La masseria delle allodole
Letteratura italiana
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La masseria delle allodole
Leggere questi libri per me ha un po’ il sapore del ritorno a casa dopo un lungo viaggio, c’è poco da fare queste letture mi appassionano sempre, la vita vera per crudele che sia è per me un’attrazione irresistibile, è giusto intervallarli con letture più leggere ma alla fine ci ricado sempre.
L’autrice ci racconta la storia della sua famiglia armena e del genocidio del suo popolo da parte dei turchi nel 1915. Gli armeni erano grandi lavoratori, gente semplice , la sua famiglia in particolare era ricca e illustre, suo zio era l’unico farmacista al villaggio, nel giro di poche ore accade l’impensabile e la situazione si ribalta ,perdono tutto, le case il denaro la dignità e purtroppo la vita . Gli uomini vengono assassinati subito e le donne deportate , caricate su carri e poi in seguito a piedi sono costrette a percorrere un lungo cammino prive di acqua di cibo sotto il tiro dei fucili e le torture delle guardie che le accompagnano .
Sono donne molto combattive che lottano fino in fondo e si sacrificano per la salvezza dei propri figli e dei propri cari , davvero belli questi personaggi così forti e coriacei e la caratterizzazione di alcune di loro le ha reso davvero giustizia.
Devo essere sincera lo stile narrativo non mi è piaciuto granché , mi sono un po’ persa nei troppi nomi stranieri, gli eventi narrati a volte si accavallavano un po’ facendo perdere fluidità nella lettura e spesso non erano ben approfonditi ma solo abbozzati . Insomma una lettura non semplicissima , sono tornata a volte indietro perché non avevo capito bene alcuni passaggi , avrei preferito uno stile più diretto, e magari una presentazione dei protagonisti più graduale e quindi più chiara al lettore, ci sono pagine e pagine con davvero troppa carne al fuoco.
Un libro davvero commovente , che non risparmia al lettore neanche i particolari più crudi e forti di questi avvenimenti ,di cui io personalmente sapevo molto poco, lo consiglio, sempre per lo stesso motivo, per non dimenticare .
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Ultimo aggiornamento: 10 Marzo, 2012
opera incompiuta
i dubbi su questa opera sono relativamente alla prima parte del romanzo, che non si evincono riflessi spicologici dovuti all'eccidio degli armeni già avvenuti tra gli anni 1885/1889: un romanzo che si affida a racconti solo verbali di persone che all'epoca della tragedia erano solo dei bambini rischia di essere, pur nella sua tragicità, banale
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Dolorosi ricordi
La professoressa Antonia Arslan esordisce sul panorama letterario italiano con un romanzo assai amaro, per ricordare le atrocità perpetrate a danno del popolo armeno, avvalendosi di fonti molto preziose e attendibili, quali i ricordi familiari a lei trasmessi dai nonni.
Quella narrata è la storia di un sogno infranto dall'odio e dalla crudeltà dell'essere umano, è la storia della felicità annientata di una famiglia come tante, brava gente dedita al lavoro e agli affetti più intimi, è la storia di bambini e adolescenti che porteranno delle indelebili ferite nel cuore; ma vuole essere anche la storia della bestialità umana e la storia di ideologie sbagliate al soldo di gente senz'anima.
Il valore del romanzo sotto il profilo di documento storico è innegabile, perchè nulla di tutto ciò che accadde in Turchia cada nell'oblio, anzi è giusto ricordare e far ricordare agli uomini, eventi disastrosi e ignominiosi di cui si sono macchiati i propri simili.
Ciò che caratterizza marcatamente il racconto, è lo stile adottato dall'Arslan; complesso, non immediato, pindarico. Ne deriva una lettura in salita, a tratti difficilmente comprensibile, per l'eccessiva fusione degli episodi narrati con gli stati d'animo dei numerosi protagonisti, dando vita ad un lavoro a tratti fuorviante e scarsamente incisivo.
Probabilmente una scrittura più diretta ed un maggior approfondimento psicologico dei personaggi, avrebbe reso la narrazione più solida sul piano emozionale, provocando sensazioni più forti nel pubblico.
Dopo aver letto il capolavoro della Khayat che tratta dello stesso argomento, Le stanze di lavanda, si potrebbe rimanere un pizzico delusi dalla lettura di questo romanzo; tuttavia è d'obbligo ricordare che ogni autore affronta la narrazione in modo del tutto personale, mettendo in campo lo stile più consono al proprio modo di provare le emozioni e di esprimerle.
Un plauso all'autrice, per avere avuto la forza e il coraggio di dare voce ai ricordi di una intimità e serenità familiari violate, rendendo partecipe il mondo intero di dolorose memorie che il tempo non cancellerà mai.
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La forza del ricordo.
Un libro molto bello.
Antonia Arslan fa rivivere a tutti noi il periodo più triste del popolo armeno.
Nel 1915 il movimento nazionalista dei Giovani Turchi portò a compimento un genocidio etnico-religioso impressionante. Gli armeni, minoranza cattolica, vennero sterminati e logorati nelle marce interminabili lungo il deserto anatolico.
La conta parla chiaro: un milione di morti.
Qualcuno disse che non c'era stato il tempo di far nulla...da un anno si combatteva la prima guerra mondiale...mica robetta...
Ma un grande scrittore ebreo, Franz Werfel,stilò il suo capolavoro proprio con l'intenzione di fermare l'orologio della Storia su questa tragedia.
"I quaranta giorni del Mussa Dagh" è il libro di riferimento anche dell'Arslan che ha il pregio, nella sua Masseria,di trasferirci il senso quotidiano del dolore.
Anni dopo, purtroppo, un lurido porco austriaco, nel preparare un genocidio ancora più titanico ebbe modo di dichiarare:"Gli ebrei?E che volete interessi al mondo degli ebrei? Il mondo ha parlato quando sono stati scannati gli armeni"?
Purtroppo, il maiale aveva ragione.
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Ricordiamo anche genocidi meno discussi
Il genocidio degli ebrei è noto a tutti, per la sua cruenza e l'esoso numero di vittime. Ma vi sono state tragedie al pari cruente e sanguinose. Una di queste è la "pulizia etnica" armena nei primi decenni del 900. Antonia Arslan racconta direttamente a sua storia e quella di una famiglia che nel giro di poco tempo è stata privata di tutti beni, fino a quelli massimi quali la dignità e la vita. Il romanzo non fornisce informazioni di carattere storico e politico, è incentrato tutto sulle emozioni, lo strazio e la sofferenza della famiglia. Lo slancio emotivo e la narrazione a volte dura rilevano uno scenario di alta drammaticità, che fa immediatamente breccia nel cuore del lettore e lascia spazio anche alla riflessione per quelle storie meno conosciute ma che, trasposte nella nostra realtà, sono ancora attualissime.
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La storia si ripete..
E ancora, ancora, ancora.
Ecco, davanti a noi, ancora una volta, un libro che narra di genocidio. Non nazista, però, ma armeno.
Genocidio a quanto pare dimenticato, accantonato davanti alla strage ebrea consumatasi trent'anni dopo.
Stesse modalità, stesso pensiero: è proprio vero che la storia si ripete..
L'autrice narra delle esperienze famigliari prima e durante le deportazioni armene, esperienze dalle quali si estraggono anche le deportazioni armene del 1896.
Stile confusionario, ma il resto è sopra la media. E finalmente un libro che parla di storie nascoste.
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delicato e potente
Leggo e rileggo la prima parte. poi torno a leggere le parti in corsivo, che sono i rari momenti in cui l'autrice inserisce i suoi sentimenti personali con così tanto fatalismo e amore che ci lascia come in un ponte sospeso su un grande precipizio.
certe volte non capisco la struttura della frase, altre devo tornare a rileggere alcuni passi che ritrovo poi nel proseguo. nomi strani e a noi sconosciuti incalzano e si va un po' per intuizione nel capire il senso di quel preciso momento del racconto.
figure di donne, eroine non per scelta ma per puro caso. no, non sono eroine. sono solo donne che si scontrano con la tragicità di quei momenti ma che non dimenticano un solo istante della loro dannata vita qual è la cosa che ci fa sopravvivere nel mondo più crudele: l'essere madri, sorelle o protettrici di quello che è il futuro che i bambini devono avere a tutti i costi. per dimostrare che la vita non è solo marcia fetida e sporca, non sono solo le violenze fisiche e morali, non è solo sangue e morte.
e quello che vivono e scelgono le donne di questo racconto non è di pertinenza solo femminile, ma di tutto il nostro genere umano. solo di quel genere che si può ancora definire "umano".
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La masseria delle allodole
Il romanzo storico di Antonia Arslan mi è sembrato molto interessante e curato, forse solo non troppo agevole alla lettura per la grande quantità di nomi armeni e turchi con i quali si ha poca dimestichezza.
Ad ogni riga traspare l'erudizione e lo spessore culturale dell'autrice, che nella ricostruzione della vicenda della propria famiglia, dipinge un affresco storico della tragedia della persecuzione armena durante la prima guerra mondiale.
Nel racconto si intrecciano, in modo a volte complesso e di non semplicissima lettura, dialoghi, sensazioni, stati d'animo, a comporre un mosaico umano drammatico, ma anche vitale ed affascinante.
Dal mio punto di vista, il pregio del romanzo è la capacità dell'autrice di sovrappore i ricordi della storia famigliare con la "grande storia" che si può leggere sui manuali storiografici.
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LA MASSERIA DELLE ALLODOLE
Alzi la mano chi conosce il genocidio degli armeni. Ebbene, io ne sapevo poco o nulla. E' stato un libro istruttivo, mi ha fatto conoscere il questa parte di storia armena, le atrocità subite da questo popolo, in particolare dalla famiglia dell'autrice.
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Genocidi dimenticati
La masseria delle allodole descrive con passione la vita stroncata di una famiglia armena dalla crudele repressione perpetrata dai giovani turchi.
Lucido dolore si mescola alla desolante condizione del popolo turco e del suo glorioso passato.Tali nefandezze e atrocità turbano ancora i suoi sogni di modernità.Commovente.
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Ultimo aggiornamento: 18 Novembre, 2008
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la masseria delle allodole
bellissimo libro. tratta dello sterminio studiato e messo in atto dai turchi nei confronti dei "poveri" armeni. descrive la lunga marcia per la sperata salvezza, costellata di atti di una violenza inaudita applicata su donne e bambini . atti che ancora oggi fanno si che tra le due etnie ci sia sotto le ceneri un odio infinito. tratto dal libro un buon film.










Opinione inserita da Jan 02 Gennaio, 2011