Narrativa italiana Romanzi L'altra madre
 

L'altra madre L'altra madre

L'altra madre

Letteratura italiana

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Genny ha sedici anni e lavora in un bar a via Toledo: gli piace giocare a pallone e fare il buffone sul motorino. Tania di anni ne ha quindici, e va ancora a scuola: le piacciono le scarpe da ginnastica rosa e i bastoncini di merluzzo. La madre di Genny ha quarant'anni, ma sembra più vecchia: passa il tempo a fare gli orli ai jeans, venti orli ottanta euro; ogni tanto, per riuscire a respirare, si deve attaccare all'ossigeno. La madre di Tania fa la poliziotta, ha un corpo asciutto e muscoloso, ed è una con cui è meglio non discutere. Un sabato pomeriggio, in una strada del Vomero, le vite di Genny e di Tania si incroceranno in modo tragico: e una madre deciderà di vendicarsi. A modo suo.

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L'altra madre 2017-08-11 15:57:23 ant
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ant Opinione inserita da ant    11 Agosto, 2017
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Genny , Napoli e tante donne di valore

Il protagonista è sicuramente Genny, sedicenne napoletano che si destreggia bene non solo tra tazze e caffè del bar dove lavora, ma anche come calciatore e come motociclista, a fare da sfondo a tutte le traversìe di Genny c'è l'insostituibile Napoli col suo fascino millenario. Ma l'anima di questo libro, l'essenzialità , quel qualcosa in più che me lo ha fatto apprezzare particolarmente è rappresentato da 3 donne: Pinuccia la padrona del bar dove Genny va a rilassarsi e a incontrarsi con gli amici, una donna determinata e decisa che sa il fatto suo; poi c'è la mamma di Genny, sarta su commissione, gravemente malata, ma instancabile e pronta ad annullarsi per cercare di regalare momenti di serenità al figlio; ed infine Irene, poliziotta, tenace, determinata e apparentemente burbera. Le vite di queste 3 donne sono tutte intersecate con quello che succederà a Genny. In una Napoli disincantata e spietata, dove il confine tra la fanciullezza , i sogni e le aspirazioni di ogni adolescente devono , purtroppo, fare i conti a volte con un vivere troppo al di fuori della norma, ecco che il lettore viene catapultato in un thriller che lo tiene incollato al racconto senza potersi staccare. Il fulcro del libro gira tutto intorno a uno scippo finito male, ad agire Genny e il suo complice Salvatore, ad essere scippata Tania, la quindicenne figlia della poliziotta Irene, che , urtata, picchia la testa e muore. L'odio e la ferocia che questo gesto scatena in Irene sono indicibili, Irene si mette alla caccia degli autori del gesto che ha portato sua figlia al cimitero. Tutto da scoprire il finale, ma vi assicuro che nonostante la base di crudeltà ed efferatezza, non mancheranno grandi gesti di umanità e sensibilità.
Concludo estrapolando un passaggio a riguardo di una filastrocca che la mamma di Genny cantava al figlio x farlo dormire:
"passano i minuti e passano le ore
passa la gioia e pure il dolore
passa la notte e il giorno bello
passa la vita col suo fardello
...e quello che passa non torna più indietro"

Bel testo, bravo Longo

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L'altra madre 2016-09-14 04:18:44 Natalia Marino
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Natalia Marino Opinione inserita da Natalia Marino    14 Settembre, 2016
Ultimo aggiornamento: 17 Settembre, 2016
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Una poliziotta in borghese piccola piccola

È la sfrenata corsa del Sì a marcare la distanza tra il quartiere di Secondigliano, dove Genny e i suoi sedici anni abitano insieme alla madre malata di cuore, e il bar di via Toledo, dove l’adolescente cerca di tenersi stretto al suo lavoro. Anche Irene corre, di mattina presto, prima di indossare i panni della poliziotta disincantata. Lo scontro tra queste due vite e la battuta d’arresto inferta loro costituisce l’intelaiatura del romanzo di Andrej Longo, "L’altra madre" (Adelphi, 2016).
In questa riproposizione del tema del ribaltamento dei ruoli tra vittima e carnefice, l’autore conduce il lettore attraverso una Napoli il cui confine tra centro e periferia perde nitidezza quando ad oltrepassarlo è un motorino guidato con scaltrezza o un’auto della polizia a sirene spiegate; tuttavia, troppo difficile era aggirare gli stereotipi che questa ambientazione prepotentemente reclama e Andrej Longo, nonostante una grande sensibilità nel tocco, non sempre ci riesce.
Il motivo è quell’ambizione di raccontare per mezzo di un italiano regionale che, lì dove non si esercita con perizia da storico della lingua, rivela una mimesi del parlato inefficace, incatenando i personaggi a ruoli che, più che dal disegno originale dell’opera, sembrano imposti dal contesto in cui si muovono. Tipizzazione che spesso urta (Genny e i suoi motti 'devono' suscitare il sorriso perché è un ragazzo di estrazione popolare che non ha gli strumenti per osservare il mondo, Irene 'deve' essere rude, fredda perché è una poliziotta che cresce da sola sua figlia in una realtà difficile, Tania 'deve' coordinare al giubbino delle scarpe rosa e indossare jeans attillati perché è un adolescente), a discapito di un’astuta strutturazione del romanzo, che si propone di far trattenere il fiato a partire da quel primo capitolo cui segue una lunga analessi, cadenzata al ritmo dei giorni di appena due settimane di maggio.
Val la pena concedersi la lettura di queste pagine per la strenua volontà di trascinare il lettore in quel punto d’osservazione dove ogni azione mostra il cortocircuito che la scatena ed erompe, sorprendente, l’empatia.

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L'altra madre 2016-04-29 22:47:19 Antonella76
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Antonella76 Opinione inserita da Antonella76    30 Aprile, 2016
Ultimo aggiornamento: 14 Mag, 2016
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Genny e Tania

Non sapevo nulla di questo libro, né di questo autore, ma quando l'ho visto ho sentito l'impulso di doverlo prendere...ed ho fatto benissimo.
Un tuffo in una Napoli non proprio da cartolina.
Uno spaccato di quella parte della nostra società che non vorremmo vedere, che non vorremmo esistesse, ma c'è...
Ragazzi ai margini, alcuni senza possibilità di salvezza, altri che potrebbero ancora farcela.
Potrebbero.
Le vite di Genny e Tania si sfiorano in una strada del Vomero per pochi attimi, ma il loro futuro è compromesso per sempre. Per entrambi.
Mi sono arrabbiata, mi sono emozionata, ho pianto...
Ho pianto il dolore inconsolabile di una madre.
Ma ho pianto anche il dolore di un ragazzo nato nel posto sbagliato.
E poi ho pianto il dolore silenzioso...dell'altra madre, perché il dolore materno non conosce vittime e colpevoli.
E a voler cercare davvero il colpevole qui, finisce che ti perdi e non ti trovi più...
Ti perdi per le vie di una Napoli ferita, sanguinante, vile...ma a guardare bene, dentro quei bar fatiscenti, dentro quei casermoni senza colore né dignità, dentro gli occhi di un sedicenne con un piede già oltre il confine del bene, c'è ancora del buono, un piccolo germoglio da proteggere, una debole luce di speranza.
Divorato in un giorno, perché non riesci a staccartene, la scrittura è incalzante e trascinante, con quella sua "napoletanità" così presente, ma che non infastidisce chi napoletano non è (come me).
Duro, graffiante, verace...

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