Narrativa italiana Romanzi La più amata
 

La più amata La più amata

La più amata

Letteratura italiana

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Mi chiamo Teresa Ciabatti, ho quarantaquattro anni e non trovo pace. Voglio scoprire perché sono questo tipo di adulto, deve esserci un'origine, ricordo, collego. Deve essere successo qualcosa. Qualcuno mi ha fatto del male. Ricordo, collego, invento. Cosa ha generato questa donna incompiuta?

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La più amata 2017-04-03 17:38:55 lapis
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lapis Opinione inserita da lapis    03 Aprile, 2017
Ultimo aggiornamento: 03 Aprile, 2017
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Mi chiamo Teresa Ciabatti

“La più amata” è un romanzo originale, incisivo e potente, destinato ad essere amato o odiato, ma che difficilmente lascerà il lettore indifferente.

Dimostra sicuramente coraggio, Teresa Ciabatti. Il coraggio di prendere in mano, a quarant’anni, uno specchio lucidato con il fiele e guardarsi con occhio duro, spietato, implacabile. E il coraggio di confessare, a se stessa e alle pagine di questo libro, la verità dell’immagine che vede riflessa. Una persona inquieta, aggressiva, egoista, disperata. Una bambina mai cresciuta. Una mamma anaffettiva, incapace di prendersi cura della propria figlia. Una moglie che non sa coltivare amore. Ma come si diventa una donna così, incompiuta? C’è un motivo, un colpevole?

Inseguendo queste risposte, Teresa comincia a scavare nel proprio passato e nella storia della propria famiglia, disseppellendo segreti e ipocrisie, nel tentativo di ricostruire la propria identità.

Ecco allora Teresa bambina, viziata e megalomane, nella sua infanzia opulenta e felice. Teresa, principessa indiscussa dell’immaginario regno di Orbetello; gioia e orgoglio del suo re, il Professore, suo padre. Ma chi è davvero il Professore? Un uomo generoso e buono, dicono i pazienti dell’ospedale di cui è primario. Un uomo ricchissimo, avvolto da un’aura di potere, ossequiosità, a tratti venerazione. A distanza di anni, dietro la sua potenza, Teresa leggerà una verità fatta di massoneria, di affari senza scrupoli, di fascismo. E di bugie, tantissime bugie. E’ Lorenzo Ciabatti il colpevole di questa storia?

“Mi chiamo Teresa Ciabatti. Che lo sappiate tutti - paesani, poveri, invidiosi - voi che vi fermate a salutarlo, e lui che vi risponde con un semplice cenno del capo, come il papa, come dio, lui che risponde alle vostre celebrazioni, tenendo per mano la sua bambina. Solo lei. Solo me. La più amata.”

Ecco poi Teresa adolescente, fragilissima e aggressiva, a misurare l’amore dei genitori con le proprie pretenziose richieste. Teresa, povera paesana appena trasferitasi a Roma dopo la separazione dei genitori. Teresa, piena di accuse e odio verso la madre. Per averla privata del suo bellissimo regno, per essersi arresa alla depressione, per non aver saputo vedere o combattere. E’ Francesca Fabiani la colpevole di questa storia?

Teresa Ciabatti inizia questo viaggio alla ricerca di colpevoli e moventi. Rimesta nel passato, privato e pubblico, e ne fa bocconi amari, che contengono gli episodi di un’infanzia di inganni, di sentimenti traditi, di misteri e figure ambigue che raccontano alcune delle pagine più oscure della storia italiana. Bocconi raccontati con una penna sferzante, impulsiva, nervosa. Bocconi che non vengono conditi di sentimentalismo e serviti al lettore su una tavola ben apparecchiata, ma gettati in pasto nella loro spietata crudezza.

Ma, alla fine di questo sofferto viaggio, si scopre che non ci sono colpevoli e moventi. Solo la verità della propria immagine riflessa, da affrontare senza attenuanti, da accettare con una nuova comprensione e da cui ripartire. Perché solo così si può cercare di diventare adulti.

“Mi chiamo Teresa Ciabatti. E sono una donna incompiuta.”

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