Il mio inverno a Zerolandia Il mio inverno a Zerolandia

Il mio inverno a Zerolandia

Letteratura italiana

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La trama e le recensioni di Il mio inverno a Zerolandia, romanzo di Paola Predicatori edito da Rizzoli. Alessandra ha diciassette anni quando la sua mamma muore dopo una lunga malattia. Rimasta sola con la nonna, torna a scuola decisa a respingere le attenzioni dei compagni che sente estranei, impegnata com’è nella manutenzione del suo dolore. Per questo cambia banco e prende posto vicino a Gabriele detto Zero, la nullità della classe: desidera solo essere ignorata dagli altri, come succede a lui. Ma Zero è più interessante di quanto sembra. Ha una gran passione e un vero talento per il disegno; nella sua apparente noncuranza è attento e sensibile; è lui a soccorrere Ale sbucando inaspettato al suo fianco quando lei ha bisogno di aiuto. Piano piano un sentimento indefinibile prende forma tra le pareti della classe e la spiaggia d’inverno, grigi fondali di una storia semplice e complicata insieme: perché Alessandra è tanto lucida nel rivisitare il ricordo della madre quanto confusa nel prendere le misure di se stessa e di ciò che prova. E Gabriele è abilissimo a sparire proprio quando lei scopre di volerlo vicino. È la voce di Ale, ruvida nel dare conto del presente, dolcissima nell’evocare il passato, a raccontarci la storia di una perdita, una storia di scuola, una goffa, incerta storia d’amore. Il mio inverno a Zerolandia è tutto questo. E dimostra che la somma di due zeri non è zero, ma molto, molto di più.

Paola Predicatori è nata nelle Marche e vive a Milano. Lavora nel mondo dell’editoria. Questo è il suo primo romanzo.

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Il mio inverno a Zerolandia 2012-04-05 14:24:49 Viola03
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Viola03 Opinione inserita da Viola03    05 Aprile, 2012
Ultimo aggiornamento: 05 Aprile, 2012
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"Le dò 6" - "Che pa**e Prof!"

Allora, le cose sono due: o sono io che invecchio e quindi le storie d’amore degli adolescenti mi sembrano abbastanza imberbi, o è l’autrice di “Il mio inverno a Zerolandia” che ce la mette tutta, ma proprio tutta per farcelo apparire così. Che poi qui, questi due, i protagonisti, si mollano, si riprendono, si avvicinano, si allontanano, non si capiscono, proprio come piace a me insomma. Solo che niente, quella scintilla per me non è scattata.
La storia in sé non è male. C’è Alessandra, adolescente, che perde la mamma per una grave malattia. Il suo mondo crolla, si inabissa. Tornata a scuola dopo il lutto, decide di cambiare banco e va a sedersi nell’ultima fila, accanto al reietto assoluto della classe, Gabriele detto Zero, quello che non fa mai bene un’interrogazione, viene a scuola un po’ si e un po’ no, che porta vestiti da quattro soldi.
Il gesto di Alessandra è osservato dagli occhi increduli dei compagni, che si domandano cosa possa spingere qualcuno a sedersi lì nella terra desolata.
Lei lo ha fatto in un attimo di poca lucidità, per rompere con quel passato che ora sembra non appartenerle più, per dare un senso al dolore che riempie ogni momento, gesto, sguardo.
Laggiù, nella zona di confine, Zerolandia appunto, i due inevitabilmente finiscono per unire le loro solitudini, i loro silenzi, il loro senso di vuoto, in una strana, complicata, tortuosa storia di amore.
Il romanzo si divide in due diversi tipi di narrazione, da una parte scorrono i giorni, con le lezioni, la vita quotidiana, il progredire dei rapporti tra Zero e Alessandra. Dall’altra ci sono dei momenti di riflessione della protagonista, che ricorda, pensa e parla a sua madre.
Mentre i secondi riescono a far percepire l’intenzione, a trasmettere il dolore che si può provare nel perdere un genitore, la solitudine che ne consegue, i primi tendono a essere un po’ superficiali, vuoti, pieni di considerazioni un po’ banali, un po’ confusionarie.
Nella sempre mia buona predisposizione, credo che questo sia in parte volontà dell’autrice, che ci mostra la trasformazione, la maturazione di una ragazza, nei confronti di un avvenimento sconvolgente, il suo essere adulta nell’affrontare i ricordi, la sofferenza, la mancanza; dall’altra dato che sempre di un’adolescente stiamo parlando, ci viene mostrato l’altro suo mondo, quello dove ancora non sa muoversi bene, fa cose un po’ sciocche, commette errori (sempre forse come antidoto al dolore).
Un po’ per esperienza personale, direi che ci sta: si cresce o si invecchia di colpo per certe cose, si rimane totali immaturi per altre (anche mooolto dopo i 18 anni!!!).
Nel complesso mi è piaciuto via, ma non mi ha totalmente convinta. Spero di leggere presto qualcos’altro.

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Il mio inverno a Zerolandia 2012-02-16 13:42:20 Carolina
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Opinione inserita da Carolina    16 Febbraio, 2012

Delusione

La trama del libro mi aveva molto incuriosito, così come il personaggio di Zero, ma sono stata notevolmente delusa. La protagonista è una ragazza di 18 anni, ma se non l'avessi saputo gliene avrei dati a malapena 14, tanta è l'inconsistenza e l'immaturità del personaggio. La "storia d'amore" tra Alessandra e Zero, che dovrebbe essere il fulcro del romanzo, è praticamente inesistente: non c'è tra loro nessuna intimità e nessun vero legame oltre a quello fisico.
Alzano un po' il livello del libro le parti in cui la protagonista racconta della madre: a differenza del resto, hanno un minimo di profondità.
In conclusione, non mi sento di consigliare questo libro a nessuno; è un peccato, l'idea era buona ma l'autrice non è stata in grado di svilupparla.

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Il mio inverno a Zerolandia 2012-02-08 13:15:30 Lady Libro
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Lady Libro Opinione inserita da Lady Libro    08 Febbraio, 2012
Ultimo aggiornamento: 28 Marzo, 2012
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Poco più di zero

Leggendolo si capisce subito che è un libro scritto da un'autrice esordiente, infatti come tutti i libri di questo genere ha i suoi pregi e i suoi difetti, non è un capolavoro ma non è nemmeno bruttissimo.
Con gli occhi e la mente di Alessandra, una ragazza diciottenne, la storia si divide in due blocchi distinti ma al tempo stesso strettamente collegati: capitoli scritti in forma di diario che parlano di tutti i ricordi, le esperienze più significative e il forte dolore della protagonista per la morte della madre e altri, legati al presente, che narrano la vita scolastica di Alessandra e i suoi rapporti con i compagni di classe, in particolare con l'emarginato e problematico Gabriele con cui instaurerà una relazione.
L'autrice è riuscita perfettamente a rendere l'idea del dolore della perdita, della malinconia e dei sentimenti provati da tutti i personaggi, ma se la parte contenustica è ben fatta, è quella strutturale il problema, dovuto all'uso spropositato di indicativi al posto dei congiuntivi (praticamente inesistenti in questo romanzo) e di un linguaggio fin troppo colloquiale e ricco dei tipici (e irritanti) intercalari adolescenziali.
Non si capisce inoltre quale sia la scintilla che fa sbocciare la cosiddetta "storia d'amore" tra Alessandra e Gabriele e ho trovato la loro relazione molto fredda e distaccata, quasi come se fosse il nulla più totale.
Il tutto è tristemente coronato da un finale deludentissimo che non soddisfa le aspettative e non arricchisce tutti i contenuti.
Lo consiglio solo a chi vuole leggere qualcosa di leggero e non impegnativo.

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