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Caduta libera

Letteratura italiana

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La trama e le recensioni di Caduta libera, romanzo di Nicolai Lilin edito da Einaudi. Chi ha scritto queste pagine, raccontando ciò che ha vissuto, non è un cecchino. Ma ha fatto il cecchino per due anni di servizio militare in un gruppo d'assalto dell'esercito russo durante la Seconda campagna cecena. Non sempre si è ciò che si fa. L'uomo dovrebbe essere più di ciò che fa. Ma ciò che fai può essere così orribile da cambiare ciò che sei: un uomo. La guerra che in queste pagine vedi - perché l'equipaggiamento simbolico di Lilin è soprattutto visivo, come quello della gran parte di noi - non ha orizzonti, né ideologie, né complesse visioni del mondo. Tutto è ravvicinato come attraverso il cannocchiale di un fucile di precisione. Ma è proprio tale assenza di prospettiva a rendere queste pagine terribili più grandi degli eventi che raccontano. Così, la guerra che vedi non è solo quella cecena, ma è la guerra come la si combatte oggi in ogni parte del mondo. Quella senza politica, senza dichiarazioni ufficiali, senza il teatro dei media. Ma con tutta la tecnologia disponibile. E ogni tecnologia - se togli l'uomo come accade in guerra, se togli non solo la pietà ma anche l'etica - si riduce a strumento bellico. Il gruppo di sabotatori raccontato da Lilin con un aurorale talento di narratore non si trova su un fronte, ma nel caos dell'azione in prima linea o dietro le linee nemiche. Gli uomini sono per lo più arruolati contro la propria volontà e combattono per la propria sopravvivenza contro il nemico e contro i traffici del proprio Comando. Fra le case, nei cortili, sul fianco di una collina, nelle fogne o all'interno di una moschea. I nemici sono semplicemente gli «arabi» - come vengono chiamati senza distinzioni e in un assurdo guazzabuglio «ceceni, musulmani, afghani, talebani, terroristi o combattenti di qualunque fede politica» - che bisogna annientare senza pietà ma soprattutto senza esitare, pena la vita. L'unica lealtà possibile è quella primitiva verso il compagno nel gruppo assediato dal mondo di fuori. Si uccide con armi ad alto potenziale o di precisione, ma anche con il pugnale o con una pistola appoggiata alla nuca. E il corpo del nemico fatto a pezzi diventa manichino. Chi lo guarda, per poter sparare meglio si è appena trasformato in una pietra senza respiro e senza vita e ora posa su di esso uno sguardo estetico. E tu capisci che l'uomo non c'è più. Provi orrore quando Lilin non confessa, ma semplicemente dice di aver provato piacere a uccidere, la «gioia» dell'assassino addirittura, ma ti rendi conto di essere di fronte a un frammento di verità. Ogni guerra, qualsiasi guerra se la vedi senza i filtri dei princìpi o delle ideologie, è come questa. Ed è così per le vittime come per i carnefici. Porta l'uomo oltre l'uomo, sì, al di là del bene e del male. Tutto il resto è letteratura.

Nicolai Lilin è nato nel 1980 a Bender, in Transnistria. Nel 2003 si è trasferito in provincia di Cuneo, dove fa il tatuatore, avendo studiato per tanti anni i tatuaggi della tradizione criminale siberiana e imparato le tecniche e i codici complessi che li regolano. Presso Einaudi ha pubblicato i romanzi Educazione siberiana (2009), tradotto o in corso di traduzione in diciassette Paesi, e Caduta libera (2010), entrambi scritti direttamente in italiano. Educazione siberiana diventerà anche un film di Gabriele Salvatores prodotto da Cattleya.

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Caduta libera 2012-02-27 14:42:57 rivendell
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rivendell Opinione inserita da rivendell    27 Febbraio, 2012
Ultimo aggiornamento: 27 Febbraio, 2012
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Sopravvivere, non importa come!

Ho fatto fatica a portare a termine questo libro, lo devo ammettere.
L'ho trovato pesante come lettura, cupo, con poche pause di riflessione, solo cadaveri, sangue e poi altri cadaveri e altro sangue.
Le pagine sono un susseguirsi di scontri armati tra i boschi o nelle città Cecene distrutte, morti da entrambi gli schieramenti, esecuzioni sommarie dei nemici (chiamati semplicemente "arabi" o "terroristi"), descrizioni delle armi utilizzate e delle tattiche di guerriglia.
Quando sono arrivato alla fine ho tirato un sospiro di sollievo e, dopo un giorno, ripensandoci a mente fredda, ho capito:
è pura e semplice guerra!
Non lasciamoci ingannare dai film Hollywoodiani, la guerra non ha niente di positivo, non migliora le persone che la fanno ma le annulla, spesso, purtroppo, in modo definitivo.
Come dice il protagonista conta solo una cosa, nient'altro: "salvare la pelle".
Come non ha importanza, se ti fai degli scrupoli la pelle non la salvi, l'eroe senza macchia e senza paura non esiste, se non nei romanzi.
Il nemico non ha pietà e anche tu devi comportarti di conseguenza, non devi dare segni di debolezza, anche tu non devi avere pietà.
Uccidere altri essere umani che vedi nel mirino del cannocchiale diventa la normalità, il pensiero che potrebbero avere una famiglia dalla quale non torneranno più non ti deve neanche sfiorare...se non lo ammazzi tu lui, più tardi, potrebbe ammazzarti.
In Cecenia venivano mandati militari di leva, come lo stesso Lilin, per due anni di guerra senza soste.
Le scelte disponibili erano due: rischiare la vita tutti i giorni sperando di tornare a casa intero oppure, se rifiutavi, il carcere militare che annientava completamente, sia nel fisico che nella mente, chi ci finiva.
I compagni di squadra di Lilin, il corpo speciale dei sabotatori, erano la sua famiglia, loro contavano su di lui e viceversa, si coprivano le spalle a vicenda in tutti i combattimenti.
Il loro capitano era il loro faro guida da seguire ciecamente.
La parte che mi ha colpito di più, però, è stata il suo ritorno a casa.
Dopo il congedo torna nella società civile ma sta male psicologicamente, non avere il giubbotto antiproiettile indossato quotidianamente per due anni lo fa sentire indifeso, il silenzio lo fa impazzire, non avere un'arma in mano lo fa star male.
Si aggira nudo per casa con un Kalashnikov scarico in mano e la TV con il volume al massimo.
Non riesce a raggiungere un equilibrio mentale, la società gli fa schifo, la TV che parla delle ragazze (in verità usa un altro termine) del Grande fratello russo o della popstar del momento gli fa schifo, vedere le notizie che riguardano i morti in Cecenia nelle notize di coda gli fa schifo.
Alla fine distrugge la Tv, prende il suo fucile da caccia e torna a casa sua...nei boschi della Siberia.
L'istinto del cacciatore è lo stesso, sia che ci siano animali oppure uomini nel mirino del fucile...la guerra annulla tutto e tutti.
Fa male...fa soffrire...piangere...impazzire...morire.
Fortunati noi che la guerra non la conosciamo!
Eppure quando vediamo le immagini di guerra al TG, seduti comodamente sul divano, non ci fanno effetto, siamo ormai assuefatti, ma la cosa che mi fa più orrore è sentire persone entusiaste del fatto che "finalmente" andiamo a dare una lezione a quelli là.
Politici che mandano a morire i figli della nazione che loro governano...ma non i "loro" figli..."loro" sono i "Fortunate son" come cantavano i Creedence.
"...it ain't me, it ain't me I ain't no senator's son..."

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Caduta libera 2011-09-25 19:31:58 eleonora.
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eleonora. Opinione inserita da eleonora.    25 Settembre, 2011
Ultimo aggiornamento: 27 Settembre, 2011
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caduta libera

Come promesso, (per chi ha letto la mia opinione su "educazione siberiana") ho letto il secondo libro di Nicolai.... difficile dare un' opinione ad una lettura così cruda e cinica, perchè d'istinto potrebbero urtare le parole che utilizza per raccontare la sua esperienza di cecchino durata due anni di servizio militare.
Bisogna riflettere un attimo prima di dare un giudizio su questo libro, soprattutto quando ci si trova a dover vivere un certo tipo di esperienza e non avere alternative. Perché l'alternativa di Nicolai,se si fosse sottratto al servizio militare, sarebbe stato il carcere militare il che significava un non ritorno alla società, in quanto i soprusi le violenze psicologiche e non, sarebbero stati tali da annullare completamente l'uomo. Non che le dinamiche della guerra in generale e in particolare la guerra cecena, che il protagonista ha vissuto, fossero diverse, ma forse Nicolai sentiva di avere una possibilità in più, se uscito vivo dal campo di battaglia, di poter in qualche modo riprendersi la vita.
Una frase chiave che mi ha fatto riflettere è questa ".... tutte le cose che fanno di un individuo quello che è, come i sentimenti legati alla coscienza, alla morale, al rispetto del prossimo, elementi che cambiano a seconda della cultura e dell'educazione ricevuta, tutto questo svanisce davanti all'istinto di sopravvivenza". Ecco di fronte alla sopravvivenza come ci si comporta? Cosa accade ? Dove vanno tutti i principi e gli ideali? Nicolai risponde a tutto ciò raccontando la sua esperienza, terribile, agghiacciante reale sicuramente difficile da comprendere fino in fondo, perché fortunatamente non mi sono mai trovata nella circostanza della sopravvivenza, se non si pensa a questo aspetto, leggendo, si rimane semplicemente senza parole. Ma capire un libro vuol dire in qualche modo immedesimarsi nel racconto e l’aspetto della sopravvivenza è stato, per me, la chiave per poter comprendere e ingoiare questa lettura.
La guerra annulla le persone, annulla i destini, e mescola innocenti e carnefici, la guerra è mossa apparentemente da chi sta sul campo di battaglia, ma come sottolinea il protagonista è solo una copertura di traffici gestiti dal governo.
Avrei voluto sapere qualcosa di più del dopo, del ritorno, che è solamente accennato nelle ultime pagine, dove si percepisce la sofferenza che prova e il paradosso di sentirsi fuori luogo a casa dove regna la pace. Forse si dovrà aspettare il suo terzo libro per chiudere il cerchio, perché mi manca un tassello e mi interessa conoscere in maniera più approfondita l’influenza che ha avuto nella sua testa nel suo animo, un’esperienza del genere, perché il libro racconta bene l’aspetto diretto sul campo descrivendo l’azione e meno il pensiero, perché la riflessione è arrivata sicuramente dopo quando ha riniziato a vivere, perché durante la guerra non c’è stato il tempo per pensare, ma solo per sopravvivere.

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Caduta libera 2010-11-25 01:14:32 Bluehydra
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Bluehydra Opinione inserita da Bluehydra    25 Novembre, 2010
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Nitido

Questo libro prende il lettore e lo porta nel campo di battaglia.
Crudo, violento, vero. Questa è la guerra, niente finzione, niente eroi. Solo fatica, morte e lo stimolo più forte, la paura.

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Caduta libera 2010-04-18 09:56:22 bucintoro
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bucintoro Opinione inserita da bucintoro    18 Aprile, 2010
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caduta libera

ho trovato questo libro di una bellezza tragica, visto l'argomento che tratta. realistico al massimo . descrizione dei fatti in modo fotografico. purtroppo tutte le guerre sono simili nel terrore e nella violenza che generano. un libro che fa pensare a come si puo' ridurre l'uomo in certe situazioni e di quanto sia assolutamente inutile qualsiasi guerra. ben scritto.

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