Narrativa italiana Romanzi Il sentiero dei nidi di ragno
 

Il sentiero dei nidi di ragno Il sentiero dei nidi di ragno

Il sentiero dei nidi di ragno

Letteratura italiana

Editore

Casa editrice


Dove fanno il nido i ragni? L'unico a saperlo è Pin, che ha dieci anni, è orfano di entrambi i genitori e conosce bene la radura nel bosco in cui si nascondono i piccoli insetti. È lo stesso posto in cui si rifugia lui, per stare lontano dalla guerra e dallo sbando in cui si ritrova il suo paese. Ma nessuno può davvero sfuggire a ciò che sta succedendo lì e nel resto d'Italia. Neppure Pin. Il romanzo di bruciante intensità che ha segnato l'esordio di Italo Calvino.

Recensione Utenti

Opinioni inserite: 11

Voto medio 
 
4.8
Stile 
 
4.8  (11)
Contenuto 
 
4.8  (11)
Piacevolezza 
 
4.8  (11)
Voti (il piu' alto e' il migliore)
Stile*  
Assegna un voto allo stile di questa opera
Contenuto*  
Assegna un voto al contenuto
Piacevolezza*  
Esprimi un giudizio finale: quale è il tuo grado di soddisfazione al termine della lettura?
Commenti*
Prima di scrivere una recensione ricorda che su QLibri:
- le opinioni devono essere argomentate ed esaustive;
- il testo non deve contenere abbreviazioni in stile sms o errori grammaticali;
- qualora siano presenti anticipazioni importanti sul finale, la recensione deve iniziare riportando l'avviso che il testo contiene spoiler;
- non inserire oltre 2 nuove recensioni al giorno.
Indicazioni utili
 sì
 no
 
Il sentiero dei nidi di ragno 2015-06-26 10:37:04 Bruno Izzo
Voto medio 
 
5.0
Stile 
 
5.0
Contenuto 
 
5.0
Piacevolezza 
 
5.0
Bruno Izzo Opinione inserita da Bruno Izzo    26 Giugno, 2015
Top 500 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Casa dolce casa

Opera prima di Italo Calvino, pubblicato poco dopo la fine della guerra, “Il sentiero dei nidi di ragno” è un romanzo sulla Resistenza, ma non è tanto, come si potrebbe pensare, un racconto basato sull'esperienza dello scrittore, una cronaca dettagliata sulla partecipazione dell'autore alla lotta partigiana, anche se certamente ne rievoca i fatti, e quei fatti, quelle esperienze lo hanno ispirato.
Esso è più propriamente un libro sulla guerra in sé, e sui guasti, sulla violenza, sullo stupro che essa esercita sull'animo, sulla sensibilità e nel cuore dei più deboli, sui bambini in particolare.
Se nella “Ciociara” di Alberto Moravia lo stupro descritto non è tanto quello reale cui soggiacciono le vittime innocenti della guerra, ma quello, assai più crudele, perpetrato dall’assurdità, crudeltà e follia della guerra nei confronti della speranza di una generazione, ebbene anche il libro di Calvino in fondo è la storia di uno stupro, della violenza perpetrata verso il candore e l’innocenza dell’infanzia, e forse quindi una barbarie ancora più intollerabile.
Un libro per l’infanzia, a favore dell’infanzia, quindi, in un certo senso, e come ebbe a commentare lo scrittore Cesare Pavese, “Il sentiero dei nidi di ragno” è addirittura un libro fiabesco, un vedere le cose della guerra da un punto di vista di una favola, di un gioco, un gioco assurdo, inutile e crudele di cui neanche si riesce a capire bene le regole, in definitiva è un libro che presenta un punto di vista “basso”, una visione dal basso come appunto è la prospettiva vista con gli occhi dei bambini.
In realtà invece i bambini vedono oltre, usano oltre gli occhi anche il cuore, l’anima, tutto il loro essere, è una visuale ben più alta di quanto si possa immaginare, una visione elevata e perciò privilegiata, nobile, come appunto nobile è l'innocenza dei bambini prima che essa venga stuprata dalle brutture degli uomini.
Per questo, in particolare, i protagonisti non hanno nomi propri ma nomignoli, soprannomi, nomi di fantasia, proprio come nelle favole, quasi a rimarcare il punto di vista del piccolo protagonista: per esempio i partigiani hanno nomi assai coloriti e caratteristici, Diritto, Lupo Rosso, Pelle, Cugino, Labbra di Bue, ecc.
Protagonista è Pin, appena dieci anni e già esperto, a modo suo, delle cose della vita.
Orfano di madre, privo di padre, abbandonato da Dio e dagli uomini e letteralmente costretto ben presto a cavarsela da solo e a badare a se stesso, cresciuto, si fa per dire, dall'unico affetto, la sorella, la Nera del Carrugio Lungo, che esercita la prostituzione, in particolare con i militari tedeschi, e perciò anche a rischio di collaborazionismo.
Pin è quello che si dice un ragazzo di strada, un monello, uno scugnizzo, un guitto; bisognoso di considerazione e affetto, bazzica per le strade liguri in cui vive, frequentando per forza di cose, più gli adulti che i coetanei. Con le logiche conseguenze. Sporco, lacero, cencioso e macilento, vive più per strada e nelle osterie che a casa o a scuola o nella bottega di calzolaio in cui è apprendista, trascorre assai più tempo a discutere e a litigare con i peggiori elementi adulti che a giocare con i coetanei. Pin elegge necessariamente gli adulti a unico esempio e li vede eroi, strani ma degni di fede perché adulti, e li imita, li scimmiotta, assorbe da loro il peggio dell’animo umano.
Eccolo tra i grandi nelle osterie invase dai fumi di sigaretta, eccolo tra gli uomini che annegano nel vino gli stenti e le preoccupazioni di una vita misera complicata e intristita dalla guerra e dall'occupazione tedesca, eccolo cercare di attirare se non l'affetto almeno l'attenzione e la considerazione degli adulti, la sua massima ragione di vita, cantando a voce alta canzonacce da osteria, usare un linguaggio sconcio adattissimo a quartieri malfamati ma non certo sulla bocca di un bambino. Eccolo raccontare storielle divertenti, ambigue e a doppio senso, eccolo prendere in giro tutti e tutto con la sua linguaccia maliziosa e irriverente.
Perchè Pin è piccolo, ma sveglio, è furbo, come tutti quelli costretti a crescere in fretta ed a cavarsela da soli ha la mente rapida e la battuta pronta, cerca in tutti i modi di farsi notare e di farsi apprezzare dal mondo degli adulti nel vano tentativo di mettersi pari a loro, senza invece capire che, in realtà, ha solo assorbito in questo modo quanto di più deleterio risiede nell'animo degli adulti.
E impreca e insulta, dice parolacce, spettegola, urla, canta a squarciagola, trascina la vita imitando chi rappresenta il suo mondo, e in cui testardamente tenta di entrare.
Senza considerare, e senza alcuno che glielo insegni, il suo essere comunque solo un bambino: canta canzonacce scurrili senza in realtà comprenderne il senso, declama la professione della sorella invitando gli astanti a frequentarla, senza capire però che gusto provino gli adulti nelle donne e nelle cose di sesso. Dal suo abituale cantuccio dietro un paravento, spia e sente nella massima normalità la sorella che s’intrattiene con i militari, ascolta, assimila, assorbe quasi fosse consuetudine comune, tutto ciò che di turpe esiste nell'animo umano, senza tuttavia comprenderne il senso, discernerne l'importanza, respingere l'influenza nefasta sulla sua mente e la sua crescita.
Pin è solo un bambino, e come tutti i cuccioli desidera solo, anche se non lo avverte coscientemente, affetto, amore, calore, quello che normalmente solo una casa, un affetto, una madre, un nido fornisce. Non ha casa in senso stretto, Pin, non ha affetto, ed ecco allora che nel suo vagabondare solitario nelle campagne s’imbatte in un sentiero, un sentiero un po' nascosto, un po' più difficile da trovare. E sul fondo di questo viottolo, in una strettoia un po' più nascosta e riparata, i ragni hanno tessuto le loro tele. Per Pin hanno fatto un nido, il nido dei ragni: poca importa al bambino se i ragni facciano il nido o meno, in realtà gli basta aver trovato un posticino riparato che sente solo suo, un posto segreto, un rifugio sicuro, un sentiero dei nidi di ragno, di cui lui solo è a conoscenza, la proiezione inconscia del proprio nido personale di cui sente tanto la mancanza, anche senza saperlo.
Un posto suo, un posto segreto, di cui lui solo è a conoscenza e di cui quindi può permettersi il lusso di condividerlo solo con chi nutre la sua assoluta fiducia.
Gli adulti continuano a considerarlo un bambino, più spesso un moccioso divertente o fastidioso a seconda dei momenti, che fa ridere con una canzonetta o una battuta, o ti irrita con qualche presa in giro stizzosa e crudele; e tuttavia non esitano ad usarlo, ad abusare di lui nella loro grettezza.
Così, quando gli adulti dell'osteria si vedono costretti dagli eventi bellici e dalle pressioni della Resistenza a schierarsi e a dar luogo ad azioni partigiane, non esitano a rivolgersi al bambino, stavolta trattandolo come un loro pari, perchè si appropri della P38, la pistola d'ordinanza del militare tedesco che abitualmente si accompagna con la sorella.
Il bambino, affascinato dai discorsi degli adulti, di cui assorbe avidamente quello che vede come un linguaggio segreto, per iniziati, come per esempio GAP (gruppi di azione partigiana) o Sten (mitragliatore di marca inglese), pur senza nulla comprendere, non esita a portare a termine il rischioso incarico, nascondendo la pistola all'insaputa di tutti appunto nel suo luogo a lui più caro, il sentiero dei nidi di ragno. La pistola rappresenta per Pin il suo personale talismano, il suo lasciapassare per il mondo degli adulti e della loro considerazione. Si vede come un eroe, un coraggioso, uno stimato partigiano invincibile, il fascino malefico dell'arma, provata su un povero rospo, capace di potere di vita e di morte, lascia il suo marchio anche nell'animo innocente del bimbo. Sennonché al furto segue il rastrellamento tedesco, e l'arresto di Pin, rinchiuso in prigione e maltrattato, torturato, picchiato come e più di un adulto, per carpirne informazioni che certo il bimbo non è in grado di fornire. Forse è la prigione il primo incontro di Pin con il lato più brutale e snaturato della guerra, tra le botte, le sofferenze e le torture a cui è sottoposto e quelle a cui assiste propinate ad altri, primo tra tutti il vecchio Pietromagro, il ciabattino suo vecchio datore di lavoro.
Perciò non esita a fuggire insieme al giovane partigiano Lupo Rosso, a nascondersi e a darsi alla macchia, incontrando prima un altro partigiano, Cugino, con cui instaurerà un affettuoso e fiducioso rapporto di confidenza, senza sapere, capire o finanche sospettare di trovarsi di fronte ad un vero e proprio misantropo, un killer partigiano, che eleggerà come amato e adorato unico amico, il surrogato del padre che non ha mai avuto, l’unico di cui è certo non sarà mai tradito né niente gli sarà mai nascosto. Si fida il piccolo Pin solo di Cugino, ed è felice di aver finalmente trovato questo che considera l’unico affetto veramente sincero della sua esistenza, al punto da “prestargli” a richiesta quella che considera la “sua” pistola. Senza sapere, il povero piccolo, che ancora una volta gli adulti forniscono prova della loro miseria, ancora una volta la mostruosità della guerra rende mostri gli uomini: Cugino chiede in prestito la pistola di Pin, assai meno ingombrante di un mitra, all’unico scopo di giustiziare freddamente con questa la Nera del Carrugio Lungo, la prostituta sorella di Pin, rea di collaborazionismo con i tedeschi, con cui in realtà si accompagnava per vivere.
Questo il bambino, voce narrante del libro, non lo sa, non lo dice.
Non sa che finanche Cugino l’ha ingannato, anzi continua il piccolo a sentirsi meravigliosamente felice che il suo unico, vero e sincero amico abbia rinunciato ad andare con la sorella per le incomprensibili cose di sesso per stare invece con lui, non sa il piccolo e innocente Pin che la guerra ha ingannato e stuprato la sua innocenza: e le lucciole nell'aria gli sembra che siano lì apposta per il solo scopo di illuminare il cammino che magari lo porterà, chissà, a un nido, a un suo nido, tutto suo, piacevole, caldo, accogliente, un nido qualunque sia, anche un semplice nido di ragni.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Consigliato a chi ha letto...
Calvino, Moravia e in generale a chi odia la guerra e i suoi orrori fisici e morali.
Trovi utile questa opinione? 
100
Segnala questa recensione ad un moderatore
Il sentiero dei nidi di ragno 2015-02-27 11:38:55 siti
Voto medio 
 
4.3
Stile 
 
5.0
Contenuto 
 
4.0
Piacevolezza 
 
4.0
siti Opinione inserita da siti    27 Febbraio, 2015
Top 50 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Esordio

Romanzo scritto in venti giorni per partecipare ad un concorso. Romanzo scritto a ventiquattro anni per uscire da se stesso. Scritto che funge da cesura tra ciò che è stato e ciò che sarà. La genesi letteraria dell’autore esordiente e della sua prima opera sono offerte dallo stesso Calvino nella prefazione del ’64 che ora correda le ristampe Mondadori ed è molto importante leggerla per collocare l’opera in quella esperienza letteraria - e non solo- del secondo dopoguerra chiamata Neorealismo.

Il breve romanzo racconta un frammento di vita di un ragazzino ligure inserito in una magica sospensione temporale che ha però una connotazione fortemente storica: gli anni della macchia, gli anni delle ideologie, gli anni delle fratture, degli schieramenti, dei traditori e dei traditi.
Pin è il personaggio letterario, la finzione che condensa in sé tutto questo reale con così pesanti connotazioni storiche. È un bambino quasi ragazzino, è piccolo con modi da adulto: è estraneo a se stesso in quanto bimbo, è estraneo al mondo adulto per le stesse ragioni. È solo come può esserlo un uomo di fronte alla propria coscienza, è schiacciato dalla realtà. Assume un ruolo nella vita e ci riesce con la fantasia, innata nel bambino, anche se è precocemente reso adulto dalla condizione sociale e storica vissuta.
La fantasia alleggerisce la vita, la predisposizione al fantastico crea il mondo magico e segreto dove fanno i nidi i ragni e quello è il suo universo. È luogo di partenza, è luogo di ritorno e di rifugio. E se nella vita cerca solo un amico, non deve disperare, le brutture passeranno e ci sarà sempre il luogo magico ad aiutarlo a digerirle.
Se Pin è ciò che Italo non poté rappresentare direttamente di se stesso in un romanzo neorealista, il sentiero dei nidi di ragno è la letteratura alla quale Calvino si dedicò già orfano, come Pin, per aver ceduto alla penna il suo mondo di ricordi per intrappolarlo in quello della finzione con in nuce la predisposizione al fantastico che poi, ma non totalmente, lo rappresentò.
Se il processo di scrittura, così ben condensato dalle parole di Pavese che lo definì “scoiattolo della penna”, non poté portare ad esito diverso da questo, c’è solo da riflettere sull’onestà di questo autore giovane al suo esordio.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Consigliato a chi ha letto...
Pavese
Fenoglio
Vittorini
Trovi utile questa opinione? 
280
Segnala questa recensione ad un moderatore
Il sentiero dei nidi di ragno 2014-10-30 11:46:30 alxeimon
Voto medio 
 
4.3
Stile 
 
4.0
Contenuto 
 
5.0
Piacevolezza 
 
4.0
alxeimon Opinione inserita da alxeimon    30 Ottobre, 2014
Top 1000 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

La storia è fatta di piccoli gesti anonimi

"Il sentiero dei nidi di ragno", scritto da Italo Calvino nel secondo dopoguerra, esprime al meglio i dolori, i disagi e le profonde ferite della seconda guerra mondiale e della resistenza partigiana, attraverso chi per primo non comprende a fondo questi argomenti, offrendo uno spunto di riflessione diverso per mezzo del protagonista, Pin, un bambino con difficoltà sociali ed economiche non indifferenti che, proprio attraverso la sua ingenuità e incomprensione, saprà lasciare il lettore di stucco, esattamente come i bambini di oggi.

Da cosa cominciare per descrivere questo piccolo romanzo? Innanzitutto mi piacerebbe precisare che, ancora una volta, questa è stata una lettura "impostami" dalla scuola, motivo per cui mi ero inizialmente posta in un atteggiamento riluttante ma, dopo il primo capitolo un po' lento e confusionario, ho dovuto assolutamente ricredermi e addirittura scoprirmi nel non voler staccarmi neanche per un momento dalle pagine: il tutto ha a mio parere un'unica ragione, e cioè l'estrema modernità degli argomenti trattati e la semplicità con cui Pin giunge a determinate conclusioni che, se pur banali, riescono sorprendentemente ad aprire nuove prospettive nella mente del lettore.

Il contenuto è impagabile: la crescita prematura di Pin che si trova catapultato nel mondo degli adulti e delle cose "dal sapore aspro" - donne, fumo e guerra -, la lotta per l'indipendenza dal nazifascismo, l'incapacità per gli uomini in guerra di ricordarsi della loro essenza di Uomini, con il conseguente annullamento delle loro personalità individuali e l'inconsapevole identificazione in semplici mezzi della guerra, in una mistione densa e eterogenea di vita partigiana.

Tutto ciò ha un significato magistrale che culmina in uno dei capitoli più discussi - e autobiografici -, cioè il nono, dove il capitano Ferriera e il dottore Kim prendono per un po' il ruolo di protagonisti, in un capitolo che considererei probabilmente il migliore che abbia mai letto nella letteratura italiana.

Concludo dicendo che la scelta, da parte dell'autore, di dare un finale così aperto e assolutamente sottinteso è piacevole così come raramente mi è capitato: la suggestiva scena di Pin e Cugino per mano tra le lucciole che possono sembrare magiche ma che, per Pin, viste da vicino, “sono bestie schifose anche loro”.



PS: Tengo molto a riportare un passo che, a mio avviso, è significativo e fondamentale per la comprensione di tutto il romanzo e che, allo stesso tempo, è fonte di grande commozione e ammirazione nei confronti della forza d'animo mossa da ideali forti:

«Io invece cammino per un bosco di larici e ogni mio passo è storia; io penso: ti amo, Adriana, e questo è storia, ha grandi conseguenze, io agirò domani in battaglia come un uomo che ha pensato stanotte: «ti amo, Adriana». Forse non farò cose importanti, ma la storia è fatta di piccoli gesti anonimi, forse domani morirò, magari prima di quel tedesco, ma tutte le cose che farò prima di morire e la mia morte stessa saranno pezzetti di storia, e tutti i pensieri che sto facendo adesso influiscono sulla mia storia di domani, sulla storia di domani del genere umano.»

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Trovi utile questa opinione? 
110
Segnala questa recensione ad un moderatore
Il sentiero dei nidi di ragno 2014-07-31 13:18:16 MatteoADP10
Voto medio 
 
5.0
Stile 
 
5.0
Contenuto 
 
5.0
Piacevolezza 
 
5.0
MatteoADP10 Opinione inserita da MatteoADP10    31 Luglio, 2014
Ultimo aggiornamento: 01 Agosto, 2014
Top 500 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

IL VERO SENTIERO SI CHIAMA VITA

Capolavoro tutto italiano targato Italo Calvino. Un libro, Il sentiero dei nidi di ragno, che merita di essere letto e amato per la propria innocenza e per il costante disincanto con cui, nel bel mezzo delle pagine, Pin va a nozze.

Pin è un bambino, e come tutti i bambini è curioso. Curioso di vivere, di crescere. Ma Pin è anche un bambino diverso. Pin è un bambino grande, un bambino adulto. Uno che con gli adulti parla tutti i giorni. Ed è così che passa dai giochi di infanzia alla dura realtà della guerra partigiana.

Quando lessi per la prima volta questo libro, frequentavo il quinto anno delle superiori. Stiamo parlando di un annetto e mezzo fa, eppure ricordo bene le immagini che questo manoscritto mi ha regalato. Pin contento in mezzo agli adulti. Pin che spia sua sorella con il militare tedesco; Pin che accarezza la canna lucida e scura della pistola che considera come un trofeo. E poi le sue amarezze, le sue delusioni, tutti piccoli gioiellini, dettagli che contribuiscono a caratterizzare un protagonista diverso, insolito, però piacevole.

Calvino prende la palla al balzo e racconta, attraverso il disincanto e il quasi fiabesco modo di vedere la vita dei bambini, le vicissitudini e le difficoltà della guerra partigiana; le violenze e i turbamenti emotivi. E accozza nel libro una serie di personaggi indimenticabili che avranno il loro momento di gloria.

Un libro per capire sorridendo e per emozionarsi un po'. Quel tanto che basta per voler tenere la mano a Pin. E incamminarsi con lui.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Trovi utile questa opinione? 
60
Segnala questa recensione ad un moderatore
Il sentiero dei nidi di ragno 2014-05-29 07:00:54 aislinoreilly
Voto medio 
 
4.8
Stile 
 
4.0
Contenuto 
 
5.0
Piacevolezza 
 
5.0
aislinoreilly Opinione inserita da aislinoreilly    29 Mag, 2014
Top 500 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Merita.

Ammetto di essere di parte perché adoro Calvino, non ho letto tutte le sue opere e provvederò a farlo, ma quello che ho letto centra proprio lo stile che piace a me.
Breve biografia: nato a Santiago de Las Vegas de La Habana, 15 ottobre 1923 e morto a Siena, 19 settembre 1985, oltre ad essere uno scrittore è stato anche partigiano. Questo è stato il suo primo romanzo e l'esperienza partigiana si rivela in tutte le sue sfaccettature durante tutta la storia.
Ambientato in Liguria, in un piccolo paese chiamato Carrugio Lungo (vicino Sanremo), abbiamo come protagonista un bambino di nome Pin. Sua sorella è la prostituta del piccolo paese e lui è un bambino che non ha amici ma adora stare tra i grandi. Il rapporto che ha con gli adulti è bipolare: da una parte con loro sta bene e si diverte a prenderli in giro comportandosi come un adulto a sua volta, dall'altra li odia perché non riesce a capire cosa intendono quando parlano perché usano un linguaggio che a lui come bambino non è comprensibile. Il sentiero dei nidi di ragno è un posto noto solo a Pin, una sorta di rifugio dove sogna che un giorno ci porterà il suo vero amico, quello che ancora non ha trovato. Questo è lo scenario di apertura del libro.
Cos'ha di speciale questo libro? Non racconterò la trama perché si può trovare ovunque e non credo che sia necessario che la pubblichi anche io qui nel mio commento. Piuttosto vi dirò che è proprio la scorrevolezza della narrazione che trasporta dalla prima pagina all'ultima. Mi è piaciuto l'uso della lingua parlata anche nelle sue sfumature più "crude" con parolacce, imprecazioni e termini dialettali; i personaggi sono ben delineati e hanno tutti la loro piccola parte dentro la storia. Leggendo questo libro si trova uno spaccato di vita partigiana raccontato dalla prospettiva di un bambino che andrebbe anche a combattere con i suoi compagni, ma in fondo sa che non riuscirebbe a farcela.
Molto carino e con una trama che più semplice di così si muore. Adatto a chiunque, anche per brevi letture intervallate ma senza esagerare. :P

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Trovi utile questa opinione? 
50
Segnala questa recensione ad un moderatore
Il sentiero dei nidi di ragno 2014-05-16 18:23:05 Bruno Elpis
Voto medio 
 
5.0
Stile 
 
5.0
Contenuto 
 
5.0
Piacevolezza 
 
5.0
Bruno Elpis Opinione inserita da Bruno Elpis    16 Mag, 2014
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Occhi bambini

Ho riletto l’opera prima di Italo Calvino nell’edizione illustrata da Gianni De Conno e ho assaporato l’interpretazione dello scrittore che - immedesimandosi in Pin, dieci anni di bimbo orfano che vive tra carrugi e osteria - guarda alla realtà con la sensibilità deformata, fantastica ed elementare dell’infanzia.
“Pin ha una voce rauca da bambino vecchio”, è “garzone ciabattino” “nella bottega di Pietromagno”, “spia con schifo la sorella sul letto insieme a uomini nudi, e il vederla è come una carezza ruvida, sotto la pelle, un gusto aspro, come tutte le cose degli uomini; fumo vino, donne”.

OCCHI BAMBINI GUARDANO UN POSTO SEGRETO

“Il posto dove fanno il nido i ragni”.
Chi di noi, da piccolo, non ha avuto un luogo – reale o trasfigurato dalla fantasia – ove sognare, sentirsi unico e al centro dell’universo? Che fosse una cavità di tronco, un ramo d’albero, un fienile, un angolo della casa o del giardino…
Il luogo ove i ragni fanno i nidi è esclusivo: “Solo Pin lo sa ed è l’unico in tutta la vallata, forse in tutta la regione: mai nessun ragazzo ha saputo di ragni che facciano il nido, tranne Pin”. Lì Pin è bimbo a tutto tondo, perfino nella crudeltà: “Pin si diverte a disfare le porte delle tane e a infilzare i ragni sugli stecchi…” E contro ogni scetticismo: “Ma va’ là. Quando mai i ragni hanno fatto il nido. Mica son rondini.”

OCCHI BAMBINI VEDONO SOLTANTO GIOCATTOLI

Pin è cresciuto a contatto della strada, della prostituzione e della guerra (“Pin non sa che raccontare storie d’uomini e donne nei letti e di uomini ammazzati o messi in prigione, storie insegnategli dai grandi”). “Si sente solo e sperduto in quella storia di sangue e corpi nudi che è la vita degli uomini”. Ma conserva la capacità fanciullesca di trasformare in gioco anche strumenti (“una pistola, un oggetto così misterioso, quasi irreale”), situazioni (“l’incendio è stato meraviglioso”) e simboli di morte (“Soltanto la brigata nera ha le teste da morto”).
“E anche le pistole, a parlarne così studiandone il meccanismo, non sono più arnesi per uccidere, ma giocattoli strani e incantati”.

OCCHI BAMBINI GUARDANO GLI ADULTI

Come non pensare al Petit Prince? “I grandi sono una razza ambigua e traditrice, non hanno quella serietà terribile nei giochi propria dei ragazzi”.
Pin scimmiotta gli adulti (“Pin vuol fare l’aria di superiorità ma non gli riesce bene”), ne conosce le abitudini (“con gli altri ragazzi di quell’età, Pin può almeno far valere la sua superiorità parlando di come son fatte le donne”), che rimangono incomprensibili.
“E’ triste essere come lui, un bambino nel mondo dei grandi, sempre un bambino, trattato dai grandi come qualcosa di divertente e di noioso; e… non potere far mai parte dei loro giochi”.

OCCHI BAMBINI INTERPRETANO LE ESPRESSIONI

Anche le parole dei grandi acquistano nuovi significati (“Comitato era l’unica persona buona”) o mantengono un alone di mistero (“Un’altra persona misteriosa: sim! gap!” “Sten: ecco un’altra parola misteriosa”) nella testa vivace del bambino…

OCCHI BAMBINI GUARDANO LA GUERRA

“Con quello struggimento di rabbia nel viso lentigginoso, anche quando ride…”, Pin conosce la prigionia (“- A me m’hanno battuto – dice Pin e mostra i segni”), l’evasione con Lupo Rosso, la fuga e diviene “recluta della rivoluzione” nel “distaccamento del Dritto: ladruncoli, carabinieri, militi, borsaneristi, girovaghi…. Eppure tu sai che c’è coraggio, che c’è furore anche in loro”. Nel rifugio partigiano (“Ma qui gli uomini hanno occhi torbidi e facce ispide”) tra esecuzioni e agguati, sente i discorsi dei grandi (“Tua sorella è nella esse-esse, e ha i vestiti di seta, e gira in macchina con gli ufficiali!”), ma continua a ricercare un amico… Lo troverà mai?

Bruno Elpis

“Tutti abbiamo una ferita segreta per riscattare la quale combattiamo”

“L’uomo porta dentro di sé le sue paure bambine per tutta la vita”

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Consigliato a chi ha letto...
... anche niente!
Trovi utile questa opinione? 
290
Segnala questa recensione ad un moderatore
Il sentiero dei nidi di ragno 2012-09-29 08:33:38 Grenouillette
Voto medio 
 
4.8
Stile 
 
5.0
Contenuto 
 
4.0
Piacevolezza 
 
5.0
Grenouillette Opinione inserita da Grenouillette    29 Settembre, 2012
Top 1000 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Oltre le porticine di quei sentieri ...

Piccolo monile, estremamente raffinato, all’interno del quale è raccontata la guerra partigiana, vista dagli occhi vispi ed attenti di Pin, un bambino la cui infanzia difficile ha reso un adulto, un po’ brusco, un po’ troppo disilluso. L’unica illusione infantile e fiabesca concessagli sono i nidi di ragno, costruiti in un posto per lui ameno e fatato e che saranno rifugio di azioni azzardate, tetro nascondiglio e luogo sul quale piangere. Un Calvino mirabile, dolce, seppur a tratti molto aspro, comunque sentimentale ed appassionato. Non a caso, gli intrecci tra la miriade di vivaci personaggi (Gli ambigui Lupo Rosso, Miscèl, Cugino sono solo alcuni degli sfuggenti partigiani che tinteggiano la vita del protagonista) sono in primo piano rispetto alle questioni politiche, che sembrano effettivamente sfumare, come se le cause della guerra fossero, in primis, dovute ad una mancata comprensione del valore e della bellezza delle cose …
- C’è pieno di lucciole, - dice il Cugino.
- A vederle da vicino, le lucciole, - dice Pin, - sono bestie schifose anche loro.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Trovi utile questa opinione? 
110
Segnala questa recensione ad un moderatore
Il sentiero dei nidi di ragno 2012-05-30 15:36:58 antonelladimartino
Voto medio 
 
5.0
Stile 
 
5.0
Contenuto 
 
5.0
Piacevolezza 
 
5.0
antonelladimartino Opinione inserita da antonelladimartino    30 Mag, 2012
Top 100 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Una voce rauca da bambino vecchio

Un punto di vista insolito offre molti effetti collaterali gradevoli nella lettura di un romanzo: assaporare l’effetto d’insieme come se la si cogliesse al primo sguardo; apprezzare con maggior forza il valore di alcuni particolari; comprendere la realtà in modo nuovo.

Edito negli Oscar Mondadori, questo breve capolavoro contiene una preziosa presentazione dello stesso autore, che spiega di aver scelto “un’immagine di regressione” per raccontare la Resistenza. Non è dunque un caso se il protagonista un bambino senza infanzia, un orfano emarginato dai coetanei, che trova compagnia e calore tra i reietti adulti di un’osteria: Pin è un piccolo mostro simpatico dalla lingua lunga, che canta, strilla e insulta con “una voce rauca da bambino vecchio”. Il personaggio ha il compito dichiarato di rispecchiare la stessa immaturità vissuta dall’autore, che si autodefinisce “l’ultimo dei partigiani”; il lettore ci trova molto di più, fin dalle prime pagine.

Pin è un personaggio di rara bellezza: complesso e vivo, ben delineato nelle emozioni più profonde e nei comportamenti; un umile senza retorica, che non desta compassione ma ammirazione. Ha imparato molto sulla natura umana spiando la sorella prostituta, ma non ha perso la sua innocenza; la doppiezza e l’imprevedibilità degli adulti rimangono per lui scogli incomprensibili.

Pin finisce nella Resistenza per caso, entrando in un altro gruppo di reietti: il distaccamento del Dritto, un gruppo di “ladruncoli, carabinieri, militi, borsaneristi, girovaghi”. Come si può facilmente intuire, la scelta di raccontare la Resistenza attraverso un gruppo così originale non è stata casuale: in questo modo l’autore riesce a rappresentare il meglio nel peggio, scavalcando stereotipi, generalizzazioni e retorica.

Non rimane molto altro da dire su questo romanzo, che non sia già stato detto da altri illustri commentatori o dall’autore stesso. Molti hanno criticato la rottura dell’unità stilistica con l’inserimento del dialogo tra il comandante Ferriera e il commissario Kim, due voci autorevoli che in effetti si distaccano in modo netto, nel linguaggio e nell’acume, dal resto della compagnia. La rottura c’è, lo stesso autore lo ammette, ma io devo ammettere che apprezzo sempre troppo questo tipo di “rotture”, proprio perché spezzano un ritmo uniforme e tradiscono le aspettative del lettore. Vi consiglio di non perdere la disarmonia di questo capolavoro: gustatela fino in fondo, ci troverete un retrogusto davvero unico.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Consigliato a chi ha letto...
qualsiasi cosa
Trovi utile questa opinione? 
170
Segnala questa recensione ad un moderatore
Il sentiero dei nidi di ragno 2012-05-14 17:41:14 orchidea79
Voto medio 
 
5.0
Stile 
 
5.0
Contenuto 
 
5.0
Piacevolezza 
 
5.0
orchidea79 Opinione inserita da orchidea79    14 Mag, 2012
Ultimo aggiornamento: 15 Mag, 2012
Top 500 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Una "favola" realista, per grandi e piccini

Il sentiero dei nidi di ragno, pubblicato una prima volta nel 1947, è il primo dei romanzi scritti da Calvino e rappresenta la Resistenza vista dalla parte di un bambino; un'avventura, un gioco serio e appassionante, un rito di iniziazione alla vita adulta, una scuola di idee, di caratteri, di concezioni.
Il libro mostra che la Resistenza fu anche crudeltà, assassinio. Un romanzo, dunque, antiretorico e aspro, malgrado il tono fiabesco.
Il protagonista è Pin, un bambino irriverente, dispettoso che trascorre il proprio tempo solo con gli adulti, dai quali ascolta ed impara storie, linguaggio, malignità...: la sua è la storia di un'infanzia rubata in un contesto storico difficile, pieno di privazioni.
Pin ha una sorella, la Nera del Carrugio, che fa la prostituta, va con tutti, tedeschi compresi; una notte, Pin ruba la pistola ad uno di questi e la nasconde in un posto segreto, il sentiero dei nidi di ragno.
Vivrà diverse peripezie, che lo porteranno a frequentare "l'universo dei grandi", ad imparare suo malgrado, il loro linguaggio, la loro volgarità, la loro malizia di adulti.
Pin è un personaggio che mi ha a tratti irritato per le "marachelle" e a tratti intenerito perchè in fondo è incredibilmente solo, bisognoso di affetto, di dare e ricevere fiducia; è anche lui vittima della guerra, delle scelte dei grandi, che prima lo trattano ora come uno di loro, ora come un "moccioso", il che non va che a confondere il ragazzino e, a volte, a renderlo quasi cinico...

Davvero un bel libro, a tratti commovente; una lettura consigliata non solo ai ragazzi.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Trovi utile questa opinione? 
41
Segnala questa recensione ad un moderatore
Il sentiero dei nidi di ragno 2012-02-01 17:18:23 macchiolina
Voto medio 
 
5.0
Stile 
 
5.0
Contenuto 
 
5.0
Piacevolezza 
 
5.0
macchiolina Opinione inserita da macchiolina    01 Febbraio, 2012
Top 500 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Render semplice ciò che non lo è

A me questo libro è piaciuto,mi è piaciuto come Calvino racconta in modo semplice storie che semplici non sono affatto.E anche il protagonista,Pin, mi è piaciuto e mi ha intenerito la tristezza di questo bambino che sta con i grandi,che non capisce e che nemmeno gli piacciono,perchè non sa stare con i piccoli, poichè non sa esser bambino chè nessuno glielo ha mai insegnato nè permesso. Di lui Calvino dice.."Pin si trova nel suo adesso,in mezzo ai grandi,gente insieme nemica e amica,gente da scherzarci insieme fino a sfogare quell'odio che ha contro di loro." Ho letto questo libro la prima volta a 15 anni.Lo rileggo adesso da adulta e lo apprezzo sinceramene di più.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Consigliato a chi ha letto...
Gli scrittori italiani del dopoguerra
Trovi utile questa opinione? 
51
Segnala questa recensione ad un moderatore
Il sentiero dei nidi di ragno 2009-07-16 11:38:30 Renzo Montagnoli
Voto medio 
 
5.0
Stile 
 
5.0
Contenuto 
 
5.0
Piacevolezza 
 
5.0
Renzo Montagnoli Opinione inserita da Renzo Montagnoli    16 Luglio, 2009
#1 recensione  -   Guarda tutte le mie opinioni

I motivi della Resistenza

Il sentiero dei nidi di ragno è il primo romanzo di Italo Calvino, scritto nel 1947, cioè quando l’autore aveva 24 anni e già collaborava con la casa editrice Einaudi occupandosi dell’ufficio stampa e della pubblicità.

Chi pensa di leggere una delle sue straordinarie storie fantastiche si sbaglia, anche se, a tratti, emergono risvolti fiabeschi che stemperano la cruda realtà della vicenda, una sorta di neorealismo improntato tuttavia, pur con una sua autonomia, al verismo di Verga de I malavoglia.

La guerra è finita da poco, con tutti i suoi lutti e la sola esperienza positiva della resistenza, ma siamo in un’Italia che risorge dalle ceneri alimentando speranze, già in parte deluse.

E’ il periodo in cui finita la sbornia per la ritrovata libertà ci si interroga sul perché degli accadimenti passati, un percorso indispensabile per acquisire coscienza di ciò che è effettivamente accaduto e delle relative motivazioni.

In questo senso Il sentiero dei nidi di ragno è una splendida metafora dei reali motivi che stanno alla base della maggior parte di chi aderì alla resistenza, ma lo è anche per coloro che invece osteggiarono questo straordinario moto popolare.

Il personaggio principale è Pin, un bambino lasciato solo a se stesso, in condizioni di abbrutimento più morale che fisico e che cerca di essere prima del tempo adulto, non per una maturità raggiunta, ma per il desiderio di evadere dal suo squallido mondo.

Cattivo come può essere uno che non appartiene di fatto né all’infanzia, né alla pubertà, si atteggia a grande, rimanendo con l’esperienza di un bimbo.

In un’epoca di furore, di sangue e di rivolta giocherà alla resistenza, rimanendo sempre solo, senza veri amici, tranne uno, un adulto con la mentalità di un bambino, e con lui che assai probabilmente gli ha ucciso la sorella, meretrice collaborazionista dei tedeschi, si allontanerà nella notte, nel buio di una vita di cui nessuno dei due conosce ancora la strada.

E le motivazioni allora quali sono? Le spiega Kim, un giovane commissario politico: i partigiani combattono per un riscatto dal mondo di miseria e di abbrutimento, lo stesso in cui si trovano anche le camicie nere, ma mentre i primi lottano per spezzare le catene, i secondi si oppongono per mantenerle strette.

Sì, perché tutti i personaggi di questo bel romanzo, visti con affettuosa pietà dall’autore, sono dei vinti, tranne forse Kim che, a differenza degli altri, si pone tutti quei perché, le cui risposte daranno coscienza alla sua e alla loro partecipazione.

Scritto in modo scorrevole, dinamico, mai statico, ha già lo straordinario pregio di introdurre gradualmente alla riflessione, che diventa parte e scopo del testo, al punto che, se rimarranno indelebili nella memoria le figure di Pin, di Lupo Rosso, di Cugino e molti altri, finiremo con il porci anche noi le stesse domande e verremo condotti inconsapevolmente per mano a conoscere le risposte.

E’ forse superfluo che aggiunga che ne raccomando vivamente la lettura.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Trovi utile questa opinione? 
95
Segnala questa recensione ad un moderatore
 

Le recensioni delle più recenti novità editoriali

La pioggia deve cadere
Valutazione Utenti
 
4.0 (1)
Il bambino
Valutazione Utenti
 
4.0 (1)
Intima apparenza
Valutazione Utenti
 
4.3 (1)
La vendetta del deserto
Valutazione Redazione QLibri
 
2.3
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
La vita in due
Valutazione Redazione QLibri
 
2.5
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Dio non abita all'Avana
Valutazione Utenti
 
3.5 (1)
Dall'ombra
Valutazione Redazione QLibri
 
3.3
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Corruzione
Valutazione Redazione QLibri
 
5.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Il ministero della suprema felicità
Valutazione Utenti
 
5.0 (1)
Un adulterio
Valutazione Redazione QLibri
 
4.0
Valutazione Utenti
 
3.1 (3)

Altri contenuti interessanti su QLibri