Narrativa italiana Romanzi Dove la storia finisce
 

Dove la storia finisce Dove la storia finisce

Dove la storia finisce

Letteratura italiana

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Matteo Zevi è sul volo che da Los Angeles lo sta riportando in patria. È dovuto scappare molti anni prima, per debiti, abbandonando la sua famiglia. Su di loro ora il suo ritorno incombe come una calamità persino peggiore di quelle seguite alla fuga. Durante l'assenza di Matteo, infatti, ciascuno ha avuto modo di costruirsi un equilibrio apparentemente solido. Il primogenito Giorgio ha aperto l'Orient Express, un locale che va per la maggiore, ed è in attesa di un figlio; Martina sconta un precoce matrimonio borghese con turbamenti affettivi; solo Federica, la seconda moglie che non ha smesso di attenderlo, sogna una nuova armonia familiare. Sono tutti così presi da se stessi che quando la Storia irrompe nella loro vita li coglie vulnerabili. Ognuno è chiamato a fare i conti con il passato e con le incognite di un mondo sempre più sinistro. Ecco allora che la storia finisce dove la Storia incomincia.

Recensione della Redazione QLibri

 
Dove la storia finisce 2016-10-12 16:17:46 annamariabalzano43
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annamariabalzano43 Opinione inserita da annamariabalzano43    12 Ottobre, 2016
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Al ritmo malinconico dei The Fray

Bellissimo il titolo dell’ultimo romanzo di Alessandro Piperno: “Dove la storia finisce”, che altro non è che la traduzione del titolo di un brano cantato da Isaac Slade, musicista della band dal suggestivo nome The Fray, che in italiano evoca il significato di rissa, zuffa, litigio. Come sempre il titolo di un’opera ci indirizza verso una chiave di lettura che forse più ci avvicina a ciò che l’autore ha voluto rappresentare. La canzone, infatti, esprime la sofferenza e la difficoltà di coppie che non riescono a conciliare le loro esistenze. Ma questo è solo uno dei temi affrontati in questo bel libro.
È il ritorno, dopo sedici anni di assenza, di Matteo, uomo volubile e superficiale al punto da contrarre più matrimoni, non tutti legalmente riconosciuti, a scatenare una crisi profonda nelle famiglie che aveva abbandonato e che avevano faticosamente trovato un equilibrio. Sono i due figli soprattutto a essere sconvolti da questa intrusione paterna, al punto che anche il loro rapporto con i rispettivi compagni viene rimesso in discussione. Tutto ciò in un ambiente alto-borghese di cultura ebraica.
Ogni personaggio si trova a fare i conti con una parte di sé rimasta a lungo repressa e nascosta. Ed è Martina quella che forse soffre di più, perché non riesce ad accettarsi per quello che è, non riesce ad affrontare la sua latente diversità.
La storia è raccontata con quel realismo che deriva da una conoscenza approfondita degli ambienti e delle situazioni. I personaggi, le famiglie sono le stesse che costituiscono una parte rilevante della nostra società. I fatti narrati assumono un carattere di normalità, se considerati in relazione agli eventi ai quali assistiamo oggi. Dunque la drammaticità delle relazioni, il logorio dei rapporti affettivi, trovano una soluzione e una fine solo quando interviene la Storia, quella con la S maiuscola, la Storia di tutti, non più del singolo individuo. È infatti nel tragico evento descritto nelle ultime pagine del romanzo, che il dramma del singolo viene superato dal dramma collettivo. Quasi a ricordare che ciascun individuo vive nella Storia, dalla quale non può né deve prescindere.

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Dove la storia finisce 2016-11-07 20:54:58 Marco Caggese
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Marco Caggese Opinione inserita da Marco Caggese    07 Novembre, 2016
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Le vita delle persone

Quando pensiamo ad un libro, che sogniamo di scrivere o che scegliamo di leggere, cerchiamo "l'idea forte", la trama che ci colpisca e coinvolga.
Dietro questo magnifico racconto di Piperno non c'è nessuna idea geniale, nessuna trama talmente accattivante da spingere colui che scorre la seconda di copertina a prendere il libro tra le mani e decidere di acquistarlo.
Ma questa è la forza stessa di quest'opera. Le pagine scivolano via fluenti nel raccontare le vite dei protagonisti del racconto, scavando nelle loro storie, nei reconditi pensieri assolutamente umani e familiari ad ognuno di noi. Tutto ruota attorno al ritorno a Roma di Matteo, un quasi sessantenne che sedici anni fa è scappato dall'Italia perchè rincorso da debiti, errori e problemi di ogni genere. Le vite della moglie, dei figli e degli amici di Matteo sono ovviamente uscite drammaticamente trasformate da questo strappo, e l'autore ci racconta in che modo e lo fa nella maniera più profonda possibile. Struggente, in particolare, è il sentimento che lega due delle protagoniste, raccontato nella maniera più delicata ed affascinante possibile.
Il nobile lessico e la capacità di Piperno di articolare la struttura narrativa, rendono la lettura "colta" ma scorrevole e piacevole.
L'amore, al centro di tutta la vicenda, in tutte le sue forme, accompagna le paure, le insicurezze, i traumi e le scelte dei protagonisti, fino allo sconvolgente finale, anch'esso, in realtà, stratagemma narrativo per spezzare le vicende raccontate.

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Dove la storia finisce 2016-10-09 18:00:54 68
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68 Opinione inserita da 68    09 Ottobre, 2016
Ultimo aggiornamento: 10 Ottobre, 2016
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Passato irrisolto, presente turbolento e futuro in

Ogni inizio può essere considerato una fine ed ogni fine segna inevitabilmente un altro inizio.
Questa la sensazione che lascia il romanzo, una mescolanza tra passato e presente con un futuro da decifrare.
La narrazione parte da uno sgradito ritorno, quello di Matteo, padre inconcludente, inaffidabile, fedifrago, partito per l'America sedici anni prima senza un perché, inseguito da malaffari e creditori, lasciando d' improvviso la seconda moglie Federica ed i figli Giorgio e Martina.
Oggi, dimenticati debiti e creditori, con altri due matrimoni alle spalle, senza un soldo, ritorna in una Roma profondamente cambiata, moderna, caotica, sporca, incattivita, comunque bellissima, inviso ai propri cari, non alla ex moglie Federica, che odia i conflitti, sempre e comunque in attesa, disillusa dalla vita ma pronta ad riaccogliere gli affetti passati.
E poi i figli, Martina, venticinquenne, imprigionata in un infelice matrimonio borghese con un marito narcisista e bambino, alle prese con dubbi sentimentali, un passato amoroso irrisolto, e Giorgio, manager ruspante, nevrotico, ipocondriaco, ansiogeno, neo-padre da tempo allontanatosi affettivamente dal proprio.
Una famiglia complessa, gli Zevi, sempre lì ad espiare chissà quale colpa remota, con una storia di ebraismo che ormai ha i connotati della sembianza, disgregata molti anni prima dalla insipienza di Matteo, una serie di individualità cresciute con le stimmate dell' abbandono, della sofferenza, della ricerca di un senso, o della semplice accettazione del presente.
Il ritorno di Matteo scatenerà un vortice emozionale innescando intrighi relazionali fino ad ora sopiti, riaccendendo la memoria e situazioni rimosse, riaccogliendo rapporti e figure scomparse.
C'è una progressiva scoperta di caratteri e figure sia antitetiche che complementari ed il tentativo di descrivere una vita alto-borghese romana così vicina all' autore, in un presente che ha visto il fondersi di generazioni e famiglie con colori politici diversi, religioni diverse, chi preservando le proprie posizioni radicali in nome di un conservatorismo protratto ( i padri ), chi prediligendo la forma ed il mantenimento dell'unità famigliare ( le madri ), chi pensando ad agiatezza e carriera ( i figli maschi ), chi privilegiando l' amore, l' introspezione, un senso compiuto ( le figlie).
Vi è un agire frammentario, disgregato, la collegialità si è infranta, o non è mai esistita, rimangono i cocci di un passato che ha generato disgregazione o falsa integrità, in un presente allo sbando sentimentale, tra famiglie fintamente costruite, menzogne sociali, egoismo e cinismo dell' oggi.
L' unico fedele a se stesso, nel bene e nel male, è Matteo, ammaliatore, carismatico, disincantato, con un infantilismo protratto, Federica è una eroina romantica, che sogna una riunione famigliare, il resto è psicosi, caos sentimentale, insoddisfazione.
Martina è una figura struggente ( il vero cuore pulsante del romanzo ), ancorata ad una adolescenza che avrebbe potuto indirizzare altrove, se solo non fosse stata sopraffatta da dubbi e paure ancora irrisolti.
Piperno traccia una panoramica della contemporaneità, con un velo di malinconia ed accettazione di un presente contraddittorio e doloroso. L' oggettività di una storia crudele, di un indirizzo deviato, di un terribile evento, ridisegnerà la trama ed obblighera' ad un cambiamento forzato.
Il finale, tragico, spiazzante, improvviso, lascia una certa perplessità anche se pare metabolizzato dai protagonisti, arresisi all' evidenza, e qui sta quella tristezza ineluttabile, quasi che la vita svicoli da qualsiasi progettualità per essere indirizzata da un soffio di vento e stravolta da un destino inafferrabile, annientando sogni e speranze.
Al termine della lettura, mi dibatto in un mare di frammentarietà, tra personaggi piuttosto disgregati, in una scarsa empatia tra vicenda, luoghi, protagonisti, in un amalgama non propriamente riuscito. In particolare non ho avvertito quella profondità dei sentimenti, spesso solo accennati ( in Martina ), ne' un affresco esaustivo dell' oggi e neppure una rappresentazione dell' interiorità come lasciava presagire la trama.
Trattasi di un' opera che affronta temi complessi, tra storia e vita, religione e politica, famiglia e relazioni, senza una voce chiara e fluente, un indirizzo preciso, trascinandosi nell' incertezza dei protagonisti e del proprio sentire, forse volutamente, considerata l' incertezza dei tempi, ma a mio avviso complessivamente non propriamente riuscita.

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