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La solitudine dei numeri primi

Letteratura italiana

Autore Paolo Giordano

Editore

Casa editrice Mondadori


La trama e le recensioni di La solitudine dei numeri primi, romanzo di Paolo Giordano edito da Mondadori. Alice è una bambina obbligata dal padre a frequentare la scuola di sci. E una mattina di nebbia fitta, lei non ha voglia, il latte della colazione le pesa sullo stomaco. Persa nella nebbia, staccata dai compagni, se la fa addosso. Umiliata, cerca di scendere, ma finisce fuori pista spezzandosi una gamba. La lasciamo sulla neve credendo che morirà assiderata. Invece si salva, ma resterà zoppa e, soprattutto, segnata per sempre. Mattia è un bambino molto intelligente, ma ha una gemella, Michela, ritardata. La presenza di Michela umilia Mattia di fronte ai suoi compagni e, per questo, la prima volta che un compagno di classe li invita entrambi alla sua festa, Mattia abbandona Michela nel parco, con la promessa che lei lo aspetterà. Mattia non ritroverà più Michela. In quel parco, Michela si perde per sempre. Le vite di Alice e di Mattia, due esistenze segnate, si incroceranno. Diventeranno, Alice e Mattia, adolescenti, giovani, adulti.

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la solitudine non decolla...

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5 persone su 5 hanno trovato questa recensione utile

Storia toccante e dolorosa di due ragazzi che racconta la solitudine di chi si sente diverso, di chi si sente in colpa, di chi non riesce mai a sentire di aver reso contento e soddisfatto ne se stessi nè gli altri; tanto che anche quando si incontra un altro "malato di solitudine", non si riesce, nemmeno con lui, a stabilire un rapporto pieno, aperto, parlato, condiviso...per questo le storie sembrano essere sempre sull'orlo di qualcosa che sta per succedere e che dà una svolta alla loro vita e che, invece, non accadrà. sicuramente un racconto verosimile della solitudine dei nostri tempi.

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La solitudine dei numeri primi

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La solitudine fa paura a tanti, ma purtroppo molti ci convivono.
é un libro che racconta meravigliosamente questi numeri primi, solitari, simili, che non riescono a incontrarsi...un po' triste, malinconico, ma vale la pena di leggerlo tutto.

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menti di giovani complicate ed intriganti

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Opinione inserita da elena
07 Gennaio, 2012
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Ultimo aggiornamento: 07 Gennaio, 2012
2 persone su 3 hanno trovato questa recensione utile

romanzo psicologico per eccellenza, la storia di due ragazzi delusi, ingannati dalla vita e troppo speciali per stare con gli altri ma così simili per arrivare a respingersi e ad autoledersi con un finale non banale e giusto per la situazione che si era creata. quella di Alice e Mattia è la storia di due giovani che nascondono le loro paure e cercano una soluzione ad esse nella solitudine e nella riflessione su loro stessi. ne esce un'analisi introspettiva ben riuscita.

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Essere diversi

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9 persone su 9 hanno trovato questa recensione utile

E' un romanzo molto triste che però fa capire cosa sia realmente la solitudine ed il sentirsi diversi; permette di comprendere quanto la vita sia difficile per alcuni di noi e come vengano considerati i "numeri primi" della società, così diversi dai comuni stereotipi imposti dai mass media.
La trama ben articolata e ricca di colpi di scena è l'elemento portante del romanzo affiancata dagli importanti temi trattati.
Il linguaggio di questo libro è molto semplice, articolato in frasi brevi ed i messaggi sono sempre molto diretti; questo rende la lettura ancora più coinvolgente e scorrevole.
E' un libro degno di nota e soprattutto di lettura anche se i suoi personaggi non sono entrati nel mio cuore ma sembravano chiedere compassione.

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La solitudine

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E' un libro sicuramente interessante , che offre al lettore diverse chiavi di lettura . Spiazza davvero il finale , che finale non è , cosa secondo me voluta dall'autore che lascia a chi lo legge il gusto di costruirsene uno ( lascia presagire che ci sarà un sequel ?). Da rileggere.

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adolescenti d'oggi

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Molto interessante quando descrive i problemi e le paure dei personaggi nella loro quotidianità. Fino a 3/4 il libro scorre che è un piacere poi l'ho trovato un po' noiosetto fino ad arrivare al finale senza "il finale" che ci si aspetta, che sotto un certo aspetto a me piace di più perchè lo rende meno scontato.

PS. non guardate il film è una cosa indicibile!

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Anoressia e masochismo come espressioni del dolore

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11 persone su 11 hanno trovato questa recensione utile

E' un libro molto bello perchè descrive l'esperienza del dolore di due adolescenti senza commenti o descrizioni prosaiche. L'autore racconta la vita di una ragazzina che rimane menomata a causa di un incidente sciistico; per punire il padre che l'aveva costretta a sciare quel giorno disgraziato, diventa anoressica. C'è la storia parallela di un bambino che perde la sorellina down e non se lo perdona; così diventa un adolescente introverso che si ferisce fisicamente per punirsi. Leggendo, si sprofonda in quel baratro che non conosce consolazione, in quel terribile stato d'animo in cui la vita perde ogni significato e diventa un incubo quotidiano, una sofferenza costante.
Utile per capire i disturbi della personalità.

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Consigliato a chi ha letto... "Per voce sola" di Susanna Tamaro
 

la solitudine dei numeri primi.

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Opinione inserita da luisa
09 Ottobre, 2011
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2 persone su 4 hanno trovato questa recensione utile

Non capisco come si fa a rovinare una storia tanto toccante:
Solo chi ha letto questo libro riesce a malapena a intuire tutto quello che accomuna questi due ragazzi.
Il contenuto però non è trattato a sufficienza, ci sono molti spazi vuoti.

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Consigliato a chi ha letto... Non guardate il film!!! di una bruttura assoluta.
Hanno rovinato tutto.
 

Un successo falso e presuntuoso.

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Dr Feelings Opinione inserita da Dr Feelings
24 Settembre, 2011
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Ultimo aggiornamento: 25 Settembre, 2011
11 persone su 12 hanno trovato questa recensione utile

Vincitore del premio strega 2008, "La solitudine dei numeri primi" è stato definito - con forte presunzione -dalla critica un vero e proprio fenomeno editoriale. In realtà, a distanza di molto tempo, ancora non riesco a spiegarmi il clamoroso successo che continua a riscuotere tutt'oggi tra i giovani lettori. C'è da dire che la scrittura di Paolo Giordano soffre di una esagerata leggerezza, mostrandosi fin troppo fluida e semplice. La storia di due adolescenti altamente complessati e sofferenti prosegue per l'intero libro come la nota dolente di un piano scordato. E' eccessivamente tediosa la condizione immutabile in cui Alice e Mattia risultano impotenti e vittime di un mondo così crudele e piatto. Manca una svolta significativa e sembra che tutto proceda fin troppo velocemente, lasciandosi alle spalle delle possibilità, o semplici casualità, che avrebbero potuto giovare al libro stesso più dinamismo. In conclusione, il successo di Giordano è un falso successo.

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Illusorio

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4 persone su 7 hanno trovato questa recensione utile

Ho letto questo libro un anno fa, poco ricordo ma la cosa più lampante è che ho sempre aspettato il colpo di scena che mai arriva, ti illude di un qualcosa che non succede.Fattostà che lo consiglio perchè fa capire che da certe situazioni si può uscire.

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La solitudine dei numeri primi

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DanySanny Opinione inserita da DanySanny
10 Settembre, 2011
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Ultimo aggiornamento: 13 Dicembre, 2011
6 persone su 6 hanno trovato questa recensione utile

Su questo libro sono già state spese molte parole, ha diviso, colpito, deluso, ma anche, come nel mio caso, lasciato indifferente. Attratto dall'enorme successo e dai commenti entusiasti e dopo aver vinto un'iniziale diffidenza, ho iniziato a leggerlo. Ammetto che è scorrevole e si procede bene....fin troppo. Si resta in bilico e si percorre una strada fin troppo dritta, che non ha mai una svolta. Si legge e si continua a leggere, ma non c'è mai un fatto eclatante, un colpo di scena che dia quella marcia in più al romanzo. I due protagonisti vivono in modo tormentano, vinti da un fatto traumatico nell'infanzia. L'autore quasi li tortura, gli impedisce di trovare la felicità bloccati da un muro invisibile che li terrà costantemente separati. Mi sembra un libro cattivo nei confronti dei personaggi,una storia che indaga negli angoli più oscuri della psicologia umana. Questo è un libro triste, circondato dal'impossibilità di superare le difficoltà......una narrazione quasi deprimente. Ma la storia non decolla si limita ad avventarsi contro i suoi protagonisti e quella che poteva essere un'idea originale si trasforma nel banale e lascia indifferenti (o meglio ti trasmette tristezza e quasi pietà). Si prova un senso di frustrazione, quasi di pietà, ma non si sente quell'impulso che talvolta spinge a chiudere il libro.. Perché alla fine siamo tutti curiosi di sapere il destino degli altri e vogliamo conoscere le "sventure" altrui. In un vortice di tristezza, frustrazione e quasi depressione, i protagonisti viaggiano inevitabilmente su due linee parallele. Il libro non colpisce né negativamente, né positivamente, lascia semplicemente indifferenti. Non apprezzo lo stile dell'autore, ma sono certo che una storia del genere possa vendere e colpire i lettori, ma come spesso accade...a mio avviso...tanto clamore per nulla (o quasi nulla)...perché in fin dei conti, se ci pensiamo bene, il bello dei libri è questo:ognuno di essi, anche il meno apprezzabile, lascia qualcosa, qualcosa di irremovibile ed indissolubile: un frammento di vita.

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Sensi di colpa

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3 persone su 4 hanno trovato questa recensione utile

E' una storia di sopravvivenza ai sensi di colpa. Infonde tristezza perchè è istintivo sentirla quando ci sono bambini che soffrono. In questo libro soffrono entrambi, forse più lui di lei. Ha delle parti toccanti, ma forse l'autore ha voluto un pò troppo agire sulla sensibilità delle persone, come forzando quelli che possono essere i sentimenti che una storia come questa può far scaturire. Migliore, decisamente, il libro piuttosto che il film.

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tanto clamore per nulla

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Opinione inserita da sara
28 Agosto, 2011
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3 persone su 5 hanno trovato questa recensione utile

Tanto osannato dai lettori, ma di fatto deludente, storia scontata raccontata con stile lento peraltro ben rappresentato nel film. Negativi i protagonisti, non se ne salva uno, vivono un'esistenza da sedute psicanalitiche senza speranza.

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Cattiveria

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20 persone su 20 hanno trovato questa recensione utile

Questo libro è cattivo. Non cattivo perchè è mal scritto, anzi, chi apprezza lo stile troverà che le parole scorrono a meraviglia e si incastrano l'una dietro l'altra perfettamente come pezzi di puzzle.
Il libro è cattivo perchè pare che prenda ogni personaggio e lo torturi, senza lasciare indenne nessuno.
I due protagonisti, entrambi reduci di traumi infantili, adolscenze sofferte e dubbie età adulte, sono quelli che soffrono più di tutti. I personaggi secondari, quelli che ruotano attorno a loro, vengono afflitti da più o meno gravi situazioni dolorose.
Il ragazzo innamorato non ricambiato dal protagonista.
L'amica serpe della protagonista, bellissima e vuota, insoddisfatta e gratuitamente crudele.
I genitori del protagonista, inquietati dal loro stesso figlio.
Il marito della protagonista, intrappolato in un matrimonio che desiderava diverso.
Leggendo il libro, mi sono sentita affascinata dalla scorrevole semplicità delle descrizioni ma afflitta dal ciclo di dolore che ogni personaggio attraversava.
Un barlume di speranza si avverte nel finale aperto, che comunque lascia un senso di delusione per le azioni inconcludenti che i due personaggi principali compiono.
E' un libro cattivo ma non un brutto libro. L'ho trovato frustrante ma non noioso; triste ma non disgustoso.
Una lettura che può benissimo essere portata a termine senza il avvertire il bisogno di gettare il libro nel fuoco.
Certo, se qualcuno è alla ricerca di un lieto fine classico, farebbe meglio a puntare altrove la propria attenzione.

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la solitudine dei numeri primi

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Ophélia Queiroz Opinione inserita da Ophélia Queiroz
20 Luglio, 2011
Top 500 Opinionisti
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Ultimo aggiornamento: 18 Agosto, 2011
10 persone su 10 hanno trovato questa recensione utile

Non che mi aspettassi granchè. Ok, come già notato da altri il titolo è intrigante, peccato che non sia nemmeno stato partorito dalla fiacca immaginazione dello scrittore, ma sia stato successivamente imposto dalla casa editrice. Tutta la vicenda ruota attorno alle tristi vite dei protagonisti, lui autolesionista incallito, lei anoressica, rapporti familiari difficili, traumi infantili che si ripercuotono nell'età adulta (che originalità!). Entrambi insicuri, affetti da una sorta di comune impotenza esistenziale che li unisce, ma allo stesso tempo li rende incapaci di stare insieme. La trama è piatta, manca un'acuta analisi psicologica dei personaggi e lo stile è quello facile facile che sembra esser tanto gradito da un pubblico pigro. Più che un libro ha la schematicità della sceneggiatura di un film, anzi la netta impressione che ho avuto è stata che l'autore, anzichè approfondire il racconto si limitasse a illustrarlo come se stesse effettivamente descrivendo superficialmente delle scene che passano su uno schermo. Nell'insieme comunque non funziona, si fa leggere facilmente ma manca sia la forma che la sostanza.

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Frammenti di una storia che poteva essere racconta

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Mattia e Alice sono i risvolti della stessa medaglia, sono due esseri che vivono solamente completandosi a vicenda. Più che vivere però, riescono a sopravvivere. Tra dolori, paure e un segreto che li accomuna, i protagonisti crescono insieme cercando di farsi forza vicendevolmente. Ma non sempre ci riusciranno.
Un libro che vorrebbe essere di grande impatto, spezzettato in episodi significativi che riducono la vita dei protagonisti alle esperienze più importanti. Un libro fatto di gesti cruenti, immagini deboli e suoni sfuocati che ci accompagnano in un triste epilogo che tuttavia riesce a lasciare aperte le porte alla Signora Speranza.
A me non è piaciuto: lo stile non è un granchè e la storia è fin troppo frammentaria, infatti mi ha lasciato l'amaro in bocca. Troppo facile citare gli episodi e poi non concluderli. E non mi interessa la storia del "poi tocca a lettore immaginare". Non così, non in questa maniera.

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Da bellissimo a non so

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4 persone su 4 hanno trovato questa recensione utile

E' un caso letterario e come tutti i casi letterari nel bene e nel male, secondo me bisogna leggerli, giusto per saperne parlare e per non rimantere impreparati quando il discorso cade su sull'argomento e devo dire che ultimamente mi è capitato spesso. E' un libro molto scorrevole, io l'ho letto in una notte, nonostante le pagine siano parecchie. Onestamente, pagina dopo pagina aspettavo che succedesse qualcosa di sconvolgente, cosa che non è accaduta, se non nelle primissime pagine. La storia è ben costruita e "fila" alla perfezione, però i personaggi sono incapaci di evolversi veramente, nonostante lo scrittore porti il lettore ad aspettare costantemente che "la fenice risorga dalle proprie ceneri". Insomma lì per lì il libro mi è piaciuto moltissimo, ma lasciando passare qualche giorno mi sono resa conto che lascia l'amaro in bocca e secondo me, alla fine non è questo gran libro...ma questa, ripeto, è solo la mia opinione

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La solitudine dei numeri primi

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6 persone su 6 hanno trovato questa recensione utile

Una storia che mi ha lasciato davvero l'amaro in bocca. Mi ha fatto capire l'importanza del dialogo. Mi ha fatto capire che è davvero stupido tenersi dentro le cose. Questo libro è pieno di parole non dette, gesti mai fatti, solitudine e frustrazione, è pieno di situazioni ormai irrimediabilmente rovinate e che avrebbero potuto essere diverse. E' davvero bello questo romanzo, ma davvero triste. Chi ha dato voto basso a questo libro secondo me è perchè non ha mai provato nulla di simile ai 2 protagonisti, non ha mai avuto troppi pensieri per la testa e troppe poche parole ad uscirgli dalla bocca. Anche se le storie di questo libro sono estreme cio' non significa che siano è inverosimili, purtroppo sono molto più vere di quanto si possa credere...

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La solitudine dei numeri primi.

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"Perchè Alice e Mattia erano uniti da un filo elastico e invisibile, sepolto sotto un mucchio di cose di poca importanza, un filo che poteva esistere soltanto tra due come loro: due che avevano riconosciuto la propria solitudine l'uno nell'altra."
Un libro che parla di solitudine, di anime segnate da eventi troppo orribili e dai quali sono usciti segnati o fisicamente o psicologicamente. Una vita vissuta in modo difficile aprendo una voragine tra loro e chiunque si voglia avvicinare per aiutarli, amarli o semplicemente esser loro amici.
E' un libro che ho letto velocemente, mi è piaciuto il modo di scrivere di questo autore, non ho sopportato in certi casi l'ostinazione di Mattia al non volersi far amare, mentre ho apprezzato molto il senso del "cogli l'attimo", pensiero che condivido in pieno, quando il momento magico è passato è impossibile ricrearlo e farlo rivivere di nuovo, qualcosa si è spezzato, altro si è frapposto e tutto è diverso anche se le persone sono sempre le stesse!
Mi ha lasciata interdetta la fine del libro, l'autore sembra che abbia tirato a chiudere la storia il più velocemente possibile senza nessun lieto fine o senza nessun dramma.

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Consigliato a chi ha letto... La solitudine del mondo di oggi da leggere in un bel libro.
 

lavoro singolare

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inizia particolarmente bene soprattutto quando elenca e spiega i numeri primi forse il punto più alto del racconto.
poi sembra svilupparsi da un momento all'altro e invece rimane appeso, forse e quello che vuole l'autore, comunque sembra più un incompiuto che un romanzo.
o forse deve scrivere l'altro numero primo.

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Consigliato a chi ha letto... ken follet
 

mah...

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Mah...
Con tutto questo gran parlare del libro, l'ho letto.
Presa come ogni donna dalla curiosità, mi sono predisposta ad un titolo veramente bello (che - a dire il vero - ho dovuto farmi spiegare...per poi giudicarlo bello) per poi leggerlo con calma.
Un inizio che mi è piaciuto.
Poi, non so come dire, ma un senso di insoddisfazione mi ha presa.
Inconcludente forse, oppure a tutti i costi voleva colpire con tutto questo dramma (e io amo i drammatici, in modo estremo) che sembrava un insieme di scene ad effetto che mi han creato solo prurito e voglia di finirlo per andare a vedere dove si andava a parare.
Questo senso del nulla, alla fine...
Si. Un senso di vago in mezzo alla nebbia. Non ho capito (sono probabilmente poco propensa alla lezione) cosa avrebbe dovuto restarmi.
Il film ha seguito l'onda del successo editoriale. E non è stato neanche questo d'aiuto al libro. O viceversa.

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Consigliato a chi ha letto... tanto per poter fare paragoni
 

più rumore che un bel libro

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come già scritto da "fumeseidue", un gran bel titolo, accattivante, che preannuncia la storia di due persone che per carattere e per impossibilità che non si possono spiegare, non possono "dividersi" con altri.
Beh, la stroia inizia bene, una bella descrizione dei personaggi, un fatto saliente importante...ma poi?
Puff..tutto si smagnetizza in fretta i numeri diventano intricate radici quadrate che si fanno largo nella mente..per fortuna che il libro non ha una lunghezza importante, altrimenti credo che sarebbe tra i primi ad uscire dalla mia libreria per far spazio ad un souvenir di bell'aspetto e colore =)

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Consigliato a chi ha letto... a chi è proprio tanto tanto tanto curioso....
 

Bel lavoro!

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Opinione inserita da cristiano
20 Mag, 2011
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4 persone su 6 hanno trovato questa recensione utile

L'autore è riuscito a incollarmi alle pagine e questo secondo me è il suo più grande pregio. Ho visto molti commenti, tipo mi è piaciuto, non mi è piaciuto.... ma la domanda è: avevate voglia o no di svoltare pagina e vedere dove andava a parare Giordano?
Il finale è toccante... l'immedesimarsi in Alice forse aiuterebbe a capirlo meglio. L'emotività della protagonista è ben scandita (come quella dell'altro protagonista) e alla fine è come se il cerchio si chiudesse... ovvio che chi ha letto distrattamente o non è andato a fondo nelle proprie emozioni durante la lettura difficilmente è riuscito a scorgere questo invisibile ma tangibile ritorno, da parte di Alice, verso quel punto in cui la sua vita si era infranta. La risoluzione delle sue controversie di lei è ben chiara e credo proprio che Giordano abbia meritato di vincere sia l'opera prima campiello, che il premio strega.

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Personalmente mi è piaciuto!Secondo me è un libro che va capito....sembra una banale storia di due adolescenti, ma invece tratta argomenti complessi.In effetti il finale lascia a bocca asciutta, ma secondo me è in linea con il resto del libro, per lo meno non è scontato!!!!Però lo consiglio!!!! Appena è uscito il film sono andata al cinema a vederlo... (ben sapendo che di solito i libri sono sempre meglio del film).....che delusione veramente veramente noioso ,triste e non fa fede al libro.......peccato!

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Una delusione

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Lady Libro Opinione inserita da Lady Libro
09 Aprile, 2011
Top 50 Opinionisti
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Ultimo aggiornamento: 20 Settembre, 2011
6 persone su 6 hanno trovato questa recensione utile

Questo libro non mi è proprio piaciuto: l'ho trovato noiosissimo, piatto, scialbo e incapace di suscitare la benchè minima emozione nel lettore. Inoltre ho provato una fortissima antipatia per Mattia e Alice, i due protagonisti. E io che pensavo di aver acquistato un ottimo romanzo da leggere... Ma non è stato così.
Non lo consiglio.

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La solitudine dei numeri primi

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Questo romanzo è un’opera prima che ha fatto e fa ancora parlare molto di sé! ma che ha avuto anche il pregio di avvicinare tanti ragazzi e persone alla lettura.
Al momento ancora presente nelle classifiche di vendita, senza dubbio oltre la trama, devono esserci anche altri elementi che né determinano il suo successo come: un titolo troppo accattivante, un’opera prima di un giovane autore premiata con il prestigioso premio Strega, una buona operazione di marketing ed il gioco è fatto.
Il romanzo è certamente in grado di accattivare il lettore, la scrittura è gradevole ed il testo ad eccezione di alcuni punti è scorrevole, le personalità dei due protagonisti sono ben tratteggiate e risulta palpabile il loro senso di inadeguatezza nella vita; una storia dai temi comuni di interesse comune.
Personalmente lo considero un libro discreto, dove l’autore tratta con delicatezza diverse tematiche come: l’anoressia, la solitudine, Il disagio giovanile, la difficoltà di diventare adulti.
Gli argomenti trattati nel libro però sono tanti ed anche troppo complessi per essere esposti tutti in un unico romanzo e quindi, a mio modesto parere, mai abbastanza approfonditi ma solo ben descritti; un peccato perché nel complesso è una buona e reale rappresentazione del conflitto giovanile e dei suoi disagi.
Il pregio di questo romanzo è che lascia al lettore degli spazi di riflessione e di discussione sul mondo giovanile e per il finale ci risparmia anche l’happy end.


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titolo: cinque punti

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8 persone su 11 hanno trovato questa recensione utile

peccato che non sia contemplato il voto per il titolo, gli avrei dato il massimo.
una gran bella idea, questa storia dei numeri primi che nascono soli e muoiono soli, una gran bella idea che era partita bene, con un inizio di trama gradevole, ma poi ....
poi ....
poi.....
poi aspetti che la storia decolli, pensi chissà forse è un diesel diamogli il tempo di carburare,
poi...
poi...
poi arrivi alla fine e sei ancora a rollare a vuoto sulla pista, e ti viene il dubbio che nella cabina manchi il pilota, nei motori un difetto di fabbrica, o che ci sia stato uno sciopero dei benzinai.
il titolo non si meritava un libro così!

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Intenso

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Un libro intenso,che tratta argomenti importanti: l'anoressia, l'omosessualità, l'elaborazione del dolore, la solitudine.
Il finale appare l'unica nota stonante per una romantica come me.
Consiglio il libro

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La solitudine dei numeri uno

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joshua65 Opinione inserita da joshua65
12 Marzo, 2011
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Ultimo aggiornamento: 13 Marzo, 2011
9 persone su 9 hanno trovato questa recensione utile

Lo confesso, pur avendolo letto, non avevo mai avuto alcuna voglia di esprimere una opinione.

Poi il crescente numero di lapidari giudizi negativi (cito a caso: inutile, orrendo, non ci credo, assurdo!), mi ha fatto ricordare “Volevo i Pantaloni”, una meteora letteraria degli anni 80 che si è persa nello spazio più profondo, dopo un prestigioso premio vinto, un grande successo di vendite, e un altrettanto film (c’era Virna Lisi se non ricordo male).

Andiamo adesso però dritti al punto: a me questo libro non è dispiaciuto (si legge: mi è piaciuto), per tre buoni motivi.

1) Si legge tutto di un fiato - Diciamoci la verità, l’inizio è intrigante, e poi i protagonisti ti prendono subito e poi la storia, anche se con qualche salto temporale di troppo, è coinvolgente, e poi si capisce che lo scrittore ci ha messo l’anima, e poi la metafora dei numeri primi è quasi geniale, e poi …

2) Alice e Mattia saranno forse un po’ … sfortunati, ma appaiono credibili - In Mattia riconosco, nella sua evoluzione, un desiderio per quanto sofferto di lasciare indietro le sue radici, che non gli hanno mai permesso veramente di iniziare a crescere. Diverso è il discorso per Alice, che, anche se ancora molto giovane, dovrà fare un primo bilancio, non proprio positivo, della sua vita

3) E’ un libro che fa discutere – Nel senso che, se ne parli, trovi sempre qualcuno che lo ha letto e che è pronto a dire la sua, e oggigiorno riuscire a parlare di libri in contesti sociali (in pizzeria, in salotto con gli amici, con la tua fidanzata) non è poi così male

E poi, ne sono certo, Paolo Giordano non sparirà come Lara Cardella, la scrittrice di Volevo i Pantaloni

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non ci credo

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7 persone su 8 hanno trovato questa recensione utile

Anche io sono rimasta senza parole. Lessi tempo fa questo libro perchè dopo il premio vinto, mi aveva incuriosito. Assurdo e stranoc he un libro così inconcludente abbia vinto.
Leggevo e speravo in un colpo finale...che non c'è. Dopo l'ultima pagine cercavo,,,forse il libro si era rotto...non poteva finire così...
E' la solitudine dei giorni nostri- qualcuno ha scritto. Io penso di no!
E ora, sì, han fatto pur eun film. Lento, insulso come il libro.

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senza parole

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Opinione inserita da valentina
05 Marzo, 2011
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5 persone su 10 hanno trovato questa recensione utile

proprio cosi sono rimasta senza parole quando ho finito di leggerlo, come puo' un libro cosi brutto avere tutto questo successo? addirittura farci un film davvero esagerato....

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SENZA PAROLE

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Opinione inserita da francesca
19 Febbraio, 2011
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4 persone su 9 hanno trovato questa recensione utile

Ancora la solita schifezza, piena di incongruenze. Non è la trama angosciosa che mi fa dire che sia un brutto libro ma è l'angoscia che provo nel leggere un brutto libro. Ma porca miseria è così difficile correggere le castronate che uno può scrivere senza accorgersene... editor scendete dal vostro olimpo e iniziate a fare il vostro lavoro, che non trovo per nulla difficile dato che anche io senza una laurea mi accorgo delle cose sbagliate scritte nei libri o dello stile che fa il rumore delle unghie passate sulla lavagna.

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Solitudine.Punto.

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3 persone su 4 hanno trovato questa recensione utile

E' un libro che non mi ha colpito...triste il tema, tristi i personaggi e triste la conclusione. Non mi ha appassionato...troppo angosciante

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la solitudine dei nostri giorni

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12 persone su 12 hanno trovato questa recensione utile

La vera protagonista del libro è la solitudine , raccontata in tutte le sue sfaccettature tramite le esperienze di due ragazzi definiti speciali , ma per questo inesorabilmente diversi e distanti dal mondo che li circonda. Mattia e Alice sono due numeri primi, vicini, ma non abbastanza per toccarsi. Giordano dipinge un quadro cupo e angosciante , senza neanche uno spiraglio di luce , che affascina (o meglio ha affascinato me) proprio per questa sua irreversibilità.
Bravo l’autore che nonostante la giovane età ha saputo rendere bene il racconto della sua opera prima, con uno stile “matematico” che ben si addice all’analisi di situazioni così complicate anche da un punto di vista psicologico.

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Consigliato a chi ha letto... a chi si interessa di storie non esattamente "normali" , e a chi vuole sostenere giovani scrittori emergenti.
 

dalle stelle alle stalle

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5 persone su 5 hanno trovato questa recensione utile

questo libro è tra quelli che definisco "limbo". perché è proprio li che si piazza e non lo sposti più. inizia bene, bella la distinzione degli anni, ma poi crolla la trama, inoltre non è realistico nei dettagli e penso che si sia incattivito fin troppo con i protagonisti. riprende tono negli ultimi capitoli... insomma questo libro aiuta ad andare in depressione. è toccante solo a colpi, poi si disperde... di libri tristi ce ne sono (e anche belli) ma questo qui non è triste, è depressivo. qualunque cosa facciano i protagonisti va sempre male... finito di leggerlo un po' ti dispiace, ma di sicuro non lo riprenderai in mano, a meno di leggere quelle parti che entusiasmano.

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La solitudine dei numeri primi

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5 persone su 6 hanno trovato questa recensione utile

Libro assolutamente deludente. La trama non è ben definita e articolata. L'autore ha cercato di descrivere l'interiorità dei personaggi, con scarso risultato.

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interessante e ben scritto

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7 persone su 7 hanno trovato questa recensione utile

Ho letto questo libro lo scorso anno, naturalmente sull'onda del successo che ha riscosso. Mi sembrava superfluo scrivere l'ennesima recensione, visto che si può dire che hanno già scritto di tutto.
Volevo solo aggiungere che, personalmente, ho trovato interessante come un autore così giovane ed alla sua opera prima, sia stato capace di esprimere l'interiorità dei 2 protagonisti, Alice e Mattia, con la profondità e sensibilità di una persona più "adulta e vissuta". E' questo già un grande merito per un giovane scrittore che non si esprime in modo banale e che ha raccontato una semplice ma toccante storia sulla difficoltà di diventare adulti.

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Diamo tempo al tempo

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2 persone su 3 hanno trovato questa recensione utile

"La solitudine dei numeri primi": un titolo molto interessante. La storia di due ragazzi con infanzia e adolescenza tormentate, attratti l'uno dall'altra ma troppo distanti per capirsi: come i numeri primi gemelli. Il libro presenta una storia molto triste e che mostra la vita come un posto buio e tetro, fatto solo di solitudine e di delusioni; ma dopo la terza lettura ho trovato qualcosa di buono in tutto questo. Alla fine del libro, proprio nelle ultime righe, appare un barlume di speranza. Quindi alla prima lettura se ne potrebbe dare un giudizio negativo, come succede in tante recensioni, ma leggendolo almeno un'altra volta se ne capisce appieno il significato e si inizia ad apprezzarlo.

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La solitudine dei numeri primi ...

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2 persone su 2 hanno trovato questa recensione utile

Una trama di due ragazzi , Alice e Mattia , che da piccoli hanno avuto dei episodi che gli hanno cambiato la vita , unendoli da grandi in un'amicizia che Mattia definisce "due primi gemelli", cioè vicini ma non abbastanza per sfiorarsi per davvero ...
All'inizio la trama del libro promette bene , ma il finale mi ha deluso , anzi per dire la verità non ha un vero e proprio finale ...

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tanto rumore per nulla

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1 persone su 1 hanno trovato questa recensione utile

La trama delude... per chi è in cerca di un libro vincitore strega, acclamato e consacrato, da memorizzare in un archivio della memoria... bhè, forse rimarrà deluso!
Votato alla rappresentazione univoca della società dei giovani di oggi, composta esclusivamente di personaggi negativi. Non c'è bene, ma solo un male infinito che percorre tutte le pagine del racconto. Spietatezza e delusione e apatia e cattiveria sono le uniche emozioni che si intrecciano in tutta la trama. I ragazzi sono meschine creature che emarginano, e gli adulti, nei piccoli spazi in cui compaiono, sono persone di poco spessore che si lasciano scorrere affianco ciò che la vita ha destinato per loro. L'unica nota positiva, è per la scrittura scorrevole, e per la capacità dell'autore di dotare il personaggio maschile di una mente talmente matematica, che per tutta la storia, lo porta ad analizzare vita e non vita con metodo numerico...

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Pessimo!

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7 persone su 9 hanno trovato questa recensione utile

I primi due capitoli possono lasciare la speranza, non dico di un capoloavoro ma quantomeno di qualcosa di leggibile, poi...il nulla.
Dal terzo capitolo in poi un clichè dopo l'altro...superficiale, banale...

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Consigliato a chi ha letto... Probabilmente ai lettori dei libri di Moccia
 

La superficialità dei numeri primi

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7 persone su 13 hanno trovato questa recensione utile

Parlare e scrivere di complessità umana è un'impresa ardua e complessa.
Ammetto che il primo capitolo è disarmante e molto promettente.
Poi, il nulla.
Nel senso che è tutto molto triste, ma non c'è un reale calarsi nella solitudine dei personaggi, nel loro mondo interiore, mentale.
Quella "solitudine dei numeri primi" del titolo è un concetto meraviglioso, ma tutto cade nella superficialità con cui certe tematiche sono affrontate.
E mi dispiace dirlo, ma per parlare di certi temi, almeno un po', bisogna conoscerli.
Altrimenti è tutta "scena" e ben poca sostanza.

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Angosciante e inutile!

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skizzo89 Opinione inserita da skizzo89
22 Novembre, 2010
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Ultimo aggiornamento: 22 Novembre, 2010
14 persone su 16 hanno trovato questa recensione utile

Divorato in meno di due giorni! Ma non fatevi ingannare.... non perchè mi sia piaciuto, ma perchè non vedevo l'ora di togliermelo di dosso!!!. L'ho portato a termine solo per rispetto, perchè un libro non può essere interrotto!!! Può deluderti l'inizio, ma puoi trovare affascinante il finale così da rimanerti impresso. Purtroppo non è questo il caso. Se non l'avessi letto, di certo non ne avrei sentito il bisogno. Mi sono lasciato trascinare dal tanto clamore che ha suscitato, e dalla curiosità. Meno male che l'ho preso sottoprezzo, altrimenti avrei rimpianto come non mai quei 18euro!!!. Per uno come me che è abituato a leggere libri di altro spessore, ciò che mi è rimasto è zero!. E' un libro che potrebbe andare giù a chi si affaccia per la prima volta alla lettura, e a qualche ragazzina alle prese con i primi problemini di cuore...ma probabilmente anche lei ne rimarrà delusa!. L'unico merito che gli dò, è la scrittura scorrevole e mai noiosa, e l'affascinante titolo. Ecco, per questo mi sono lasciato fregare. Solo per il titolo. Come disse Eco del suo "Il nome della rosa", il titolo deve partorire mille interpretazioni, e infatti lo ammetto, "La solitudine dei numeri primi" mi ha fatto pensare a tante cose...ma campate in aria e che lì sono rimaste!. Al centro della vicenda c'è il passaggio di due ragazzi dall'infanzia, segnata da uno spiacevole incidente, all'età adulta. 20 preziosi anni, buttati al vento, fuggendo sempre dalla realtà. Alice e Mattia, tra la famiglia, gli amici e il lavoro, portano dentro e fuori di sé i segni di un passato terribile. La consapevolezza di essere diversi dagli altri non fa che accrescere le barriere che li separano dal mondo fino a portarli a un isolamento atrocemente arreso. Azzeccata qui la metafora con i numeri primi! Ma resta un messaggio orrendo!!! I personaggi sono artefatti, sembrano due manichini che perseverano nel loro autolesionsmo senza mai guardarsi intorni...ma questo li porta conseguentemente ad un isolamento totale, proprio nel momento in cui si sta cercando di riparare "la barca da viaggio". L'idea di fondo è originale, ma a che serve se non fai fare un salto di qualità ai tuoi personaggi?? Che ne rimane di tutto ciò??..Il finale poi è di una delusione... Ennesimo libro "pompato" più di quello che si merita...per me, da dimenticare! e lo farò.. Alla fine rimane solo un profondo grigiore che non è neppure un'emozione, ma un senso di angoscia che non auguro a nessuno con la lettura di un libro.

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Non male...

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Cristina V Opinione inserita da Cristina V
09 Novembre, 2010
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Ultimo aggiornamento: 09 Novembre, 2010
5 persone su 8 hanno trovato questa recensione utile

Mi rendo conto che in un mare di opinioni -che non ho letto, se non fuggevolmente- sia difficile trovare ancora qualcosa da dire. Ma vorrei provare ugualmente.

Io non sarei così assoluta nei giudizi negativi.
Ho letto questo romanzo alcuni anni fa ; letto in due giorni, e mi era piaciuto abbastanza.
L'argomento è sicuramente intrigante. Per me poi lo è stato in special modo, perchè nel mio lavoro ho spesso avuto a che fare con questa tipologia di disturbi, ed ho "ritrovato" nei due infelici protagonisti, dei comportamenti, delle turbe, che purtroppo mi sono noti.
E per questo l'ho sentito ancora più ..mio.

Sul fatto poi che l'autore non abbia approfondito certi punti, sono d'accordo.
Dobbiamo tenere presente che era molto giovane al momento della stesura del romanzo...26 anni, mi pare; inoltre è un fisico, non uno psicologo o similare...come può un ragazzo- perchè E' un ragazzo ( al massimo un giovane uomo)- sapere GIA' quello che si impara solo dopo?

Per imparare le cose della vita, bisogna conoscerle; per conoscerle bisogna VIVERE.

Perchè non avrebbe dovuto vincere lo Strega?
Li ho letti tutti; molti anni fa avevo comprato l'intera collana ,e ce ne sono alcuni che ho trovato molto meno riusciti di questo.
E' vero, è un romanzo di una tristezza infinita, ma la vicenda è così ricca di spunti umani, ad ogni riga...
Lo stile di scrittura, per il mio gusto, è eccellente; scorrevole, essenziale, che non si perde in inutili orpelli, pur cogliendo tutte le sfumature necessarie alla riuscita della storia.
Non mi sento di consigliarlo a tutti, ma ...promosso con Buono.

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Curiosità punita

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sil-ver Opinione inserita da sil-ver
29 Ottobre, 2010

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Ultimo aggiornamento: 29 Ottobre, 2010
10 persone su 12 hanno trovato questa recensione utile

Non l'ho letto appena uscito e mi sono fatto convincere da alcune recensioni, quelle ufficiali, la cui obbiettività evidentemente lascia a desiderare.
Ho trovato lo stile piuttosto puerile, mentre la dichiarata (vedi intervista all'autore) evoluzione del linguaggio del testo come dei personaggi non è avvertibile se non nel passaggio dell'espressione dal livello di un banale tema di biennio a quello di un esame di maturità.
Trovo pretenzioso inoltre definire il libro un Bildungsroman e sono d'accordo con molti lettori che in Qlibri l'hanno messo in evidenza perché mi hanno confermato che la mia delusione non fosse solitaria: non capisco in cosa i personaggi del romanzo crescerebbero. Non mi pare vi sai una vera maturazione né intima né comportamentale.
Troppi elementi narrativi (personaggi, storie, situazioni) sono disseminati qua e là e lasciati morire dopo appena un cenno che può riempire poche righe come alcune pagine che tuttavia restano a fare il morto sul pelo dell'acqua.
Non nascondo che l'idea della totale incapacità comunicativa è intrigante e, assieme alla scorrevolezza dei primi capitoli e ad un'indubbia efficacia del lancio promozionale, può tenere incollato il lettore nella speranza (vana) che le aspettative vengano esaudite.
Anche l'attrattiva del romanzo introspettivo viene disattesa: stilisticamente essa si esaurisce nella creazione di scene, situazioni, quasi aneddoti che rimangono fluttuanti e poche connessioni creano tra loro e con i filoni portanti della trama. L'introspezione vera dei personaggi è così demandata a pezzi di dialoghi, atteggiamenti che non vengono mai analizzati o evidenziati nemmeno emotivamente attraverso uno stile efficace e tutte le battaglie interiori, i dissidi rimangono inesplorati come se ai personaggi in realtà importasse poco o nulla, interessati a farsi attraversare dalla vita passivamente e soprattutto superficialmente. Forse, in questo, rivedo alcuni atteggiamenti di una buona porzione della gioventù odierna e per quest'unica caratteristica (se nelle intenzioni dell'autore) il romanzo può essere apprezzabile.

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Stupendo... (a metà)

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mad83ita Opinione inserita da mad83ita
27 Ottobre, 2010
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Ultimo aggiornamento: 27 Ottobre, 2010
4 persone su 7 hanno trovato questa recensione utile

Giordano ti prende lo stomaco nella prima parte del lavoro, per poi lasciarti a bocca asciutta nel finale.
L'inizio è un susseguirsi di eventi che ti sconvolgono e, nello stesso momento, ti tengono incollato al libro (basti pensare che ho divorato qualcosa come 150 pagine in 2 giorni scarsi). Successivamente però, con la maturità dei personaggi, il testo prende una piega quasi scontata e banale. Apprezzo molto lo stile semplice di Giordano (mio concittadino e coetaneo), il libro in di per se è stupendo... purtroppo lo valuto solo grazie alla prima parte. Il finale è deludente. Peccato sprecare un climax che dura 200 pagine con un centinaio di facciate che vanno a rovinare un gran bel potenziale

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Un buon inizio.

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4.5
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8 persone su 11 hanno trovato questa recensione utile

E' un libro molto triste e come spesso succede nella vita, senza un lieto fine.
Non posso dire che è bello, perchè non può essere bella la storia con un inizio così sconvolgente e la finale così.. poco ottimista. Però è anche una storia così probabile, così convincente e tragica nella sua semplicità, che ognuno di noi può trovare se stesso nei volti di quei numeri primi, che lottano per la loro sopravvivenza, che sbagliano e subiscono le conseguenze.

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non lo leggere!!!!!!!!!!

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1.5
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15 persone su 27 hanno trovato questa recensione utile

sono profondamente delusa:ormai per un giovane esordiente basta scrivere di anoressia ,autolesionismo e disturbi mentali per essere acclamato come un talento.che noia.il libro non lascia niente a parte un senso di vuoto, e il messaggio che per i derelitti di oggi non esiste riscatto. solo il frutto di una furba campagna pubblicitari.

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Consigliato a chi ha letto... drammi esistenziali squallidi
 

Bellissimo

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4.5
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12 persone su 16 hanno trovato questa recensione utile

Posso solo dire che le storie di Alice e Mattia sono il riflesso dei problemi di molte persone. E' un libro profondo, capace di penetrare nel lettore e di fargli capire ciò che scrive. Angosciante è la ''presenza'' dei genitori di entrambi i ragazzi; si possono paragonare a dei fantasmi per come non fanno niente per aiutare i figli a superare la crisi che vivono. A mio parere va letto davvero

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PROFONDO DISSIDIO INTERIORE...

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4.3
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32 persone su 35 hanno trovato questa recensione utile

La solitudine dei numeri primi... (numeri divisibili solo per 1 o per se stessi) ...è la profonda solitudine di tutte quelle persone sovrastate eternamente da un immenso dolore interiore.. A tal punto, da non trovare mai l'amore, tanto agognato.. Tormentate dalle loro profonde angosce, restano logorati..silenti..SOLI..con il loro eterno dissidio... Senza riuscire a condividere..sentimenti..l'amore..la vita...
Si realizza così, amaramente.. l'incapacità di amare..di chi non riesce ad amare se stesso...

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Consigliato a chi ha letto... RIFLETTETE CON ATTENZIONE...
 
 
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