa come ODDIO BASTA!
Sono arrabbiatissima! Ma come possono avermi detto che questo è un CAPOLAVORO?! Cavolo, le Mille e una notte è un capolavoro, la Divina Commedia è un capolavoro, questo libro NON è un capolavoro!
Scrittura banale, decisamente troppo colloquiale e sempliciotta. Sembra di leggere un qualsiasi capitolo di Federico Moccia, gergo "giovane" e ripetitivo, figlio della cultura di facebook e della poca fiducia nei congiuntivi italiani.
D'Avenia si immedesima a tal punto nella parte del ragazzino adolescente da diventare fastidioso esattamente come un adolescente parecchio scemo. Il protagonista passa da dire frasi di una profondità disarmante (ehi ehi, non facciamo i fenomeni, a 16 puoi essere sveglio ma non Platone) a cazzate cosmiche che ti chiedi come può, l'essere di luce che fino a un momento fa ti stava spiegando il senso dell'esistenza , anche solo pensare cose tanto stupide.
Per non parlare della trama, la banalità scende in campo e segna 4 goal. Basta guardarsi due o tre film degli anni novanta sull'amore tra ragazzini e si ottiene la stessa cosa.
Per non parlare poi della morale cristiano-cattolica infilata in mezzo come se piovesse! Parlare di Dio va bene ed è giusto, nascondere una lezione di catechismo in un libro tentando di passare pure inosservati no.
Bocciatissimo.
P.s Meno male che l'ispirazione gliel'ha data il professor Keating de L'attimo fuggente...ah beh.
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pensavo meglio
Leggendo le altre recensioni mi sento una mosca bianca, infatti personalmente non mi è piaciuto, l'ho trovato: pesante, banale, ripetitivo e scontato. il messaggio è molto bello e dovrebbe essere preso come insegnamento di vita, ma è la storia che vuole esprimere questo messaggio che ha rovinato il tutto. Bella l'idea di usare due colori: bianco e rosso, per esprimere emozioni, situazioni e stati d'animo, ma sono stati usati a dismisura fino a diventare pesanti e ripetitivi... inoltre sono stae usate certe citazioni troppo "colte" e difficile per una ragazzino dell'età di Leo, però idonee allo scrittore che è prof. di lettere. Concudendo questo libro non mi è piaciuto, non mi ha emozionato e non lo ricomprerei, ma tengo a precisare che questo è solo il mio parere.
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un po' SEMPLICE ma di grande EFFETTO
“Ogni cosa è un colore. Ogni emozione è un colore. Il silenzio è bianco. Il bianco infatti è un colore che non sopporto: non ha confini” questo è l’incipit del libro rivelazione di Alessandro D’Avenia, un romanzo che parla di Leo, un sedicenne che frequenta la prima liceo e che si annota le sue riflessioni su questo quaderno. È la storia di un adolescente che inciampa nei problemi che caratterizzano quell’età e sfugge a questi grazie a un motorino o al suo ipod, un ragazzo che i sente solo terribilmente solo, per questo ha bisogno di uscire e farsi guardare, perché se qualcuno lo nota finalmente non sarà più invisibile: Bianco. E poi c’è il rosso, il colore delle emozioni, il colore dei capelli di Beatrice, questo è il vero sogno di Leo anche se lei non lo sa. Leo ha anche una persona su cui poter contare sempre e in ogni momento è Silvia la sua migliore amica, quella che lo aiuta in ogni situazione. Quando però Leo scopre che Beatrice ha la leucemia e che questa malattia ha qualcosa a che fare con il bianco, dovrà svuotarsi delle sue vecchie condizioni e riemergere da questo grande colpo con una consapevolezza e maturità nuova pronto ad affrontare la vita nella sua pienezza che comprende la gioia e serenità e la sofferenza. E così nel libro si affronta una graduale evoluzione di pensiero e di comportamento da parte di Leo che incarna le crisi esistenziali, le difficoltà, le domande tumultuose che si nascondono nell’animo di ogni ragazzo/a.
Il testo è scritto in maniera scorrevole e fluida anche se inaspettatamente dietro ogni riga, dietro ogni parola vi è una riflessione particolare e sempre diversa che viene collegata con quella prima e quella dopo, ho trovato il libro in stretta connessione dalle prime pagine fino alle ultime in cui si denota una relazione tra la prima visione di Leo sulla vita che cambia gradualmente fino ad arrivare alle ultime pagine in cui si comprende appieno il profondo cambiamento avvenuto nell’animo del ragazzo. Ci sono pochi dialoghi, le frasi sono corte e martellanti, incisive e sintetiche. Le riflessioni sono invece la caratteristica più preponderante nel libro, presenti ora in modo sottile solo per chi le sa cogliere ora in modo molto più chiaro e diretto. Il linguaggio non è difficile perché cerca di adeguarsi alla parlata dei giovani di adesso cancellando per esempio alcuni congiuntivi.
I veri protagonisti in questo romanzo sono i colori:
Il bianco ovvero l’assenza, l’invisibilità, il non essere. Quel niente che opprime e soffoca Leo che viene paragonato alla solitudine in cui si trova e alla disperata voglia di attenzioni che cerca in ogni momento per poter esistere, il bianco è l’antitesi delle emozioni è l’impassibilità e indifferenza di fronte a tutto e a tutti, quel vuoto che alberga dentro a Leo, quel vuoto che incarna la mancanza di sogni, di desideri di sproni per vivere la vita non con felicità ma con serenità, con quella grinta e quella carica che ti spinge avanti quella sfrontatezza di fronte ad ogni difficoltà.
Il rosso è l’amore, il calore, la passione, è l’opposto del bianco è il tutto, rappresenta le ambizioni i sogni e la voglia di vivere, rappresenta le emozioni vissute nella loro totalità, le sensazioni e gli stati d’animo che uno prova, attenzione il rosso non è la serenità ma la volontà di afferrarla in tutti i costi, è la forza che uno ha nell’affrontare le difficoltà lungo un percorso non è detto che poi si riesca a raggiungere ciò per cui si combatte ma è quel voler dire io non mi arrendo di fronte hai problemi della vita e alle sofferenze io lotto con tenacia e caparbietà per difendere i miei progetti o i miei ideali. Il bianco è scansare le complicazioni mentre il rosso è difendere i propri principi e le proprie aspettative.
Facendo una ricerca ho scoperto che bianco in greco si dice Leukos mentre rosso Ai-ma, dall’unione di queste parole si crea Leucemia il primo vero ostacolo in cui Leo si imbatte e che decide di combattere con coraggio arrivando a fare donazioni di sangue per Beatrice, arrivando ad amare la scuola per Beatrice fino a fargli delle presentazioni in PowerPoint per illustrargli i suoi posti preferiti con la promessa di portarla dopo la guarigione. Anche se l’epilogo è tragico, segnato dalla morte della ragazza, ora Leo riesce a superare questo non con l’indifferenza o con l’impassibilità che aveva prima per ogni cosa ma con le lacrime e attraverso queste nota la nascita di una nuova persona forgiata dal più grande maestro nella vita: il dolore.
Attraverso questo e grazie all’aiuto del Sognatore ( un supplente che ha spiegato ai ragazzi il significato dei sogni paragonandoli a delle spinte per andare avanti nella vita) Leo uscirà da questa fase della vita fortificato ma non inattaccabile, la testimo-nianza del suo cambiamento sta anche nel linguaggio che all’inizio risultava a volte poco espressivo e inconcludente mentre alla fine risulta maturo e consapevole. La cosa più bella di questo racconto è proprio il genere: romanzo di formazione, grazie a questo ti stupisce dell’evoluzione lenta e continua che Leo ha sotto i tuoi occhi, cresce e si sviluppa soprattutto nella concezione delle cose e in alcuni tratti peculiari del suo pensiero infatti alla fine capisce che il bianco non è tutto che si può contrastarlo, che il primo passo per non sentirsi soli è cercare di capire gli altri e togliersi quelle smanie fanciullesche come il voler avere l’attenzione a tutti i costi, come essere coscienti che il vero significato della solitudine non è non essere notato ma non avere persone al fianco che ti capiscano e che ti stiano vicine per quello che sei non per quello che fai o per quello che indossi. Leo inizia il suo percorso con questa frase:” Mi sento un errore, un errore di ortografia. Una doppia dove non ci va, un "fà" con l'accento. Un colpo di bianchetto e io sparisco, come tutti gli errori. Il foglio resta bianco, pulito, e nessuno vede il dolore nascosto dietro quello strato bianco.” E arriva alla fine totalmente diverso una diversità che si può percepire appieno solo attraverso le sue stesse parole: “Il mio sorriso dice senza parole che quando cominci a vivere davvero, quando la vita nuota dentro il nostro amore rosso, ogni giorno è il primo, ogni giorno è l'inizio di una vita nuova. Anche se quel giorno è il primo giorno di scuola” certo è un libro un po’ sdolcinato e mieloso, colmo di sentimentalismi eppure dopo questa corazza si percepiscono i complessi di un sedicenne chiuso in se stesso che cerca disperatamente aiuto, che urla aiuto ma che non viene udito se non da il Sognatore, quell’aiuto carico di domande, di perché, di insicurezze viene accolto subito dal professore che cerca in tutti i modi di aiutarlo, interrogandolo con severità e nello stesso tempo facendogli veder il alto comprensivo di lui, quella parte del prof. che lo vuole tirare su, che lo vuole sorreggere che lo vuole soddisfare nella sua curiosità.
La parte dei commenti che mi piace di più oltre al giudizio personale in cui mi posso sbizzarrire in critiche e approvazioni è quello in cui mi viene chiesto di analizzare una citazione, in questo libro mi trovo in seria difficoltà, questo perché ci sono talmente tanti spunti di riflessione che non so decidermi alla fine ne ho trovata una che più delle altre mi ha colpito: “I sogni sono come le stelle: le vedi brillare tutte quando le luci artificiali si spengono, eppure stavano lì anche prima. Eri tu a non vederle, per il troppo chiasso delle altre luci." questa secondo me è la chiave di lettura del libro. I sogni come sprone per andare avanti nel tortuoso viaggio che è la vita… attraverso questo Leo riesce a farsi forza a crescere e a maturare cercando di combattere e lottare strenuamente per arrivare alla meta: il proprio desiderio, il proprio sogno, la storia di Leo è quella di un ragazzo normale che dal niente dal bianco riesce a rinascere in un mare di rosso, di amore, sensazioni, emozioni, di calore, di passione, di partecipazione, il primo passo per rialzarsi è appunto trovare un sogno e prendere coscienza del mondo che lo circonda, da questa evoluzione di pensiero scaturisce questa frase, perché il sogno di Leo è Beatrice e dentro lui è sempre stato così solo doveva rendersene conto.
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un libro emozionante, stupendo
Un libro che ti prede dall' inizio. Quando lo inizi a leggere non riesci può a smettere. Un libro non scontato, che racconta una storia d' amore diversa dalle altre, ma che nello stesso tempo racconta le paure di quell' età che tutti abbiamo passato: scuola, amicizie, litigi, rapporto con i genitori.
Nel leggerlo non puoi fare a meno di affezionarti al protagonista, Leo e pagina dopo pagina ti immedesimi in lui, provi le sue stesse sensazioni!
Gran bel libro, piacevole ma che ti fa riflettere sulla vita, sulle fortune che abbiamo e che spesso non le consideriamo perchè le diamo per scontate.
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Semplicemente stupendo.
Ho completamente adorato questo libro, dalla prima all'ultima pagina.
E' un libro capace di rapirti, infatti l'ho letto tutto d'un fiato.
Presenta uno stile molto curato, ma non molto dotto e ogni personaggio rispecchia in pieno il proprio linguaggio.
La trama è molto bella.
Si tratta di un libro molto giovanile che non si perde nei soliti argomenti: droga, feste, sesso.
La narrazione è in prima persona, e anche se all'inizio del libro non ero molto contenta di questa scelta, devo dire che andando avanti con il libro ho adorato ogni singola parola espressa da Leo.
Il bello di questo libro è proprio questo: man mano che lo leggi ti affezioni sempre di più al personaggio principale, fino a condividere con lui ogni singola sensazione ed emozione.
Se dovessi assegnare un colore a questo libro non avrei alcun dubbio: rossosangue.
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Un libro emozionante
"Bianca come il latte rossa come il sangue" (Mondadori 2010) è il primo romanzo del giovane professore-scrittore siciliano Alessandro D’Avenia.
Lo stile di Alessandro è curato ma non dotto, a volte ricercato ma non retorico e il linguaggio sa adattarsi molto bene ai personaggi. La lettura è gradevole e avvincente allo stesso tempo. È un libro fresco, sprizza giovinezza ma non si abbassa a descrivere situazioni degradanti, che spesso i giovanissimi vivono perduti tra sesso, droga, alcol e azioni al limite della legalità. D’Avenia non utilizza, come altri narratori tipo Moccia, lo strumento letterario per far breccia nei cuori degli adolescenti servendosi del turpiloquio o delle situazioni da sballo, per intenderci.
La narrazione è in prima persona, espediente che rende ancora più coinvolgente la lettura perché è attraverso gli occhi del protagonista che scopriamo il suo mondo, è attraverso il suo cuore che ci rendiamo partecipi delle sue stesse emozioni, della sua felicità e del suo dolore.
Leonardo, detto Leo, è un ragazzo di sedici anni come tanti, con le sue passioni, il calcetto e la musica, le sue amicizie (Silvia e Niko in primis) e l’amore (Beatrice, la “rossa”) che prepotentemente fa capolino nella sua vita trasportandolo in un vortice di emozioni che a volte lo fanno sentire piccolo piccolo, indifeso, incapace di gestirle. In sella al suo bat-motorino si sente un dio, quasi volesse calpestare il mondo che non gli piace così com’è per ricrearlo e plasmarlo a suo piacimento. Ma deve fare i conti con una realtà che non può cambiare, foriera di gioie ma anche di dolori. Con l’aiuto dell’amica Silvia e in particolare del suo prof di storia e filo (abbreviazione di filosofia, naturalmente) cerca di rincorrere un sogno che però si sgretola di fronte agli eventi imprevedibili della vita.
Leo odia la scuola, la considera una perdita di tempo, le ore passate in classe sono quasi un tormento ma, seppur inizialmente riluttante, si lascia a poco a poco conquistare dalle lezioni “fuori programma” di quel professore di storia denominato il Sognatore e considerato, come tutti i suoi colleghi, uno sfigato, uno dei tanti. Però quelle lezioni “fuori programma”, che Leo considera le migliori che il prof sia capace di inventare, lo conquistano.
C’è molto di Alessandro nel Sognatore: c’è la passione per la scuola, l’attenzione per i giovani e le loro problematiche, la voglia di capire il mondo degli adolescenti guardandolo a volte attraverso i loro occhi, altre volte con l’esperienza di chi sa quello che per essi è ancora ignoto.
È un insegnante che crede nel valore formativo della scuola, che non riserva ad essa il solo compito di istruire, trasmettendo nozioni. È un prof che valuta, perché questo è il suo lavoro, ma non giudica. E magari premia anche chi non ha studiato perfettamente la lezione ma ha dimostrato di saper ragionare: Proprio per questo Leo alla fine lo considera un mito.
Non sa risolvere i problemi, quel professore, ma sa aprire gli occhi e far scoprire il mondo ai giovani come Leo. Soprattutto è uno disposto a credere in loro.
C’è molto di Alessandro docente in questo romanzo. Non solo nelle citazioni dotte ma anche nella scelta dei nomi. Beatrice è colei che alla fine, pur inconsapevolmente, salverà Leo. Proprio come la Beatrice dantesca, colei che per il poeta fiorentino incarna la salus, la salvezza, appunto.
Beatrice è il rosso, il colore dei suoi capelli e del sangue che scorre nelle vene, e allo stesso tempo il bianco della vita:
"Bianca come il latte rossa come il sangue" non ha una trama scontata, per più di due terzi della narrazione si ha l’impressione di conoscere il finale, quello delle belle favole, dell’ “e vissero felici e contenti”. Ma il bianco e il rosso, filo conduttore dell’intero romanzo, non sono due colori messi lì a caso. Il rosso può essere gioia, può essere il colore dell’inchiostro che solca le pagine bianche della vita scrivendo una trama che non è mai prevedibile, mai scontata. Ma rosso è anche il sangue, il sacrificio.
dal blog: http://marisamoles.wordpress.com
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Bel libro
Come romanzo d'esordio direi che non è male, ho letto molti altri libri che mi hanno entusiasmato molto di più, però nel contesto la storia, anche se un po' triste, mi ha fatto ritornare ai miei sedici anni, anche se non ho frequentato il liceo bensì un istituto tecnico, le paure per le interrogazioni, i rapporti con i compagni, i primi amori....sono sempre gli stessi.
Si capisce che il Sognatore è lo scrittore stesso, in quanto insegnante di Filosofia, e spero che il rapporto con i suoi allievi reali sia lo stesso che traspare nel libro...mi ricorda molto Robin Williams ne "L'attimo fuggente". Direi che consiglierei la lettura di questo libro a tutti quegli adolescenti scontenti di tutto e di tutti che non sanno apprezzare quello che di megli hanno: la vita e la gioventù.
Una pecca, se la devo trovare, sta nell'organizzazione dei capitoli, farli un pò più lunghi non era meglio?
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sopravvalutato
È di sicuro un libro molto "alla moda" nel senso che ultimamente molti ne parlano ed è per questo che l'ho letto.
Rispetto alle descrizioni che mi erano pervenute son rimasto abbastanza deluso. Non è un brutto libro in generale ma non è per nulla di speciale, lo definirei mediocre.
L'autore in primis cerca di scrivere come fosse un 16enne (non ricordo precisamente l'età) ma comunque con un linguaggio giovane, cadendo secondo me a tratti nel ridicolo. Quello più che altro sembrava lo stereotipo di come parlano, ed anche i personaggi in generale sono molto stereotipati.
la trama abbastanza scontata e prevedibile, nessun colpo di scena o capitoli particolarmente ricchi di suspance. Anche scene che dovrebbero emozionare molto il lettore come (spoiler, ma tanto si capisce lo stesso) la morte di un personaggio ed il suo funerale (fine "spoiler) non "danno" nulla; secondo me, ma qui vado molto sull'opinione mia personale, perchè l'autore voleva descrivere qualcosa da un punto di vista completamente distante da lui.
ripeto che forse risulto un pochino troppo critico solo per il fatto che mi era stato presentato completamente differentemente.
unica nota postivi il fatto di avere capitoli corti (anche troppo, a volte 1 pagina) che danno la possibilità di leggere anche con soli 10 minuti liberi.
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Ultimo aggiornamento: 17 Luglio, 2012
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Bianca come il latte,rossa come il sangue.
Questo libro mi ha trasmesso -purtroppo- pochissimo.Mi sarei aspettato molto di più da un professore laureato in Lettere classiche.Invece mi trovo a leggere un libro scontatissimo (la classica storia del ragazzo che si innamora della coetanea destinata a morire a causa di una grave malattia e che non si accorge che la propria migliore amica è innamorata di lui).In questo libro i personaggi sono stereotipati al massimo.Gli adolescenti descritti in questo libro sono inverosimili.I concetti filosofici che Leo cerca di interpretare non sono di certo proprio di un adolescente di sedici anni.Una cosa che mi ha fatto saltare i nervi è il modo con cui questo libro è stato impaginato : non è possibile che il rigo di ogni pagina inizi a metà della pagina stessa è uno spreco inutile di carta.I capitoli sono lunghi appena due pagine ognuno.Mi dispiace ma questo libro tredici euro non li vale.
Non consigliato.
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Il novello Dante
Leo, il protagonista narratore, frequenta la prima classe del liceo classico. Ha due amici: Niko e Silvia, su cui sa di poter contare, con cui parla di calcio e di scuola. Il colore che domina la sua vita è il bianco, simbolo di assenza, di noia. La sua è assenza di interessi, di motivazioni, di capacità di riflessione; non c'è materia o argomento che lo interessi, l'unica cosa che sappia suscitare in lui un barlume di vitalità è il gioco del calcio e il suo motorino senza freni.
Ma c’è un nuovo colore che da qualche tempo si sta infiltrando in tutto quel bianco, è il rosso dei capelli di Beatrice, è il piacere di guardarla, anche senza parlarle, senza che lei sappia neppure il suo nome.
Un giorno entra in classe e nella vita di Leo un supplente speciale, parla di sogni, sa incrinare passo dopo passo le barriere che Leo frappone fra sé e tutto ciò che lo spinge a riflettere, a cercare di scoprire il vero se stesso.
Anche il pensiero di Beatrice si fa sempre più importante, diventa il suo sogno. Leo si sente un novello Dante, l’unico in grado di capire cosa sia l’amore, e lo crede ancora più fortemente quando scopre che la bella Beatrice è malata di leucemia. Il rosso diventa il colore del sangue, il bianco l’assenza di vita. La vita di Leo cambia, inizia a conoscere cosa significa avere un tumore, donare il sangue, non avere la testa libera per studiare, giocare, chiacchierare. Stare accanto a Beatrice, sostenerla, distrarla, aiutarla a tenere un diario diventa il suo compito quasi quotidiano. Beatrice gli detterà:“Caro Dio, oggi è Leo che ti scrive, perché io non ci riesco. Ma anche se mi sento debole voglio dirti che non ho paura, perché so che mi prenderai tra le tue braccia e mi cullerai come una bambina appena nata. Le medicine non mi hanno guarita, ma io sono felice. Sono felice perché ho un segreto con te: il segreto per guardarti, il segreto per toccarti. Caro dio, se mi tieni abbracciata la morte non mi fa più paura.”. E vivendo accanto a lei la visione della vita e il senso dell’esistenza di Leo cambiano drasticamente significato.
Attraverso questi personaggi D’Avenia costruisce un romanzo di formazione commovente e dolce, senza retorica, in cui gli eventi drammatici portano alla scoperta della propria essenza e in cui l'iniziazione alla vita avviene attraverso la morte di una coetanea.
Accanto a Leo spiccano alcuni adulti, per le loro doti di “aiutanti dell’eroe”: la figura del padre che esce dagli schemi genitoriali e comprende le difficoltà del figlio facendosi suo complice e confidente; il prof. soprannominato Sognatore, che sa ascoltare e spingere il giovane a guardarsi dentro e a farsi uomo. Sono adulti che, però, non tradiscono mai il loro ruolo di guida: l'amicizia con il professore non impedisce a questi di interrogarlo con severità, la fuga da scuola verrà punita dai genitori; ma i grandi sapranno anche mediare, ascoltando le sue buone ragioni e trattandolo insomma da persona consapevole di sé.
Infine, una menzione speciale va all’amica Silvia, che come sempre capita in queste occasioni è segretamente innamorata dell’amico Leo e lo nasconde bene, tirandosi in disparte, ma senza evitare di imbrogliare un po’ le carte come farebbe ogni donna innamorata che si rispetti, pur pentendosene subito dopo.
L’autore dosa con sapienza le sue conoscenze letterarie in una narrazione studiata per essere semplice, per risultare realmente frutto della penna di un adolescente.
Il romanzo fa sorridere e commuove, risultando piacevole e adatto a degli adolescenti, ma anche a degli adulti. Diverte, inoltre, che il lettore sia spinto a intravedere l’autore, insegnante di lettere nella vita, fare l’occhiolino ora dietro il prof. ora dietro il protagonista.
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BIANCA COME IL LATTE, ROSSA COME IL SANGUE
Ho centellinato, respirato ed amato ogni pagina di questo romanzo.
Mi ha trasmesso la voglia di tornare (se potessi) sui banchi di scuola con uno spirito completamente nuovo. Con propositi e prospettive completamente differenti. Con l'imperativo di usare la propria testa e tirar fuori il meglio da se stessi. Ci si emoziona, si piange, si impara ad apprezzare la vita conoscendo la morte, si cresce dentro leggendo queste pagine scritte da una persona speciale.
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Ultimo aggiornamento: 03 Giugno, 2012
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Antologia adolescenziale
BIANCA COME IL LATTE ROSSA COME IL SANGUE é il titolo con cui Alessandro D’Avenia marca il suo esordio nel mondo letterario. Dotato di un rispettabile bagaglio culturale ed una approfondito conoscimento umanistico, l’autore si serve delle sue conoscenze e della sua esperienza personale come professore liceale di lingue e letterature classiche per elaborare il testo in questione. Sebbene l’idea del romanzo goda di una buona impostazione, la narrazione segue una formula poco invitante, solita, quasi noiosa. É la storia d’amore (platonico) di un giovane liceale che apparentemente sembra finisca in tragedia, ma che poi viene riscattato e “si salva ai rigori”... perché Beatrice viene a mancare e non si sa bene se ceda il passo o viene volutamente sostituita da Silvia......É peró veramente capace un ragazzo cosí giovane di tessere (anche indirettamente) una tela cosí emotivamente fitta??? Sembra chiaro che dietro l’anima ribelle e buona del protagonista si nasconda il lato piú sentimentale dell’autore che spesso fa uso dei personaggi narrati per esternalizzare prospettive e punti di vista propri.
La struttura sintattica del libro subisce la deformazione accademico-professionale dell’autore: la prosa viene centellinata in frasi corte, semplici le cui parti sono facilmente individuabili, tipico di qualcuno abituato a trattare, analizzare e correggere con le cosí ben conosciute versioni e traduzioni, pane quotidiano dei licei italiani. É da aggiungere inoltre che il linguaggio utilizzato é pulito, ordinato, standard, settentrionale: sebbene le origini palermitane di D'Avenia, leggendo il libro non si ha mai la sensazione di star ascoltando un accento siciliano (come accadrebbe con Pirandello, Camilleri ,Agnello Hornby), la dialettica usata sembra un prodotto preconfezionato, pronto per essere consumato da un lettore Valdostano o da uno studente di italiano in Cina. BIANCA COME IL LATTE ROSSA COME IL SANGUE rappresenta l’ennesimo caso letterario di specchietto per lettori-allodole.
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- sì
- no
l'arcobaleno dell'adolescenza
Chi non si ricorda i tempi del liceo? Così belli, ma così terribili, così entusiasmanti... ma anche devastanti a volte...il liceo è davvero una scuola di vita e a pensarci bene la domanda sorge spontanea: come siamo riusciti a superare indenni quegli anni??
Leggendo questo libro sembra di ritornare ai vecchi tempi della scuola, giri una pagina e sei lì che ti prepari per l'interrogazione di filosofia, o aspetti di entrare a scuola...o insulti il professore o litighi con un compagno di classe: la solita routine insomma! Questa è una grande capacità dell'autore ("l'inguaribilmente prof. il Sognatore") perchè, grazie al suo stile e al suo linguaggio semplice, riesce a far si che, qualsiasi sia l'età del lettore, egli possa tornare indietro nel tempo, immedesimarsi nei protagonisti o quanto meno possa entrare a far parte di quella giungla che viene definita classe...si è di nuovo un adolescente con i suoi problemi esistenziali...il primo amore non ricambiato in primis...e questa tavolozza di colori, questo arcobaleno che si riverbera nella storia ti fa riflettere, ti fa affrontare e rivedere la realtà di tutti i giorni diversamente, con quegli occhi di sedicenne che tutti abbiamo avuto, quando le cose erano solo bianche e nere e rosse (l'unico colore dell'amore ovviamente).
Una storia commovente si, ma non triste...leggendo il romanzo si intuisce come andrà a finire, si capisce come nel corso di un anno scolastico tutto possa cambiare, ogni certezza crollare per dare spazio ad altre.
E' una storia di crescita spirituale e di maturazione...una storia che ti fa capire, o ricordare se ce ne fosse bisogno, che nella vita ci sono vari colori e varie sfumature: il verde, il giallo, il blu...non ci si deve fossilizzare su un colore, bisogna vivere come se ogni giorno fosse l'ultimo, per non avere rimpianti e perchè si...in fondo la vita vale la pena di essere vissuta!
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Ultimo aggiornamento: 26 Mag, 2012
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L'invito a colorare il bianco
Insomma, mai avrei pensato di ritrovarmi qui a scrivere la recensione di un libro da cui avevo preso le distanze, forse a torto, ma il destino ha rimediato; certo, non sono stato folgorato, ma neanche deluso, anzi.
Apparentemente, il libro può sembrare la descrizione della storia d’amore tra ragazzi, un testo che cerca di capire e di analizzare il mondo giovanile. Tuttavia, appena dietro la scorza di storia romantica, si nascondono tematiche completamente differenti. Il libro è un inno, non solo a cogliere ogni attimo della nostra vita, ma anche a seguire i propri sogni. È grazie ad essi che si nutrono le speranze, le aspirazioni le fondamenta su cui si sviluppa la nostra vita. I sogni non sono pensieri eterei e trascendenti, ma sono (e devono essere) compagni da seguire e raggiungere. Il testo è evidentemente rivolto ai giovani: i capitoli brevi, il lessico colloquiale e a tratti volgare, la sintassi semplice ed estremamente comprensibile riflettono non solo la psicologia dei personaggi descritti nel testo, ma esprimono anche il desiderio dell’autore di fornire ai giovani un romanzo di facile comprensione e riflessione. Ciò è lampante, qualora si considera la semplicità, spesso eccessiva, con cui vengono presentati i ragionamenti del Sognatore e di Leo stesso. Appare dunque, almeno in parte, un buildingsroman destinato a ragazzi digiuni da letture impegnative (ma neanche gli adulti lo disprezzaranno). Ciò non toglie che il romanzo sia abbastanza valido, con contenuti che, se posti in relazione con il panorama sociale attuale, offrono sicuramente spunti di riflessione. Infatti, mentre la grave crisi non solo economica ( ma anche, e soprattutto, ideologica e morale) pone in discussione le certezze, è quanto mai necessario tornare a sperare e confidare nel futuro, senza però trascurare il presente. Il libro, dunque, racchiude un messaggio d’amore e di fede in qualcosa di più grande. Leo è il simbolo di molti ragazzi che presi da musica, sport e chiacchiere non riflettono sul futuro, anzi lo temono. Il messaggio che traspare dal libro è senz’altro condivisibile, anche se la storia creata per sostenere tali tematiche rappresenta un’estremizzazione mendace del mondo giovanile. L’autore, infatti, recupera molti luoghi comuni, spesso non veritieri e li porta al limite. D’altronde resta pur sempre un romanzo ISPIRATO (e non copiato) dalla realtà.
Al di là della trama è interessante notare un passo del libro "L'amore non esiste per renderci felici, ma per dimostrare quanto sia forte la nostra capacità di sopportare il dolore”, frase pronunciata dal Sognatore quasi parallela a quella poco più avanti: “Regalare il proprio dolore agli altri è il più bell'atto di fiducia che si possa fare”. Bene, è questo ciò che differenzia il romanzo da una storia d’amore: una riflessione, tutt’altro che banale, sul dolore e sull’amore, frasi che ci permettono di pensare in un'altra ottica, di aprirci la mente. Tuttavia, probabilmente, “il sugo di tutta la storia” è una frase pronunciata, o meglio, pensata, da Leo: “I sogni guariscono qualsiasi male, qualsiasi dolore. I sogni colorano qualsiasi bianco”.
Bianca come il latte rossa come il sangue è l’invocazione a colorare la nostra vita, a sperare e confidare in qualcosa di più grande, accentando il proprio destino, ma trascorrendo quanto più intensamente possibile ogni attimo della propria esistenza. Il romanzo è una chiave di lettura per vedere con altri occhi la paura perché “è normale avere paura. Come è normale piangere. Non vuol dire essere vigliacchi. Essere vigliacchi è fare finta di nulla, voltarsi dall'altra parte. Fregarsene.”
L’autore ci propone dunque, un libro a sfondo quasi filosofico, nel quale l’amore non è che un espediente per poter raccontare: le vere forze in gioco sono i sentimenti, gli stati d’animo e la maturazione; elementi, questi, che seppur espressi diversamente da personaggio a personaggio, anelano alla vita.
Alla luce di ciò, mi sento di affermare che non tutti i casi editoriali sono pessimi, alcuni nascondono sorprese inaspettate (e pensare che il bianco è il mio "non"colore preferito). (Scusate la lunghezza)
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Ultimo aggiornamento: 20 Mag, 2012
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TUMORE BIANCO
C’e’ il bianco. E poi c’e’ il rosso. C’e’ l’amore e c’e’ il dolore.
C’e’ che magari si e’ solo ragazzi, poi si cresce, seppur continuando ad avere sedici anni.
Leo e Beatrice .
Scritto con una penna fortemente adolescenziale, che devo ammettere non e’ quella che prediligo - per questo il voto medio allo stile - talvolta un po’ prolisso, sono certa che la prosa di D’Avenia possa essere molto piu’ matura all’occorrenza.
Ma la scelta dell’autore in questo suo primo romanzo altro non fa che rendere ancora piu’ coerente e realistico il contenuto. In fondo l’io narrante e’ un sedicenne, che dei suoi pensieri, lunghi tanto quanto un intero anno scolastico, ne fa un libro.
E allora perche’ criticarne lo stile , mi son detta ?
Qui i protagonisti sono sedicenni, lasciamoli esprimere a modo loro.
Ma a voi nella vita’ e’ mica capitato di avere sedici anni per caso ?! A me sì. E qui li ho rivissuti.
Con tutta la debolezza, la rabbia, le incomprensioni, l’immane divario col mondo degli adulti, le scemenze, i motorini, l’ingenuita’, la lealta' e l’incoscienza, la cattiveria, gli sbalzi ormonali, la scuola, le interrogazioni, i mostri o le fate nascoste nell’asettico e misterioso involucro corporeo di un professore.
Essere rabbiosi di un nero che piu’ nero non si puo’, odiare tutto e tutti e poi in un attimo, col volto scavato dalle lacrime camminare per strada cantando a squarciagola perche’ la vita e’ una ed e’ splendida. E spalancando la porta di casa, mamma e papa’ ti osservano rassegnati.
Leo che ama Beatrice.
Di un amore scisso dal sesso, perche’ Beatrice non si sfiora nemmeno con le parole.
Beatrice bisogna solo renderla felice.
E lei che nemmeno lo sa. Beatrice coi capelli rossi come il fuoco. E gli occhi verdi come il paradiso.
E poi c’e’ Silvia, che ama in silenzio.
E poi c’e’ Sognatore, un insegnante trentenne che incuriosisce anche le menti piu’ annoiate, che lascia le sue frasi appuntate col gesso sulla grigia lavagna di un’aula semivuota.
Che tanto sa dare ai suoi ragazzi e forse molto di piu’ riceve.
Semplice, pulito e dolce, commovente, frizzante, profondo e delizioso e’ un inno all’amicizia, alla vita , alla solidarieta’.Visto con gli occhi di un adolescente. Vissuto con la forza sopita e malata di una fatina colpita dalla leucemia.
D’Avenia e’ un insegnante, un giovane insegnante.
Ed io, sia lui come sia, me lo immagino come Sognatore, con uno zaino e un libro, mentre spiega come imparare a coltivare un sogno.
“ Se fosse profumo: la sabbia al mattino presto, quando la spiaggia e’ sola con il mare.”
Buona lettura.
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Commovente
Leggendo la prima volta questo libro, mi sono trovata più o meno d'accordo con un commento precedente. Ma rileggendolo nuovamente, mi sono accorta che il libro non parla solo di colori o di cose noiose: ci vuole anzi insegnare. Beatrice sta per morire. Ma lei non è affatto preoccupata, perché ha la certezza che la vita non finisce. Si, ha il rimpianto di non aver vissuto molte esperienze, ma con l'affetto e la compagnia di Leo, le prove queste sensazioni, anche se non sono del tutto vere. Questo libro ci vuole dire di non avere paura della morte, e di riuscire a vivere tranquillamente e, per così dire, felicemente, gli ultimi momenti che ci restano. Consiglio davvero a tutti di leggerlo, e anche se molti lo trovano pesante o noioso, di fare più caso al vero contenuto del libro. Beatrice vede la vita in un modo diverso dagli altri: riesce ad apprezzare anche la più piccola cosa, essendo in fin di vita, e non pensa quasi mai a quello che accadrà. Dovremmo davvero prendere come esempio questa ragazza, e io vorrei davvero avere il suo coraggio, perché si tratta solo di questo: anche se sa quello che le sta succedendo, non vuole sentirsi dire che guarirà e andrà tutto bene, ma è realista, e dice apertamente che sta per morire. La seconda volta che l'ho letto, e ho capito il vero significato, ho pianto come non mai.
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Pesante...
Non ho amato molto questo libro, sebbene la trama mi potesse intrigare, tanto da indurmi a comprarlo. L'ho trovato pesante, non si è presentato come una lettura fluida o emozionante. Inoltre considero lo stile eccessivamente altisonante, ricco di figure retoriche come similitudini che non hanno né capo né coda e sembrano essere inserite solo come esempi di bravura stilistica. Il tono è talvolta noiosamente moralistico, soprattutto negli interventi del professore, e i pensieri del protagonista non sono sicuramente adatti all'età che gli viene attribuita (esempio: riflessioni filosofiche adatte a un adulto e non ad un alunno, tra l'altro non particolarmente brillante). La trama non è pessima ma scontata.
In sostanza questo libro non mi è piaciuto, e, subito dopo averlo iniziato, contavo già la pagine che mi separavano dalla fine.
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e l'azzurro dei suoi occhi.....
Dicono che il colore che diciamo di odiare e con il quale non ci vestiremmo mai sia invece inconsciamente il colore di cui abbiamo più bisogno. Io ho sempre odiato il rosso..........e adesso ho imparato ad apprezzarlo, riuscendo ad identificare esattamente quale emozione può trasmettere un colore. Grazie allo stupendo libro di Alessandro D'Avenia. Un libro che mi ha stupito per la grande quantità di riflessioni che contiene in (relativamente) poche pagine. Sono perfettamente d'accordo con chi ha scritto una recensione prima di me: le frasi da ricordare sono tantissime e trasmettono sentimenti come amore, paura, odio, tragedia con una grande delicatezza. Questo libro lo rileggerò senz'altro. E consiglio a tutti di leggerlo. Soprattutto a quanti fanno ancora fatica ad attraversare la materialità delle cose per riuscire a vedere esattamente di cosa è composta la natura umana. E per cercare di capire, una volta per tutte, cosa realmente muove il mondo e dà un senso alla nostra esistenza.
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Da non perdere..
Ho letto questo libro tutto d'un fiato.. scritto benissimo dal grande Alessandrio D'avenia.. ricordo che segnavo con un evidenziatore tutte le frasi che piu' mi colpivano.. risultato?...Un libro quasi interamente giallo!!..
Mi è piaciuto davvero molto questo libro, pieno d'amore e scritto nella maniera piu' dolce e delicata possibile..
Lo consiglio di tutto cuore!!
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Bianca come il latte, rossa come il sangue
"Ogni cosa è un colore. Ogni emozione è un colore. Solo il silenzio è bianco......"
Lo scrittore assegna un colore ad ogni emozione e sa descrive molto bene il senso di inadeguatezza tipico dell'adolescenza.
Il giovane protagonista deve rapportarsi con la grave malattia di una compagna, cosa non facile a soli 16 anni.
Probabilmente non è un libro con un grande valore letterario, ma è bello, semplice e commovente.
A me è piaciuto.
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la bellezza coi colori
con la classe abbiamo fatto la discussione sul libro e ne è venuto fuori che sembra solo un libro per ragazze e invece non è verooo!! è un libro che possono leggere persino i ragazzi, da cui magari possono prendere spunto per capire un po' di più noi ragazze! ;)
i paragoni ai colori come dei nostri attegiamente e bellissimo: come il bianoc che è il silenzio che inquieta, e questo anche per me è bellissimo!
l'autore si è immedesimato benissimo sia nel prof. che in Leo, riuscendo a cogliere tutte le emozioni, gli atteggiamenti e le caratteristiche di un adolescente.
anche il modo in cui descrive il maturare della mentalità di Leo di come affronta il problema della malattia di Beatrice.... è stato bravissimo!
consigli a tutti di leggerlo, perchè è un libro capace di farti riflettere, anche se qualcuno dice che la trama è un po' poco piena... a me sembra perfetta! :)
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Ultimo aggiornamento: 07 Marzo, 2012
molto bello
CONTIENE SPOILER
Allora,
ho letto questo libro in poco tempo, e mi è piaciuto. Mi avevano già detto che Beatrice sarebbe morta e quindi non è stata una sorpresa; di sicuro è un libro molto interessante e, per chi non sa come andrà a finire, molto triste. Leggendo gli altri commenti ho visto che alcuni pensano che questo libro sia stupendo, e altri pensano addirittura che sia ridicolo; io la penso diversamente: penso infatti che D'avenia sia un grande scrittore molto filosofico, anche se di filosofia so poco perchè non vado nemmeno al liceo, e che sia ben scritto, ma fin troppo ben scritto; nel senso che un ragazzo di 16 anni non potrebbe mai fare delle riflessione così profonde, come invece viene scritto nel libro. Di molto bello vi è il bellissimo sentimento di Leo nei confronti di Beatrice, e la fa sembrare la ragazza più importante del mondo, cosa che pochi ragazzi al giorno d'oggi fanno; mi è piaciuto molto anche quando Leo distraeva e intratteneva Beatrice quand'era malata, ma soprattutto la perseveranza di Leo, che non smette mai di amare Beatrice.
Alla fine penso che questo sia un bel libro, ma dato che ho letto molti altri libri, posso dire che è stato bello ma non come altri che mi hanno appassionato di più e forse se ci fossero state un po' meno riflessioni, sarebbe stato più scorrevole.
L'ultima cosa che dico è che ringrazio D'avenia per questo libro e mi congratulo con lui, perchè essendo il suo primo romanzo ha avuto successo ed è stato bello.
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emozionante
sono stata costretta a leggerlo dalla mia insegnante di italiano, che giovedì ci torturerà con un'interrogazione senza precedenti nella storia, non pensavo che mi sarebbe piaciuto così tanto. io sono una fan sfegatata di Twilight, e il titolo mi attirava abbastanza. ho cominciato a leggerlo e mi stavo per addormentare; "ma che problemi si fa questo", mi chiedevo... ma ieri l'ho finito, dopo un mese che era chiuso nel cassetto, e ho pianto per tutto il pomeriggio. la trama sarà anche un po' scontata, ma è terribilmente romantico e dolce come me... insomma, questo libro mi ha fatto annegare nelle lacrime come mi era successo solo un'altra volta in vita mia... con Twilight, appunto.
spero di non essere stata banale con le mie emozioni,
Sofia









