Narrativa italiana Romanzi Il maestro di Vigevano
 

Il maestro di Vigevano Il maestro di Vigevano

Il maestro di Vigevano

Letteratura italiana

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L'ambiente che il romanzo ritrae è quello dei maestri elementari, categoria che il mondo economico non ha toccato e che continuano a sperare nelle promozioni di qualifica, nella pensione, negli scatti del "coefficente", in mezzo a un mondo sempre più avido di benessere realizzato in gran fretta.

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Il maestro di Vigevano 2017-05-15 18:32:50 ant
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ant Opinione inserita da ant    15 Mag, 2017
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La provincia italiana

Mastronardi evidenzia in modo chiaro e netto quelli che erano(e che in gran parte sono)i valori della provincia italiana(in questo caso la Lomellina)e cioè:1) L'ostentazione della ricchezza attraverso macchine, gioielli, pellicce 2)Il voler a tutti i costi eguagliare il tenore di vita di chi "sembra" più agiato 3) La disgregazione familiare tipica dei ns tempi, il protagonista perde prima la dignità e poi la famiglia. Un romanzo scritto negli anni 60, ma che si rivela attualissimo
Estrapolo una descrizione di Piazza Ducale di Vigevano fatta da Mastronardi
..."" il fare la vasca degli arricchiti ingioiellati, il loro tempo vuoto e vano la sera stravaccati sulle poltroncine, l’operaio seduto con l’industriale, entrambi soddisfatti, come se la ricchezza e la potenza dell’industriale si riflettessero su di lui""
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Il maestro di Vigevano 2017-04-02 19:36:14 Cristina72
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Cristina72 Opinione inserita da Cristina72    02 Aprile, 2017
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Ore bruciate, tempo perduto

La penna intinta nel fiele di Lucio Mastronardi riflette lo stato di frustrazione di un perdente che finisce per sconfinare quasi nell’alienazione mentale.
E’ la cronaca della quotidianità logorante di un maestro di provincia vessato dal dispotismo saccente dei superiori, disprezzato dalla moglie per la sua inerzia, soffocato dal “catrame” , uno spesso strato di paura che di fatto paralizza ogni iniziativa.
Eppure, pagina dopo pagina, sorge il dubbio che la meschinità di certi personaggi non sia peggiore di quella dello stesso protagonista, anima in pena abbrutita dalle pastoie dell’abitudine:
“Mi accorgo che la mia vita è tutto un seguito di ore bruciate, di tempo perduto”.
Il ghigno che scorge sul viso della moglie non dev’essere così diverso dal suo, che vagheggia una vita diversa ma intanto sembra crogiolarsi nelle umiliazioni che subisce a casa e al lavoro e nella mediocrità delle chiacchiere tra colleghi a scuola e al bar.
Nessun riscatto nemmeno sul versante dell’affetto che prova per il figlio, sentimento superficiale che poco ha a che vedere con un autentico amore paterno e molto con la vanità personale.
La narrazione “sonora” sembra trasmettere la voce pacata e monocorde dell’io narrante, da cui ci si aspetta un gesto irrevocabile da un momento all’altro. Alla fine lo compie, a modo suo, sputando rabbiosamente sulla tomba della consorte e vedendo riflesso nello sputo, emblematicamente, il suo stesso volto.
Il romanzo, che per acutezza psicologica - o meglio psicoanalitica – ricorda Camus e Svevo, suscita profonda insofferenza, tanto che si arriva all’ultima, beffarda pagina con un senso di sollievo.

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Camus, Svevo.
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