La solitudine dei numeri primi La solitudine dei numeri primi

La solitudine dei numeri primi

Letteratura italiana

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La trama e le recensioni di La solitudine dei numeri primi, romanzo di Paolo Giordano edito da Mondadori. Alice è una bambina obbligata dal padre a frequentare la scuola di sci. E una mattina di nebbia fitta, lei non ha voglia, il latte della colazione le pesa sullo stomaco. Persa nella nebbia, staccata dai compagni, se la fa addosso. Umiliata, cerca di scendere, ma finisce fuori pista spezzandosi una gamba. La lasciamo sulla neve credendo che morirà assiderata. Invece si salva, ma resterà zoppa e, soprattutto, segnata per sempre. Mattia è un bambino molto intelligente, ma ha una gemella, Michela, ritardata. La presenza di Michela umilia Mattia di fronte ai suoi compagni e, per questo, la prima volta che un compagno di classe li invita entrambi alla sua festa, Mattia abbandona Michela nel parco, con la promessa che lei lo aspetterà. Mattia non ritroverà più Michela. In quel parco, Michela si perde per sempre. Le vite di Alice e di Mattia, due esistenze segnate, si incroceranno. Diventeranno, Alice e Mattia, adolescenti, giovani, adulti.

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La solitudine dei numeri primi 2013-05-16 09:23:51 piccicuia
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piccicuia Opinione inserita da piccicuia    16 Mag, 2013
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PRIMI GEMELLI

2760889966649

E' un numero primo che difficilmente qualcuno abbia mai preso in considerazione. Evidentemente Mattia non era “qualcuno”. Mattia era quel numero. Un numero primo!
Quindi divisibile soltanto per uno o per se stesso.
“I numeri primi se ne stanno al loro posto nell'infinita serie dei numeri naturali, schiacciati come tutti fra due, ma un passo in là rispetto agli altri. Sono numeri sospettosi e solitari e per questo Mattia li trovava meravigliosi”
Mattia è un ragazzo dal cervello assai pieno. Pieno di cifre e numeri che si accavallano fra loro alla ricerca di una mera spiegazione. Mattia è bravo a trovare spiegazioni, così come tenta in ogni modo di restarsene da solo rimpiangendo il suo triste passato.
Mattia ha fatto qualcosa di brutto e la solitudine per lui, rappresenta senz'altro la più triste delle pene, ma la più efficace.... Ma Mattia, da intelligente matematico quale è, sa benissimo che il suo numero ha un gemello.
2760889966651. E' il numero che affibbia ad Alice. Anche lei un numero primo. Anche lei con un passato brutto. Qualcosa che ha segnato per sempre la loro vita. O meglio, la loro solitudine.
Numeri primi a cui sarebbe tanto piaciuto essere come tutti, solo dei numeri qualunque.
Ma che non ne erano affatto capaci. I loro di numeri sono PRIMI GEMELLI.
“Sono coppie di numeri primi che se ne stanno vicini, anzi quasi vicini, perché fra di loro vi è sempre un numero pari che gli impedisce di toccarsi per davvero”

Questo stupendo romanzo mi ha fatto trascorrere due o tre giorni tristi. Non lo consiglio a coloro che cercano qualcosa di più frivolo o semplice, perché questo romanzo non ha nulla di semplice. Lo stile è scorrevole certo, ma il contenuto è davvero tanto profondo quanto malinconico.
E il finale poi............. Mi ha lasciata più che esterrefatta!!!
Di certo, il libro lo lascerò a polverizzarsi nella mia libreria per un bel po' prima di riprenderlo. E lo farò solo quando sarò triste, così mi risolleverò un po' vedendo che c'è gente che se la passa anche peggio....

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La solitudine dei numeri primi 2013-04-19 14:09:52 Nanà_
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Nanà_ Opinione inserita da Nanà_    19 Aprile, 2013
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Vicini ma non abbastanza per sfiorarsi davvero.

Mattia e Alice. Personaggi complessi, dalle mille sfaccettature, la cui psicologia è resa dall'autore in maniera semplice e lineare, fino al finale.
Interessante è il personaggio di Mattia, tormentato dal passato, rintanato in se stesso e infinitamente solo. Vive di matematica, incapace di fargli del male, in continua fuga dal mondo e da ciò che potrebbe renderlo felice. Alice: "stanca, di quella stanchezza che sa dare solo il vuoto", l'emblema dell'incomprensione e dell'arrendevolezza.
Storia meravigliosa, concetti profondi resi con uno stile semplice, molto scorrevole.

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La solitudine dei numeri primi 2013-03-27 08:26:50 valeceleste
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valeceleste Opinione inserita da valeceleste    27 Marzo, 2013
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I numeri primi

IL TESTO CONTIENE SPOILER.
Buon libro (finito in meno di una settimana) che indaga sulla vita ai margini di Alice e Mattia, due esistenze segnate da profondi traumi infantili mai risolti. L'analisi sui personaggi è molto approfondita (soprattutto della controparte maschile, Mattia) e molto bella e calzante l'analogia con i numeri primi, sperduti e separati tra loro all'interno dei numeri naturali. Lo stile è ricercato ma senza troppi stancanti virtuosismi (così irritanti da parte dei giovani letterati). In generale è una buona opera, piacevole e apprezzata maggiormente da chi si sente in un certo suo senso speciale e reietto nei confronti della società e degli altri. Unica cosa che mi ha deluso è l'improvvisa e non certa ricomparsa del personaggio di Michela, ormai adulta, questa cosa mi ha un pochino deluso perchè ero rimasta affascinata dalla scena iniziale in cui la sorella gemella scompare nel nulla, come inghiottita dal parco. Questa improvvisa ricomparsa, che poi non provoca nessuna conseguenza nella vicenda, mi ha lasciato stranita e mi ha tolto parte di interesse nei confronti del romanzo. Sarebbe stato bello poi che il rapporto fra Alice e Mattia, almeno nel finale, si evolvesse maggiormente, invece semplicemente un bacio? Non so. Poi chiaramente va a gusti e a sensazioni personali.
Nel complesso lo consiglio.

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La solitudine dei numeri primi 2013-03-01 11:19:41 S.
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S. Opinione inserita da S.    01 Marzo, 2013
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La fine è scadente

E' un gran bel libro, ma la fine è scadente! Sono rimasta delusa, aspettavo un finale diverso. Certo, allude al fatto che non ha più bisogno di nessuno per andare avanti, che ormai è forte, ma non mi ha emozionato più di tanto. Comunque credo che sia un libro da leggere, mette in evidenza tanti problemi della società di oggi quali la solitudine, la sofferenza, problemi come l'anoressia e farsi del male.. Secondo me da un insegnamento e cioè i problemi non si possono risolvere nascondendosi dietro una maschera, anzi li potrebbe maggiormente aggravare, quindi bisogna andare avanti con tutto te stesso anche se non hai più forze per farlo.

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La solitudine dei numeri primi 2013-02-26 11:28:22 farma70
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farma70 Opinione inserita da farma70    26 Febbraio, 2013
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Ghiaccio.....

Se dovessi paragonare le figure di Alice e Mattia ad un qualsiasi oggetto, non avrei dubbio li paragonerei a del ghiaccio: freddo ed ustionante......, infatti per tutta la durata del romanzo i protagonisti sono immersi e dispensano gelo e, chiunque tenti di "toccarli" , o meglio, di "toccare" la loro personalità ne rimane ustionato. E' capibile che una parte dei loro dolori siano stati causat,i in un caso da un padre padrone (ma quanti ce sono) e dall'altra da da genitori inconsapevoli nell'accettare che per Mattia e Michela si dovevano sviluppare scelte educative diverse.....ma questo, a mio avviso, non giustifica completamente il loro comportamento da adulti.
Leggendo le varie recensioni non ne ho trovata una che parli ad esempio delle figure rispettivamente di Fabio e Nadia, io li ho trovati disarmanti nel loro tentativo di amare persone troppo difficili ed egoiste, specie Fabio, in fondo non chiedeva troppo da una moglie e dalla vita stessa.....ma ne è rimasto "ustionato" e mi chiedo era poi giusto rovinargli la vita a quel modo?
Comunque un buon libro, scritto bene e scorrevole, ne consiglio vivamente la lettura.

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Libri di D'Avenia
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La solitudine dei numeri primi 2013-01-22 21:15:35 Taip
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Taip Opinione inserita da Taip    22 Gennaio, 2013
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Un uomo solo è sempre in buona compagnia

Avevo voglia di rileggerlo, volevo rivivere quella sensazione di complicità e meraviglia che ebbi la prima volta che incontrai la storia di quel allora esordiente Paolo Giordano. Ci aveva stupito un pò tutti, noi che pensavamo con un pò di arroganza e superficialità che un fisico non potesse che ragionare con la matematica infallibilità della scienza; ci aveva colti impreparati, messo in dubbio le nostre certezze; bisogna ammetterlo con "La solitudine dei Numeri primi" era riuscito tramutare in scritto la storia che la maggior parte di noi aveva dentro ma non risuciva ad esprimere a parole. E' uno di quei libri che ognuno di noi vorrebbe poter aver scritto;parla della solitudine delle persone di talento; della maggioranza silenziosa, che esiste ma è annullata dall'esibizionismo e dalla sfrontatezza di chi ha un pò meno talento, un pò meno intelletto, ma sa vendersi negli affari del mondo un pochino meglio e con la sicurezza di chi sa di non avere nulla da perdere. Non c'è peggior cosa che sentirsi speciali in questo mondo, perchè anche inconsapevolmente ci creiamo barriere e muri difficili da abbattere:Quante volte come Giordano ci insegna, passiamo accanto a persone con la nostra sofferenza, il nostro stesso senso di smarrimento e vuoto; ma come dei perfetti numeri primi non ci tocchiamo mai; cosi puri e leggiadri da essere unici anche nella nostra stessa emarginazione. Non voglio fare il riassunto del libro, non voglio togliere a chi ha avuto la colpa di non averlo ancora letto la meraviglia nel vedere che questo libro come sempre i piu belli, parla soprattutto di lui,di Noi. Voglio dire ai piu critici e disillusi che sono presenti,che spesso ci lamentiamo del nostro bizzarro paese, dei suoi personaggi da cabaret, di piccoli servi del potere, di ammaestrati del pensiero;ma tanto piu sovente ci dimentichiamo di rendere merito e salvaguardare chi ci rende orgogliosi di vivere in questa straordinaria penisola; bè Paolo Giordano è la miglior risposta al grigiore che ci eravamo abituati;è una luce in fondo al tunnel, volutamente una perchè a mio parere tante altre aspettano solo che gli sia data fiducia......

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La solitudine dei numeri primi 2013-01-22 14:33:43 Giraffa
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Giraffa Opinione inserita da Giraffa    22 Gennaio, 2013
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Bellissimo libro

C'è chi pensa che sia un libro pesante da leggere a causa della storia da molti considerata non adatta a tutti. Io penso che nella lettura non ci debbano essere limiti di età. Come in ogni recensione, ci tengo a precisare che ho solamente quindici anni. E' una storia straziante, triste, ma che coinvolge. Sembra quasi che l'autore voglia trascinarti dentro la storia, e tu cerchi tutto d'un fiato di finire il libro per uscirne fuori. Ottimo, davvero. Lo consiglio vivamente.

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La solitudine dei numeri primi 2012-12-29 17:43:46 nannarè
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nannarè Opinione inserita da nannarè    29 Dicembre, 2012
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dolceamaro

Due giorni e due eventi, anzi, due tragedie, hanno cambiato per sempre la vita di due bambini, poi adolescenti, poi adulti. Alice e Mattia crescono con il peso della loro infanzia, dei loro segreti, con il dolore di non essere compresi e perdonati dai loro genitori. diventano così due numeri primi che, purtroppo, vorrebbero stare vicini e uniti per sempre ma tra di loro ci sarà sempre un altro numero a separarli. il finale è amaro ma dopotutto, le leggi matematiche non possono essere confutate....neanche dai sentimenti.

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La solitudine dei numeri primi 2012-12-26 22:28:17 Sarah
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Opinione inserita da Sarah    27 Dicembre, 2012

STUPENDO

Lo stile non è perfetto, però è molto scorrevole. E' un libro molto triste che riesce a descrivere perfettamente il disagio e i problemi dei due protagonisti ma molto emozionante. Il finale potrebbe essere deludente ma io lo trovo azzeccatissimo, i numeri primi gemelli saranno anche vicini ma non abbastanza da toccarsi ma alla fine resterano sono sempre numeri primi, divisibili solo per se stessi...

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La solitudine dei numeri primi 2012-12-23 18:23:42 Matteo Vacca
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Matteo Vacca Opinione inserita da Matteo Vacca    23 Dicembre, 2012
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Niente male

Sicuramente per essere il primo romanzo di un giovane emergente è da apprezzare nel modo più assoluto. Naturalmente come tutte le cose umane il romanzo è perfettibile e non perfetto. Partendo dallo stile, bisogna dire ch'è sicuramente scorrevole e piacevole, non molto complesso, a volte dire perfino troppo semplice; analizzando la vicenda che non tiene assolutamente presente degli eventi storici e politici che l'Italia attraversa tra gli anni '80 e gli anni 2000 (il tempo di svolgimento del romanzo), i personaggi si presentano come un ammasso informe di nostalgia per l'esistenza e l'essenza di cui sono investiti ed entrambi si assopiscono su una lettiga di noia e solitudine che trascina il lettore nelle stanze di sentimenti difficoltosi che probabilmente sono superabili ma che i protagonisti, per la loro debolezza d'animo, non riescono a lasciarsi alle spalle. E' questo il romanzo, è questo a cui esso ruota: la pigrizia di non riuscire a scrollarsi di dosso la 'diversità' (se così vogliamo chiamarla) vista in tutti i suoi aspetti e che comporta quindi ad uno stato di solitudine che aumenta sempre più. Sono due solitudini che si incontrano e si riempiono a vicenda, questo è quello che ci racconta Giordano. Non sono daccordo. Il romanzo è sicuramente geniale, ma probabilmente sarebbe potuto essere sviluppato meglio sotto molti punti di vista, partendo prima di tutto dal periodo storico che il romanziere si ricorda di accennare agli inizi di ogni parte in cui è diviso il libro e poi se ne dimentica completamente per il resto della narrazione; non ritengo che egli dovesse fare dell'ambientazione storica il fulcro del romanzo ma, essendo quello di cui tratta un periodo storico di un certo spessore se lo sarebbe potuto permettere, dando risalto anche ai personaggi, indurendoli con uno spessore realista di cui l'intera opera è pressoché vuota. Basti pensare a Mattia e ad Alice, sono due personaggi difficili perchè la vita gli ha partoriti così, ma alla fine divengono anche un pò surreali o manieristi poichè vengono amplificate quelle che sono le incertezze. Il finale è qualcosa di aspettato eppure emozionante poichè la bravura di Giordano è stata proprio quella di portare il lettore per mano nei labirinti di animi ingarbugliati dove ogni arteria è fragile come vetro soffiatto e alla fine far incontrare con una certa delicatezza i protagonisti e promettere loro un amore impossibile, pur esistente.

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La solitudine dei numeri primi 2012-12-14 17:27:16 moira
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moira Opinione inserita da moira    14 Dicembre, 2012
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stupendo

ho trovato questo libro speciale, perche i protagonisti si sentono diversi e quindi esclusi da chi li circonda e io mi ci sono immedesimata molto e ho provato molta tristezza e compassione per loro, non solo nei due giorni in cui ho letto il libro, ma ancora adesso, che sono passati due mesi, quando sento il nome Alice o Mattia, sento qualcosa dentro che mi fa commuovere e emozionare.
è una storia emozionante e capace di far aprire gli occhi a molta gente.

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La solitudine dei numeri primi 2012-12-01 15:13:42 kudra276
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kudra276 Opinione inserita da kudra276    01 Dicembre, 2012
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argomento importante ma trattato in modo triste

mi ha lasciato un senso di angoscia questo libro. Davvero non ho capito tutta questa malinconia e tristezza che non porta da nessuna parte. Ma forse l'adolescenza è così e l'ho dimenticato.
L'argomento è importante e forse la storia è in qualche modo vera, ma un po' di ottimismo nella vita non guasterebbe mai, qui manca la speranza.
Consiglio comunque la lettura del libro perchè i libri vanno letti tutti e tentare di capire e leggere tra le righe. Qualcuno ci si può ritrovare e scoprire la sua verità.

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La solitudine dei numeri primi 2012-11-26 10:53:14 LuigiDeRosa
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LuigiDeRosa Opinione inserita da LuigiDeRosa    26 Novembre, 2012
Ultimo aggiornamento: 26 Novembre, 2012
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Alice e Mattia

Paolo Giordano scava nelle paure e nelle debolezze di due ragazzini Alice e Mattia, racconta il loro disagio nel rapportarsi col mondo degli adulti è il caso di Alice che non sopporta le imposizioni paterne, e di Mattia che è chiamato ad occuparsi della sorella Michela che a causa di un handicap mentale non è autonoma, ma il fratello in un episodio cruciale della storia,l'abbandona nel parco. Gli adolescenti di Giordano sono completamente diversi da quelli descritti in altri romanzi come "Bianca come il latte rossa come il sangue" o "Tre metri sopra il cielo" , hanno, a mio modesto parere, qualcosa in più: sono imperfetti e vivono con i piedi ben piantati a terra."Sono numeri primi" non fantasie. L'altro punto di forza di questo romanzo è il linguaggio, studiato, nulla è lasciato al caso, ne i tempi e nemmeno , per dire, le subordinate,un vero maestro questo scrittore torinese,peccato solo che , come spesso accade, da questo romanzo hanno tratto un film che non rende la bellezza del romanzo.

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La solitudine dei numeri primi
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La solitudine dei numeri primi 2012-11-16 22:26:50 andrea
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Opinione inserita da andrea    17 Novembre, 2012
Ultimo aggiornamento: 17 Novembre, 2012

Quando la matematica diventa simbolo dell'animo

Ho letto questo libro due anni fa, a 13 anni, e sin dalle prime pagine mi sono innamorato di questo capolavoro. Questo romanzo racconta la vita di due ragazzi, Alice e Mattia, "vicini ma non abbastanza per toccarsi davvero", come i primi gemelli, coppie di numeri primi separati solo da un numero pari, come 3 e 5, 11 e 13, 17 e 19 e così via. Questa metafora, che io trovo geniale, dimostra che la matematica non è una disciplina fredda come molti pensano, ma può assumere anche un significato poetico, arrivando ad affascinare ed emozionare. Altra importante peculiarità del libro è che esso tocca numerose tristi problematiche della società attuale, soprattutto dell'adolescenza: il difficile rapporto tra genitori, e figli, le trasgressioni giovanili come l'alcol e la droga, la solitudine, l'anoressia, l'autolesionismo. Altri temi toccati sono l'autismo,la situazione dei "cervelli in fuga", i problemi di coppia, l'omosessualità. Sono rimasto affascinato dal personaggio di Mattia, un genio incompreso, asociale, autolesionista, che rifiuta molte convenzioni sociali (come prendere la patente), che in ogni fenomeno che osserva si ricollega alla matematica. Mi è piaciuto molto lo stile, moderno, scorrevole, talvolta vicino alla lingua parlata e con toni un po' rudi. Non dimenticherò mai questo libro. Definirlo stupendo è poco.

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La solitudine dei numeri primi 2012-11-16 12:22:29 Vers
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Vers Opinione inserita da Vers    16 Novembre, 2012
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due primi gemelli

Emozionante , argomento delicato ma reale , anche se non ci tocca in prima persona si tratta di comprendere i profondi sentimenti umani , i drammi che derivano da azioni volontarie e non. L'esito mi ha lasciata spiazzata ma comunque consiglio di leggerlo , a me ha dato molto.

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La solitudine dei numeri primi 2012-10-18 14:15:25 silvia71
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silvia71 Opinione inserita da silvia71    18 Ottobre, 2012
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L'altra faccia della vita

Capita a volte che le critiche di segno opposto che si abbattono su un romanzo anziché allontanare il lettore, fungano da richiamo, instillando grande curiosità.
L'incontro con Giordano si è rivelato costruttivo e denso di emozioni.

Queste pagine raccontano storie di vita di estrema durezza, scoperchiando la pentola in cui bollono problemi legati all'adolescenza e allo sviluppo, problemi familiari destinati a minare per sempre l'armonia della casa e della crescita dei più deboli, ossia dei figli, problemi psicologici e patologie fisiche destinati a segnare l'esistenza se non affrontati correttamente.

La penna di Giordano, con grande profondità e lucidità, ritrae il percorso evolutivo dall'infanzia all'età adulta dei due protagonisti, regalandoci un racconto intenso sul piano emotivo e maledettamente realistico.
Siamo al cospetto di due giovani a cui la vita ha imposto prove difficili, sottoponendoli a disagi e sofferenze nell'età in cui dovrebbe prevalere spensieratezza e gioia, nell'età in cui occorre trovare rifugio nel calore di un abbraccio da parte dei genitori.
Anche se gli anni passano le ferite del corpo e del cuore non si cicatrizzano appieno, ma restano sempre là, sbiadite ma latenti, pronte ad aggredirti riportando alla luce i ricordi, i rimorsi, le paure.

I nostri protagonisti si sentono diversi dai coetanei e dal mondo circostante, finendo in uno stato di isolamento ed estraniazione doloroso e irrecuperabile.
Sono due esseri soli, che camminano ogni giorno caricandosi del loro fardello di dolore sulle spalle, forse in cerca di quella comprensione che non hanno mai trovato, forse in cerca di un briciolo di serenità e di normalità, forse in cerca di un affetto sincero e totale.
Ma la ricerca di un cambiamento e di una svolta deve fare i conti con la corazza eretta dalla solitudine nel corso degli anni; un guscio sempre più difficile da rompere, un guscio che toglie la libertà ed impedisce di volare, che attanaglia il cuore e lo inaridisce, un guscio che diventa l'unica certezza conosciuta in cui rifugiarsi.

Il romanzo trasuda umanità e dolore all'ennesima potenza, prestando la voce a tutti coloro che gridano aiuto e facendo entrare il lettore accorto nel mondo buio della diversità.
Quella narrata da Giordano non è una storia sconclusionata e surreale, ma è l'altra faccia della vita, quella meno fortunata, quella meno sorridente, quella meno scanzonata.
Queste pagine sono a ricordarci che anche questa è vita, anche questa è quotidianità.

E' una lettura che segna il cuore, che riesce a trasportarti nel baratro del silenzio e del dolore insieme ai protagonisti, che ti fa percepire l'oscurità della solitudine e del male di vivere.
Un romanzo d'esordio estremamente maturo per la compiutezza del contenuto e per l'alta tensione emotiva sviluppata; un crescendo di sensazioni avviluppante l'anima del lettore, tra momenti di tenerezza, di tristezza e di speranza.

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La solitudine dei numeri primi 2012-10-18 06:34:21 giulia89
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giulia89 Opinione inserita da giulia89    18 Ottobre, 2012
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NUMERI PRIMI GEMELLI: VICINI MA NON ABBASTANZA PER

SPOILER

Numeri primi gemelli: vicini ma non abbastanza per toccarsi, questi sono Alice e Mattia. La prima rovinata nel fisico a causa di un incidente sulla neve. Una bambina che non riusciva ad assecondare le aspettative del padre e poi un'adolescente e un'adulta che vive una vita in bilico tra il sentirsi fuori posto e il sentirsi finalmente nel posto giusto.
Il secondo invece ha una storia troppo difficile da raccontare e da sostenere: una gemella, ritardata mentalmente, abbandonata nel parco e mai più ritrovata. Con un'intelligenza di gran lunga sopra la media, si rifugia nell'ordinato mondo dei numeri dove tutto è c.v.d. (come volevasi dimostrare).
I numeri primi gemelli sono divisibili solo per uno e per se stessi e hanno solo un numero che li tiene separati, come un crudele scherzo del destino che vuole tenere lontane due cose troppo uguali...per questo Alice e Mattia non possono incontrarsi davvero.
Sarebbe stato troppo semplice e banale far mettere insieme i 2 protagonisti e probabilmente, il 90% dei lettori sarebbe stato più soddisfatto ma a mio avviso, la vita non preserva sempre un "vissero per sempre felici e contenti" e questo romanzo lo dipinge con realistica crudeltà.
In molti decidono di non rischiare, di non abbandonare il mondo ordinato che faticosamente ci si costruisce nel corso di una vita anche se è l'amore, quello vero, che ti chiama.
Per quanto riguarda il finale, dopo aver letto vari commenti, mi aspettavo di rimanere delusa, mi ero già preparata psicologicamente e invece, a mio avviso questo romanzo non poteva avere un finale più azzeccato.
Conforme con il titolo è il finale... i numeri primi sono divisibili solo per se stessi...

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La solitudine dei numeri primi 2012-10-09 14:03:35 annetta
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annetta Opinione inserita da annetta    09 Ottobre, 2012
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pensavo di potermi fidare!

il libro parla di due bambini-ragazzi-adulti che hanno storie insensate, me l' hanno consgliato e mi hanno detto che era triste e realistico oltre che scorrevole, invece sono stata parecchio delusa il libro era abbastanza fantastico, insomma una ragazzina zoppa che per poco non moriva fa i capricci per un tatuaggio? io sarei semplicemente felice di essere viva! il che segue una serie di fatti insensati; sì triste ma più malinconico,mi è piaciuto abbastanza apparte il finale sconclusionato.

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La solitudine dei numeri primi 2012-10-06 13:56:23 50 sfumature...
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Opinione inserita da 50 sfumature...    06 Ottobre, 2012

bello e commovente!

Io l'ho letto in 3 giorni, l'ho trovato molto scorrevole.
Alice e Matti, segnati dalla loro infanzia si ritrovano ad essere catapultati nel mondo degli adulti prima del previsto, non sapendo ancora affrontarlo. Mattia si chiude nella sua solitudine, Alice rimane segnata per sempre per colpa di un "padre padrone" che non l'ascolta e crede di dover decidere la vita della figlia.
Io l'ho trovato molto realistico, cattivo e molto sconclusionato!
Insomma non doveva finire così! A parte la conclusione (sconclusione) a me è piaciuto molto.

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La solitudine dei numeri primi 2012-09-22 19:41:04 Pia Sgarbossa
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Pia Sgarbossa Opinione inserita da Pia Sgarbossa    22 Settembre, 2012
Ultimo aggiornamento: 30 Novembre, 2012
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Così vicini ... ma così lontani.

Alice e Mattia , sensibilissimi e intelligenti e segnati nell'infanzia da esperienze dolorose, che sono il filo conduttore di tutta la loro vita.
Loro, così vicini spazialmente, ma così lontani, perchè vivono ancorati alle vicissitudini passate in una sorta di rassegnazione. Eh si, la vita non è sempre facile per tutti purtroppo ... e i due ragazzi vivono in questa difficile situazione senza la capacità di riscattarsi e non riescono a lottare per migliorare.
Solo alla fine del racconto Alice scopre d'avere una gran forza dentro di sè, che ci si augura la porterà ad affrontare con più grinta la vita.

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La solitudine dei numeri primi 2012-09-20 14:41:41 KeyNe
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KeyNe Opinione inserita da KeyNe    20 Settembre, 2012
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Non male dai

Ho letto questo libro in due giorni quest'estate, quindi direi che è abbastanza scorrevole. Il finale mi ha lasciato l'amaro in bocca. Non è la lettura migliore di tutte, lo consiglio se volete farvi una lettura leggera, giusto per fare qualcosa, non è male

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La solitudine dei numeri primi 2012-08-15 13:00:53 asch
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asch Opinione inserita da asch    15 Agosto, 2012
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sconclusionato

la penso esattamente come vincebra, uguale. Ho avuto la stessa sensazione di "sconclusionato", di senza conclusione, sia per la trama, sia per i personaggi. Lo stile è troppo carico di metafore, i personaggi mi sembrano poco credibili, così come certi passaggi e episodi.

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La solitudine dei numeri primi 2012-08-14 19:09:58 marty96
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marty96 Opinione inserita da marty96    14 Agosto, 2012
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CATTIVO .... MA REALE

“Alice Della Rocca odiava la scuola di sci.” Inizia così il romanzo d’esordio di Giordano che alcuni di noi hanno letto in questo mese.
Il libro racconta la storia di Alice e Mattia, la prima ha sette anni e frequenta una scuola di sci, pur non mostrando alcuna attitudine allo sport non ha il coraggio di affrontare il padre che ripone in lei grandissime aspettative, una mattina, però, Alice si stacca dal gruppo, esce di pista finendo giù per un dirupo, la bambina in seguito all’incidente rimarrà zoppa. Il secondo, Mattia, è un bambino intelligentissimo al contrario la sorella gemella Michela è ritardata, la presenza costante della bambina isola Mattia dai coetanei che lo ritengono molto strano…
Un giorno inaspettatamente Mattia riceve un invito alla festa di compleanno di un bambino, il nostro protagonista vorrebbe andare da solo ma obbligato dalla madre a prendere con sé Michela, decide di lasciare la sorella nel parco con la promessa di tornare a prenderla, purtroppo però la bambina sparisce e non viene più trovata dai genitori. In seguito a questi traumi infantili si innescano nelle menti dei bambini particolari reazioni. Alice soffre di anoressia e viene continuamente presa in giro dai compagni per il fatto che zoppica, un giorno però viene accolta sotto la protezione di Viola, la compagna più bella della classe, e aiutata da lei cerca di fare colpo su Mattia, che nel frattempo si è chiuso ancora più in se stesso e spesso ha pericolose tendenze autolesioniste.
Nonostante le problematiche di questi ragazzi i due riescono a legare molto bene, prima diventano buoni amici e poi scoprono qualcosa di più profondo nel loro rapporto, purtroppo nessuno dei due avrà mai la tenacia e il coraggio per combattere e riconoscere il loro reciproco “amore”. Quella di Alice e Mattia è una relazione molto particolare ognuno si limita a vivere nella propria autonomia e individualità ma nello stesso tempo entrambi si cercano disperatamente. Questo accade anche dopo il liceo quando Mattia decide di iscriversi alla facoltà di matematica e Alice, che in un primo momento, sotto l’influenza del padre, decide di proseguire gli studi, diventa fotografa.
Nello stesso periodo Fernanda la madre di Alice si ammala di cancro e viene ricoverata in ospedale, qui Alice incontra Fabio un dottore molto giovane con cui lega abbastanza velocemente. Dopo la laurea viene offerto a Mattia un lavoro in un università del Nord Europa, il ragazzo non sa se accettare e in questo contesto che Mattia racconta ad Alice di Michela. Dopo una discussione fra i due protagonisti Mattia decide di accettare l’offerta di lavoro e si trasferisce. Dopo qualche anno Alice si sposa con Fabio, un matrimonio il loro che declina lentamente, Fabio infatti desidera un figlio che però purtroppo non arriva, per questo motivo si vanno a formare delle tensioni nella coppia che vanno a sfociare in una inevitabile separazione. Alice nel disperato tentativo di riassemblare i pezzi di una vita coniugale dilaniata corre in ospedale da Fabio, ma invece di trovare il marito intravede una ragazza che somiglia tantissimo a Mattia, così le riviene alla mente Michela e sull’onda di una soddisfazione personale per aver ritrovato la gemella del protagonista invita Mattia a tornare in Italia. Anche se il ragazzo non sa il motivo dell’avviso si reca da Alice, ma questa non avendo il coraggio di raccontare la scoperta a Mattia si limita a passare un piacevole pomeriggio con lui. Nel frattempo il protagonista consegue grandi successi nel mondo del lavoro e una sera conosce una ragazza Nadia con cui avrà un piccola storia. Il libro termina con la separazione dei due ragazzi che però sono pronti l’una ad affrontare la separazione dal marito e l’altro a iniziare una nuova vita.
La storia è ambientata in Italia precisamente a Torino anche se l’autore non fa rifermino al capoluogo di regione piemontese lo si può intendere attraverso i monumenti e/o gli edifici citati come la chiesa della Gran Madre dove si è sposata Viola, la basilica di Superga oppure l’ospedale di Maria Ausiliatrice dove è ricoverata Fernanda.
Mattia Balossino è un ragazzo intelligentissimo e molto particolare, infatti, racchiude in sé tantissime problematiche. Segnato da un trauma infantile è caratterizzato da una personalità estremamente riservata, chiusa in se stessa, sfugge al mondo reale per nascondersi in un mondo di numeri, è un ragazzo molto insicuro, fragile ma determinato questo si vede dalla tenacia con cui ha risolto il problema da inserire nella tesi sfidando la poca fiducia che riponeva in lui il professore, lo si può definire un ragazzo vuoto non perché insensibile ma perché non ha affetti derivanti dal mondo esterno. Questa situazione in parte se l’è creata da solo scavando un fossato intorno a lui e impedendo agli altri di oltrepassarlo. Alice e la matematica sono forse le poche ragioni che lo tengono invita. È un ragazzo morso dai sensi di colpa cerca di esternare i suoi sentimenti e le sue sofferenze in occhiate fugaci o attraverso atti di autolesionismo.
Alice la incontriamo per la prima volta all’età di sette anni, purtroppo non ha il coraggio di ribellarsi al padre che la vorrebbe precoce campionessa di sci e che tutte le mattine, invece di consentirle di godersi le vacanze in montagna, la trascina in un campetto, affidandola ad un maestro di sci insieme ad altri bambini della sua età. Si sente particolarmente inadeguata e goffa e vive la situazione come una terribile costrizione, in seguito riterrà responsabile del suo incidente il padre. È una ragazza compatibile con Mattia, forse fin troppo compatibile. È sola, ma non fa niente per integrarsi, non si accetta e non si vuole bene, combatte contro il cibo per raggiungere lo stereotipo di Viola, ma nello stesso tempo comprende da sola di non essere adeguata a quel ruolo, è impacciata nelle nuove relazioni, ha un rapporto difficilissimo con il padre e anche con la madre a cui non attribuisce nessuna colpa se non quella di aver sempre taciuto accondisceso le scelte educative del marito senza mai esprimersi, forse Alice è così insicura e fragile anche per non avere avuto due figure importanti nella fase sia infantile che adolescenziale, infatti, viene presa in considerazione dal padre solo quando si parla, da bambina di sci e da grande di università, i genitori non ascoltano la figlia e non tentano di capirla anche se si preoccupano per il suo continuo rifiuto nei confronti del cibo. Alice incarna tutti i problemi degli adolescenti ( disturbi alimentari, disturbi della personalità, conflitti tra genitori, inadeguatezza nei confronti del gruppo amici) senza però avere la tenacia e il coraggio necessari per affrontarli.
Michela è la sorella di Mattia non la si può analizzare psicologicamente in quanto ritardata mentale, ma si può prendere in considerazione il suo ruolo nella vicenda. Come già detto è la gemella del protagonista, la ragione per cui Mattia si torturerà tutta una vita, il rimorso più grande, quello di averla lasciata al parco, di lei si ricorderà solamente lo sguardo di pietà che le rivolge quando imbocca la strada per la casa di Riccardo. Michela personifica la non accettazione della diversità. La diversità che fa male e che ti porta a pensare che la normalità è l’ordinarietà, ovvero una sorta di standarlizzazione dei sentimenti. Un mondo in cui tutti devono essere uguali a tutti. Un mondo dove un papavero rosso in un campo di grano non rappresenta la decorazione ma un fiore da estirpare per non rovinare la monocromia, unico modello stilistico di riferimento accettato dalla società. Mattia abbandonerà la sorella al suo destino in un parco. È proprio in nome di quell’ordine che poi Mattia si chiuderà in se stesso rifiutando il mondo esterno e rifiutando, per certi versi, se stesso.
Viola è la ragazza più gettonata nella classe di Alice, che vede in lei l’idolo da seguire. Per un certo periodo di tempo Viola vede nella protagonista un’amica da aiutare, per questa la invita alla festa di compleanno e la incoraggia a parlare con Mattia. Per la ragazza, Alice si farà addirittura un tatuaggio che chiederà a Mattia di cancellare senza però che lui acconsenta. Viola abbandona Alice perché la vede soddisfatta mano nella mano con Mattia, felice di qualcosa che a lei era stato negato precedentemente, è una ragazza gelosa, invidiosa e un po’ egocentrica.
Denis è il migliore amico di Mattia. È segretamente innamorato di lui, anche lui a causa dell’omosessualità fa molta fatica a legare con gli altri. Nonostante il carattere scontroso di Mattia sarà uno dei pochi ad essere capace di stargli vicino. Dopo il liceo l’università le loro vite si separano uno va a lavorare nel nord Europa e l’altro va ad abitare in Spagna.
Infine Fabio è il dottore dell’ospedale in cui è ricoverata Fernanda, lì conosce e si interessa di Alice che alla fine sposerà. La ragazza non ama il marito ma lo sposa convinta da lui che l’amore di Fabio basti per tutti e due. Il rapporto fra i due inizialmente è di grande complicità e armonia mentre verso la fine appare conflittuale e si chiude con una separazione.
Le citazioni che secondo me possono riassumere il libro sono essenzialmente due:
“Le scelte si fanno in pochi secondi e si scontano per il tempo restante.”
“Aveva imparato a rispettare il baratro che lui aveva scavato tutto intorno a se... anni prima aveva provato a saltarlo quel baratro e ci era cascato dentro... ora si accontentava di sedersi sul ciglio con le gambe a penzoloni nel vuoto!”
Il libro ha una narrazione non proprio lineare in quanto fra un capitolo e quello successivo solitamente intercorrono anche più anni fatta eccezione per i primi due fra cui c’è solo un anno, per il resto il romanzo è gestito bene senza feedback o altri particolari escamotage del genere da parte dell’autore. La narrazione tutto sommato è chiara, concisa, sintetica anche se nello stesso tempo può sembrare ambigua e oscura, lì sta al lettore scavare dietro le righe e cercare il vero significato, il vero messaggio che l’autore vuole trasmettere, traspare un lessico non troppo ricercato. È un libro molto scorrevole, si legge molto velocemente anche grazie ad un crescendo che si va ad intensificare sempre più capitolo dopo capitolo sfociando in un finale inaspettato ma che comunque rispecchia le personalità dei ragazzi. Vi sono alcuni dialoghi toccanti e alcuni passaggi veramente commoventi, vi sono alcune descrizioni anche se non troppo curate l’autore, infatti, non si prefigge, secondo me, di illustrare al lettore le sembianze o le esteriorità delle persone o dei luoghi presi in considerazione ma la parte più intrinseca di essi, quella più remota e inaccessibile.
I temi principali sono molteplici e svariati, quelli che si presentano più frequentemente e palesemente sono l’anoressia e l’autolesionismo che in questo caso scaturiscono nei protagonisti a causa di situazioni familiari conflittuali e principalmente per il fatto che Mattia e Alice non si vogliono bene, sono indifferenti a loro stessi, queste problematiche possono essere inserite nei disturbi della personalità che nel nostro caso derivano dalla grandissima solitudine che circonda i protagonisti, solitudine che per altro si sono creati loro stessi con le loro scelte e con le loro azioni.
Un altro grande ostacolo nella vita di Mattia e Alice è il rapporto con i genitori che non li rassicurano e non li incoraggiano ad affrontare le situazioni e le problematiche di cui la vita è intrisa al contrario i genitori di Alice non la considerano più di tanto, sì sono preoccupati e dispiaciuti perché non riescono a svolgere il loro compito: educare la figlia ad affrontare la vita, i genitori di Mattia invece sono quasi impauriti per la stranezza del figlio che oltre a non avere legami con il mondo esterno si chiude sempre più in se stesso esternizzando ed esorcizzando il male che ha fatto a sua sorella sulla sua pelle. Questi rapporti conflittuali li abbiamo visti anche negli altri libri letti in classe tra cui vediamo Cristopher protagonista de “ lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte” con il padre che viene visto un po’ come l’antagonista del racconto e allo stesso modo si vede questo rapporto particolare tra padre e figlio nel romanzo “io non ho paura”.
La vera protagonista di questo romanzo rimane però la solitudine. La solitudine che avvolge tutte le cose, la solitudine che esiste e sussiste anche se siamo insieme a tantissima gente, una solitudine interiore, non sentirsi parte del mondo che ci circonda, sentirsi diversi e per questo emarginati. sia chiaro questo tipo di solitudine solitamente non te la crea attorno la società ma sei tu con i tuoi pensieri e con le tue ossessioni che te la formi intorno e finché non prendi coscienza della tua situazione sicuramente quella sensazione di inadeguatezza verso il mondo esterno non ti lascerà.

Molti pensano che sia un brutto libro, non l’ho trovato brutto forse cattivo, un libro cattivo perché esprime in modo chiaro e un po’ crudo le svariate situazioni che si possono presentare nel corso della vita. mi è sembrato un romanzo estremamente verosimile, questa mia opinione è nata soprattutto dalla grande delusione del finale ma che riflettendo meglio e a mente fredda si addice perfettamente all’idea che vuole dare l’autore dell’esistenza dei protagonisti, infatti, volendo rispecchiare la loro vita di certo non si può pensare che dopo quasi trent’ anni / duecentocinquanta pagine di tentennamenti e solitudine Alice e Mattia si svegliassero non è, infatti, possibile che avvenga un cambiamento così profondo e radicale nell’animo di due persone fermamente circondate dal vuoto, non è possibile che Alice un mattina si svegli e pensi oggi finalmente dico a Mattia che lo amo e che starò con lui per sempre! Sarebbe una clamorosa contraddizione alle duecentocinquanta pagine precedenti! Detto questo che il libro mi è servito tanto per analizzare una nuova sfaccettatura della psiche umana quella che prende in considerazione le molteplice debolezze, insicurezze, fragilità derivate da traumi profondi e radicati nell’uomo, ho apprezzato moltissimo tutte quelle definizioni della parola solitudine che l’autore lancia dietro ad ogni riga, ad ogni dialogo, ad ogni descrizione contribuendo a farmi conoscere nuovi modi di vedere questa senza però essere invadente o ripetitivo. Ho trovato molto originale e intrigante l’introduzione, di solito l’incipit è la parte , a mio pare, più complessa nella stesura di un romanzo in quanto bisogna presentare i personaggi, i luoghi, le problematiche e spesso può risultare un passaggio noioso, al contrario ne ”La solitudine dei numeri primi” ho riscontrato un’ introduzione particolarmente interessante che sicuramente mi ha incoraggiato a proseguire nella lettura. È un libro da valorizzare anche per le tematiche che tratta, certo lo stile dell’autore è a mio avviso ancora un po’ da formare ma rimane comunque una buonissima prova sia di talento sia di coraggio in quanto non trovo semplice cimentarsi su problematiche di questo livello al primo romanzo. Ma la prima cosa che mi ha colpito nel libro è stato il titolo, così intrigante, pieno di intelligenza e originalità, l’ho trovato molto arguto, è stata un po’ una delusione sapere che è stato il titolo originale dato da Giordano è “Dentro e fuori dall’acqua” e che la Mondadori lo ha cambiato in favore di quello che tutti noi conosciamo.
Forse ci sono troppe cose in questo romanzo. Troppi tormenti, troppe tensioni, troppe sfumature. Forse troppi temi. Ma mi chiedo: non è la vita stessa che ha dentro di se tutte queste cose? Questo libro è un libro che si legge in apnea e che in apnea ti lascia quando lo hai finito. Sarà anche questo un indicatore che ci dice che è un buon romanzo destinato forse a rimanere nel tempo!

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Alessandro d'Avenia
romanzi di formazione
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La solitudine dei numeri primi 2012-08-13 19:53:16 Alessandra
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Opinione inserita da Alessandra    13 Agosto, 2012

Molto fumo e poco arrosto

Ho sentito molte recensioni positive a riguardo, c' è stata molta pubblicità, talmente tanta da convincermi a comprare il libro e leggerlo. Le prime pagine sono angoscianti, la storia è di due ragazzi normalissimi, un po' sacrificati, ma niente di speciale. Arrivati a fine libro ci si chiede " e dunque?". Non mi ha colpita minimamente. Se dovessi dare un voto: dal 5 al 6. Non di piu'.

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La solitudine dei numeri primi 2012-07-25 16:47:19 La Toni
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La Toni Opinione inserita da La Toni    25 Luglio, 2012
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Divisibili soltanto per 1 e per sè stessi.

Come i numeri primi.
Come l'11 e il 13, o come il 17 e il 19, il 41 e il 43, oppure come... il 2760889966649 e il 2760889966651.

“Se ne stanno al loro posto nell’infinita serie dei numeri naturali, schiacciati come tutti fra due, ma un passo in là rispetto agli altri. Sono numeri sospettosi e solitari e per questo Mattia li trovava MERAVIGLIOSI. Certe volte pensava che in quella sequenza ci fossero finiti per sbaglio, che vi fossero rimasti intrappolati come perline infilate in una collana. Altre volte, invece, sospettava che anche a loro sarebbe piaciuto essere come tutti, solo dei numeri qualunque, ma che per qualche motivo non ne fossero capaci. In un corso del primo anno Mattia aveva studiato che tra i numeri primi ce ne sono alcuni ancora più speciali. I matematici li chiamano PRIMI GEMELLI: sono coppie di numeri primi che se ne stanno vicini, anzi, quasi vicini,perchè fra di loro vi è sempre un numero pari che gli impedisce di toccarsi per davvero”
Non tutti i libri sono uguali.
Alcuni ti folgorano.
Si lasciano divorare.
Ti rapiscono attraverso parole che senti davvero tue, parole che ti “inghiottono” ti entrano nell’anima per non andarsene mai più…

"La solitudine dei numeri primi" è uno di questi.
L’ho letto quasi tutto d'un fiato, in due mezze nottate. Ma è uno di quei libri che non potrei rileggere, almeno non per ora. Mi ha fatto male nella carne.

In molti lo hanno definito il classico racconto adolescenziale “stile Moccia”.
Neanche per sogno.
La solitudine dei numeri primi è un pugno nello stomaco! Non è un romanzetto per ragazzine innamorate! Non c'è una principessa e nemmeno un principe azzurro.
I protagonisti sono lontani anni luce dagli “splendidi e perfetti” che popolano le pagine del Federico nazionale!

Alice e Mattia. Uniti e divisi da tragici eventi. La loro anima è messa a nudo. Due personaggi che toccano il cuore, con i loro impacci, gli slanci imprudenti, i gridi taciuti, i silenzi, le paure ed il coraggio.
Chiusi nei loro ostinati silenzi... perché l'essenziale non si dice mai…mai.

Alice e Mattia vivono nella consapevolezza di essere diversi dagli altri, e questo non fa che accrescere le barriere che li separano dal mondo.

Alice e Mattia e il “peso delle conseguenze”, da cui è IMPOSSIBILE FUGGIRE, la minaccia, la condanna, il prezzo di quelle scelte che si fanno in pochi secondi e si scontano per il resto della vita.
Il peso delle conseguenze...

Alice e Mattia due numeri primi. Due persone speciali che viaggiano sullo stesso binario ma destinati a non incontrarsi mai.
Coincidenza di destino, di vita, di aspirazioni. Ma destino, vita, aspirazioni non bastano a fare in modo che Alice e Mattia si incontrino davvero.
Due universi implosi, incapaci di aprirsi al mondo che li circonda, di comunicare i pensieri e i sentimenti che affollano i loro abissi. Si trovano, si capiscono, eppure c’è puntualmente qualcosa che continua a separarli.

Mattia è un pò come me: una nave in balia delle onde, fragile e forte nello stesso tempo. Mi piace e mi affascina la sua psicologia contorta, la sua mente somigliante ad un labirinto inespugnabile. Non chiede niente a nessuno, va avanti da solo con le sue forze, vuole essere totalmente indipendente. La sua corazza è inespugnabile, è un’armatura contro il mondo.
Mattia è speciale, ma lascia scivolare su di sé la vita, quasi con indifferenza, consumando la vita alla ricerca di sé, ancorato ad un ricordo da cui non riesce a staccarsi.

La solitudine di Mattia è la solitudine di tutti quelli che si lasciano intrappolare in una trama di rapporti che alla fine si rivelano vuoti, inconsistenti ed insignificanti. Rapporti che non riescono a produrre il collante indispensabile a unire, a legare intimamente.

"La paura di Mattia è quella di avere rapporti talmente intensi da non poter dare loro un nome... sarebbe come togliersi l’anima. Abbandonarsi a qualcun altro è in effetti perdere una parte di se stessi."
Se impedisci agli altri di entrarti nel cuore, non potranno mai farti del male…

Mattia la pensa così. Ed io… forse… sono d'accordo con lui.

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La solitudine dei numeri primi 2012-06-11 16:11:39 Nené
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Nené Opinione inserita da Nené    11 Giugno, 2012
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Banalitá

I casi letterari molto spesso si rilevano non all'altezza delle aspettative. E per questo non li leggo.
Ma poi ci sono libri come questo che sono "invasivi", che in un modo o nell'altro entrano a casa tua senza che tu lo voglia, e te li ritrovi in mano in una noiosa giornata in cui sei a letto con l'influenza.

Sicuramente é una lettura scorrevole, leggera, abbastanza piacevole. Ma qui si fermano le mie note positive.
La trama non riserva nulla di eccezionale, i personaggi sono due adolescenti - poi adulti - sicuramente problematici ma non unici. La descrizione delle loro paure ed ossessioni cade spesso nella banalitá. Non so nulla dell'autore, potrei sbagliare, ma l'impressione che ho avuto leggendo il libro é quella di un soggetto esterno che parla una realtá che non conosce, che non ha mai vissuto in prima persona, e che quindi per raccontarla si rifá a stereotipi piuttosto banali.

Salvo solo la metafora dei numeri primi che ha dato il titolo al libro. D'effetto e, al contrario del resto, lontana da cliché.

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La solitudine dei numeri primi 2012-06-03 21:50:28 Dido
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Dido Opinione inserita da Dido    03 Giugno, 2012
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Il male di vivere

Alice e Mattia la storia di 2 adolescenti che arrancano nella vita che si trascinano fino all'età adulta tutti i problemi i disagi che hanno senza mai uscirne una traumatizzata da un incidente mentre sciava che l'ha resa zoppa l'altro traumatizzato dalla scomparsa di sua sorella dopo averla abbandonata al parco insomma la solitudine dei numeri primi o la tristezza dei numeri primi? Personalmente mi ha un po' angosciata questa lettura diciamo che non giustifico il successo che ha avuto forse avevo delle aspettative migliori un po' come quando guardi un trailer di un film interessante ma poi ti accorgi che erano interessanti solo quei 3 minuti e ti resta un po' l'amaro in bocca.

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La solitudine dei numeri primi 2012-06-02 10:57:37 francescavacca
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francescavacca Opinione inserita da francescavacca    02 Giugno, 2012
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La solitudine che alberga in tutti noi

Ho iniziato a leggere questo libro attratta dai grandi paroloni che su di esso si sprecavano! Sicuramente l'autore non è uno scrittore navigato perchè lo stile e le parole utilizzate sono estremamente colloquiali. Il contenuto l'ho trovato davvero interessante e devo dire di essermi immedesimata tantissimo nella storia dei due protagonisti, perchè l'autore ha raccontato perfettamente , con le dovute proporzioni, la solitudine che è in ognuno di noi. Avrei voluto che vi fosse il lieto fine, ma già della primissime pagine, ho immaginato che in questo libro non vi fosse spazio per l'happy end! Il dolere dei due protagonisti traspare da ogni parola utilizzata ed entrambi, a loro modo, si fanno del male perchè si sentono inadeguati alla vita.

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La solitudine dei numeri primi 2012-06-02 00:58:41 vincebra
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vincebra Opinione inserita da vincebra    02 Giugno, 2012
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Mancante

Bel libro, se non fosse che non ha conclusione, bei personaggi, se non fosse che non sono approfonditi... non capisco il perchè del premio strega, addirittura, una piacevole lettura che però lascia non soddisfatti, come se al lauto pasto mancasse il dolce, il caffè e l'ammazzacaffè.

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La solitudine dei numeri primi 2012-05-30 22:33:05 Lary
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Lary Opinione inserita da Lary    31 Mag, 2012
Ultimo aggiornamento: 31 Mag, 2012
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Dolcemente insoddisfacente

Questo libro per me è stato dolcemente..triste.
Non l'ho letto per la fama, ma per la trama dolce amara. A me piace leggere libri la cui conclusione faccia più o meno felice il maggior numero di protagonisti,e anche nei libri dell'horror, mi piace che il protagonista,magari anche con qualche arto mozzato,riesca a sopravvivere.
La solitudine dei numeri primi è una storia tanto triste quanto vicina alla realtà: Non ci sono storie di famiglie del mulino bianco,non ci sono uomini che,divenuti adulti, si riscattano dalle prese in giro del periodo adolescenziale. Non ci sono amori persi e poi ritrovati.
Scegliere di leggere questo libro è come camminare in una strada illuminata ogni sera,e poi,un giorno,per caso, svoltare e allontanarsi dalla strada illuminata, ed immettersi in un vicoletto buio.
Così vicino al nostro cammino ma così poco considerato.
In questo libro c'è una storia triste e vera. Due persone che potrei incontrare ovunque, che non faranno parte delle mie amicizie o del mio giro di conoscenze ma comunque due persone che potrebbero essere nei racconti di " un amico di quella amica che.."
Più leggevo più speravo che i traumi dei due protagonisti magicamente venissero superati, per affrontare una vita insieme senza paure, e quando finalmente li ho avvertiti vicini, tanto vicini da sfiorarsi con anima e mente, le loro paure li hanno afferrati,e ho capito il perchè del titolo: la solitudine che loro stessi hanno creato e che non riusciranno a superare, questi ragazzi si ritraggono dalla vita e dalla felicità,perchè forse non lo sanno nemmeno cosa è la felicità. Perchè la vita è anche così, a volte una depressione talmente insopportabile, una tristezza invincibile schiacciano ogni buon proposito, ogni visione rosea del futuro. E questo libro mi fa restare con i piedi per terra, mi fa riflettere sulla tristezza, sulla forza d'animo e sull'impotenza che si può provare di fronte alla vita che non sempre tutti riusciamo a reggere. La vita non sarà un film, ma di certo può essere un bel libro, e questo è un bel libro.
Io lo consiglio perchè è scritto bene, perchè i personaggi sono veri e interessanti. Lo consiglio perchè non finisce come vorresti ma rifletti su come vorresti e dovresti affrontare le tue paure e ostacoli.

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La solitudine dei numeri primi 2012-05-19 20:27:17 Francesca
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Opinione inserita da Francesca    19 Mag, 2012

Romanzo anonimo

Non vorrei essere troppo critica, ma sono davvero sconvolta dalla fama che ha raggiunto questo romanzo rispetto a quello che poi si è rivelato essere. Mi spiace, perché si vede l'impegno di chi l'ha scritto e la sua intelligenza, ma ho trovato questo romanzo zoppo... come la sua protagonista.
Ho cercato pagina dopo pagina emozioni, coinvolgimento... niente... inodore, incolore, piatto e banale.
Mi sono domandata se avessi sbagliato fascia di età, ipotizzando che fosse un testo per adolescenti... Ma mi sono risposta che non lo farei leggere nemmeno ad un ragazzino di scuola media.
Sono capitata qui cercando di capire cosa sia piaciuto di questo romanzo a chi lo ha apprezzato, ma nessuno mi ha convinto finora.
Non sono stata in grado di trovare arricchimento di nessun tipo, né di lessico, né di trama.
In definitiva, mi aspettavo un romanzo con un minimo di spessore, ma si è rivelato esserne privo.
Valore soggettivo: 1€

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La solitudine dei numeri primi 2012-04-18 10:59:53 rita rucco
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Opinione inserita da rita rucco    18 Aprile, 2012

Alice e ritorno

Alice e ritorno.
Alice adolescente, Alice donna.
Un prima e un poi in un apparente turbinio di storie contorte di vita.
La vita, in realtà, presenta una logica stringente: due numeri primi, Alice e Mattia, i due protagonisti non possono che rimanere due separati numeri primi, appena tangenti, mai secanti, mai intrecciati.
Due solitudini, due sofferenze, due tragedie seminascoste. Mattia si segna le mani per un inenarrabile senso di colpa: ha abbandonato sua sorella gemella Michela, una minorata, in un parco, vicino ad un fiume, per presentarsi alla festa di un amico.
Alice si ribella al padre, allo sci, si procura un’infermità permanente alla gamba, e sprofonda in una autodistruttiva anoressia. L’energia vitale la accompagna, nonostante tutto.
Un incontro, un ritorno, un’attesa, un timido intreccio. Poi nulla. Mattia, dopo essere fuggito dal suo passato, che è anche Alice, ritorna ai propri numeri, ai conti della sua università americana dove tutto ha una logica, tutto si incastra dopo aver trovato il metodo.
Ma la vita sembra distante, è tutt’altro per Mattia.
Alice si sposa, ma non è felice e non può rendere felice il suo uomo che non può diventare padre: il ventre di Alice è secco e lei non vuole nutrirlo.
Due solitudini, due dolori, due negazioni fino a quando la verità di ciascuno non ha nomi e volti, fino a quando i rapporti familiari non vengono alla luce, fino a quando non ci si rigira il coltello nelle ferite.
Sullo sfondo due madri anaffettive che lasciano i padri, soli, nella gestione dei rapporti difficili.
Solo così, dopo una sopraggiunta coscienza delle cause, il dolore, dopo il feroce approfondimento, lascerà posto alla normalità ed alla fusione in Alice del dovere e dell’ attesa: Alice è distesa sul greto del fiume dove ha avuto origine la sconfitta di Mattia.
E diviene donna e madre, accogliendo e comprendendo il proprio e l’altrui dolore.

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La solitudine dei numeri primi 2012-04-17 14:48:53 ramona balan
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ramona balan Opinione inserita da ramona balan    17 Aprile, 2012
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Un macigno chiamato solitudine

Il romanzo narra le vicende di due ragazzi: Alice e Mattia. Le loro vite vengono segnate profondamente già nell' infanzia: Mattia abbandona la gemella (affetta da una grave forma di autismo) nel parco, in seguito non la rivedrà mai più; Alice precipita in un burrone durante una lezione di sci. Questi avvenimenti porteranno molto dolore ai due personaggi. Infatti da adolescenti, Mattia, intelligentissimo frequenta la scuola con il massimo dei voti, ma si rinchiude nella propria solitudine ritenendosi responsabile della scomparsa della sorella e ha la malsana propensione per l' autolesionismo. Alice invece, che soffre di anoressia, è continuamente snobbata e presa in giro dai propri compagni perchè è zoppa, reduce dall' incidente.
I due si incontrano a una festa di compleanno ed iniziano a frequentarsi. Vengono paragonati a due numeri primi gemelli:numeri primi solitari ed isolati, ma incapaci di riunirsi.
Le vite dei due personaggi proseguono e sono destinate a dividersi ed incontrarsi più volte. Mattia studia e poi lavora in una prestigiosa Università in Svezia, Alice scopre la pressione per la fotografia e si sposa.
Nonostante i due siano innamorati l' uno dell' altra, non riusciranno mai a superare la difficoltà di poter comunicare e quindi il loro rapporto non avrà sviluppi.

I messaggi che l' autore ci lancia sono molteplici. Emerge il sentimento di inadeguatezza dei due protagonisti, consapevoli di essere così diversi dai coetanei, quindi di due persone a disagio nei riguardi della vita.
Questo romanzo fa riflettere anche sulla solitudine interiore dell' essere umano, una solitudine che a volte può essere talmente forte da non potersi mettere in relazione con altre persone. Anche il tema della crescita umana e adolescenziale è trattato con molta attenzione.

La trama non è scontata ed il linguaggio è molto scorrevole, semplice e coinvolgente.

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La solitudine dei numeri primi 2012-04-10 10:22:24 Polly*
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Polly* Opinione inserita da Polly*    10 Aprile, 2012
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E di nuovo le tarme,brulicanti nel cranio

Non avrei mai pensato di leggerlo. Troppo discusso e menzionato da svariate persone. Tutti entusiasti,sopratutto all'uscita. La mia opinione si discosta leggermente. Credo sia un bel libro,piacevole, ma che ogni tanto,si cristallizzi. Ci sono capitoli intensi,ricchi di belle frasi,ma a volte è come se qualcosa non venisse espresso.Alcuni punti morti.
La solitudine inebriante culla durante tutta la lettura del romanzo. Per tipi malinconici o semplicemente per chi ha voglia di fare un salto nel mondo complicato dell'adolescenza.

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La solitudine dei numeri primi 2012-03-27 18:58:29 mariaangela
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mariaangela Opinione inserita da mariaangela    27 Marzo, 2012
Ultimo aggiornamento: 11 Aprile, 2012
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ma che delusione

quando ascoltai l'intervista all'autore, appena vincitore del premio strega, l'intervistatore sottolineava una particolarità: anche chi odia la matematica potrà appassionarsi e riscoprirne il fascino... si vabbè, solo perchè la storia è banalmente incentrata sui 2 protagonisti che sembrano ovviamente vicini perchè alla fine uguali, ma non si incontreranno mai veramente come banalmente potremmo aspettarci. Ma non è neanche questo il punto. E' proprio il racconto, il contenuto, la storia, così normale da essere assolutamente banale. E' un libro leggerissimo, un pomeriggio sono troppe ore per finirlo. E questo non è bene.

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La solitudine dei numeri primi 2012-03-26 16:02:41 peucezia
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peucezia Opinione inserita da peucezia    26 Marzo, 2012
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ESISTENZIALISMO CONTEMPORANEO

Si potrebbe dire niente di nuovo sotto al sole: due giovani seguiti dalla loro infanzia ,ambedue con gravi problemi socio-esistenziali che si incontrano, si sfiorano ma non riescono mai a fare un definitivo percorso insieme perché numeri primi, unici e condannati alla solitudine.
Romanzo contemporaneo con un occhio all'esistenzialismo della fine degli anni Cinquanta che Camus e Sartre propugnavano. I protagonisti della storia sono come il personaggio di Camus "strani" e "stranieri" perché non riescono ad adattarsi alle situazioni dell'esistenza, perché hanno avuto un'infanzia difficile. In questo l'autore non aggiunge nulla rispetto a altri romanzi scritti nel passato. Lo stile è sicuramente scorrevole e avvincente e ciò colpisce positivamente il lettore.
Peccato che nella narrativa colpisce sempre la tendenza a piangersi addosso e a creare personaggi estremi. Interessante ma non eccezionale.

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Consigliato a chi ha letto...
romanzi contemporanei
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La solitudine dei numeri primi 2012-03-26 14:57:52 websurfer78
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websurfer78 Opinione inserita da websurfer78    26 Marzo, 2012
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Enciclopedia del dolore...

Alice e Mattia,anoressica e claudicante la prima,sociofobico e autolesionista il secondo,esseri soli,come i numeri primi di cui Mattia è uno studente appassionato,si incontrano ai tempi della scuola,si frequentano,o meglio,si fanno compagnia per diversi anni,prima che Mattia si trasferisca all'estero per lavorare.Dopo un decennio,su richiesta di Alice,che nel frattempo si è sposata,Mattia torna in Italia,ma ricostruire un rapporto tra loro si rivelerà praticamente impossibile...
"La solitudine dei numeri primi",ovvero il dolore e la solitudine in tutte le forme,due aspetti che coinvolgono i protagonisti come i personaggi secondari,nessuno escluso,dai genitori di entrambi,alla sorella di lui,al datore di lavoro di lei.Qual è il senso di questa descrizione del baratro della natura umana? Io non sono riuscito a trovarlo,sembra tutto fine a se stesso,i personaggi appaiono passivi e incapaci di reagire alla propria condizione,non c'è speranza,non c'è riscatto.
L'impressione che ne ho tratto è che il successo di questo romanzo sia figlio della spettacolarizzazione del dolore,tipica dei nostri giorni,e i particolare di questo Paese,in cui i i programmi TV,i talk-show,i giornali speculano e si nutrono delle lacrime della gente.
Assolutamente sconsigliato,per il senso di vuoto che trasmette...credo che nel momento sociale in cui ci troviamo,la cultura nazionale ha il dovere di indurci alla reazione,alla ricerca del "meglio",piuttosto che al piangerci addosso,che non porta da nessuna parte...se non a vendere libri...

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La solitudine dei numeri primi 2012-03-23 13:25:59 kampax
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kampax Opinione inserita da kampax    23 Marzo, 2012
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boh ?

Tanto successo per nulla.
Anche stavolta il Premio è meritato ?

Mi è sembrato triste, privo di spunti e non interessante

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La solitudine dei numeri primi 2012-03-21 21:12:44 Sofia
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Opinione inserita da Sofia    21 Marzo, 2012
Ultimo aggiornamento: 22 Marzo, 2012

Triste

Il titolo può sembrare promettente, un libro quasi filosofico che affronta l'argomento delle solitudine dei numeri primi che può essere davvero un argomento molto attuale su cui riflettere a lungo. Ma il contenuto e la trama sono zero. Il finale soprattutto sembra che hanno strappato le pagine dal libro: come finisce? che insegnamento ha portato? cosa ci ha insegnato?

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La solitudine dei numeri primi 2012-03-21 16:26:04 Sa305
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Sa305 Opinione inserita da Sa305    21 Marzo, 2012
Ultimo aggiornamento: 21 Marzo, 2012
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Solitudine e delusione

Mi spiace dover ammettere di essere stata delusa da un libro di cui avevo sentito parlare veramente molto bene. C'è da dire che i temi trattati sono davvero interessanti: l'anoressia, la depressione, la tendenza all'isolamento, l'autolesionismo, ecc. Si tratta per la maggior parte di problemi che vengono associati principalmente al periodo dell'adolescenza, ma che in questo caso Paolo Giordano prolunga e fa evolvere anche fino alla matura età. I protagonisti sono annichiliti, sempre rassegnati e in balia degli eventi ma quest’aspetto non necessariamente dovrebbe implicare un giudizio negativo da parte della critica. Molto bella è anche l'immagine con cui uno dei due protagonisti, Mattia, paragona lui e Alice a due numeri primi gemelli: vicini ma isolati da qualcosa che impedisce loro di toccarsi veramente. Secondo mio modesto parere la vera nota negativa sta nello stile forse troppo semplice e lineare per spiegare questo genere di situazioni. La trama inoltre sembra sempre sul punto di far giungere ad un vero e proprio colpo di scena, ma questo non arriva mai, addirittura nemmeno nel finale.
Pur non essendo stata molto soddisfatta lo consiglio perchè la sua lettura non ruba molto tempo. Le pagine scorrono davvero velocissime e date le opinioni discordanti al riguardo qualcuno potrebbe trovarlo piacevole.

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La solitudine dei numeri primi 2012-03-17 20:57:12 PICCOLO P.
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PICCOLO P. Opinione inserita da PICCOLO P.    17 Marzo, 2012
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mah...

Mi dispiace molto per chi me l'ha regalato perchè ha speso dei soldi. Io l'ho letto perché attratto dalla fama che si è creato. Pagina dopo pagina mi dicevo "adesso dovrebbe arrivare il bello"....invece era tutto lì

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La solitudine dei numeri primi 2012-03-15 23:07:07 Deborahblues
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Deborahblues Opinione inserita da Deborahblues    16 Marzo, 2012
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Schifezza

Anche questo un altro obrobrio della "letteratura"...
angosciante in tutto e per tutto e dove si mette così tanta carne al fuoco da non soffermarsi mai su nulla.
Inizia anonimo e "finisce" anonimo. Non capisco come faccia ad emozionare una storia così angosciante e triste. Quando leggo vorrei essere felice e soddisfatta ma leggendo questi scrittori improvvisati mi angoscio sempre. Da come ne avevano parlato sembrava dovesse essere un libro rivelazione ma invece come al solito è stata una grandissima delusione. che schifo

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La solitudine dei numeri primi 2012-03-10 17:01:39 nati
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nati Opinione inserita da nati    10 Marzo, 2012
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Solitudine

è una solitudine, quella che accompagna i protagonisti (unici e "primi") che probabilmente accentua e amplifica qualcosa che appartiene un po' a ciascuno di noi, un po' unici e un po' primi...secondo diversi gradi e misure.

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La solitudine dei numeri primi 2012-02-09 21:49:27 Maiolino
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Maiolino Opinione inserita da Maiolino    09 Febbraio, 2012
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....emozionante.......

Un libro che colpisce dalla prima pagina, che lascia il segno...ti emoziona e al tempo stesso ti fa riflettere sulla personalità dei due ragazzi, la loro vita così vicina, intrecciata ma anche così lontana. Quando mi è stato consigliato, mi è stato detto "bello ma triste"- corrego - "no triste ma realistico!!!!!". Insomma da leggere e rileggere...

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Ama leggere sentimenti profondi...
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La solitudine dei numeri primi 2012-02-08 20:58:35 Pupottina
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Pupottina Opinione inserita da Pupottina    08 Febbraio, 2012
Ultimo aggiornamento: 19 Marzo, 2012
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la tristezza non si strappa via dal corpo

CONTIENE SPOILER

All'inizio del libro, le prime due parti, quelle datate 1983 e 1984, sono davvero di una tristezza incredibile e si ha la voglia di abbandonarlo. Sono racconti a se stanti che vivono di vita propria. Poi le vite dei protagonisti si uniscono, perché sono due numeri primi, anzi due primi gemelli cioè "due numeri primi separati da un solo numero pari, vicini ma mai abbastanza per toccarsi davvero."
Così le vite di Alice e Mattia scorrono parallelamente e, a volte intrecciandosi, per tutta la lunghezza del libro.
Oltre alla copertina che cattura richiamando lo sguardo, anche la foto interna dello scrittore Paolo Giordano, così giovane, affascinante ed occupato effettivamente in tutt'altro ambito professionale, generano curiosità sul romanzo che, è vero, lega nella lettura in una maniera morbosa e quasi ipnotica. Forse perché tutti, dentro di noi, abbiamo qualcosa di irrisolto che influenza le nostre vite.
La scrittura è scorrevole, moderna e molto interiore. Si conoscono i personaggi attraverso il non detto, anche perché parlano veramente poco ed al momento di dire qualcosa, la pensano sempre, ma sono incapaci di esternarla. Hanno inquietudini viscerali che si portano dietro e che minacciano la loro esistenza rendendola volontariamente vuota. Si sforzano di non essere felici e si autodistruggono. Lei tende all'anoressia fin da giovane, ma nessuno fa concretamente qualcosa per aiutarla e neppure lei se ne rende conto: rifiuta categoricamente il cibo e vive di rabbia. Lui è un genio ed allo stesso tempo un autolesionista.
Non si può non dire che questo libro è molto particolare ed averlo definito un caso letterario gli si addice. Però, mi ha turbata il finale: l'avrei voluto diverso. Ho sperato fino alla fine che qualcosa migliorasse e si risolvesse inaspettatamente anche con un semplice rigo in cui tutto raggiunge un senso più profondo da quello che si era dipanato per tutto il libro. L'interiorità di questi personaggi andrebbe analizzata da un terapeuta, ma non essendoci, ogni giudizio viene affidato al lettore che vede scivolare in un'esistenza vuota le loro vite.
Alice vive l'anoressia come qualcosa che fa parte di lei e a cui non vuole rinunciare, come se fosse il legame più forte che ha con qualcosa. E' incapace di trattenere a sè Mattia e, pur avendolo desiderato ed amato da sempre, dal primo sguardo che ha rivolto su di lui, non ha avuto la forza di afferrare la felicità che avrebbe potuto darle e si è legata ad un uomo Fabio, il quale come personaggio mi ha delusa. Alice, alla fine, è stata abbandonata da tutti: i suoi genitori, Mattia, Fabio. Ed anche lei stessa, conduceva un'estistenza fra la vita e la morte, più incline alla seconda ed all'annientamento di sè. Il marito Fabio mi ha delusa. Pur avendola amata, ad un certo punto, verso la fine del loro rapporto, la accusa di egoismo, quando il vero egoista era proprio lui che era quasi ossessionato dalla voglia di avere un figlio che ormai aveva dimenticato l'amore che l'aveva spinto a sposarla. Nonostante fosse un medico, troppo tardi si accorge di avere una moglie anoressica e non si sforza di aiutarla con la pazienza a risolvere un problema per volta, ma reagisce con rabbia e, spaventato dalla sua reazione collerica, preferisce volatilizzarsa dalla sua vita per sempre, prendendo a mala pena il necessario.
Mattia sfugge ad Alice, pur non volendola abbandonare, pur sapendo che è la cosa più importante che abbia, ma è ossessionato dal doversi punire per la tragica fine della gemella Michela che resta avvolta nel mistero: è morta davvero o sarà viva? Chi è effettivamente la donna in cui Alice ha creduto di vedere l'ossessione che ha torturato Mattia, in tutti quegli anni?
Alice che decide di non parlarne a Mattia mi ha sotterrata. Ancora mi chiedo: perchè?
Poteva cambiare tutto. Si potevano aggiungere altre 300 pagine di ricerca di quella donna misteriosa. Io le avrei lette volentieri, ma forse tutto il contenuto precedente si sarebbe banalizzato.
E poi penso a Mattia: ma quanti anni ci ha messo prima di decidersi a fare sesso? Meno male che il suo cammino si è intrecciato con Nadia. Anche se, poveretta, poi se lo vede sparire dal letto nel modo peggiore: non trovandolo al risveglio, senza nemmeno un messaggio, dopo che lei gli ha dato tanto. Mattia, però, non è un uomo in grado di apprezzare. Lei è disperata e vede in lui l'ultima possibilità di una trentacinquenne per trovare l'altra metà che le manca.
Mattia è, in fondo, la persona sbagliata che ha legami morbosi con il suo passato tormentoso e con Alice, la donna con cui sapeva di essere un primo gemello.
Mi solleva il fatto che Mattia, nell'ultimo capitolo a lui dedicato, guardando l'alba abbia trovato in tasca il biglietto da visita di Nadia, perché mi dà la speranza che la richiamerà ...
Invece, è allucinante l'idea di Alice, totalmente sola con la sua anoressia, che decide di non svelare quella verità (reale sul serio o semplice allucinazione, miraggio di un momento di malessere fisico ed interiore) che potrebbe segnare un finale diverso per tutti i personaggi. Anche se alla conclusione del libro e, di conseguenza, della vita fittizia dei personaggi, le esistenze di una intera famiglia si potevano riaccendere alla speranza, ma Giordano ha scelto un finale diverso. Avvolto nel mistero e nella disperazione.

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La solitudine dei numeri primi 2012-01-20 12:42:12 marroncelli
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marroncelli Opinione inserita da marroncelli    20 Gennaio, 2012
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la solitudine non decolla...

Storia toccante e dolorosa di due ragazzi che racconta la solitudine di chi si sente diverso, di chi si sente in colpa, di chi non riesce mai a sentire di aver reso contento e soddisfatto ne se stessi nè gli altri; tanto che anche quando si incontra un altro "malato di solitudine", non si riesce, nemmeno con lui, a stabilire un rapporto pieno, aperto, parlato, condiviso...per questo le storie sembrano essere sempre sull'orlo di qualcosa che sta per succedere e che dà una svolta alla loro vita e che, invece, non accadrà. sicuramente un racconto verosimile della solitudine dei nostri tempi.

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La solitudine dei numeri primi 2012-01-13 18:39:34 fee
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fee Opinione inserita da fee    13 Gennaio, 2012
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La solitudine dei numeri primi

La solitudine fa paura a tanti, ma purtroppo molti ci convivono.
é un libro che racconta meravigliosamente questi numeri primi, solitari, simili, che non riescono a incontrarsi...un po' triste, malinconico, ma vale la pena di leggerlo tutto.

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La solitudine dei numeri primi 2012-01-07 16:55:16 elena
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Opinione inserita da elena    07 Gennaio, 2012
Ultimo aggiornamento: 07 Gennaio, 2012

menti di giovani complicate ed intriganti

romanzo psicologico per eccellenza, la storia di due ragazzi delusi, ingannati dalla vita e troppo speciali per stare con gli altri ma così simili per arrivare a respingersi e ad autoledersi con un finale non banale e giusto per la situazione che si era creata. quella di Alice e Mattia è la storia di due giovani che nascondono le loro paure e cercano una soluzione ad esse nella solitudine e nella riflessione su loro stessi. ne esce un'analisi introspettiva ben riuscita.

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La solitudine dei numeri primi 2012-01-04 21:18:13 Kit
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Kit Opinione inserita da Kit    04 Gennaio, 2012
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Essere diversi

E' un romanzo molto triste che però fa capire cosa sia realmente la solitudine ed il sentirsi diversi; permette di comprendere quanto la vita sia difficile per alcuni di noi e come vengano considerati i "numeri primi" della società, così diversi dai comuni stereotipi imposti dai mass media.
La trama ben articolata e ricca di colpi di scena è l'elemento portante del romanzo affiancata dagli importanti temi trattati.
Il linguaggio di questo libro è molto semplice, articolato in frasi brevi ed i messaggi sono sempre molto diretti; questo rende la lettura ancora più coinvolgente e scorrevole.
E' un libro degno di nota e soprattutto di lettura anche se i suoi personaggi non sono entrati nel mio cuore ma sembravano chiedere compassione.

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La solitudine dei numeri primi 2011-12-27 15:40:20 daniel
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daniel Opinione inserita da daniel    27 Dicembre, 2011
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La solitudine

E' un libro sicuramente interessante , che offre al lettore diverse chiavi di lettura . Spiazza davvero il finale , che finale non è , cosa secondo me voluta dall'autore che lascia a chi lo legge il gusto di costruirsene uno ( lascia presagire che ci sarà un sequel ?). Da rileggere.

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