Diecipercento e la gran signora dei tonti
Letteratura italiana
Editore
Antonella Di Martino (1963) è nata ad Aosta e vive a Ortonovo, in provincia di La Spezia. Ha conseguito una maturità classica bilingue ad Aosta, una laurea a Pisa in Filosofia, un’altra laurea in Formatore Multimediale a Firenze. Lavora da anni nell’editoria, come autore: nuove tecnologie e narrativa per bambini e ragazzi. Con Autodafé pubblica ora il primo romanzo destinato soltanto a un pubblico adulto.
Recensione della Redazione QLibri
Voto medio dell'autore: 2 user(s)
Piacevole ed interessante
Zio Dieci è morto; al suo funerale la Signora, Elisabetta, Maman e Patrigno sembrano afflitti.
Ma ma pare che la Gran signora dei Tonti sia l'unica a dubitare che quello di zio Dieci sia stato davvero un suicidio.
La Gran Signora dei Tonti, altri non è che Margherita, nipote di zio Dieci allontanatasi dalla città e dalla famiglia per molto tempo. Quali le cause? Il rifiuto, da parte della sua famiglia, di accettare l'uomo che lei amava.
Ora lo spirito di zio Diecipercento si aggira tra i suoi cari e sente ogni singolo pensiero. Non è ancora giunto, per lui, il momento di allontanarsi dalla terra: prima deve ricostruire la sua vita, mettere insieme i pezzi mancanti e capire com'è morto.
Anche Margherita è lì per rimettere insieme qualche frammento della sua vita; e così zio e nipote, ricongiunti nella morte di lui dopo anni di separazione, sembrano darsi la mano e accompagnarsi a vicenda in un viaggio sulla strada del passato, nel paese dei ricordi.
La storia è molto bella e avvincente, raccontata ora dal punto di vista di Margerita, ora da quello dello spirito di zio Dieci; non credo di aver mai letto un romanzo di questo genere e devo dire di averlo molto molto apprezzato.
La storia è tutta un viaggio nella vita e nei sentimenti dei personaggi, che riesaminano le scelte fatte nella loro vita e ciò che esse hanno comportato.
Mi è piaciuto entrare in questa famiglia per niente per bene e piuttosto arida nell'animo; ho apprezzato moltissimo il personaggio di Margherita e, anche se un po' meno, quello di zio Dieci.
Questo romanzo mi ha fatto riflettere molto: non quello che è giusto per noi, spesso lo è anche per gli altri; e a volte, prima di intrometterci nelle vite altrui e giudicare a sproposito, dovremmo semplicemente fermarci, contare fino a dieci prima di parlare e capire quali sono i reali bisogni della persona che si sta confidando con noi. É un valore importante questo, che stiamo lentamente perdendo...abituati come siamo a pensare di essere sempre e solo noi nel giusto.
Indicazioni utili
Ultimo aggiornamento: 16 Mag, 2012
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VECCHIA VOLPE DI ZIO DIECI
Che gradevole scoperta questo romanzo !
Son sincera, quel titolo assurdo mi ha terribilmente incuriosita, ho voluto scoprire che ci stava dietro.
Dietro c'e' un romanzo spassoso, fantasioso, irriverente, impenitente, sarcastico ma attenzione non per questo non intelligente. Anzi.
Leggendo tra le righe si ha un triste ritratto di quella che e' l'Italia dei corrotti e dei corrompibili, dell'apparenza e dell'inganno, di quello che e' conveniente dire o occultare, di una gran bella fetta del nostro Bel Paese.
Oggi come ieri, a rigor di cronaca, aneddoti sempre e comunque attualissimi, ahime'.
E qui arriva la storia del povero zio Diecipercento, politico di professione.
Le origini del nome, a questo punto, non sto a spiegarvele.
Zio Dieci, morto ammazzato e stecchito con una fucilata in testa , poveraccio.
Orbene.
Ma se il corpo e' destinato all'autopsia, il suo fantasma e' desto e operativo, in prima linea alla scoperta dei motivi della sua morte.
Il Maledetto lo ha ucciso, lui deve scoprire perche'.
Deve trovare "il ladro che gli aveva rubato la felicita', l'assassino che gli aveva rubato la vita "
Giunge Margherita, la nipote fuggita tanto tempo prima dalla citta', la bestia bianca in quest'orgia di gentaglia che usa e abusa.
Lei era scappata, col suo amore vero. Con la sua professione onesta.
Ora torna, per il funerale di zio Dieci, l'unico che aveva un pochetto apprezzato durante la giovinezza .
Qui entrambi, spinti da incontri o espedienti, ripercorrono il passato , amori e dissapori, faide e ipocrisie di questa balorda famiglia.
Ed anche il fantasma , creando parallelismi coi pensieri e le sensazioni della nipote,fa un bilancio di quelllo che ha perso in vita ed e' in grado di notare solo ora, in morte.
Mentre ci si incammina tra i ricordi, il fantasma di zio Dieci ci tiene allegra compagnia, aggrappato come un aquilone alla spalla di Margherita, o appollaiato sul lampadario come un gatto, sbraitante nuvola che solo il suo adorato cane riesce a sentire.
Un libro veloce da leggere e molto piacevole, davvero.
Un piccolo appunto per l'autrice, il finale : l'ultima riga per esser precisa...
Beh, eccellente, mi si e' stampato un sorriso sbilenco sul volto. Se ci si potesse stringere la mano virtualmente ecco ti porgo la mia, oltre al libro, quell'ultima riga merita una stretta vigorosa.
Cara Antonella di Martino, questa copia me l' hai regalata e ti ringrazio .
Sappi che da oggi ti tengo d'occhio ,con l'occhio vigile di quel disgraziato del Diecipercento, il prossimo che scrivi lo compro di sicuro.









