Narrativa italiana Romanzi La perfezione non è di questo mondo
 

La perfezione non è di questo mondo La perfezione non è di questo mondo

La perfezione non è di questo mondo

Letteratura italiana

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Torino, tra le Molinette e il Valentino. Adriano, professore ottantaduenne che ha appena perso la moglie, ha un segreto di cui si vergogna un po': da quando la sua compagna non c'è più, continua a rivederla tra le corsie delle Molinette, anche se sa che non può essere vero. O forse sì? A soccorrerlo dal dubbio di essere sull'orlo della pazzia intervengono uno stravagante tassista, certo che sia più che normale che i morti continuino ad abitare accanto ai loro cari, e altre tre persone, che incrociano la sua strada. Gemma, libraia trentenne che nel fine settimana fa la volontaria al Filo d'Argento, un call center per anziani. Olga, un'arzilla zitella settantaseienne ricoverata con una gamba rotta. E Fausto, un giovane grafico precario fidanzato a una ragazza della Torino bene e padrone di Archibald, un bracco che ha il vizio di darsi alla macchia proprio nel parco dove fa jogging Gemma. Le vite di questi quattro personaggi si intrecciano, come in una danza, tra il parco e l'ospedale, dove si aggirano altre due inafferrabili presenze. Perché chi l'ha detto che morendo si deve per forza andare nell'aldilà, in un paradiso perfetto, algido e lontano? Non è forse più consolante - e infinitamente più divertente - immaginare di poter restare nell'aldiquà, invisibili a tutti tranne a chi ci vorrà vedere, fantasmi della porta accanto con tutte le nostre stupende imperfezioni?

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La perfezione non è di questo mondo 2017-06-18 13:12:58 ALI77
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ALI77 Opinione inserita da ALI77    18 Giugno, 2017
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LA VITA NON E' PERFETTA

L a perfezione non è di questo mondo è il toccante romanzo d’esordio di Daniela Mattalia, un libro che mi ha colpito molto sia per i temi trattati, che per la descrizione dei vari personaggi e delle varie storie che si intrecciano.
Il protagonista assoluto del libro, che è un po’ anche il filo conduttore dell’intera storia, è Adriano, professore ottantenne che ha subito un grave lutto, la sua adorata moglie Giulietta è scomparsa da poco. L’anziano ripercorre i loro momenti felici, ricorda quello che facevano insieme, ma crede ancora di vederla tra le corsie delle Molinette, dove torna ogni giorno. Vorrebbe aiutarla, non capisce cosa voglia da lui e l’uomo in un certo momento, pensa anche di essere diventato pazzo.
Olga, invece, è un’anziana signora che è in pensione e vive con il gatto Renè, dopo aver lavorato per anni come caposala al reparto pediatrico del Regina Margherita. Nonostante il suo amore per i bambini, non ne ha mai avuto uno, ne si è mai sposata. La donna vive la sua età con leggerezza e ama la sua condizione di zitella, ma un giorno la sua vita cambia quando si rompe una gamba.
Gemma, è il personaggio che ho sentito più vicino a me, sarà per l’età o per la sua storia personale. E’ una ragazza alla soglia dei trent’anni, che lavora in una libreria, come tutti i giovani d’oggi deve fare i conti con la crisi e con la possibilità di perdere il suo lavoro. Il sabato lavora come volontaria in un call center per anziani chiamato il “Filo d’Argento” , dove si ritrova a parlare e ad ascoltare le storie, oppure i problemi, delle persone più avanti con l’età. Parlando con questi anziani, capisce di trascurare la madre e si sente in colpa di non stare molto con lei e soprattutto di non ascoltarla abbastanza.
Infine, troviamo Fausto, un giovane grafico che cerca di lavorare seguendo la sua passione, è fidanzato con Susanna una ragazza ricca della Torino bene e ha un cane, di nome Archibald, una vera forza della natura.
Il cane farà incontrare Gemma e Fausto al parco, dove è solito correre libero e spensierato e non seguire le indicazioni del suo padrone.
Quello che mi sorprende di questo libro è che la storia racconta un qualcosa di brutto come la fine della vita, ma l’autrice è riuscita a parlarne non scadendo nel melodrammatico, ma riuscendo a mantenere il giusto equilibrio tra le emozioni.
Questo romanzo, è dedicato sia alla nostalgia e al ricordo di una perdita che abbiamo avuto, sia alla terza età, a questo ultimo periodo della vita nel quale ci sentiamo più fragili e più soli.
La chiave è proprio questa, la solitudine. Questo sentimento ci può essere a tutte le età, ma in particolare gli anziani ne soffrono molto. La fretta della nostra vita, non ci permette di goderci al meglio i momenti che abbiamo e quindi spesso e volentieri i figli non hanno il tempo e il modo di accudire come merita, un genitore anziano. Il tempo non c’è, non c’è più l’attenzione necessaria e doverosa che dovremmo avere nei loro confronti, siamo così concentrati nella nostra vita che non li ascoltiamo nemmeno più. Diventano invisibili ai nostri occhi. Quello che resta agli anziani sono i ricordi, i momenti felici vissuti in famiglia, la nostalgia di un passato che non ritornerà.
Se da una parte troviamo la storia di Adriano e Olga, dall’altra invece l’autrice punta l’attenzione anche nei confronti di una figlia Gemma, che capisce grazie anche al call center, quanto sia importante ascoltare ed entrare in sintonia con la madre. I suoi genitori si separano quando Gemma era piccola infatti il padre le ha lasciate per un'altra donna. La ragazza soffre molto per questa assenza, ma capisce anche che la colpa di quello che è successo non è di sua madre.
“Piena di iniziative, strampalate, di passioni che evaporavano dopo qualche mese:le lezioni di yoga acquatico, il corso per realizzare bambole di pane da appendere alle pareti quello per dipingere i sassi. Ogni due o tre giorni Gemma la chiamava, ma in quel fiume materno di discorsi le restavano poche tracce.[…] Certo le voleva bene. Però non riusciva ad ascoltarla. A entrare nel suo cuore.”
Gemma si sente molto lontana da sua madre, ma le vuole bene e capisce che in fondo non è così differente da lei.
Galeotto fu Archibald, qui possiamo dirlo, che ha fatto incontrare la nostra Gemma con Fausto e che i social hanno in un qualche modo aiutato la loro conoscenza.
Fausto all’inizio del libro si dice molto innamorata della sua Susanna, una bellezza oggettiva, bionda, magra, abbronzata, alla moda e anche ricca. Ma con l’andare avanti della storia, capiamo che i due sono molto differenti. Fausto si sente sempre un po’a disagio quando va dai genitori di lei, anche se loro non fanno nulla per metterlo in difficoltà, ma nonostante questo lui percepisce la distante che c’è tra di loro. Susanna, possiamo dirlo, è una ragazzina viziata, abituata a vivere nel lusso e a frequentare determinate persone e determinati eventi o locali. Nella sua famiglia, l’unica parola possibile da dire per descrivere le loro cene, è finzione. Si capisce chiaramente che Fausto non è l’uomo adatto alla loro figlia, ma fingono di accoglierlo sperando che prima o poi Susanna cambi idea.
“Non disse nulla di tutto ciò, davanti aI Manero era impossibile intavolare una discussione che fosse men che gradevole. Soprattutto la signora Marilena era abilissima nel lisciare le pieghe di qualsiasi discussione, come fosse una tovaglia di lino bianca, nessuna macchia, nessun segno di stropicciamento. Le tovaglie non vanno sporcate, le conversazioni non vanno sgualcite.”
Daniela Mattalia riesce a coinvolgere il lettore in una maniera straordinaria, ci si affeziona ai personaggi, come se fossero dei nostri amici. I capitoli alternati con quattro voci narranti differenti sono la vera forza del libro, rendono la storia viva, emozionante e la lettura molto scorrevole.
Temi importanti come la terza età, la vita, la solitudine, la nostalgia vengono raccontati in maniera delicata e riusciamo a capire e ad accorgersi, che a volte bisogna fermarsi e dare più attenzione alle persone che amiamo.
I personaggi non sono stereotipati ma sono persone normali, semplici, umili potremmo trovare Olga al mercato o Fausto al parco con il suo Archibald.
Credo che l’ultimo capitolo sia molto originale e segue molto il mood del romanzo, il tracciare e delineare la storia con delicatezza ma anche con freschezza e vitalità.
Una piccola nota la vorrei fare per la copertina, molto azzeccata, originale e in linea con il libro,un particolare non da sottovalutare.
La perfezione non è di questo mondo ci vuole indicare come il nostro mondo così imperfetto e a volte delicato, sia anche pieno di lati positivi e di piccoli gesti semplici che possono aiutare le persone a migliorare la propria vita.
Un racconto intenso, che ci fa scoprire fragili e vulnerabili quando subiamo una perdita che ci tocca da vicino, ma anche che ci fa capire che c’è sempre il modo per rialzarsi magari facendo del bene, rivalutando le persone che ci sono vicine e magari amando un po’ di più.

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