La fine del mondo storto
Editore
Mauro Corona (Erto, Pordenone 1950) ha seguito fin da bambino il nonno paterno (intagliatore) in giro per i boschi. Nello stesso tempo, il padre lo portava a conoscere tutte le montagne della valle. Dal primo ha ereditato la passione per il legno, diventando uno degli scultori lignei più apprezzati d'Europa. Dal padre gli deriva l'amore per la montagna. Alpinista e arrampicatore fortissimo, Mauro Corona ha aperto trecento nuovi itinerari di roccia sulle Dolomiti d'Oltre-Piave. È autore di Il volo della martora, Le voci del bosco (entrambi tradotti in Germania), Finché il cuculo canta, Gocce di resina, La montagna, Nel legno e nella pietra, Aspro e dolce, L'ombra del bastone, Vajont: quelli del dopo, I fantasmi di pietra, Cani, camosci cuculi (e un corvo), Storia di Neve, Il canto delle manére e della raccolta di fiabe per ragazzi Storie del bosco antico.
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Fondamentalismo ecologico
Come reagirebbe l' umanità se un giorno si ritrovasse improvvisamente priva delle più comuni e usate fonti di energia, cioè i carburanti fossili? Come farebbe a funzionare una società ormai totalmente dipendente da macchine e tecnologia senza combustibili e corrente elettrica? Corona prova ad immaginare lo scenario che si verrebbe a creare, quale sarebbe la prima reazione degli uomini, in quale modo la società si potrebbe organizzare per far fronte al problema. Ma soprattutto l' autore sembra chiedersi: gli uomini impareranno finalmente la lezione e capiranno che il pianeta va rispettato, che la semplicità e l' essenzialità sono le chiavi per un mondo migliore, che la ricerca sfrenata dei soldi e del potere portano inevitabilmente alla rovina? Corona parte da un’ idea molto interessante ma non riesce a svilupparla adeguatamente, restando troppo sul vago e non riuscendo ad argomentare per bene le sue pur interessanti idee, facendosi trascinare troppo da un fondamentalismo ecologico che finisce per vanificarne i buoni propositi. L’ idea di fondo infatti è tutto sommato giusta, in quanto l’ autore vuole mettere in guardia l' uomo dai possibili risvolti a cui può portare lo stile di vita che la società attuale conduce, ma lo scenario che crea appare eccessivamente apocalittico e in più infarcisce il libro di retorica e luoghi comuni, spara a zero contro tutto e tutti auspicando un ritorno ad uno stile di vita da età della pietra e torna continuamente sugli stessi concetti rendendo il libro ripetitivo e privo di sostanza. Insomma, un libro ambientalista ma che appare troppo poco scientifico per essere un saggio e lontano dal poter essere definito romanzo per la totale mancanza di personaggi e fatti particolari e troppo pieno di fanatismo ideologico. Sconsigliato, ma se proprio volete leggerlo prendetelo con le pinze, come se si trattasse di una pura e semplice provocazione.
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Ultimo aggiornamento: 31 Marzo, 2012
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Ammonimento sottoforma di romanzo
Più che un libro lo definerei un ammonimento sottoforma di romanzo lungo circa 160 pagine.
Una forma nuova di scrittura a mio parere, non c'è un personaggio principale, ma la vita di tutti noi che cambia è l'argomento e il fulcro principale di questo testo.
La trama: improvvisamente agli uomini viene a mancare il petrolio e qualsiasi altra forma di combustibile per produrre energia, ed ecco che le prospettive dei viventi cambiano radicalmente, si ribaltano gerarchie, bisogni, pensieri, opportunità ,situazioni..tutto insomma.
Nelle città vivere è un inferno, già gli abitanti di campagne e montagne se la cavano molto meglio; in questo scenario apocalittico lo scrittore si scatena con similitudini e situazioni che vanno dallo scabroso al grottesco, passando per il sublime e l'ingegnoso.
Corona si sofferma spesso e volentieri su quelle che sono le ideologie e e i valori della società attuale, cioè la corsa al titolo di studio, la voglia di accaparrarsi posti di lavoro prestigiosi ed accumulare denaro; con l'avvento della catastofe energetica descritta nel libro tutti i valori di cui sopra vanno a farsi benedire , e tra gli uomini e nel mondo descritto da Corona conta e ha prestigio solo chi sa potare, mungere, zappare, costruire capanne, seminare etc.
I ricchi che bruciano i loro mobili preziosi per scaldarsi, i preti che bruciano le loro tele e quadri famosi contenuti nelle chiese; i poveri più abituati a soffrire resistoneo di più alle intemperie dell'inverno e della vita grama, tutto un ribaltarsi di situazioni come dicevo.
Gli uomini in questa dura prova capiscono che cmq prima vivevano male affanandosi in corse e ricerche di cose vacue, questa catastofe gli fa capire che i valori veri sono altri e li avevano dimenticati.
Un libro che è un esaltazione anche della vita contadina e della capacità di arrangiarsi in situazioni difficili.
L'animo umano però poi piano piano, anche se depurato e svuotato delle grossolanità dei pseudoagi precedenti, ritorna ad essere così com'è sempre stato, cioè autodistruttivo...non vi dico come.
Molto suggestivo e fantasioso
bello
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Ultimo aggiornamento: 05 Gennaio, 2012
da lasciare in libreria
Dopo aver letto quasi tutti i libri di Mauro Corona, questo volumetto ha deluso ogni aspettativa.
L'idea di partenza, che si colloca nel filone apocalittico, può in parte considerarsi interessante, in quanto il tema non parte da una catastrofe di qualsivoglia tipologia, ma dal semplice esaurimento dei combustibili fossili.
Da quest'idea di partenza (possibilità non molto remota) c'erano infiniti modi per sviluppare il tema, dall'analisi sociale agli aspetti più pratici, cosa che in questo volumetto non avviene. I caratteri del testo enormi da libro per bimbi delle elementari, atti ad incrementare il numero di pagine per giustificare un libro che altrimenti sarebbe un fascicolo rendono ancor più ridicola questa opera il cui contenuto, tolti i girotondi di frasi (spesso le stesse si ripresentano più e più volte nell'arco della brevissima lettura, in un cerchio ripetitivo e avvilente) potrebbe ridursi a qualche facciata.
Un buco nell'acqua.
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questo libro m'è andato storto
Mi sono avvicinata a questo libro per caso, anche se Corona lo conosco da un pezzo come scrittore.
La fine del mondo storto sicuramente vuole puntare il dito contro la responsabilità dell'uomo nei confronti del pianeta, mostrando come lo sfrutti a proprio piacimento, avendo perso del tutto la capacità di percepire le cose e la vita e di vivere in armonia.
Sono temi che condivido profondamente e in cui mi rifletto molto, ma questa lettura è di una noia incredibile e secondo me non centra l'obiettivo.
Ripete in ogni capitolo le stesse cose: l'incapacità umana di usare le mani (se non per darsele di santa ragione) e la fondamentale propensione all'avidità dell'uomo.
Posso condividerlo, lo trovo vero, ma non si può costruire una 'storia' ripetendo sempre le stesse cose.
Ad ogni pagina che leggevo mi chiedevo 'ok, e ora?'.
Corona parla di temi ormai trattati in ogni campo, che per essere appetibili sotto forma di romanzo dovrebbero avere un po' più verve o una storia che li tenga in piedi.
Aggiungo, ed è un'opinione strettamente personale ed opinabile, che se fossi il signor Mauro probabilmente avrei cercato una casa editrice diversa, magari più piccola e con un'etica sicuramente meno marcia della Mondadori (sappiamo tutti chi la possieda), per dare il segno che la distruzione del nostro pianeta si può evitare partendo proprio dalle piccole cose.
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E' un mondo storto.
Chi mi conosce lo sa. Il titolo per me è molto importante, e questo mi piace. Il nostro è effettivamente un mondo "storto", in cui nessuno vede le cose per come sono chiaramente, nessuno riconosce le cose utili e quelle superflue.. Nel libro di Corona, interviene la natura a raddrizzarlo, il naturale scorrere del tempo e degli eventi.
Un bel libro secondo me, particolare nella scrittura, anche se un po' ripetitivo comunque scorrevole. L'idea è originale e azzeccata.
Ovviamente non tutti sono interessati a questo tipo di argomento, ma a tutti quelli che nel loro piccolo cercano di "raddrizzare il mondo", lo consiglio.
Per quanto mi riguarda ho anche imparato un po' di cose.
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un diario profetico
Potrebbe benissimo trattarsi di un diario proveniente da un futuro (purtroppo) non molto lontano.La lungimiranza della'autore è impressionante,costui è un attento osservatore della realtà...trae le sue conclusioni dal presente,disegnando le linee ben definite di questo allucinante futuro.Trovo confortante il senso di solidarietà che,automaticamente in situazioni cosi' estreme,viene a crearsi tra gli esseri umani...Mauro Corona,di umili origini,credo sia una persona di una ricchezza interiore fuori dal comune,personaggio schivo ed empatico.Questo libro è solo un racconto ma...Bhè,cominciamo a fare scorte di legna da ardere e alimenti secchi...non si sa mai.
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L'uomo, la Terra ed il futuro che ci meritiamo
"Finché l'uomo non sparirà dal pianeta, farà di tutto, e ce la metterà tutta, per farsi male e per star male. Poi si estinguerà. Ma sarà colpa sua. L'uomo sarà l'unico essere vivente ad autoestinguersi per imbecillità"
Faccio una doverosa premessa: la mia è una famiglia di origine contadina, che va molto fiera del suo passato e delle tradizioni. Quindi non posso non trovarmi d’accordo in molti passi di questo libro, in cui Mauro Corona espone in un storia (di fantasia?) ciò che accadrebbe se all’improvviso petrolio, gas e carbone si esaurissero alle porte dell’inverno.
Ovviamente lui immagina il caos, la morte di metà almeno della popolazione terrestre ed un ritorno al rurale che conduca l’uomo a tornare un buon selvaggio attaccato alla natura. Nel romanzo i canoni si rovesciano, i deboli sono forti ed i potenti non sanno fare nulla con le mani.
Ma poi tutto ricomincia come in una ruota che gira.
Perché l’uomo è così, è nel suo DNA.
Nel libro ci sono spunti interessanti e carini (vedi la presenza del nostro PdC in veste di sanguisuga in bicicletta), ma la scrittura di Corona è troppo supponente e certa delle proprie idee. Dà la colpa del nostro attuale degrado alla tecnologia, al troppo sapere e sembra che da essi non possa derivare niente di buono, proprio niente. E mi pare francamente esagerato, mi pare una visione miope come quella del maestro di yoga di mia madre che non vuol comprare il frigorifero.
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Un buon libro
Mauro Corona lascia trasparire in modo chiaro ogni sua convinzione sulla vita e sui rali valori di essa.
Alcune descrizioni risultano forti, con termini crudi che, tuttavia, sono adatti al contesto.
Se avesse romanzato di più il libro credo che sarebbe caduto in una sorta di copiatura di sceneggiature già scritte (stile "Io sono leggenda", "48 giorni dopo", ecc.).
Il libro va inteso, a mio parere, come una ipotetica cronaca di ciò che accadrebbe se qualcosa ci togliesse di colpo il superfluo ( e di ciò che accadrebbe quando il terrore e la disperazione facessero nuovamente posto a speranza ed ambizioni).
Buon libro, fa riflettere...
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Ultimo aggiornamento: 13 Febbraio, 2011
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Peccato però...
Libro decisamente difficile da giudicare, non è un romanzo vero e proprio non essendoci personaggi , sembra più un saggio .
Il tema è di grande attualità e portato agli estremi da Corona, improvvisamente un giorno finiscono tutti gli idrocarburi (petrolio, gas...) ed il mondo si ferma ai piedi di quello che sarà il peggior inverno del mondo civilizzato.
Già qui ho qualche perplessità : troppo improvvisa la fine, la nostra civiltà supertecnologica non si era accorta di nulla e non aveva iniziato a produrre energie alternative ? Mah ...stupidi magari si , ma così tanto?.
Poi inizia un inno alla natura, alla campagna , al lavorare con le mani , al recupero di quella manualità e di quelle conoscenze antiche che avevano fatto campare i nostri nonni e che il progresso ha messo in un angolo.
Gli uomini sembrano mettere da parte contrasti ed egoismi e collaborano come mai era accaduto prima , come se il non avere più nulla rendesse le persone migliori (concetto ribadito fino alla noia nel libro), la fine del petrolio diventa una sorta di diluvio universale sui nostri cuori inariditi.
Questa parte è decisamente molto bella e lo stile di Corona diretto ed affabulante, ho qualche perplessità sul fatto che la fine del petrolio sembri portare con se la fine di ogni conoscenza relativa al progresso, si passa dagli antibiotici alle erbe della nonna , dagli aerei alle proprie gambe, in mezzo...nulla? Mi sembra un pò forzato...
Corona ripete gli stessi concetti da angolazioni diverse a costo di diventare ripetitivo, riduce le differenze tra esseri umani a quelle tra ricchi o potenti e poveri, tra prima e dopo la catastrofe, dimenticandosi di tutte le sfumature che costituiscono l'animo di una persona.
Si toglie anche qualche sassolino dalla scarpa con una descrizione al vetriolo della figura del critico letterario.
Va via come un treno in corsa fino al colpo di coda finale, all'ennesimo monito: una volta recuperata un parvenza di vita l'uomo tornerà alle sue debolezze, al potere e all'accumulo di risorse come unico scopo.
Messaggio vero e sconcertante sia per quanto riguarda lo stato della nostra terra che relativamente al nostro animo, all'egoismo e ai falsi valori dell'uomo moderno. Però peccato... perchè Corona ha uno stile non da poco , vero, diretto, ironico ; se avesse sviluppato l'idea in un romanzo , approfondendola di più , avrebbe scritto un capolavoro.
Invece si è limitato a raccontarci il mondo nel suo passaggio da nero a bianco e si è dimenticato i colori e le loro sfumature sia nella descrizione del mondo che dell'umanità che lo popola e questo libro rimane solo un bellissimo sfogo ed un monito a noi stessi, abbiamo imboccato la strada sbagliata dentro e fuori di noi , siamo "sbagliati dentro" e non possiamo cosi rispettare gli altri e il mondo in cui viviamo perchè abbiamo confuso i veri valori con ciò che ci piace. Il messaggio è da 10.
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Una premonizione, una verità.
Scenario agghiacciante, ripetuto ossessivamente, da cui salvo il monito a non dimenticare la cultura materiale che fa parte della nostra storia: il cervello ha bisogno delle mani.
Io non so cosa significhi aver fame sul serio, la fame vera che cancella di colpo ogni scrupolo etico. Non riesco neppure ad immaginarmela...
Può l'uomo occidentale viziato e impigrito vivere senza il superfluo? Che sia così alto il prezzo da pagare, fa davvero paura.
La storia nasce da una premonizione e si conlcude con una verità inoppugnabile:il peggior limite dell'uomo è l'imbecillità e non esiste ciclo storico che possa risolverlo.
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Un buon Corona
Forse un pò troppo ripetitivo e poco romanzato, ma una lettura piacevole ed appasionante, un punto di vista condivisibile nella sua estrema accezione.
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Ultimo aggiornamento: 01 Dicembre, 2010
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Homo homini lupus (Non parliamo poi di quelli alph
In questo romanzo Mauro Corona va oltre ogni più nera previsione sulla fine della nostra società "storta".Il petrolio,il carbone, tutte le fonti energetiche che ci danno confort e gioia consumistica si esauriranno del tutto.
Le Cassandre che da tempo ci mettevano sull'avviso che prima o poi la cuccagna sarebbe finita, alla fine avranno avuto ragione, ed allora cosa accadrà?
Niente energia elettrica, niente luce, niente TV, niente medicine, niente auto,niente telefoni, niente di niente.Quando le scorte nelle case finiranno si comincerà a morire come mosche, prima i malati, poi i vecchi e i bambini. Poi giungerà l'inverno, si bruceranno monili, libri : a che serve la cultura quando si muore? Si bruceranno i soldi: a che servono i soldi
quando manca il pane e lo stomaco è vuoto da giorni?
E poi... e poi quando tutto finirà gli uomini che non sanno più zappare, coltivare, pescare, cacciare cominceranno a mangiare i morti perché l'inverno sembrerà eterno come la fame. E poi...e poi qualcosa di nuovo accadrà...
Nel tempio di Apollo a Delfi accanto alla scritta "gnòthi sautòn" (conosci te stesso) c'è da secoli e secoli una seconda scritta meno nota ma ugualmente significativa per l'uomo moderno "medèn àgan"( nulla di troppo) appunto, impariamo a non sprecare, questo è l'undicesimo comandamento!
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un "documanzo"
un incrocio fra un documentario e un romanzo: infatti non ha un personaggio definito, ma parla della gente in genere, di come sopravvivrebbe senza più petrolio e senza le comodità a cui siamo abituati. Fa una panoramica in generale, senza soffermarsi su nessuno in particolare. Da questo punto di vista sembra un documentario di Quark, quelli su popolazioni tribali per intenderci... Descrive un ritorno alla semplicità, associata NON al benessere psicofisico (come viene definita in questi tempi), ma alla pura sopravvivenza. Gli ingredienti della vita diventano solo cibo, acqua, fuoco e un riparo. L'arte di "far coe man" diventa basilare e l'arte di arrangiarsi e di accontentarsi stravolge la lista di ciò che prima era "assolutamente" necessario (telefonino dell'ultima generazione, macchina con motori sempre più potenti, case immense con almeno 4 bagni...).
Lo stile è scorrevole, anche se in alcuni tratti un pochino ripetivo. La NON presenza di un personaggio in particolare, fa si che l'attenzione di focalizzi sulla descrizione della situazione, non tanto sulle azioni o sulle parole. Da leggere, magari con figli (che hanno tutto) e con nonni ( che magari non hanno avuto nulla e se ne ricordano).









