Il bordo vertiginoso delle cose Il bordo vertiginoso delle cose

Il bordo vertiginoso delle cose

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La trama e le recensioni di Il bordo vertiginoso delle cose, romanzo di Gianrico Carofiglio edito da Rizzoli. Mentre sorseggia il cappuccino come ogni mattina, seduto in un bar nel centro di Firenze, Enrico Vallesi legge una notizia sul giornale: in un conflitto a fuoco con i carabinieri, è rimasto ucciso un rapinatore, da poco uscito di galera. Il nome della vittima riporta Enrico alla fine degli anni Settanta, al primo giorno di liceo, quando in una classe di quindicenni aveva fatto la sua comparsa Salvatore. più volte bocciato, turbolento, il compagno che gli aveva insegnato come difendersi dalla violenza della strada e superare a testa alta quel territorio straniero che è l'adolescenza. Ai ricordi di Enrico si alterna il racconto del suo ritorno nella città dalla quale era partito, quando non aveva ancora conosciuto gioie e delusioni del matrimonio e del suo mestiere di scrittore. Un ritorno a casa in cerca di risposte ai propri tormenti, per scoprire quello che tanti anni prima si era lasciato alle spalle, ma anche per capire cosa è diventata nel frattempo la sua vita.

Gianrico Carofiglio (Bari 1961) ha pubblicato, per Rizzoli, i romanzi Il passato è una terra straniera (2004) e Il silenzio dell’onda (2011), il graphic novel Cacciatori nelle tenebre (2007) con il fratello Francesco, la raccolta di racconti Non esiste saggezza (2010) e il saggio La manomissione delle parole (2010). È autore del ciclo di romanzi dell’avvocato Guerrieri. I suoi libri sono tradotti in ventiquattro lingue.

Recensione della Redazione QLibri

 
Il bordo vertiginoso delle cose 2013-11-01 18:04:44 Pia Sgarbossa
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Pia Sgarbossa Opinione inserita da Pia Sgarbossa    01 Novembre, 2013
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ERO - SONO- SARO' E ... POTREI ESSERE .

E' abile Gianrico Carofiglio a tenerti incollato alla lettura del suo racconto.
Lo fa con la sua intelligenza dinamica e furba.
Con lo stile leggero , sobrio e acuto che lo contraddistingue, ti induce ad avanzare ; una pagina scorre dopo l'altra ; se mi devo fermare provo sofferenza, perché mi incuriosisce, provoca, stimola e sa evocare in me una miriade di sensazioni ed emozioni.
In particolare sa anticipare le mosse dei miei pensieri, e riesce ad appagarmi...sembra conoscere ciò che mi aspetto mentalmente...e ricevo tutto... anche in più...
Il suo modo di riflettere è a mio avviso perspicace, in parte femminile...e comunque simile al mio...ecco perché mi piace leggerlo e ascoltarlo!
A volte è volutamente audace nei termini e te lo fa capire perchè lo scrive in carattere diverso...che io interpreto come una forma di rispetto.
Ancora una volta il protagonista di nome Enrico è originario di Bari...la sua amata Bari.
Ancora una volta la vita passata incombe con forza e con essa le paure dell'infanzia, le prime volte vissute nelle più importanti occasioni di vita.
Rimango affascinata dalla pluralità di ricerche che vado via via trovando in questo racconto: quella di Enrico, il protagonista ; quella di una generazione ... quella delle parole.
Il desiderio di dare un significato e un senso , è la forza che caratterizza questo bellissimo libro, che invita a riflettere , a fare e porsi domande, a non dare mai nulla per scontato...ad imparare a mettersi in gioco...a valorizzare le nuove "iniziazioni esperienziali".
Efficace e importante la figura della supplente Celeste, tenerissima l'amicizia con Stefania.
Come negli altri suoi racconti il tema della solitudine è presente, ma trovo che sia avvenuta una nuova consapevolezza e maturazione...la solitudine se è scelta è un 'occasione...
Rimango però perplessa di fronte all'iniziazione al crimine...non rientra nel mio vissuto e non l' accetto , non riesco a gustificarla..."in qualche modo" però lo faccio e cerco almeno di fare mie alcune tattiche di difesa...nella vita si sa mai...magari mi tornano utili... ?!?
Durante la narrazione sono stata portata a pensare che spesso la vita ti porta verso il "bilico dell'irreparabile"...e tutto mentre credi di aver ottenuto un equilibrio...
Scopri invece che ti trovi su un bordo delicato, su quel limite in cui devi decidere se lo devi superare oppure no...e se opterai per il tuffo...sarà perchè abbiamo avrai deciso di poterlo fare...
Al di là di quello che siamo stati nel passato, di quello che siamo nel presente e che saremo nel futuro...c'è una dimensione che potremmo essere...solo se lo volessimo...ognuno valutando i rischi ...ognuno capendo se si tratta della cosa giusta...Se fino ad oggi ho sempre amato IL VERBO CONDIZIONALE , perchè lo consideravo una forma rispettosa e gentile, dopo la lettura di questo libro il verbo citato ha assunto un gran significato e una forza inaspettata: sta ad indicare una nuova possibilità e occasione... per chi ha il coraggio di coglierla..

MIO INCONTRO CON L'AUTORE CAROFIGLIO GIANRICO.
Il giorno 29 ottobre 2013, ho avuto il piacere di poter conoscere ed ascoltare Carofiglio.
Perfettamente a suo agio ha presentato il suo nuovo libro; con la sua abilità oratoria ha incuriosito e invitato alla lettura, con la sua simpatia ci ha intrattenuti e l'ora è passata in un batter d' occhio; con maestria , sicurezza e gentilezza ha risposto alle domande...anche alla mia.
E a momenti mi pareva d'avere di fronte l'avvocato Guerrieri...come lui gioca con le parole, vive il presente con autenticità , passione e partecipazione e offre tanto di sè ...
E' molto accolturato e sa sfoggiare citazioni , soprattutto in inglese...e poi ti guarda, coglie l'effetto voluto che nota in molti dei presenti...ma non in tutti, come in me... Subito però riprende la citazione, la spiega... e poi ( e qui avviene il bello) la carica di nuovi e suoi significati...e la citazione a quel punto non può che piacerti perché ha assunto il "suo vissuto significato con un nuovo valore"...come non apprezzare a non accogliere ciò?

"LE MIE PRIME VOLTE" CON CAROFIGLIO...belle e strane coincidenze...
E' l'autore di un libro regalo ricevuto per la prima volta da una persona a me carissima.
E' il primo autore che vado a sentire durante la presentazione di un libro.
La stessa mattina ho ricevuto per la prima volta il suo nuovo libro dalla redazione di qlibri.
Ricevo per la prima volta la sua dedica scritta, personalizzata e carinissima...e letta subito al momento dallo stesso .
Immortalo il mio incontro con una foto...e siccome è la prima volta che uso il cellulare come fotocamera, mi ritrovo a comportarmi da maleducata e io , seduta in prima fila, tento di farmi spiegare da mia figlia via sms, come poterlo fare...Carofiglio mi guarda forse stizzito, o almeno a me è parso di cogliere ciò... lui non può capire che ci tengo troppo...e decido di sembrare maleducata...è troppo bello e importante...penso già che inserirò la foto come ricordo qui su qlibri...e come avrete visto ci sono riuscita!

@ CAROFIGLIO CAROFIGLIO :
Mi ha detto che non naviga molto in rete e non conosceva il sito Qlibri... Spero tanto che leggerà la mia recensione...se lo farà e magari mi lasciasse un commento...ne sarei felicissima...non sarebbe bellissimo che entrasse addirittura far parte dei nostri qamici ? ... ma forse è chiedere troppo ... ma ... mai dire mai!
Carofiglio saresti il benvenuto...e noi ne saremmo davvero onorati.

Buona lettura a tutti i miei amici lettori,
Pia

P.S.: un grazie ai miei amici Bertilla, Roberto ed Agostino che mi hanno dato l' opportunità di vivere questa bellissima esperienza...un grazie davvero immenso!

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A chi ama la saga dell'avvocato Guerrieri.
A chi desidera conoscere alcuni aspetti di vita di Bari.
A chi vuole di più dalle parole...
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Il bordo vertiginoso delle cose 2014-07-29 12:31:01 SARY
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SARY Opinione inserita da SARY    29 Luglio, 2014
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Il confine

Una notizia di cronaca nera spinge il protagonista ad intraprendere un viaggio a ritroso nel tempo per focalizzare il punto cruciale in cui tutto si è compiuto, a volte ci si trova ad un bivio senza sapere come e perché. Vi è la necessità di un fermoimmagine della scelta decisiva, tra saltare o fermarsi appena prima della caduta libera, tra successo e fallimento. Enrico adolescente ed Enrico adulto si incontrano e scontrano tra queste pagine, si confidano, si accusano, si perdonano. Riscoprire luoghi, persone e sentimenti abbandonati lungo la strada per timore, vergogna e forse anche perché nell’ordine naturale delle cose, darà al protagonista riscontri positivi?
A far da sfondo a questo duello c’è una Bari variopinta, con tutte le sue bellezze e i suoi guai, la Bari rossa e quella nera, la Bari della malavita e la “Bari bene”. La vita di Enrico è simile a quella di tanti adolescenti, l’inquietudine, la scuola, i compagni bravi e quelli disgraziati, l’innamoramento nei confronti di modelli da seguire, le amicizie vere e quelle fasulle, la famiglia tanto irritante quanto fondamentale, elementi che, nella loro apparente piccolezza, sono in realtà determinanti per il futuro. Il finale è trascurato, terminato il libro resta un senso di incompiuto ed il sospetto di non aver colto appieno il significato del narrato (mea culpa mea culpa mea maxima culpa).
Carofiglio ci regala lezioni di filosofia con rimandi letterari di vario genere, puntualmente spiegati e contestualizzati. Una prosa didattica, un contenuto interessante. In generale la lettura risulta scorrevole, non sempre entusiasmante ma neanche tediosa. La voce narrante è Enrico, ci sono capitoli nei quali egli chiede al lettore di vestire i suoi panni per vivere insieme il presente, in altri prende il comando e racconta il suo passato.
Concludendo, un libro che può far riflettere sul momento fondamentale della nostra vita, da dove tutto è cominciato o terminato.

“Tutta questa vita che poi finisce, una mattina o una sera, normali come le altre. Finisce, e ti ritrovi ad averla sempre scansata. Finisce con le scintille che si disperdono nell’aria, senza accendere un fuoco o senza lasciare traccia”

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Il bordo vertiginoso delle cose 2014-06-15 13:16:36 mariaangela
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mariaangela Opinione inserita da mariaangela    15 Giugno, 2014
Ultimo aggiornamento: 15 Giugno, 2014
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“A noi preme soltanto il bordo vertiginoso..." R.B

“Ti ricordi il corridoio di casa della bisnonna, con i suoi odori di naftalina, di vecchi abiti, di gatto. L'interruttore era proprio a metà strada fra il soggiorno e il bagno. Per andare a fare pipì bisognava dunque percorrere un bel pezzo di quell'oscurità minacciosa.”

“Poi c'era il buio della tua cameretta, il luogo più familiare di tutti dove a volte però ti capitava di svegliarti nel cuore della notte in preda agli incubi. In quei casi dovevi accendere la luce e leggere, fino a quando non filtravano le prime luci dell'alba e potevi riaddormentarti, anche se solo per poco.”

Lui ha la capacità di raccontare anche la mia infanzia. Risvegliare i miei pensieri e immediatamente le mie emozioni.
E dunque, anche se questo romanzo non è il miglior Carofiglio letto, non riesco a non abbandonarmi, a non farmi trasportare dai miei ricordi e dalla sua abilità di evocarli. Anche i più lontani e ormai nascosti, che pensavo dimenticati per sempre.

Voltata l’ultima pagina, chiuso il libro, mi resta, come sempre, un senso di dispiacere e di intimità; è come se fossi rimasta immersa a riflettere sulle mie vicende e adesso le sento quasi più normali, comuni e condivise; e le tristezze e rabbie e frustrazioni risvegliate le sento più sopportabili, perché in fondo penso che sono un cammino comune nella vita di ciascuno.

Se Errico realizza con coraggio e volontà i suoi pensieri, mi dico che anche io in fondo ho fatto lo stesso e ora, a distanza di tanti anni, i successi sono più vivi e rivivono quasi più felici di allora.

Leggere e riflettere su me stessa mi sembra strano. Ma inevitabile.
Con Carofiglio accade ineluttabilmente. E semplicemente penso… non è che ci conosciamo? No a Bari no, no neanche dal barbiere! Ma altrove, sul bordo vertiginoso delle cose sicuramente si.

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Il bordo vertiginoso delle cose 2014-04-17 09:43:26 Jane Marple
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Jane Marple Opinione inserita da Jane Marple    17 Aprile, 2014
Ultimo aggiornamento: 17 Aprile, 2014
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«Cosa succede poi, quando il romanzo finisce»

Il bordo delle cose: quell’esile striscia che divide chi vive ai margini e chi è fermo sull’orlo della voragine. Il limite è tutto in quella preposizione e determina la differenza, neanche troppo sottile, tra una vita e l’esistenza. È qui che la vertigine cede il passo all’inesorabile, ma soltanto ai più puri è dato di saltare.
Il bordo è la IE del liceo Orazio Flacco, i banchi di scuola, le ore di filosofia, l’adolescenza che è ferma su quella linea sottile che precede il volo. Tra i corridoi, durante le ore autogestite, si consumano passioni immaginarie, si inseguono sogni e ci si ritrova senza accorgersene ad aver superato la soglia.
Ai bordi vive Salvatore Scarrone, pluriripetente prima e pluricondannato poi, con la sua barba troppo lunga, con i suoi duri insegnamenti, con le sue scelte, i suoi propositi, le sue utopie di giustizia. Un ragazzino camuffato da adulto, con in testa la voglia di cambiare il mondo e in tasca la necessità di una vita migliore.
Sul bordo vive Enrico Vallesi, gracile e indifeso sognatore di buona famiglia e di una realtà della quale è un incapace attore e ancor più un inesperto astante. Un adolescente che non sa dosare i sottintesi e per il quale le omissioni acquistano significato soltanto quando, dismessi i silenzi, si sono travestite di parole.
Sotto l’egida del caso, nelle sale di una palestra di vita e con gli occhi perennemente rivolti alla strada per non mancare al richiamo della lotta armata, Enrico e Salvatore si scoprono amici ma fraintendono il loro essere “compagni”. Ed è lì, sul «bordo vertiginoso delle cose», che le strade si diramano e la giovinezza perde il suo candore.
Carofiglio tesse la trama dalla fine, da un Enrico quasi cinquantenne, ex bibliotecario, ex scrittore e ora insoddisfatto ghostwriter, che ritorna all’origine, alla sua Bari ormai trasformata dal tempo, al ricordo di un’infanzia vissuta e poi dimenticata e a quel ragazzo lasciato sul ciglio del burrone e ora ritrovato sul fondo di esso. Purtroppo alla suggestione del titolo non segue altrettanto pathos narrativo. Il racconto, infatti, sembra smarrirsi in lunghe e alquanto banali speculazioni pseudofilosofiche e neppure l’inserimento di analessi o l’alternarsi dei punto di vista (tra prima e seconda persona) riescono a riabilitarne le sorti.
Ciò che resta a questa lenta, retorica, noiosa storia è soltanto “il calo vertiginoso delle palpebre”.

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Consigliato soltanto a chi soffre d’insonnia.
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Il bordo vertiginoso delle cose 2014-03-10 21:46:05 ant
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ant Opinione inserita da ant    10 Marzo, 2014
Ultimo aggiornamento: 11 Marzo, 2014
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Vita, ricordi e il passato di uno scrittore

Un libro incentrato sulla presa di coscienza di sé stesso da parte di un romanziere piombato in un momento di scarsa vena scrittoria.
Enrico il protagonista scrittore, che vive a Firenze, decide di tornare nei luoghi della sua infanzia e adolescenza, cioè Bari, dopo aver letto un episodio di cronaca nera con protagonista un suo vecchio amico e compagno di scuola, Salvatore.
Inizia così un viaggio a ritroso, sia reale che dei ricordi, del protagonista e al lettore vengono offerti tanti spunti di riflessione; si parla degli anni 70 con gli scontri politici tra estrema destra e estrema sinistra, si parla di Bari e del cambiamento della città con suggerimentii e riflessioni sui luoghi simbolo della città .
Fra i tanti argomenti trattati da Carofiglio in questo testo, quello che spicca a mio avviso è la parte filosofica del libro, infatti uno dei personaggi chiave del romanzo è proprio Celeste la supplente di filosofia del Liceo frequentato da Enrico, verso cui il protagonista nutre più che stima.
I concetti filosofici dei sofisti, spiegati mirabilmente dalla prof diventeranno i cardini e le basi dell'esistenza di Enrico.
Volevo concludere la recensione riportando proprio uno di questi temi:
..."""la verità non è qualcosa che s'intuisce e si mantiene per sempre, è il risultato della discussione . In ogni punto di vista ci son elementi condivisibili ed elementi da rifiutare. Se pensiamo che una tesi-la nostra- contenga tutto il bene e le altre tutto il male, ci precludiamo la possibilità di progredire. Il grande merito dei sofisti-offuscato in secoli di storia della filosofia in cui sono stati diffamati e svalutati- sta nel riconoscimento del potere del linguaggio, della sua capacità di produrre conoscenza"""...
Un Carofiglio meno giallista e più filosofo, che a mio avviso si fa apprezzare
Particolare

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libri di ricordi e di resoconti del passato
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Il bordo vertiginoso delle cose 2014-02-06 07:01:19 diogneto
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diogneto Opinione inserita da diogneto    06 Febbraio, 2014
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il bordo vertiginoso del nulla

Leggendo le altre recensioni so che rischio ;-D ma è quello che penso di questo libro! Non mi menate please ;-D

A capodanno mi è successo di nuovo… ho comprato una fontana di luce e non è esplosa! Ho visto scintillare la miccia per almeno 10 secondi e poi il buio! Guardando negli occhi mia figlia e mio nipote ho percepito quella delusione di chi aspettava la gioia dei colori e la vibrazione dell’esplosione ma, alla fine, rimane deluso! Allora, da buon padre, ho tirato fuori le bombette che, senza luce, fanno il loro piccolo lavoro in maniera egregia ed ho risolto la nottata!

Ora vi chiederete cosa c’entra “Il bordo vertiginoso delle cose”, scritto da Gianrico Carofiglio [Rizzoli 2013] con la notte di capodanno… con la notte niente ma, a fine lettura, mi ha fatto lo stesso effetto che ho visto negli occhi dei bimbi quella notte alla non esplosione del fuoco d’artificio tanto atteso.

Quando ho scelto di leggere questo libro mi sono lasciato influenzare da una recensione che mi presentava un bel romanzo “di formazione” che tratta di temi spinosi come il terrorismo e l’adolescenza. In soldoni sono stati questi i motivi per cui ho infilato la testa in mezzo a quei fogli.

Ho trovato un libro che alla fine non è riuscito ad esplodere… tanto più che ho cercato di vedere se avevo saltato dei brani o dei capitoli perché non ho trovato quell’ approfondimento, sociale ma anche psicologico, sul periodo del terrorismo che poteva, e doveva a mio parere, dare maggior risalto alla figura di Salvatore ponendo, anche Enrico, sotto un ottica differente con basi solide, politicamente o umanamente motivanti, sulle quali fondare la sua “frequentazione”! Anche il racconto dell’Enrico bambino mi sembra molto, e troppo, simile al triangolo del film Ovosodo dove, il bravo ragazzo Piero Mansani, incontra il ribella, Tommaso Paladini, e si innamora della giovane prof. Giovanna Fornari…. il finale lo lascio immaginare! Quindi niente di nuovo sotto il sole di Bari.

Alla fine il viaggio del vecchio Enrico incontro alla sua adolescenza perde di verve e anche di curiosità appiattendosi sul “già visto” senza regalare colore alla storia.

Questa, naturalmente, è una mia lettura della storia… confido nella mia ignoranza per trovare chi lo ha letto con entusiasmo e possa dirmi “O ignorante ma chi ti credi di essere”… ma anche in quel momento la mia miccia, per farmi travolgere dalla narrazione di Carofiglio, non si accenderà!

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Il bordo vertiginoso delle cose 2014-01-07 11:08:40 manuela margilio
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manuela margilio Opinione inserita da manuela margilio    07 Gennaio, 2014
Ultimo aggiornamento: 07 Gennaio, 2014
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UN VIAGGIO NEL PASSATO

Gianrico Carofiglio torna in libreria con un nuovo romanzo edito da Rizzoli, il bordo vertiginoso delle cose il cui titolo è preso in prestito da un verso di Robert Browing; si tratta di una storia di formazione alla vita, densa di nostalgia dove la malinconia e l’amarezza sono palpabili e fanno da sfondo a tutto il romanzo. Dal raccordo emerge chiaramente la consapevolezza che l’essere umano è solito camminare sul bordo, sul filo delle cose, cercando di non cadere e sempre alla ricerca di un equilibrio difficile e precario. Tuttavia guardando indietro, ci troviamo spesso ad accorgerci di quanto abbiamo perso; con la smania di mantenere questo equilibrio abbiamo finito per far si che la vita ci passasse accanto e ce ne rendiamo conto quando ormai è troppo tardi.
E’ quanto succede ad Enrico Vallesi, scrittore in crisi, mentre beve il caffè in un bar nel centro di Firenze come ogni mattina. Sfogliando distrattamente il giornale si imbatte in una notizia di cronaca: durante un conflitto a fuoco con i carabinieri, è rimasto ucciso un rapinatore, da poco uscito di galera; il nome della vittima è proprio Salvatore Scarrone, compagno di scuola ai tempi del liceo.
In un attimo l’articolo lo riporta con la mente alla fine degli anni Settanta e al periodo della sua adolescenza quando frequentava il Ginnasio Quinto Orazio Flacco. Ai tempi Enrico era un ragazzo timido e introverso che sperava di diventare uno scrittore di talento. Lo vediamo così intraprendere un viaggio per Bari, città dove ha trascorso la propria giovinezza prima di iniziare gli studi universitari; un viaggio di ritorno verso il proprio passato forse rinviato troppo a lungo, verso i luoghi della propria adolescenza. Al racconto del suo ritorno nella città dalla quale era partito si alternano i ricordi di Enrico, dell’amore perduto per la professoressa di filosofia e dell’amicizia tradita per Salvatore il ragazzo ripetente che lo aveva avvicinato alla violenza e alla criminalità.
Un viaggio lungo la memoria, per dare una risposta ai propri tormenti di adolescente quando si era trovato ad affrontare il mondo, i sentimenti, la politica, la violenza e le proprie passioni.
“Non ero mai stato un adolescente felice – qualcuno lo è?”
Ritornare a casa dal fratello e ripercorrere luoghi familiari consentiranno al protagonista di capire ciò che si era lasciato alle spalle e come oggi è diventata la propria vita, quella vita che ha portato al fallimento dopo il successo, quella vita che non è stata pienamente vissuta.
“…e adesso è tardi per tutta questa vita che ti è passata accanto e che non sei stato capace di vivere perché volevi soltanto raccontarla, e non sei stato capace di fare neanche quello.”
Nelle vie di Bari Enrico ritrova persone, passioni, luoghi ormai smarriti negli angoli della sua memoria e il lettore lo segue con piacere, interessato a questo percorso alla ricerca di se stesso.
Con riferimenti filosofici e citazioni di scrittori quali Fitzgerald, Dostoevskij, Pavese, Hemingway, Conrad e altri, Gianrico Carofiglio ci offre una lettura istruttiva. Con uno stile lineare e un linguaggio semplice è in grado di emozionare il lettore, dando profondità estrema ai propri personaggi.

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Il passato è una terra straniera e il Silenzio dell'onda
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Il bordo vertiginoso delle cose 2013-12-24 14:52:44 gracy
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gracy Opinione inserita da gracy    24 Dicembre, 2013
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Le storie sono un pezzo di mondo

“Il bordo vertiginoso delle cose” (la citazione è da un verso di Robert Browning, “a noi preme soltanto il bordo vertiginoso delle cose”), si staglia quasi come un accorato bisogno di raccontare una storia vissuta, una storia sofferta, quasi al capolinea e quasi accorata.
Enrico Valenti è uno scrittore di grido che dopo aver pubblicato un solo libro non trova più la sua ispirazione e si ritrova a fare un lavoro “sporco”, senza slancio e senza talento, quello di ghost writer, giusto per far quadrare i conti e soffocare l’angoscia tutte le volte che gli chiedevano quando sarebbe uscito il suo prossimo romanzo.
Come l’avvocato Guerrieri nel suo ultimo “Le perfezioni provvisorie” , si avvale degli spazi temporali per raccontarci la sua storia. I flashback si alternano in capitoli che sono suddivisi in ordine cronologico, quando Enrico Valenti adulto si confessa, e in capitoli che portano il nome “Enrico”, che rappresentano il passato adolescenziale del protagonista ai tempi del liceo, quando per caso viene a contatto con le rappresaglie di sinistra negli anni di piombo e vive la struggente passione per la giovane supplente di filosofia.

“Non ero mai stato un adolescente felice – qualcuno lo è?”

Enrico Valenti appare un essere macilento che girovaga nel buio, barcolla in virtù del passato che lo ha segnato come uomo, un po’ fiacco e distrutto.
Gli basta leggere una notizia sul giornale per capire che finalmente è arrivato il momento di fare i conti col passato e dare le risposte ai quesiti insoluti ormai datati quasi vent’anni, col rischio di precipitare del tutto o di ancorarsi al trampolino e oscillare senza scivolare.

Pochi personaggi che ruotano nella storia di Enrico, sicuramente i minori, sono quelli che danno forza alla trama autobiografica, come il barbiere e il professore-pescatore in pensione.

Gianrico Carofiglio mantiene il perfetto equilibrio nella narrazione, avvalendosi dei contenuti di molti autori, da Tonio Kröger a I Buddenbrook di T. Mann, dal revisionismo di Marx a Gramsci, da Fitzgerald “Nella vera notte buia dell’anima sono sempre le tre del mattino” all’ironia pungente dei Peanuts, da Hegel a Schopenhauer, da Platone a Jackson Pollock, da Mellville a Conrad…e così via. Una bravura fin troppo perfetta e indiscutibile.
Ma il succo della storia in sé mi ha delusa, forse è mancata la forza trascinante e intrigante che richiedeva una trama così articolata e ricca di spunti. Perdersi nei meandri delle letterature altrui e poi scivolare con troppa semplicità in una storia troppo scontata e prevedibile, con finale aperto compreso, l’ho trovato fin troppo facile.

Un tentativo di allontanarsi sempre di più dall’essere scrittore di gialli che aveva trovato un felice approdo con “Il silenzio dell’onda”, che ritengo davvero magistrale rispetto a quest’ opera, per non parlare del racconto noir di “Cocaina” , il più bello che ho letto quest’anno, che ha superato di gran lunga Carlotto e De Cataldo per la sua completa bellezza.
Giusto per fare una puntualizzazione, a me il Carofiglio noir è quello che piace, quello che meglio sa discernere le storie e le sa esprimere con i perfetti criteri di giudizio, pacato, intelligente e sicuramente più coinvolgente e meno banale.

“E allora che pensieri l’hanno portata sull’orlo del molo, a rischio di finire nell’acqua fra i cefali?”

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Il bordo vertiginoso delle cose 2013-11-24 16:05:48 Lonely
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Lonely Opinione inserita da Lonely    24 Novembre, 2013
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Un viaggio nel passato

Premetto che adoro Carofiglio, dunque sono di parte.
Questo romanzo inizia con un viaggio in treno, e continua con un viaggio nel passato.
Enrico, il protagonista, è uno scrittore che dopo il suo primo libro di successo, non riesce più a scrivere niente di suo, e per vivere si adatta a fare il ghostwriter.
Si considera un fallito, ma non vuole dichiararlo neanche a se stesso, lo ammette per la prima volta con un vecchio professore in pensione, uno sconosciuto che lo mette di fronte alla nuda realtà.
La meta del suo viaggio è Bari, la sua città e la sua adolescenza. Enrico torna alle sue radici, perchè così è, quando il presente non ci soddisfa, il futuro ci fa paura, se non riusciamo a progettarlo, e non ci resta che tornare nel passato, nei luoghi e tra le persone che abbiamo amato o odiato, ma che comunque, sono state parte integrante di quello che siamo oggi.
Il passato gli rivela quanto la gioventù e l'incoscienza in alcuni momenti lo abbiano portato a un soffio dal valicare quel confine, oltre il quale la sua vita oggi poteva essere completamente diversa.
Ma è davvero incoscienza? O è coraggio quello che ci porta sul bordo vertiginoso delle cose? Cos'è che ci spinge un passo avanti o ci tira un passo indietro? L'influenza di una "cattiva" amicizia, il coraggio di confessare un amore, il caso o la coscienza? Forse tutte queste cose o forse nessuna, non importa, quello che conta è avere una seconda possibilità, non a tutti è concessa, ma quando ci è data, meglio riconoscerla e non lasciarsela scappare. Poi tutto potrà accadere.
Pur non essendo un giallo questo romanzo ti cattura sin dalle prime parole; Carofiglio con quel suo stile lucido, definito,ti tiene in sospeso fino all'ultima pagina, e non sai cosa aspettarti, ma poi la narrazione prosegue come la vita, la vivi e basta perchè quel che accadrà non lo puoi prevedere e tutta la filosofia che hai studiato non riuscirà a darle un senso!

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Il bordo vertiginoso delle cose 2013-11-07 09:17:11 Marco Caggese
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Marco Caggese Opinione inserita da Marco Caggese    07 Novembre, 2013
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Il bordo vertiginoso delle cose

Cosa c'è dietro questo splendido romanzo di Carofiglio?
Cosa ha vissuto l'autore di quanto narrato in 300 indimenticabili pagine?
La storia che ci viene raccontata è quella di un ragazzo di Bari, un anima "sofferta", di quelle che non si fermano alle apparenze e che non vivono uniformandosi a tutti gli altri.
C'è una famiglia dove comunicare è difficilissimo, c'è un'età, quella dei 16 anni, nella quale è tutto enormemente complicato, c'è un amore impossibile da comunicare ed un'amicizia sbagliata.
In questo romanzo di formazione ognuno di noi può trovare una parte della sua vita, senza alcuna difficoltà. Carifiglio riesce a scavare nei sentimenti di Enrico, il protagonista, e racconta una storia vivida, semplice ed esemplare, e più volte, durante la lettura, mi sono fermato a pensare " ma questo sono io!".
Il racconto scorre veloce,, la scrittura è limpida, piacevole, a tratti il romanzo è veramente divertente e l'autore sa anche usare qualche termine forte, quando occorre, per dare il giusto nome alle cose.
Insomma, questo romanzo tocca il cuore, Carofiglio sa dare profondità estrema ai personaggi e riesce far sentire al lettore i sentimenti del protagonista in maniera palpabile.
Non l'ho mai detto in vita mia, ma se sapessi scrivere, questo è il romanzo che mi sarebbe piaciuto scrivere.
Il mio voto è 10, senza se e senza ma. Buona lettura a tutti!

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