La chimera
Letteratura italiana
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Opinioni inserite: 13
La problematica del 'diverso'
Ci troviamo nelle colline novaresi e la protagonista è un'orfanella di nome Antonia.
La trama è incentrata sull'infanzia che lei passa interamente in convento, finchè non viene adottata da una famiglia di Zardino, paesino della Bassa Novarese, con i temi delle superstizioni popolari e delle risaie a fare da contorno più estetico che pragmatico.
L'autore insiste sin dalle prime facciate sulla bellezza della protagonista. Una bellezza che apre aggressivamente il tema del 'diverso': perchè la ragazza non è stata e non sarà mai accettata nè in convento nè dagli abitanti di Zardino;
Forse per invidia, forse per ristrettezza mentale, forse per semplice vigliaccheria, le 'scorribande notturne' di Antonia per incontrare il fidanzato Gasparo sono solo l'ultima 'scusa' perchè le dicerie su di lei diventino sempre più delle prove schiaccianti di colpevolezza.
Antonia è una strega, si incontra di notte col Diavolo e va bruciata viva il prima possibile, si vocifera; viene aperto un processo sulla base di semplici calunnie e la ragazza è costretta a confessare un misfatto che non hai mai commesso, non senza ricevere comunque torture e violenze sessuali ripetute ed umilianti.
La fine del libro è tutta incentrata su una polemica, tanto velata quanto feroce, sul 'bigottismo culturale' delle mentalità medievali nei confronti di chi appare diverso dai propri costumi e dai propri modi di essere.
Un romanzo le cui tematiche sono ancora, tremendamente e terribilmente, attuali.
romanzo storico
Devo dire che tra me eLa chimera non è stato amore a prima vista, anzi, per le prime 100-150 pagine è stato odio, ma era una lettura estiva delle superiori quindi dovevo lggerlo ad ogni costo. Devo dire che lentamente mi sono appassionata al libro e alla trama (che alle volte inciampa su se stessa) ed alla giovane e sfortunata Antonia. Il periodo storico è quello difficile del seicento, dove imprigionamenti e decapitazioni, roghi erano all'ordine del giorno.
Una storia drammatica ma rinforzata da personaggi interessanti infelici e divertenti allo stesso tempo.
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Ultimo aggiornamento: 20 Luglio, 2012
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chimera
Ho letto questo libro molto tempo fa e confesso di non ricordarlo nei minimi particolari,
quel che di sicuro ricordo è che sotto il punto di vista della trama è ottimo ma perchè diventi coinvolgente ci vuole molto ma molto tempo. Non esagero dicendo che tutta la prima metà del romanzo è troppo noioso perchè son troppi i riferimenti storici che danno poco spazio alla tyrama, annoiando spesso il lettore, o perlomeno me.. Avrei preferito che in questa parte si mischiassero meglio le due cose. Io ho dovuto continuarlo perchè mi serviva per il tema in classe altrimenti non credo l'avrei continuato dopo le prime 100 pagine.
Superato l'ostacolo iniziale invece ho scoperto la piacevolezza di questo racconto. In questa seconda parte l'autore riesce appunto a mischiare trama e riferimenti storici redendo questi ultimi appunto più piacevoli per noi lettori. Comunque sia devo ammettere di poter dire di conoscere un pochino di più il 660 grazie a questo libro.
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la terra che non conosco
pecca di tutti i romanzi storici: a volte si incartano. ma è comunque un libro che rapisce.
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Ultimo aggiornamento: 09 Marzo, 2012
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RIESUMAZIONI
Per quale scopo disseppellire eventi remoti, si chiede Vassalli nella prefazione del suo romanzo storico. Perché per cercare la chiave del presente occorre “uscire dal rumore” e “andare in fondo alla notte”: da lì, dal passato remoto, il presente si staglia più nitido. La storia di Antonia, la “strega di Zardino” appartiene al 600’ , la si può evincere consultando gli archivi di un processo promosso dall’inquisizione contro un’adolescente vittima del pregiudizio e condannata dalla sua stessa bellezza. La lettura di quei documenti scarni ci fornisce il ritratto di una giovane contandina “dalla rabbia e dalla disperazione eroiche”, il resto è sufficiente cercarlo appunto “in fondo alla notte”: di quel mondo non esiste ormai più nulla, neppure di Zardino, il minuscolo villaggio del Novarese, rimangono più le tracce visibili. Eppure possiamo ipotizzare, studiando le fonti antiche, un ambiente dal punto di vista antropologico rimasto immutabile nei secoli: le voce nata durante l’inverno in una stalla e amplificata, la credulità dei poveri e il cinismo manipolatore dei potenti, l’astio nei confronti della diversità, l’odio prodotto dai dogmi della religione o dell’ideologia producono migliaia di vittime innocenti, scoperti solo per caso dalla curiosità dello scrittore/ ricercatore. Un barlume di coscienza riesce così a emergere nei “vinti” come il disilluso vescovo Bascapè o la stessa Antonia prima di finire sul rogo: un’"energia insensata" scuote le cose del mondo, ma comprenderlo non impedisce di esserne travolti.
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La strega di Zardino
Diciasettesimo secolo, Piemonte,Zardino,un piccolo e insignificante paesello di Montagna dominato dalla fame,dall’ignoranza,e dalla Chiesa. Antonia è una Giovane orfana,che ha combattuto le avversità della sua terra coadiuvata da una tempra salda e decisa,un dono della natura che l’ha esposta,insieme alla sua straordinaria bellezza,al più oscuro e malevolo aspetto dell’animo umano,l’invidia. Antonia è una quercia che oscura gli innumerevoli miserabili fuscelli della valle,troppo bella,troppo provocante,troppo decisa,troppo irrangiungibile ,troppo ingenua,questo segnerà il suo tragico destino,impotente come una foglia di vite al vento . Drammatico,spaventoso,spiazzante,quanto magnifico questo romanzo,terribile se si pensa che è una storia vera,approfonditamente documentata da Vassalli,ci si innamora dell’immensa purezza e dignità della protagonista,quanto si arriva ad odiare quel diabolico mostro del volgo che diventa tale quando impera l’ignoranza,e faccia riflettere chi erano gli istigatori. Vassalli è stupendo,per contenuti e per scrittura.
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La chimera
Vassalli ci accompagna in un viaggio strepitoso attraverso uno dei secoli più bui della nostra storia, il Seicento.
Il processo per stregoneria ad una povera e innocente fanciulla abitante di un piccolo villaggio della “bassa” in provincia di Novara, serve solamente per dare il "la" ad una ricostruzione storicamente documentata della vita che si svolgeva nelle valli ai piedi del Monte Rosa, zona rurale sostentata unicamente dall'agricoltura e dalle risaie.
E' proprio qua, in questo mondo di estrema miseria economica e di notevole arretratezza socio-culturale, che la Chiesa affonda ciecamente gli artigli del suo potere temporale e spirituale, con continue vessazioni e con la ricerca di una sottomissione assoluta dei fedeli ai dettami cattolici. Questi sono gli anni più cruenti dell'Inquisizione, segnati da migliaia di condanne per eresia e stregoneria, e l'autore ci racconta le tribolazioni ingiustamente subite da una condannata, con una dovizia di particolari raccapriccianti ma veritieri, mettendo a nudo una delle pagine più ignominiose della storia della chiesa.
Una splendida galleria di personaggi anima la narrazione di questo romanzo storico sui generis : da una parte uomini donne e giovani, colti nella quotidianità di una vita dura e complicata, fatta di fatiche, sacrifici e soprusi subiti, mossi talora da un animo generoso e onesto, tal altra da invidia e cattiveria; dall'altra parroci, vescovi e inquisitori assetati di potere e rapiti dal richiamo del dio danaro, talvolta vittime della loro stessa cupidigia.
Il romanzo nasce da uno scrupoloso lavoro di ricerca ottenuto studiando le fonti dell'epoca e creando un'amalgama omogenea tra avvenimenti realmente accaduti e inserzioni di pura fantasia, dando vita ad una rappresentazione corale di estremo valore storico e letterario.
Di notevole originalità stilistica, la costante presenza dell'autore tra le righe , per segnalare al lettore i numerosi raffronti con l'epoca attuale, per fare in modo che egli ne possa cogliere elementi comuni o divergenti con il tempo passato di cui si tratta.
Il linguaggio utilizzato da Vassalli è perfettamente consono alla tipologia di romanzo: un italiano quasi dal sapore antico, ricco di termini utilizzati all'epoca, capace di passare dalla narrazione di immagini estremamente dure a quella di momenti pervasi di vera poesia, tenere sensazioni e forte commozione, il tutto ammorbidito da una sottile ed elegante vena ironica.
E' un'opera che ci pone davanti agli occhi un mondo talmente buio, grottesco, sfaccettato, malvagio, che stentiamo a crederlo vero; eppure lo fu. Molto spesso le pagine di storia ufficiale non ci hanno trasmesso una conoscenza oggettiva dei fatti, dimodochè una lettura di questo tipo è utile a chi abbia la voglia di scoprire l'altro risvolto della medaglia.
Assolutamente da leggere
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Ultimo aggiornamento: 26 Agosto, 2012
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Libro unico al mondo
Un romanzo indimenticabile e bellissimo: la tragica storia di Antonia, condannata a morte per stregoneria a causa della sua "diversità" dai paesani del villaggio di Zardino, coinvolge fino all'ultimo il lettore. La storia è tutt'altro che remota: anche al giorno d'oggi un po' tutti sono vittime di pregiudizi e subiscono l'ottusità e il pregiudizio delle persone incapaci di vedere al di là del proprio naso.
Sebastiano Vassalli è proprio un bravo scrittore.
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tra romanzo e documento storico
ho letto il libro molti anni fa, ma mi è rimasto impresso per la crudezza delle immagini che vi sono dipinte.Vassalli è un artista nel portarci dentro la storia di Antonia, contadina, orfana ,bellissima e ribelle, accusata di stregoneria per il suo essere "diversa"dalla massa di cenciosi e ottusi paesani che la marchiano come adoratrice del diavolo.La storia si dipana intorno alla vicenda di Antonia,e ci mostra tutta la brutalità di cui è capace l'essere umano attraverso vari episodi e caratterizzazioni dei personagggi secondari, i cui pensieri e bisogni sono più che mai vicini a quelli delle bestie... un libro toccante, che è anche un formidabile strumento di indagine storica.Assolutamente da leggere.
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Nella mia top 10
Non posso che assegnare il punteggio pieno ad un libro come questo, che mi è letteralmente rimasto dentro. Scritto benissimo, in modo scorrevole e piacevole ma mai piatto e banale, con un'eccellente ambientazione storica e la capacità di alleggerire un po' la trama così corposa e pesante con qualche momento di leggera ironia. Devo dire che mette anche un po' d'angoscia, se si pensa alla violenza descritta e purtroppo non inventata, ma io sono un'accanita sostenitrice della teoria secondo cui la storia debba essere usata come monito, come insegnamento per il futuro, 'perchè non accada mai più', perciò libri come questo, anche se parlano di un passato che sembra ormai lontano, dovrebbero essere letti da tutti, obbligatoriamente, alla stessa stregua del buon Dante o del caro Manzoni.
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la chimera
E' la storia della strega Antonia, siamo nel seicento in un piccolo borgo del novarese e Antonia viene accusata di stregoneria e denunciata all'Inquisizione.Emerge in questo bellissimo romanzo di Vassalli l'invidia e la superstizione di quel tempo lontano.
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Un libro che lascia il segno
Nulla si puó aggiungere alla esaustiva recensione di Renzo Montagnoli se non che, pur essendo cosí denso di significati. resta una lettura piú che amabile e scorrevole, mai pesante. Un libro che non si dimentica e resta nel cuore.
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Il passato per conoscere il presente
Per cercare le chiavi del presente, e per capirlo, bisogna uscire dal rumore: andare in fondo alla notte, o in fondo al nulla; magari laggiù, un po’ a sinistra e un po’ oltre il secondo cavalcavia, sotto il «macigno bianco» che oggi non si vede. Nel villaggio fantasma
di Zardino, nella storia di Antonia. E così ho fatto. (dalla Premessa)
Sebastiano Vassalli è un autore che scrive del passato, grazie a un meticoloso lavoro di ricerca storica, ma che ha lo sguardo sempre rivolto al presente.
Un chiaro esempio è dato da La chimera, libro di notevole valore, forse il suo più riuscito.
E’ una storia ambientata nel ‘600, in un paese, Zardino, che non esiste più (Dalle finestre di questa casa si vede il nulla). Un fatto realmente accaduto, il processo a una presunta strega che si conclude con la sua condanna al rogo, sono solo il pretesto per un esame più approfondito di una società tanto lontana nel tempo da apparire quasi irreale, ma purtroppo vera, una composita umanità schiava dei potenti e della Chiesa, ma prima ancora prigioniera di se stessa, delle sue paure, delle sue insicurezze.
E’ un ritorno al passato per svelare caratteristiche che ritroviamo purtroppo nel presente (dal Congedo: Continuarono tutti a vivere nella gran confusione e nel frastuono di quel loro presente che a noi oggi appare così silenzioso, così morto, e che rispetto al nostro presente fu soltanto un po’ meno attrezzato per produrre rumore, e un po’ più esplicito in spietatezze…Infine, uno dopo l’altro, morirono: il tempo si chiuse su di loro, il nulla li riprese; e questa, sfrondata d’ogni romanzo, ed in gran sintesi, è la storia del mondo).
La vicenda, di per sé non rara e nemmeno eclatante, assume così una veste profetica che proietta sul mondo attuale una visione di un presente desolante, privo di valori, senza speranze, in una visione nichilista, però non tanto da scivolare nel cinismo.
Il romanzo, pur fra tante, ma necessarie, divagazioni è scritto in modo esemplare, in un italiano di rara bellezza, con descrizioni soffuse a volte di una appena accennata vena poetica, finendo con il far emergere dal nulla, dalla nebbia caliginosa dell’oblio un mondo che ignoravamo.
Resta il perché del titolo. Come mai questo richiamo all’essere mostruoso e inesistente della mitologia greca?
Le ultime righe del Congedo sono al riguardo esaustive:
“Colui che conosce il prima e il dopo e le ragioni del tutto e però purtroppo non può dircele per quest’unico motivo, così futile!: che non esiste.”
Ovviamente tutto è opinabile nei confronti con la fede, che supera ogni razionalità, ma in questo concetto, in questa visione atea rientra anche l’analisi di una Chiesa che, almeno in quell’epoca e relativamente alla vicenda raccontata, sembra composta da pochi fanatici veramente credenti e da molti invece tesi più a privilegiare la vita terrena, compiendo anche abusi e nefandezze. In questo contesto le figure del vescovo Bascapè, religioso fervido che vorrebbe tutti dediti anima e corpo alla fede, ma il cui credo comincia a vacillare, e il giovane don Teresio, fanatico oltre ogni misura, ma legatissimo ai beni terreni, tanto da vessare i suoi parrocchiani con continue richieste di regalie, finiscono con il diventare le due facce di una stessa medaglia: la Chiesa.
L’impressione che si ritrae è che gli uomini in abito talare finiscano con connotare in eccesso i difetti di tutti gli altri, una sorta di insoddisfazione che li divora, rendendoli al tempo stesso carnefici e vittime di se stessi.
Stranamente gli unici due personaggi che nella loro apparente semplicità emergono positivamente sono il camparo Maffiolo, dignitoso vecchio soldato che riesce perfino, senza averne conseguenza, a dire la sua all’Inquisizione, e il boia Sasso, la cui pietà impedirà alla strega di morire fra atroci dolori.
Ne consiglio vivamente la lettura.









