Narrativa italiana Romanzi Il cavaliere inesistente
 

Il cavaliere inesistente Il cavaliere inesistente

Il cavaliere inesistente

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"Questo romanzo di Calvino viene ad affiancarsi a 'Il visconte dimezzato' e a 'Il barone rampante', compiendo una trilogia di emblematiche figure, quasi un albero genealogico di antenati dell'uomo contemporaneo. Stavolta Calvino si è spinto più a ritroso nei secoli e il suo romanzo si svolge tra i paladini di Carlomagno, in quel Medioevo fuori d'ogni verosimiglianza storica e geografica che è propria dei romanzi cavallereschi". Dalla quarta di copertina (anonima) di Calvino alla prima edizione.

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Opinioni inserite: 11

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Il cavaliere inesistente 2017-08-09 15:55:17 annamariabalzano43
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annamariabalzano43 Opinione inserita da annamariabalzano43    09 Agosto, 2017
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Leggere Calvino oggi

Rileggere oggi La trilogia degli antenati di Italo Calvino è un’esperienza quanto mai illuminante sulla condizione in cui versa l’uomo contemporaneo. “Il cavaliere inesistente” giunge dopo “Il visconte dimezzato” e “Il barone rampante” ed è forse il più complesso dei tre. Se nelle intenzioni dell’autore era di tracciare le linee fondamentali di quello che sarebbe divenuto in seguito l’uomo moderno, si può dire che l’esperimento sia stato tra i più riusciti, nella misura in cui egli ha con efficacia creato personaggi-simbolo della dissociazione della personalità, della inconciliabilità tra l’individuo e la realtà circostante.
Non a caso Agilulfo, il cavaliere inesistente, è coscienza senza fisicità, laddove Gurdulù, il suo opposto, è fisicità senza coscienza. Il primo agisce secondo schemi fissi, il secondo muta atteggiamento e persino nome col mutare delle situazioni e delle azioni che si trova a compiere.
Agilulfo e Gurdulù sono le componenti scisse dell’individuo moderno che stenta a ritrovare una sua unitarietà, indispensabile per la realizzazione di un rapporto armonico con il mondo che lo circonda.
Né il gioco degli opposti e dei contrari si limita ad Agilulfo e a Gurdulù: Bradamante è l’amore come sfida e conquista mentre Sofronia è l’amore tenero e pacifico; Rambaldo è rappresentazione del mondo dell’esperienza in contrapposizione a Torrismondo espressione del mondo teorico e morale.
Né mancano in questo romanzo di impronta cavalleresca i tradizionali colpi di scena, con le pagine dedicate agli emozionanti momenti di “agnizione”, di riconoscimenti che riconducono alcuni personaggi entro gli schemi di una diffusa morale tradizionale. In quest’ottica va visto il rapporto Sofronia -Torrismondo, non già madre e figlio, bensì figlia del re di Scozia e di una contadina l’una, della regina e del Sacro Ordine del Gral l’altro. Ecco superato, dunque, il rischioso nodo narrativo dell’incesto.
Il progressivo svelarsi del personaggio narrante di suor Teodora, inoltre, e la sua identificazione con Bradamante danno al romanzo una connotazione di metaromanzo, di una disquisizione, cioè, e di una analisi sulla condizione di alienazione e scissione di personalità dell’uomo contemporaneo, che oggi, più di ieri, in epoca di globalizzazione appare estremamente allarmante.

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Il cavaliere inesistente 2014-11-01 18:30:01 marygiò02
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marygiò02 Opinione inserita da marygiò02    01 Novembre, 2014
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L' umanità: un mosaico variopinto

‘Se infelice è l'innamorato che invoca baci di cui non sa il sapore, mille volte più infelice è chi questo sapore gustò appena e poi gli fu negato.’

Questo romanzo viene ad affiancarsi a ‘Il visconte dimezzato’ e a ‘Il barone rampante’, compiendo una trilogia di emblematiche figure, quasi come un albero genealogico di antenati dell’ uomo contemporaneo. All’ interno di questa trilogia si vuole studiare la condizione dell’ uomo di oggi, il modo della sua alienazione, le vie di raggiungimento di un’ umanità totale.
Il romanzo è ambientato nella lontana epoca dei paladini di Carlomagno, animati dal valore, dalla fortezza e dal coraggio, in un Medioevo fuori d’ ogni verosimiglianza storica e geografica propria dei poemi cavallereschi.
Esso diviene metafora dell’ astratta civiltà di massa, in cui la persona umana appare cancellata dietro lo schermo delle funzioni, di comportamenti prestabiliti. E’ riflessione sull‘ essere, sulla presenza dell’ uomo nel mondo.
Tra le tante critiche rivolte al romanzo, mi soffermerei sulla presunta illogicità del romanzo e sulla mancanza di un tema di fondo. A dispetto di queste critiche, invece, a mio parere, l’ opera presenta un tema abbastanza palese, aggiungerei profondo, ma soprattutto attualissimo! Quante volte sentiamo dire: ”Tutto muscoli, niente cervello” oppure “Bella, ma stupida”; ecco, è proprio questo il tema/messaggio che Calvino vuole lasciarci: il vuoto che la società di massa stava creando tra gli uomini, i quali mettevano da parte valori ‘sacri’ per omologarsi, per divenire anch’ essi Macchina; Chi meglio di un cavaliere, dalla bianca corazza, che si erge al di sopra degli altri per lucentezza, poteva rappresentare al meglio questa situazione? E poi, una volta abbandonata quell’ armatura, diveniva uno dei tanti, se non peggio: scompariva del tutto.
Per quanto riguarda l’ illogicità dell’ opera, riporto una testimonianza dell’ autore stesso: ‘Se scrivo racconti fantastici è perché mi piace mettere nelle mie storie una carica di energia, d’ azione, di ottimismo, di cui la realtà contemporanea non mi dà ispirazione.’ La storia segue più intrecci, come vuole un romanzo cavalleresco, dunque, il libro va letto prescindendo da tutti i possibili significati, divertendosi con le avventure di Agiulfo, Gurdulù, di Bradamante ecc… Tutto rientra nei piani di Calvino.

La letteratura, i componimenti poetici in generale seguono, infatti, il genio irrazionale. Lasciamo, dunque, la razionalità alla matematica e alla realtà, e immergiamoci per qualche ora in quel mondo che solo la fantasia può creare!
‘L'arte di scriver storie sta nel saper tirar fuori da quel nulla che si è capito della vita tutto il resto; ma finita la pagina si riprende la vita e ci s'accorge che quel che si sapeva è proprio un nulla.’


buona lettura!
Maria Giovanna

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Il cavaliere inesistente 2014-09-04 22:19:18 aislinoreilly
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aislinoreilly Opinione inserita da aislinoreilly    05 Settembre, 2014
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Calviniano...

Questo romanzo di Italo Calvino, è stato scritto nel 1959 ed è il terzo capitolo nella trilogia intitolata “I nostri antenati”. I due romanzi precedenti sono “Il visconte dimezzato” (una perla anch’esso) ed “Il barone rampante” (meritevole).
Avendo già fatto un breve riassunto della vita di Calvino (vedi commento a “Il sentiero dei nidi di ragno” ), parlerò brevemente della trama di questo bel romanzetto:
Siamo all’epoca dell’ Imperatore Carlo Magno e tutta la vicenda è narrata da una suora in un convento che ripercorre le diverse avventure di due protagonisti: Agilulfo (il cavaliere inesistente) e Rambaldo (un giovane che vuole vendicare la morte di suo padre uccidendo l’argalif Isoarre). Agilulfo si contraddistingue non tanto per il suo essere immateriale, piuttosto emerge per la sua pedanteria, puntigliosità e freddezza. Rabaldo invece è un giovane dalle passioni turbolente e si innamora di Bradamante, una donna-cavaliere che in battaglia lo salva da morte certa e cerca in tutti i modi di conquistarla, inutilmente. Lei è infatti innamorata di Agilulfo che non ricambia questo amore. Colpo di scena: durante un banchetto, il giovane Torrismondo rivela che di fatto il titolo di “cavaliere” di Agilulfo non è valido perché per essere nominato cavaliere bisognava aver salvato una vergine in pericolo e colei che lui aveva posto in salvo in realtà aveva già avuto un figlio, Torrismondo stesso. Così Agilulfo partirà per ritrovare la donna e Torrismondo per trovare i cavalieri de “Il Sacro Ordine dei Cavalieri del Santo Graal” tra i quali pare esserci il suo vero padre. Bradamante seguirà Agilulfo disperata e a sua volta verrà “pedinata” dal suo spasimante, Rambaldo.
Riusciranno a portare a termine le loro missioni? A voi il piacere della scoperta. :)
Farò una breve analisi, senza annoiarvi troppo…
Rambaldo è proprio un personaggio senza sostanza, in tutti i sensi. Rappresenta l’uomo robotizzato che vive di leggi e atti burocratici senza bisogno di utilizzare una propria coscienza, un automa bello fuori (l’armatura è sempre impeccabile e lucidissima) ma “vuoto” dentro. Da una parte però vorrebbe essere una persona in carne ed ossa e questo pensiero tormentato lo accompagna in tutte le sue notti insonni.
Tutto sommato però è dotato comunque di un’astuzia che lo caverà fuori da possibili pasticci e la sua personalità così distaccata farà impazzire qualche donna… ;)
Rambaldo invece è un giovane incosciente, proprio un ragazzino che si lancia nella guerra aspettandosi chissà quali azioni eroiche e si trova spiazzato dalla burocrazia che sta dietro anche ad un semplice atto di vendetta.
Un personaggio che non ho citato nella trama è Gurdulù, il pazzo di turno, un uomo che non sa cos’è e diventa ciò che cattura la sua attenzione. Il mio personaggio preferito della storia! Crede di essere un animale, un oggetto inanimato, del cibo, tutto, con una facilità spiazzante ma affascinante: si immedesima e vive libero come un bambino, senza pensieri e senza inibizioni.
Detto questo, mi resta poco da aggiungere…
Io l’ho letto molto volentieri ed è scorrevole (ad eccezione di alcuni punti dove ci sono dei soliloqui di Agilulfo un pochino noiosini), lo stile di Calvino si riconosce sempre, soprattutto nei suoi personaggi sempre molto “estremi” secondo me. Piacevole anche per una lettura pre-dormita o in viaggio.
Buon divertimento. ;)

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Il cavaliere inesistente 2014-01-08 20:06:56 Pia Sgarbossa
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Pia Sgarbossa Opinione inserita da Pia Sgarbossa    08 Gennaio, 2014
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TU CI SEI ... OPPURE NO ?

Decido di leggere questo libro , alla ricerca delle sensazioni che me lo avevano reso interessante, in occasione della mia lettura avvenuta nell'adolescenza.
E a lettura ultimata capisco che ognuno di noi cambia nel carattere , si migliora o peggiora a seconda delle esperienze di vita, ma in una cosa rimane se stesso: nel temperamento.
Ed è proprio questo credo sia il motivo per il quale riesco a rivivere le stesse sensazioni.
Calvino ci narra una storia ambientata nel Medio Evo, con racconti di cavalieri al servizio di Carlo Magno, in un miscuglio tra realtà e fantasia.
Quello che colpisce è la presentazione dei vari personaggi, che ci offrono una panoramica completa dell'animo umano: sentimenti, modalità di porsi e di comportarsi, desideri, sogni, forza di volontà...
Ognuno di noi può avere la possibilità di rivedersi, di valutare le cause e le conseguenze di certi nostri comportamenti.
Agilulfo: l'uomo che pur non essendoci ... c'è ! Precisissimo, sempre razionale...presenza che può essere spesso scomoda, perchè non sa accettare le falsità e le vie di mezzo: per lui tutto deve avere un ordine preciso e attorno al quale ruota tutta la narrazione.
Rambaldo: l'uomo che insegue un desiderio e si lascia trasportare dai sentimenti, dalla passione dell'amore.
Torrismondo: l'uomo segnato da un'infanzia caratterizzata da ricordi misteriosi e incerti, desidera trovare chiarezze.
Gurdulù: l'uomo che vive seguendo i propri impulsi "di pancia"... fisicamente c'è, ma agisce senza ragione.
Bradamante: è la donna "vissuta"stanca di tutto, che insegue un uomo impossibile...l'unico che può ancora attrarla .
Ho trovato originalissima l'idea di far scrivere il racconto da una suora di clausura, che scrive ...per penitenza...per cercare la verità...una figura che in parte conosce il mondo, in parte deve ricamare le storie con la propria fantasia...e che può in qualche modo essere ognuno di noi.
Ogni lettore inoltre si può riconoscere sicuramente oltre che in lei, anche in uno dei personaggi proposti.
Io sia da adolescente sia da adulta, ho provato una certa vicinanza per Agilulfo...questione di feeling...ed è stato motivo per me di riflessioni personali.
Il racconto termina in modo del tutto inaspettato, lasciando un messaggio di speranza per chi ha amato tantissimo una persona , ma non è stata ricambiata : si, la vita può sorprendere, con evoluzioni mai previste.
E' sicuramente da leggere, nella certa convinzione che ogni lettore troverà sicuramente il proprio personaggio o almeno si riconoscerà in parte tra i vari personaggi.
Buona lettura,
Pia

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A chi ha capito la vacuità umana e nel contempo la grandezza...e ama la capacità introspettiva e ironica di Calvino.
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Il cavaliere inesistente 2013-11-13 17:01:23 Dilo
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Dilo Opinione inserita da Dilo    13 Novembre, 2013
Ultimo aggiornamento: 13 Novembre, 2013
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Intrecci di amori e di tipi bizzarri

-"Com'è che non mostrate la faccia al vostro re?"
-"Perché io non esisto sire"
- "E com'é che fate a prestar servizio, se non ci siete?"
- "Con la forza di volontà"
Pensate di essere in un campo di battaglia insieme a Carlo Magno e come se non bastasse, provate a immaginare di avere come compagno di battaglia uno che c'è solo grazie alla sua forza di volontà, pensate alla tenacia che deve avere questo paladino di Francia che c'è pur non essendoci! E pensate a quando deve essere così rompi scatole questo Cavaliere. Il campo di battaglia è pieno di personaggi bizzarri, Agilulfo a parte, troviamo anche Gurdulù il suo scudiero, il quale "c'è ma non sa d'esserci", poi c'è Bradamante, Cavaliere ineccepibile ma donna...unica donna dell'accampamento poi abbiamo il giovane Rambaldo e Torrismondo. Tutto va bene, fin quando la pignoleria di Agilulfo non fa incrinare gli equilibri e per difendere la sua carica di Paladino non si ritrova a dover lasciare l'accampamento e con lui, per varie vicissitudini amorose e non, lasciano l'accampamento anche Bradamante, Rambaldo, Torrismondo e Gurdulù. Così la storia continua tra momenti davvero esilaranti, demistificazione di "mostri sacri" come l'ordine dei cavalieri del santo gral e un Carlo Magno più simile a quello cantanto da De Andrè che a quello dei libri di storia. Nonostante il romanzo sia ambientato nel medioevo, non è difficile trasportare certe situazioni al presente e così farlo diventare un libro attualissimo, Dalla figuara del religioso, al politico fini ad arrivare a quella dell'uomo e alla donna.
Calvino ci fa conoscere anche l'amanuense che narra la storia, una suora la quale ci fa conoscere tutti i suoi dubbi e tutta la fatica che mette nello scrivere, il tutto alternato da una classica narrazione in terza persona. Calvino e pochissimi altri, nella letteratura italiana, riescono ad usare così magistralmente il narratore e la prima persona. Si entra e si esce dalla storia continuamente, c'è un continuo cambio di narratore ma nonostante ciò, e in questo sta la bravura di Calvino, il lettore non si perde neanche una volta, la lettura continua ad essere molto scorrevole. Nonostante ciò della trilogia è il libro che mi è piaciuto meno, quindi vi consiglio di leggerlo ma consiglio di leggere prima gli altri due, o almeno di leggere anche quelli

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il visconte dimezzato, il barone rampante e l'opera di Italo Calvino in generale
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Il cavaliere inesistente 2013-10-30 12:54:34 catcarlo
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catcarlo Opinione inserita da catcarlo    30 Ottobre, 2013
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Il cavaliere inesistente

Qui si cantano i cavalieri, le armi e gli amori che palpitano in un alto medioevo di fantasia, dove ogni esigenza di verosimiglianza storica cade di fronte al gusto dell’autore nel narrare una lunga e divertita fiaba. Paladino di Carlomagno, Agilulfo è solo un armatura vuota, benché immacolata nel suo bianco splendente. Per contrastare il suo essere sempre così perfettino, in battaglia e di corvè, il re gli affibbia come scudiero Gurdulù, l’uomo dai mille nomi che è il suo esatto contrario, visto che a una debordante presenza fisica accoppia una totale svagatezza mentale. Alla loro storia, si intrecciano quelle della bella Bradamante, del giovanissimo Rambaldo e del cupo, benché poco più che ragazzo anche lui, Torrismondo: quando i fili si ingarbugliano, si ritrovano tutti a cavalcare verso i quattro angoli del mondo impegnati in una ricerca (una ‘quest’ direbbero quelli che parlano forbito) che li accompagna sorridendo alla naturale destinazione del lieto fine. Leggendo, si procede incantati proprio come si fa quando si ascolta una favola che alterna, con equilibrio ammirevole, momenti di avventura e sprazzi di irresistibile comicità, ma, come in tutte le favole, si può scorgere sullo sfondo un robusto fondamento di realtà. L’idea di Agilulfo e del suo svagato, speculare Sancho Panza nasce in Calvino meditando, pensa te, sulla condizione dell’uomo moderno, impegnato in un difficile dibattersi tra concretezza e superficialità alla ricerca di un modo di essere che troppe volte non sa focalizzarsi sugli aspetti importanti della vita: gli altri personaggi servono come variazioni di tale motivo principale, mentre le idee di progresso sociale care all’autore (che usciva allora dall’infatuazione comunista) si possono ritrovare nell’episodio della reazione degli abitanti di Curvaldia ai caricaturali Cavalieri del Sacro Gral. In aggiunta ci sono le meditazioni sul fatica di scrivere e pagina bianca di suor Teodora – che meraviglia, però, la rappresentazione quasi cinematografica delle mappe - ma il libro resta godibilissimo anche a prescindere da simili diramazioni ideologiche: le sue poco più di cento pagine scorrono veloci nella scrittura brillante e lavorata con cura di Calvino (fonte, come sempre, di una piacevolezza quasi fisica) risultando adatte a lettori di qualsiasi età, dal bambino affascinato dal lato favolistico all’adulto alla ricerca di un rilassante viaggio della fantasia. Qualche critica da incontentabili, volendo, si può anche abbozzare: è vero che il romanzo è di mirabile concisione, ma a rimetterci sono soprattutto il personaggio principale e, ancor di più, Gurdulù che, dopo una pirotecnica entrata in scena, sembra non realizzare in pieno le sue possibilità. Lo stesso capita ad Agilulfo, delle cui gesta si vorrebbe essere informati in maggior misura - il paladino è pur sempre uno capace di camminare sul fondo del mare fino in Marocco e di soddisfare una donna senza sfiorarla! - e, invece, d’ogni tanto finisce fuori scena per molte pagine a favore di episodi – in special modo quello di Curvaldia – che si prendono uno spazio eccessivo. Si tratta, in ogni caso, di considerazioni marginali che poco incidono sul giudizio complessivo di questo libretto davvero incantevole.

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Il cavaliere inesistente 2013-10-20 05:12:39 Bruno Elpis
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Bruno Elpis Opinione inserita da Bruno Elpis    20 Ottobre, 2013
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Inesistenza in acronimo

Il terzo capitolo della "trilogia araldica" è affidato a
Lui: il più inconsistente, il più evanescente e fantasmatico

Cavaliere che mente umana
Abbia mai potuto concepire. La storia: il giovane Rambaldo
Vuole vendicare la morte di suo padre e ci riesce. In un
Agguato viene salvato da Bradamante, di cui s’innamora.
La donna non lo ricambia perché il suo uomo
Ideale è Aginulfo, il cavaliere inesistente. L’inconsistenza
E' causata da una circostanza anomala:
Resosi eroe per aver salvato una vergine da violenza, gli
E‘ revocato il titolo nobiliare quando si scopre che

Invece, la donna, vergine
Non era. Pedinamenti a non finire: Aginulfo
E‘ rincorso da Bradamante, inseguita da Rambaldo… Tra
Scozia e Marocco, passando per
I cavalieri del Santo Graal alla ricerca del padre, Aginulfo
Si preoccupa di riconquistare un’identità. E l’esistenza.
Tanti i colpi di scena, cavallereschi
E non: compreso quello relativo all’identità della
Narratrice, suor Teodora, che altri non é…
Tra i nostri antenati è il più macchinoso, il più cervellotico
E non per questo il meno divertente…viva l’ironia fantastica!

Bruno Elpis

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Il cavaliere inesistente 2013-06-03 20:55:33 P.P.
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P.P. Opinione inserita da P.P.    03 Giugno, 2013
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Un cavaliere specchio dell'attualità

In quest'opera Calvino riesce ad analizzare, attraverso il passato, il nostro presente evidenziando aspetti e contraddizioni del mondo moderno che spesso passano inosservati.
Il romanzo è un’ efficace quanto inusuale metafora per "leggere" l'attualità. E’stupefacente l’idea di un cavaliere sorretto unicamente dalla propria forza di volontà. Ed affascinante il modo in cui viene presentato il personaggio di Agilulfo, mitigato da una sottile ed acuta ironia, tipica dei Calvino, che in realtà, come anche gli altri personaggi presenti nel racconto e nella trilogia dei “Nostri Antenati”, rappresenta aspetti della società quanto mai attuali. Il “vuoto” dentro l’armatura di Agilulfo può essere visto come il vuoto della società moderna, avvinghiata a idee e modelli consolidati e omologati, attaccata alle frivolezze che all’interno è vuota, e pertanto quando viene a mancare la consuetudine, cioè di cui si è fatta l’unica ragione di vita, ci si perde, ci si dissolve senza che rimanga niente se non l’involucro esteriore di ciò che si è ritenuto essere tutto, quando invece i valori morali e culturali si offuscano sempre più, soppiantati da quanto è immediato e diretto, per cui non è necessaria la fatica di un ragionamento o di una critica. Ugualmente gli altri personaggi si possono intender metaforicamente come risvolti della società: Gurdulù che esiste ma non sa di esistere, ed è in cerca della propria identità e individualità, e che non avendo una coscienza di se, del proprio “esistere” imita ciò che già esiste, tuttavia senza mai identificarsi totalmente nell’altro e tornando alla ricerca di sé dopo essersi reso conto di non aver conseguito il proprio obiettivo.

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Calvino
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Il cavaliere inesistente 2012-10-15 10:39:51 Yoshi
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Yoshi Opinione inserita da Yoshi    15 Ottobre, 2012
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luce e ombra

Faccio i miei complimenti ai due utenti che prima di me hanno scritto delle bellissime recensioni oltre che complete.
Detto questo non mi soffermerò a riassumere questo libro perchè non farei altro che scrivere ciò che è stato ben descritto da loro.
Ho letto senza cercare un particolare significato simbolico o sociale, cosa che ho fatto con i libri di Calvino che ho precedentemente letto e devo ammettere che letto anche con "superficialità" questo romanzo cavalleresco risulta fresco e attuale.
Calvino è uno di quegli scrittori che riescono a mettere in luce dettagli che solitamente non vengono analizzati.
Tutto ciò lo fa con un semplicità tale che ti fa domandare "ma come mai non ci avevo mai pensato? perchè questa cosa non l'avevo mai notata? eppure è così ovvia!".
I personaggi vengono descritti in maniera essenziale e con limpidezza, sembra quasi che facciano parte di noi. Come se palesasse dei lati del nostro lato nascosto, che diamo per scontato e che lui porta alla luce.
La sua scrittura è fluida e veloce, rievoca immagini semplici e piene di significato.
Che altro posso aggiungere?
Buona lettura!

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Il cavaliere inesistente 2011-10-14 17:52:00 lucia ciciarelli
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lucia ciciarelli Opinione inserita da lucia ciciarelli    14 Ottobre, 2011
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la modernità in chiave medievale


Il protagonista del romanzo (Agilulfo) è chiaramente il cavaliere inesistente, personaggio caratterizzato dalla sua splendente armatura, elemento che non solo lo rende visibile ma lo fa anche distinguere dagli altri cavalieri di Carlo Magno. E' un uomo molto rigoroso, tanto che anche in battaglia rimprovera sempre gli altri cavalieri i quali, umanamente, a volte sbagliano. Ovviamente questo comportamento lo rende insopportabile agli occhi degli altri personaggi (soprattutto della bella Bradamante della quale Agilulfo si innamora), e anche a quelli del lettore.

Questo atteggiamento del protagonista ricorda molto gli altri personaggi dei libri che compongono la trilogia; infatti si capisce come Calvino rappresenti in ogni suo personaggio una diversa tipologia umana; in questo caso il cavaliere inesistente raffigura l'uomo moderno, colui che sembra essere privo di ogni genere di sentimento, e che, perciò, non ha neanche una forma umana. Inoltre ha vissuto tutta la vita da cavaliere e quando perde la sua carica si toglie l'armatura e non è più nessuno; allo stesso modo, l'uomo moderno quando perde la sua posizione nella società sparisce e nessuno lo riconosce più.

Sicuramente il libro più difficile dei tre, con un messaggio un pò celato, tanto da essere frainteso dai critici, che ne leggevano una critica ai partiti politici del tempo, però avvincente, divertente e perfino romantico.

Memorabile e stupenda la frase: "Se infelice è l'innamorato che invoca baci di cui non sa il sapore, mille volte più infelice è chi questo sapore gustò appena e poi gli fu negato"

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fantasy...anche d'autore!
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Il cavaliere inesistente 2009-10-20 10:44:50 Renzo Montagnoli
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Renzo Montagnoli Opinione inserita da Renzo Montagnoli    20 Ottobre, 2009
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Ieri e oggi

Questo romanzo, unitamente al Barone rampante e al Visconte dimezzato, fa parte della cosiddetta Trilogia degli antenati, una specie di albero genealogico dei nostri progenitori.

Se per gli altri due l’autore ritornava poco indietro nel tempo, per questo invece va a ritroso di molti secoli per approdare all’epoca di Carlo Magno e dei suoi famosi paladini.

E’ forse superfluo che evidenzi che il Medioevo raccontato è ben lungi da qualsiasi verosimiglianza storica, un periodo quasi sospeso nell’arco della fantasia, tipico dei poemi cavallereschi, più simili a saghe che a realtà romanzate.

In questo contesto la creatività di Italo Calvino raggiunge livelli straordinari, dando luogo a un’opera che mescola sapientemente la fantasia con la satira, proiettando il lettore ad effettuare, quasi inconsapevolmente, dei paragoni fra le vicende narrate e certi fenomeni di costume attuali.

Credo che sia impossibile non pensare di fare un accostamento fra un cavaliere inesistente, rappresentato solo da un’armatura che si muove, che combatte e che parla, con la crescente spersonalizzazione dell’uomo odierno, con quell’ansia continua di omologazione che di fatto lo rende schiavo di un’immagine non sua. Anche ora ci sono armature, automobili che rinserrano le persone e che finiscono per rappresentare solo l’emblema di una società votata all’annullamento dell’identità.

Ci sono poi altri elementi ed episodi che mi inducono a ritenere che Calvino, parlando in quel modo di un’epoca passata, volesse in effetti far comprendere che anche oggi nulla è cambiato.

Per esempio, il raduno mistico dei Cavalieri del Graal, che camminano come sonnambuli, mi ricorda tanto certe cerimonie delle numerose sette religiose tipiche del nostro tempo.

Se Agilulfo è il cavaliere inesistente, che non c’è infatti, ma sa di esserci, straordinaria è la figura del suo scudiero Gurdulù, che pur essendo non lo sa, vero e proprio esempio di un ominide agli albori dell’umanità, non ancora in grado di prendere coscienza del suo ruolo, come del resto non pochi nostri simili che attualmente, rinnegano se stessi, per essere quello che non sono.

Che dire poi di Bradamante, la bellissima guerriera, stretta nella sua armatura? Non possono non venir in mente le donne della società contemporanea, consapevoli della loro parità con l’uomo, disposte a combattere per realizzarsi, ma che mantengono quell’innata tenerezza e femminilità che l’amore fa riemergere prepotentemente.

Di fronte a queste osservazioni si potrebbe pensare che il romanzo di Calvino risulti di difficile lettura e invece è tutto il contrario, con una serie incredibile di trovate, di personaggi, di vicende che avvincono, spesso dando anche luogo a risate, pur se il suo fine più concreto si raggiunge quando ci accorgiamo di sorridere, perché finiamo con il ritrovarci negli impietosi paragoni, e allora è d’obbligo mostrare verso di noi un velo di pietà per una recuperata misura della nostra esatta dimensione.

Il cavaliere inesistente è un’opera di grande valore, un libro che non dovrebbe mai mancare fra quelli che teniamo nella nostra biblioteca, e quindi mi sembra più che logico raccomandarne la lettura.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Consigliato a chi ha letto...
Il barone rampante, di Italo Calvino;<br />
Il visconte dimezzato, di Italo Calvino.
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