Narrativa italiana Romanzi La natura esposta
 

La natura esposta La natura esposta

La natura esposta

Letteratura italiana

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Lui abita in una "terra di transiti", sotto le montagne vicine al confine. Aiuta gli stranieri a passare oltre, di contrabbando, chiedendo per la tratta lo stesso denaro che prendono altri - il fabbro, il fornaio - ma restituendolo alla meta, perché a lui "piace essere utile all'età che da queste parti va a finire all'ospizio". Ma la cosa attira l'attenzione, arriva ai giornali, lo chiamano "il santo dei monti". Al fabbro e al fornaio, amici d'infanzia, la cosa non piace e lui si vede costretto ad allontanarsi, a svernare in una città sul mare. Lui sa lavorare con le mani, plasma il marmo, e grazie alla fiducia di un parroco trova un impiego: riparare un grande crocifisso marmoreo. La nudità del Cristo, la sua "natura esposta", è stata coperta in passato da un panno che ora la chiesa vuole rimuovere, ma lui scopre che sotto a quel panno c'è un principio di erezione. È soltanto la prima delle scoperte che si rivelano alle sue mani che scalpellano, che indagano, che cercano il significato di qualcosa che lo riguarda da vicino.

Recensione della Redazione QLibri

 
La natura esposta 2016-09-07 13:03:14 siti
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siti Opinione inserita da siti    07 Settembre, 2016
Ultimo aggiornamento: 17 Ottobre, 2016
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Tra le righe

Erri De Luca torna alla scrittura provato dalle note vicende giudiziarie che lo hanno visto coinvolto recentemente. È pronto per dedicarsi ad essa e per veicolare su carta l’ennesima storia che dichiara non sua: un racconto di un amico scultore in bronzo, Lois Anvidalfarei, il quale, avverte l’autore, forse non riconoscerà in tutto e per tutto l’oggetto della sua narrazione. De Luca dà l’impressione di appropriarsi di uno spunto narrativo interessante per convogliare interessi, sensibilità del suo percorso di uomo e di artista, probabilmente sintetizza le proprie incertezze, i propri dubbi, o semplicemente si ritrova nelle parole di un amico che nato a Badia, in Alto Adige, ha sperimentato la chiusura della chiesa altoatesina con le sue sculture Figliol prodigo e Adamo.

Uno scultore vive nel più improbabile luogo di frontiera quale è la montagna, inadatta al reticolato, alla barriera fisica, ricca invece di passaggi naturali che nessun confine politico può cancellare, aiuta i profughi che giungono al suo villaggio nell’ attraversamento clandestino del medesimo confine ma a differenza dei suoi due amici che si dedicano a questa attività per lucro, restituisce loro, a impresa riuscita, la somma prima richiesta. Tra i suoi fortunati “viaggiatori” appare uno scrittore il quale stabilitosi all’estero fa conoscere al mondo la storia del santo traghettatore. Il clamore suscitato dalla stampa sottrae agli amici la possibilità di proseguire nei loro traffici per cui essi costringono l'amico a lasciare il luogo natio. Lo scultore va a vivere in una località marina, Napoli vicina. Lì cerca lavoro come restauratore di sculture e ottiene il restauro di un crocifisso dei primi del novecento: lo si vuole riportare allo status originario quando la nudità del Cristo era raffigurata e lo scultore aveva reso fedelmente l’usanza del crocifiggere nudi, nessun drappo a mascherare una parte del corpo che desta imbarazzi nella figura del Cristo. Lo scultore libera la statua dalla censura marmorea voluta tempo prima dalla Chiesa. Il breve racconto ricostruisce la storia della scultura e i passaggi necessari all’artista per scoprire il messaggio dell’opera originale così da riportarla fedelmente ,a restauro avvenuto, anche quando sotto il drappo appare un principio di fisiologica erezione...

I temi trattati sono tutti interessanti: la montagna, le migrazioni, la visibilità di ogni singolo essere umano, la tensione creativa, il binomio artista- opera d’arte, la fede, le religioni, eppure tutto appare solo accennato, citato, richiamato per cui, a parte la modesta tensione narrativa delle ultime pagine, tutto scorre molto velocemente senza lasciare alcuna impressione profonda. Fatto salvo che si respira un Erri De Luca invecchiato e a tratti stanco ma ancora capace sinceramente di palesarsi anche quando racconta la storia di un vecchio amico. Tra le righe c’è un uomo non più giovane che lotta ancora con i suoi dubbi ma pare aver abbandonato la tipica intransigenza giovanile.
Lo consiglio a chi apprezza l’autore anche solo per i suoi interessi, le pagine dedicate alla montagna sono le più riuscite, a chi si interessa di scultura, a chi ama semplicemente l’autore.

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La natura esposta 2016-11-08 03:26:46 Bruno Elpis
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Bruno Elpis Opinione inserita da Bruno Elpis    08 Novembre, 2016
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Il palo di supplizio di un innocente

La natura è il sesso che un artista del primo novecento ha rappresentato in un crocefisso nudo ne La natura esposta di Erri De Luca.
“Oggi la Chiesa vuole recuperare l’originale. Si tratta di rimuovere il panneggio”. Il delicato incarico (“Il condannato sta morendo, è agli spasimi che spesso culminano in un’erezione meccanica”) viene assegnato a un artista che ha un passato sulle montagne, ove ha aiutato i profughi a passare la frontiera.

Lo scultore si occupa del restauro immedesimandosi nel ruolo (“Informo il rabbino dell’intenzione di farmi circoncidere. Lo scopo è avvicinarmi”) e frequentando un operaio mussulmano che fornisce la materia prima per il restauro.

Nell’incontro umano tra le tre grandi religioni monoteiste (“Anche l’Islam ha usato atroci pali da supplizio. Parliamo di quanto male la specie umana ha inventato per se stessa. Nessun animale si avvicina al nostro peggio”), il protagonista vive l’esperienza artigianale alla ricerca di significati storici (“Perdonare loro. Queste parole innalzano la morte a sacrificio. Senza di loro la croce resta il palo di supplizio di un innocente”) e personali.

Ho trovato un po’ forzata la cornice della vicenda, che nel suo fulcro rimane interessante anche per il garbo con il quale Erri De Luca svolge il tema storico-religioso.

Bruno Elpis

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La natura esposta 2016-10-17 06:19:24 Riccardo76
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Riccardo76 Opinione inserita da Riccardo76    17 Ottobre, 2016
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Il tocco che rivela una storia

Lo stile di De Luca, rimane invariato e, a mio avviso, piacevole come sempre. L’idea di questa storia è interessante, la commistione fra l’arte e l’artista che si trasfigura e si “tortura” per provare su stesso il dolore provato da Cristo in croce, per poter raffigurare al meglio ogni singolo dettaglio. Lo stesso trattamento se lo infligge il restauratore, chiamato per eliminare il panneggio e ricostruire la “natura” del Cristo in croce. Un uomo di montagna che con fatica e profondo senso di onesta aiuta le persone a varcare il confine senza pretendere nulla in cambio, una comunità che lo allontana perché “diverso”, perché mette in “cattiva luce” gli altri.
La “fuga” dal suo ambiente, per rifarsi una vita in un luogo differente, per sfruttare la sua arte, il protagonista entra in simbiosi con l’opera da restaurare, ne percepisce al tatto ogni singola asperità, ogni impercettibile ruvidità, vive la croce e rivive la sua storia.
Il ritorno al suo mondo è inevitabile, un’altra traversata, forse l’ultima, la fine di un epoca, di un tempo che non potrà più tornare.
Il romanzo di De Luca è discretamente piacevole, ma non mi ha dato le emozioni di altri suoi lavori, non mi ha toccato particolarmente, ma ovviamente questa è una mia personalissima considerazione.

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La natura esposta 2016-09-24 03:39:26 Natalizia Dagostino
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Natalizia Dagostino Opinione inserita da Natalizia Dagostino    24 Settembre, 2016
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Onnipotenza e umiltà

Raccontastorie in conflitto con se stesso e il contesto, Erri De Luca mi ha abituato ad una scrittura che si inerpica e si affossa, a un dialogo intimo fra l’umano e la natura, fra la bellezza e il dolore.

Leggo il racconto dell’onnipotenza del protagonista, della sua tentazione di essere come un dio, di essere Dio e seguo il suo faticoso cammino di coscienza. L’uomo dai molti mestieri, l’uomo del fare, scopre la vera energia, scopre la forza oltre il potere, nell’umiltà del gesto di consegna di sé all’opera artistica, alla vita.

“Eseguivi il lavoro con orgoglio e sei stato respinto. Devi eseguirlo in tremito.”p.123

Assisto ad un corpo a corpo, ad un esercizio spirituale e carnale. Lo scultore presta il suo corpo alla statua e il restauratore ne ripercorre i gesti e le abilità: è intimità, non è imitazione. Il marmo della statua è vita, è ricordo, è promessa di alleanza che si rivela nella cinestesia, nella corporeità.

“Di più di un artista, tu sei un artefice. Uno che forza i bordi spellandosi le mani per aprire un passaggio nuovo. Capisco che devi essere umile, ma non oltre l’umiltà. Invece sei dimesso, rinunci, ti sottrai al dovere di farti conoscere.”p.37

Nessun essere umano può maturare debiti con un altro, perché siamo compagni nello stesso viaggio esistenziale. Ma i pali da supplizio che gli uomini si infliggono sono disumani, “nessun animale si avvicina al nostro peggio”p.47. L’uomo del restauro proietta sull’uomo crocifisso i suoi pensieri, la frustrazione, la solitudine. L’uno diviene l’altro, si confondono i piani del sacro e del profano: nell’esistenza umana vincono la contraddizione e la contaminazione.

Segnare il sentiero, ritrovare la strada, riconoscere la propria trincea è il destino ed è la salvezza dell’umanità. La verità, nella relazione di gratuità, con sé e con gli altri, è scandalosa perché svela, intenerisce e limita.

“Esiste un’economia del gratis, qualcosa in cambio di niente, ma a simbolo di molto.”p.81



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