Canale Mussolini
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Antonio Pennacchi (Latina, 1950), operaio in fabbrica a turni di notte fino a cinquant'anni, ha pubblicato tre romanzi con Donzelli: Mammut (1994), Palude (1995) e Una nuvola rossa (1998). Per Mondadori ha pubblicato Il fasciocomunista (2003, premio Napoli) da cui è stato tratto il film Mio fratello è figlio unico e Shaw 150. Storie di fabbrica e dintorni (2006). È autore anche di Fascio e martello. Viaggio per le città del Duce (Laterza 2008). Collabora a "Limes"; suoi scritti sono apparsi su "Nuovi Argomenti", "Micromega" e "La Nouvelle Revue Française". Ha moglie, due figli e una nipote.
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Opinioni inserite: 22
Favoloso
é un piccolo capolavoro.
Traspare l'anima mussoliniana dell'autore ma è pur sempre un libro FAVOLOSO!
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Una voce fuori dal coro
Sono arrivato con grande fatica a pagina 354, e non sono sicuro di sciropparmi le ultime 100 pagine di quell'incontenibile logorroico, verboso, saccente, proprio come certi rompiscatole che in treno ti attaccano bottone e non sai come liberartene. Con quel " che dice?" e altre interruzioni rivolte al lettore che di domande non ha nessuna voglia di farne mi ha proprio irritato. Mia mamma era veneta e il modo con cui Pennacchi devasta la parlata (non mi pare il caso di parlare di dialetto) veneta mi ha fatto venire l'orticaria. Mussolini che parla con Hitler in un grottesco vernacolo non mi ha fatto per niente ridere. La descrizione poi dei massacri in Africa per bocca dello zio Adelchi con la pretesa di giustificarli e giustificare il crominale Graziani è veramente disgustosa,
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in quelle poche pagine c'è infinitamente più sostanza e materia per capire il mondo contadino e il fascismo che nelle 455 pagine di Canale Mussolini.
canale Mussolini
Questo libro mi è stato regalato e raramente un regalo è stato più apprezzato. Possiamo leggere di un periodo storico ancora relativamente fresco con un taglio un po' particolare. Davvero interessante l'opportunità di rileggere il dramma storico della seconda guerra mondiale visto dalla gente "normale" che vive tutte le difficoltà quotidiane. La sofferenza della guerra e delle perdite familiari.
Una grande saga familiare con ottimi spunti storici che riesce a farci sorridere anche nei passaggi più difficili.
Assolutamente da non perdere.
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Vita quotidiana nell'Agro Pontino tra le due guerr
Ho deciso di leggere questo libro perché incuriosito dalla storia della bonifica dell'Agro Pontino.
Devo dire che l'ho trovato molto scorrevole, interessante per gli spunti storici e, nonostante la drammaticità del periodo si riesce anche a ridere.
Racconta la storia della famiglia Peruzzi che, "costretti" a trasferirsi nei terreni dell'Agro Pontino recentemente bonificati, vivono le quotidiane difficoltà che "i polentoni" incontrano per integrarsi con i "marochini" ma anche le varie storie di guerra, durante le quali ogni famiglia italiana ha fatto partire alcuni dei propri figli.
E' scritto in prima persona e fino alla fine non si capisce chi sta narrando le vicende. Divertente quando fa parlare in un dialetto veneto il Duce.
Interessante e divertente.
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Firmato Peruzzi!
Finito di leggere da pochi giorni, ho deciso di recensire questa vera e propria meraviglia.
L’arco di tempo narrato parte dai primi del Novecento fino alla Seconda Guerra Mondiale e la famiglia protagonista del racconto è la Peruzzi la quale viveva tra Rovigo e Ferrara.
Non erano sicuramente anni facili per diversi fattori tra i quali la povertà e le guerre che hanno segnato molto l’Italia.
Lo scrittore ha deciso di raccontarci questo frammento di storia attraverso gli occhi di questa famiglia di mezzadri talvolta utilizzando il loro linguaggio ed i loro modi di dire per far entrare meglio il lettore nella storia.
L’autore ha partorito un vero e proprio capolavoro intriso di storia e di vita contadina.
È il racconto di un “pezzo” di Italia strappato dalla propria terra natia e fatto emigrare quasi in un “paese straniero” dove le vacche non erano le stesse, la lingua era diversa e la gente li disprezzava per i loro modi di fare.
Uno dei pezzi che più mi ha colpito è stata la nonna di Zero Branco che si è messa ad urlare perché voleva ritornare alle sue terre che anche se povere erano a lei care e conosciute.
Molto scorrevole nella lettura e per nulla noioso anche se le pagine non sono poche l’autore è riuscito a catturare l’attenzione del lettore dall’inizio alla fine. I protagonisti sono stati descritti dettagliatamente ed ognuno di loro ha un carattere forte e deciso.
Sinceramente se non intraprendevo questa lettura non avrei mai scoperto dell’esistenza di questo canale e di questo spaccato di storia che ha colpito anche parte del territorio dove abito.
Naturalmente consiglio a tutti di leggerlo perché è un libro davvero interessante che talvolta sa anche divertire ed inoltre penso che il premio “Strega” è stato davvero meritato!
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Foto in bianco e nero
Immergersi nella lettura di Canale Mussolini, significa partire per un viaggio attraverso la storia recente del nostro paese, più precisamente i primi cinquant'anni del Novecento; sicuramente un periodo difficile a causa dell'arretratezza economica e delle due guerre che lo segnarono, di cui si sono scritti oramai fiumi di pagine.
Pennacchi sceglie di raccontarci questo momento italiano, analizzandolo dal punto di vista di una famiglia contadina, legata alla terra da un legame viscerale e indissolubile, gente che conosce solo fatica, sudore e sacrificio, pronta a rimboccarsi le maniche e a non cedere mai, neppure nei momenti più disperati. Pagina dopo pagina prende forma e colore l'affresco di una Italia genuina e forte, il cuore pulsante dell'economia agricola dell'epoca.
Le vicende personali della numerosissima famiglia Peruzzi si intrecciano con le vicissitudini politiche italiane, dando vita ad un lavoro di eccezionale valore, sia a livello storico sia a livello socio-antropologico.
Pennacchi partorisce un romanzo talmente corposo, ben congegnato, approfondito sul piano documentaristico, ma al tempo stesso ricco di pathos ed estremamente realistico, che risulta difficile poterlo classificare; l'unica definizione che sembra adattarsi meglio, è quella di epopea.
Una epopea straordinaria, che riporta alla luce la vita, quella vera, vissuta da tante famiglie italiane nel secolo scorso, quando la miseria dilagava e nelle campagne si lottava per riuscire ad ottenere un pezzo di terra da coltivare, non tanto per trarci un profitto, ma per sfamare tutte le bocche di casa. La ricostruzione della migrazione dei contadini del nord Italia, verso le paludi pontine in seguito al progetto di bonifica, è riuscita ottimamente all'autore, regalandoci uno spaccato di storia poco conosciuto e ricordandoci l'impegno profuso da migliaia di persone, giunte sin lì col miraggio di una feconda terra promessa, trovatesi invece ad insediare una delle zone più inospitali d'Italia.
Una lettura così vivida che sembra di scorrere un album di fotografie in bianco e nero; figure di uomini e donne di rara bellezza e profondità, colti con una naturalezza disarmante, durante tutti i momenti della giornata e dell'esistenza ; sorridenti o angosciati, fiduciosi o avviliti, vincitori o sopraffatti, insomma estremamente “veri” e traboccanti di umanità.
Azzeccata e consona al tipo di romanzo, la scelta linguistica di Pennacchi; egli intesse le sue pagine di continui riferimenti dialettali e gergali, perché solo in questo modo i suoi personaggi si animano e catapultano chi legge in un' altra dimensione, indietro nel tempo, come è giusto che sia.
Una lettura da affrontare con impegno, ma che al termine del cammino concede al pubblico la sensazione di essersi arricchito della conoscenza di un mondo oramai distante, che merita di rimanere immortalato nella memoria collettiva.
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Ultimo aggiornamento: 28 Settembre, 2011
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Canale Mussolini.
Un bellissimo spaccato di storia, di una storia che sui libri scolastici non troviamo, la costruzione del Canale Mussolini, della bonifica delle Paludi Pontine e la creazione dal niente di una città come Latina chiamata al tempo Littoria sotto il dominio fascista dagli inizi, alla gloria e alla fine disastrosa terminata con l'uccisione del Duce durante la seconda guerra mondiale.
Ci è raccontata in maniera singolare, diretta, come essere davanti ad un bicchiere di vino in osteria con il nipote della famiglia Peruzzi, una delle tante che in quel periodo furono trasferite dalla cispadania nell'Agro Pontino, le loro vicende si intrecciano con il susseguirsi degli eventi che determinarono la storia dagli anni trenta fino alla fine della seconda guerra mondiale nel 1945.
Storie di vita, di una vita che gli agi e la modernità di oggi ci fanno sembrare assurdi e che invece i nostri nonni e le nostre nonne hanno realmente vissuto sulla loro pelle.
Bravo Pennacchi veramente un libro speciale da leggere perché ci ricorda in ogni istante che non si può giudicare la storia da lontano, bisogna viverla e scoprire che si agisce perché: "Ognuno ha le sue ragioni."
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i peruzzi
con la scusa di raccontare le vicende di una famiglia, l'autore ci regala tante notizie storiche utili a capire meglio il periodo fascista, cosa che spesso non si trova nei libri. lo stile, poi, colloquiale e eccezionale sembra di msentire il racconto di un vecchio zio o di un nonno cosa che nel periodo di internet si potrebbe perdere.
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Maladéti i Zorzi-Vila!
E chi lo sapeva che esiste il Canale Mussolini?
Dei 150 anni della nostra storia quei venti sono conosciuti approssimativamente, anzi ideologicamente.
Conoscevo l’esistenza della bonifica delle Paludi Pontine e dell’esodo “cispadano” che vi era avvenuto ma Pennacchi ci regala una lezione di conoscenza storica impareggiabile.
Anche lui premette che se la famiglia Peruzzi avesse realmente vissuto quanto descritto nel libro sarebbe un clan degno delle migliori soap-opera anni “80.
In realtà il narratore, che dialoga tranquillamente col lettore, ci dispiega quasi un secolo di storia comune che poi fa la Storia.
Dalla Grande Guerra agli anni del boom economico i Peruzzi vivono la loro storia che diventa Storia d’Italia nei momenti più cruciali del nostro Paese.
Culture contadine che si tramandano, si tramutano e si adattano ai tempi, alle situazioni e alla geografia.
Dal “libertinismo” cispadano al “cattolicesimo” pontino passando per varie guerre e migrazioni, raccontando anche le figure maschili e femminili in una società che fino a qualche decennio fa era contadina e legata ai ritmi naturali.
Davvero impareggiabili anche le espressioni ed i commenti con cui il narratore infarcisce il suo filò, quasi sentisse le rimostranze che nascono dal lettore a volte sbalordito, a volte anche contrariato dal racconto stesso.
Bel libro, Maladéti i Zorzi-Vila, da leggere per conoscere un po’ come siamo stati prima del “benessere” e forse per capire perché “ciascuno xa ghé i so’ razon”.
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Per la fame. Siamo venuti giù per la fame.
I miei genitori e i miei nonni hanno vissuto la mezzadria come protagonisti di un epoca che per me rimane pittosto disgraziata.Io ero bambino ed ho fatto in tempo a vedere quello che era la mezzadria nella campagna toscana (Casentino)dove sono cresciuto.Con l'avvento dello sviluppo industriale anche in Italia tanta gente ha avuto modo di vivere con più dignità soprattutto perchè i ragazzi di qualsiasi condizione sociale potevano finalmente studiare.Mia nonna ha smesso di studiare in seconda elementare perchè doveva "Parare le pecore". Nel prìvy ci sono andato anch'io da bambino nel podere di mia nonna e meno male che non esistono più.Il romanzo di Antonio Pennacchi si fa leggere molto volentieri,i personaggi sono ben caratterizzati e la storia comunque è molto "Vera". Il periodo storico preso in esame mi è risultato di grande interesse ed ho apprezzato anche l'uso di tante frasi in dialetto che rendono la famiglia dei Peruzzi ancora più simpatica pur nella drammaticità delle tante situazioni che compongono il romanzo.Un libro scritto con passione sicuramente da leggere.
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leggetelo!
Non fatevi spaventare dal malloppo di pagine, questo libro non è affatto "un mattone". Anzi, più siamo coinvolti in questa enorme famiglia, più ne vogliamo sapere, e le pagine scorrono che è un piacere. Il libro è veramente molto bello, tra l'altro mi ha permesso di conoscere meglio un argomento su cui ne sapevo veramente poco, la storia delle migrazioni in Agro Pontino. A mio parere premio strega meritato!
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Una saga familiare
Antonio Pennacchi narra in modo epico l’esodo più o meno forzato di contadini emiliani, veneti e friulani dalle loro terre nelle paludi pontine, in quell’ agro laziale destinato alla bonifica ed al ripopolamento. Siamo nel ventennio fascista, le masse rurali trasferite portano laboriosamente e faticosamente a termine la loro epocale opera, assistendo dai poderi loro assegnati alla rinascita lenta e graduale di una terra prima paludosa e maledetta, infestata dalla malaria. Ed assistono al progressivo nascere di fiorenti città (Littoria, Aprilia, Pomezia…), sempre caparbiamente fedeli a quel regime che ha mutato in meglio le loro vite. E così faranno anche durante la seconda guerra mondiale, difendendo con le unghie e i denti la loro terra e i loro poderi contro gli invasori angloamericani. Il romanzo è il racconto, diviso in tre lunghi capitoli, di tutta l’epopea, in cui spicca la storia della famiglia Peruzzi, un numerosissimo clan, formato da nonne, nonni, padri, figli, nipoti, spose e sposi, che vivono e combattono per le loro famiglie ed i loro pezzi di terra, bestie comprese. Su tutto domina il Canale Mussolini (da cui il titolo del romanzo), lungo e largo canale costruito artificialmente per risanare l’area e far defluire le acque altrimenti ristagnanti. Il narratore (lo si scopre solo alle ultime righe) è un personaggio-sorpresa, che non riveleremo per non diminuire l’interesse per tutto l’intreccio narrativo. Non è, come qualcuno affrettatamente ha dichiarato, un romanzo con nostalgie fasciste : le ideologie non c’entrano, è soltanto la storia di una saga famigliare straordinaria, in cui personaggi coerenti e onesti si battono per la loro stessa sopravvivenza.
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Ultimo aggiornamento: 09 Giugno, 2011
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Heimat o 900 atto III:una imponente saga familiare
La saga dei Peruzzi, famiglia numerosissima di mezzadri veneti emigrati nell'Agro Pontino post bonifica dopo aver perso tutti i propri averi (maledetti i Zorzi Vila!!!), ha il respiro di un'epopea e il passo di un romanzo epico straordinario, che giustifica il titolo (forse un po' azzardato, ma non troppo, per chi sa di cosa sto parlando quando cito le due straordinarie opere cinematografiche - titaniche per lunghezza e spessore qualitativo - di Edgar Reitz e Bernardo Bertolucci) che ho attribuito alla mia opinione.
Pennacchi scrive la storia drammatica e sincera di una famiglia patriarcale specchio dell'Italia da inizio secolo fino agli anni '50, dove i comunisti diventano fascisti ma continuano a sudare (altro che) sette camicie per tirare avanti a sopravvivere.
Il nonno, gli zii Pericle, Adelchi, Iseo, Temistocle, Treves, (diavolo di un) Turati, il nipote Paride e poi le donne. E che donne!! una nonna decisa, dolce ma inflessibile quando si tratta di prendere una decisione che riguarda la famiglia e poi la splendida Armida, che con le sue api sembra uscita da un romanzo della Allende, o personaggi minori ma fantastici come la velenosa Bissolata, caratteraccio e temperamento di una serpe biforcuta.
Al di la' dei riconoscimenti ottenuti, per una volta sacrosanti e meritatissimi, si tratta, a mio modesto avviso, dell'opera italiana piu' importante del primo decennio di questo secolo.
L'ho letto tutto d'un fiato il romanzo di Pennacchi, nonostante le oltre 450 pagine e ho pensato alle fatiche dei miei nonni, e di molta altra gente che ha saputo costruire le basi fondamentali della vita che oggi ci troviamo gia' tracciata.
Sara' tutto cio' ben merito di un autore dalla grande capacita' narrativa e organizzativa? Destreggiarsi cosi' mirabilmente in tutto questo complesso materiale (che e' la storia dei primi 50 anni del '900 fra le due terribili guerre mondiali) e con tutti questi personaggi, rispettandone caratteri e sfaccettature, e' a mio avviso sintomo di piena maturita' e completezza. Caratteristiche che lo accomunano, insieme alla coralita' del soggetto trattato, con i due grandi registi sopra citati.
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Ultimo aggiornamento: 04 Settembre, 2012
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Imparare divertendosi
Ho cominciato ad “entrare” nel libro, a trovarlo avvincente, solo dopo le prime cinquanta-sessanta pagine, quando ho iniziato a intuirne le intenzioni, la struttura, il linguaggio. Allora ho cominciato ad affezionarmi ai personaggi, a divertirmi per il modo popolaresco, burlesco ed ironico di rinarrare la Storia, ad appassionarmi agli sviluppi della vicenda. È un romanzo colto, che presuppone un lungo lavoro preparatorio fatto di studi e ricostruzioni storiche, perciò c'è molto da imparare; è istruttivo nelle descrizioni di cose, usi, costumi, mentalità del mondo contadino tra la prima e la seconda guerra mondiale; è intrigante nel linguaggio, un simpatico impasto fra dialetti nord-orientali e italiano che viene usato dal narratore, messo in bocca ai personaggi e – con effetto umoristico irresistibile – persino ai grandi personaggi storici (da Mussolini a Roosevelt). Il finale è inatteso e piacevole. Sono contento di aver superato i pregiudizi verso un libro troppo pubblicizzato e di averlo letto. E' senz'altro un modo divertente di imparare e meditare.
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Bello e interessante
Un applauso all'autore, perché questo è sicuramente un gran bel libro; riesce infatti a raccontare con eccezionale sagacia cinquant'anni di storia del nostro paese (la prima metà dello scorso secolo), attraverso le peripezie di una famiglia contadina del nord Italia costretta per ragioni economiche a trasferirsi nell'Agro Pontino durante la bonifica di quest'ultimo. Ne risulta un quadro veramente affascinante, con personaggi pittoreschi le cui vicende sono riuscite a commuovermi e ad emozionarmi; in più, il narratore (uno dei nipoti che racconta ad un ipercritico ascoltatore la storia della propria famiglia) permette a chi leggere di riflettere anche sulla società attuale mediante continui parallelismi con essa, dando inoltre spesso la possibilità di inquadrare gli eventi sotto più punti di vista ("ognuno ha le sue ragioni").
Ho trovato tuttavia qualche piccolo neo: la tendenza dell'autore a divagare, dando qualche problema al lettore nel seguire il discorso; la scarsa suddivisione del libro in capitoli (solo 3 in tutto il libro) e paragrafi, cosa che lo rende poco adatto per chi legge "poco alla volta"; l'uso nei dialoghi del dialetto del basso veneto (che io fortunatamente capisco abbastanza bene essendo ferrarese) che può rendere difficoltosa la lettura a chi non lo conosce. Ciò nonostante è un libro che consiglio vivamente a chiunque abbia interesse per la nostra storia e un po' di tempo da voler investire bene.
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L'Italia contadina che non c'è più
Mi sono avvicinata a questo libro forse un po’ tardi, dopo aver visto Pennacchi intervistato da Piroso a “Niente di personale” ed averlo trovato semplicemente grandioso.
Nonostante il ritardo, le aspettative che vi avevo riversato non sono state tradite.
Pennacchi racconta la storia dei suoi bisnonni e nonni, mezzadri veneti dalle incerte vicende politiche e di vita, costretti ad emigrare via dalla loro terra per scampare alla fame ed a padroni esosi. Si evdono regalare per il loro esser fascisti un bel podere nell’Agro Pontino. Luogo nuovo, terra promessa bonificata dal Fascio solo per loro devoti. Ma non è che sarà tutto oro quel che luccica in Italia. Come al solito.
L’occhio disincantato di Antonio Pennacchi disegna con mano esperta ed ironia distaccata personaggi e epoche che non ci sono più. E Pennacchi, insieme ad una pagina che si tende a sorvolare della storia itlaina, racconta l'attualità in parallelismi a volte buffi, ma più spesso azzeccati.
"Quelli che girano le salsicce alla festa della Lega oggi, eran gli stessi che le giravan prima alle feste dell'Unità. E prima ancora nelle case del Fascio" afferma parlando dei veneti, suoi cugini alla lontana.
"La fame in Italia non l'ha portata il fascismo, ce l'avevamo già!". E questo fa riflettere sulla volontàe lealtà politica del popolo italiano, sempre pronto a tirar dalla parte del vento.
Sono sincera, non ho potuto far a meno di innamorarmi un po’ di questo libro. Come non far correre il pensiero ai miei pomeriggi di bambina passati accanto alla stufa mentre mia nonna raccontava le avevnture della sua famiglia mezzadra?
Luoghi diversi, stessa vita. Stessi problemi, stesse lotte e stesso spirito contadino.
L'amore per le bestie, il rispetto per la terra e l'accanimento verso un mondo che è difficile da vivere in ogni singolo istante.
La rassegnazione che si fa forza di vivere.
Una forza che l’Italia dovrebbe avere il coraggio di far rispuntare dentro di sé.
Per ulteriori informazioni sul mio pensiero: http://phoebe.splinder.com/post/23640030/vieni-via-con-me-lettera-aperta-a-fabio-e-roberto#23640030
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Drammaticamente...Strega.
Io devo ancora capire con quale criterio venga assegnato lo Strega.
Se è quello dell'importanza editoriale son d'accordo.
E' una questione fra case editrici e basta.
Abbiano il coraggio di dircelo però.
Già l'anno scorso avevo letto Scarpa e un'idea di noia me l'ero fatta.
Pennacchi però è molto, molto di più.
La saga della famiglia di coloni Peruzzi dovrebbe essere proposta negli interventi chirurgici più importanti al posto della totale.
Avrebbe grande esito.
Basta leggere due, guardate, anche tre pagine e ... ciuf ... si parte per il mondo dei sogni.
Alla salute dell'autore!
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Canale Mussolini
E’ un libro interessante e molto ben scritto, utile ad una persona abbastanza giovane che ha sentito parlare della bonifica delle Paludi pontine nell’era fascista ma non aveva idea di come fossero andate precisamente le cose. Conosco bene la zona, avendoci passato molte vacanze, e sapevo della presenza di comunità definite genericamente “venete”, conosco anche molti discendenti di quei primi coloni. Il libro illustra molto bene la genesi della loro discesa al Sud, il stato d’animo con cui condussero quegli anni difficili e la fierezza che tuttora li caratterizza. Per chi conosce i posti e la gente di quelle parti, in qualche modo è illuminante per capire quanto peso sugli oriundi abbiano ancora le loro origini e la loro storia. Infine, ho trovato la conclusione semplicemente geniale.
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Un’occasione sprecata
Una saga familiare per raccontare un’epoca non è certo una novità e non sono pochi gli autori, non solo italiani, che hanno scritto al riguardo. Ci ha provato anche Pennacchi, narrandoci delle vicende della famiglia Peruzzi, spostatasi, per necessità, dal rovigotto alle ex Paludi Pontine, risanate dall’intervento massiccio del regime fascista teso a dare nuova terra coltivabile agli italiani.
Si potrebbe pensare quindi a un romanzo storico e in parte Canale Mussolini lo è, ma è influenzato da quel desiderio di riappacificazione nazionale volto a riscrivere l’avvento e il dominio del fascismo, compito certamente difficile e in cui l’autore si è gettato a capofitto, evidenziando però carenze culturali e di approccio che fanno di quest’opera un libro sicuramente leggibile, ma anche approssimativo, dalle facili conclusioni che cadono come sentenze, in un quadro di eccessive semplificazioni dei problemi proprie di chi crede di sapere come siano andate effettivamente le cose perché convinto che la sua conoscenza sia completa e assoluta.
Alla base del romanzo quindi c’è un peccato di presunzione che finisce con l’inficiare la validità delle asserzioni, spesso gratuite, frutto non tanto di una disamina attenta, quanto di un credo politico.
Ed è un peccato perché l’idea di partenza era e resta buona e così, anziché trovarci di fronte a un rigoroso romanzo storico, scorre davanti agli occhi una lunga telenovela, con personaggi che sono degli stereotipi del socialista, dell’anarchico, del fascista, insomma una sorta di opera rientrante nella cultura nazionalpopolare, così cara ai regimi illiberali e feconda sia sotto il fascismo che sotto il governo dei soviet.
Ciò nonostante il libro riesce più di una volta ad avvincere, perché le vicende rientrano in quei percorsi della natura umana in cui tutti, chi più chi meno, ci ritroviamo.
Ci sono in effetti pagine da epopea, come quella della bonifica delle paludi, un racconto corale che ben si presta all’agiografia, anche se proprio lì si riscontra un atteggiamento didascalico che appesantisce il romanzo, in cui peraltro sono frequenti divagazioni, variazioni di tempi non sempre giustificabili, che finiscono per portare al lettore una certa stanchezza e comunque tale da fargli scorrere velocemente le pagine per ritrovare quelle di un discorso più snello e quindi più appagante.
Il ritmo della narrazione è altalenante, discontinuo, con improvvisi acuti seguiti da vere e proprie fasi di stanca, quasi che l’autore volesse prendere un po’ di fiato e del resto si potrebbe dire che Pennacchi ricorre a un italiano più parlato che scritto, con frequenti frasi in un dialetto veneto un po’ particolare, quasi modificato per aumentarne la comprensibilità.
Se l’impostazione colloquiale (l’autore si rivolge a un ipotetico lettore) è strutturalmente interessante, però, data la lunghezza del libro, finisce con l’annoiare e peraltro il testo stesso poteva essere ridotto alquanto, perché le frequenti divagazioni, che tirano in ballo anche personaggi occasionali e di scarso rilievo per l’opera, occupano non poche pagine.
In questo bilancio i difetti, fra i quali un uso della lingua italiana non proprio da manuale, sono parecchi e i pregi pochi; resta un certo fascino della vicenda che desta interesse, ma se questo consente di considerare il romanzo un prodotto nel complesso leggibile, le numerose pecche non giustificano assolutamente l’assegnazione del Premio Strega, che conferma ancora una volta lo scadimento delle ultime edizioni.
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canale mussolini
un buon libro, ben scritto e scorrevole. tratta del ventennio fascista e del grande esodo di persone dal nord verso il centro italia per bonificare le paludi pontine. i protagonisti principali sono i componenti di una famiglia veneta ,con le proprie vicissitudini e difficolta' a cavallo delle due grandi guerre e il periodo colonialista italiano. anche se i personaggi sono inventati, rispecchiano sicuramente cose vere, avvenute in quei tempi. bello.
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CANALE MUSSOLINI
Mi è piaciuto molto questo romanzo.
storia (epopea della bonifica dell'agro pontino da parte delle popolazioni del nord italia negli anni 20-30 tragicamente vera) e personaggi (fittizi) sono amalgamati alla perfezione e si avverte che il libro è davvero un punto di arrivo professionale per l'Autore (come lo stesso dice nell'incipit).
Ottima la descrizione dei personaggi (peraltro numerosi) con uno stile conciso, tagliente, divertente a tratti. Non annoia e porta velocemente dritto alla fine. Fine che ti lascia appagato e con un sorriso.
Peccato che,pare, non venda molto. Ma d'altra parte credo si rivolga piu' a un pubblico adulto (che di libri ne legge meno).E poi forse il titolo non è dei più azzeccati..
Lo consiglio vivamente a tutti. "Strega" meritato nel duello con "Acciaio"
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strega 2010
ho trovato questo libro scorrevole,pulito,a tratti anche divertente;ambientato nelle paludi pontine durante il ventennio fascista,protagonista una famiglia veneta raccontata molto bene dal Pennacchi.Inevitabile un paragone con il mio penultimo libro letto (un cappello pieno di ciliege,Fallaci):la Fallaci è certamente più incisiva,profonda,ti lascia il segno!Pennacchi è meno "di razza" ma è riuscito comunque a tenermi sul libro fino alla fine.










Opinione inserita da Jan 02 Dicembre, 2010